Queequeg e la tolleranza di Melville

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Un po’ di tempo fa ho letto Moby Dick.

C’avete presente, no? Quel lunghissimo trattato sullo sciibile cetaceo: 1851, dice Wikipedia.
A parte che il libro è molto bello (blablabla) anche se interi capitoli sarebbero saltabili se uno non fosse minimamente interessato alla pesca, al mare o ai cetacei (e che te lo leggi a fà allora?), c’è un piccolo particolare che non ho mai trovato menzionato da nessuno, e che invece a me m’ha proprio lasciata stecchita: l’apertura mentale di Melville nei confronti del diverso.
Non so se avete presente la storia, vagamente.
Breve sunto della prima parte (digressioni peschereccie escluse): il protagonista (Ismaele) si vuole imbarcare su una baleniera per andare a cacciare le balene. Arriva nello sperduto paesino dove ci si imbarca sulle baleniere per andare a cacciare le balene, tale Nantucket, e non c’ha una lira. Allora va dall’oste della bettola più bettola di tutto lo spoglio paesino, per cercare di mangiare e dormire co’ quei du’ spicci che se ritrova, e l’oste che fa? Pensa bene di piazzarlo in camera con un altro tizio. Uno sconosciuto, per l’esattezza, con un nome anche abbastanza inquietante: Queequeg; professione: ramponiere.
E Ismaele sta lì, si dondola un po’ sui piedi, si smangiucchia le unghie, che-faccio-che-non-faccio, e alla fine decide: vabbè sticazzi c’ho troppo sonno. Dormo nel lettone con lo straniero (alla faccia dell’omofobia).

Ecco secondo me ‘sto pezzo qui, quando l’ignaro Queequeg si appropinqua nella SUA stanza ed è tutto tatuato strano e comincia a fare tutti rituali strani in una lingua strana che Ismaele a momenti ce rimane, dicevo che questo passaggio è la più bella testimonianza contro il razzismo e l’omofobia e l’intolleranza religiosa che io abbia mai letto.

Praticamente Ismaele è terrorizzato e schifato da questo selvaggio che si presenta come un cannibale della peggio specie; rimane piterificato per un po’. Poi secondo gli standard di comportamento ISO 2009, dovrebbe alzarsi e cominciare a scappare urlando come un pazzo, giusto?

E invece no. Lo sai che succede?
Melville, oh, è vissuto nell’800′, eh? Mica nel 2009.
Eppure il suo alter ego Ismaele non solo si avvicina a questa creatura e scopre che, oltre ad essere un pezzo de pane, è pure un pezzo grosso nell’isoletta sperduta del Pacifico da cui proviene: ‘sto Queequeg, gli piace, pure. E ci si infila nel lettone e diventano subito BFF e si fanno gli scherzoni e rimangono a parlare fino al mattino come due fidanzatini e si addormentano abbracciati.

In tutto questo, l’Ismaelico sguardo è vivo, è uno sguardo di scoperta e di sorpresa e di totale comprensione ed accettazione del diverso, di TUTTO il diverso che vi può venire in mente: culturale, religioso, sessuale.
Cioè non è che fanno roba, eh, intendiamoci. Non si sa mai che correte a leggere Moby Dick perchè v’aspettate Brockeback Mountain.
E’ solo che gli sembra naturale dormire abbracciato ad un selvaggio cannibale appena conosciuto.
Cioè manco je passa per la testa, che qualcuno gli può dare dell’invertito.

Ha trovato un amico. Punto.

E insomma mi sembrava strano che non fosse un passo molto importante da studiare a scuola (o da citare come esempio in Parlamento) perchè a me, invece, m’ha fatto pensare tanto.

1851 vs 2009 : 1-0. Che tristezza.

[Silently]

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5 Risposte to “Queequeg e la tolleranza di Melville”

  1. ilprinciperosso Says:

    io in questi giorni mi sto leggendo la schiuma dei giorni e mi è venutà voglia di coltrane e di elligton ciao

  2. Pythia Says:

    Questo è uno dei brani che mi ha emozionata di più e credo che, in fondo, sia stato anche merito suo se sono arrivata all’ultima pagina, nonostante le interminabili disquisizioni cetacee.

  3. gagiuliani Says:

    Ciao Silently,
    scelta del brano all’interno di The Whale: 10
    spiegazione “dè nò artri”: 10
    Condivido in pieno quanto scrivi e sono felice che ci siano ancora persone in grado di capire l’enormità dell’amicizia nell’accettazione dell’altro, con i suoi difetti e le sue peculiarità, senza necessariamente volerle cambiare.
    Silently vs Melville: 1-1 be happy!

  4. Italo o/y Armone Says:

    Credo che la cosa che più mi spiega a continuare a leggere è la loro capacità intrinseca di farmi sentire meno solo, che quel ragioniamento l’aveva già fatto qualcuno prima di me, spiegandolo ovviamente meglio. Leggendo questo tuo commento mi sono sentito meno solo, e ho pensato esattamente perchè non lo fanno leggere a scuola, specialmente considerando la contemporaneità in cui viviamo.

    • Silently Says:

      Invece per un liceo sarebbe un bellissimo libro da proporre ai ragazzi, ma devo ammettere che la sua lunghezza spaventa anche una lettrice incallita come me… immagino dei ragazzi del liceo come potrebbero prendere un compito del genere!

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