Il mio nuovo amico.

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C’era questo tizio di fronte a me in metropolitana, oggi.
Anche se era seduto, s’intuiva la sua altezza, le sue ginocchia a sfiorare le mie.
Sui 35 direi, un po’ stempiatello, faccia e occhialetti da ingegnere, capelli castani sottilissimi e corti, corti del tipo tagliati-due-mesi-fa-e-lasciati-al-loro-destino, che promettevano onde morbide.
Accigliato, fede al dito, pc sulle ginocchia, scomodità stampata in faccia, gli auricolari bianchi ad interrompere una sciarpa enricocoveri.
In mano, a completare il suo quadro come schizzi di vernice (non so perchè ho pensato alla vernice, bianca), dei fogli tenuti insieme da una graffetta, sottolineati e pieni di appunti.
E scriveva, e leggeva sullo schermo, svenotalava la vernice nella penombra del neon rotto, ci leggeva sopra, scriveva sul pc, si corrucciava, rileggeva, riscriveva, la faccia però non gli si illuminava mai.
Non lo so, pensavo che ad un certo punto avrebbe avuto un’intuizione geniale. Avrebbe non dico sorriso, ma accennato interesse per quello che stava facendo: invece vedevo solo rabbia e frustrazione bencelati.

Ecco cosa volevo fare (me la sono vista tutta la scena, ce l’avevo nei polpastrelli e nel naso): io chiudevo il mio libro, me lo appoggiavo in grembo, sopra la mia borsa, e poi allungavo una mano sul dorso del suo pc e lo chiudevo, lentamente, ma con decisione, lasciandogli il tempo di togliere le sue mani dalla tastiera e poi di guardarmi stupito mentre allungavo l’altra mano e gli facevo una carezza sulla barba sfatta di due giorni.
Lo volevo coccolare, cazzo, come se fosse stato il mio migliore amico in preda ad una crisi di nervi, lo volevo stringere fortissimo finchè non gli fosse mancato il respiro, fino a scatenargli una qualsiasi reazione, che nella mia immaginazione era un pianto isterico interrotto da singhiozzi, quelli veri che nei film mica si vedono, e il naso che gocciola, e quest’omone aggrappato al mio cappotto piangendo come un ragazzino a bagnare la sua sciarpetta del cazzo.

Si lo so, ho usato due volte la parola “cazzo” nella stessa frase. Che volgare.
Avrebbe detto il mio nuovo amico immaginario, prima di svegliarlo dal suo coma celebrale.

[Silently]

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2 Risposte to “Il mio nuovo amico.”

  1. Ric Says:

    Anni fa, quando ancora facevo l’università e viaggiavo sui mezzi pubblici, studiando se potevo, più che altro sparpagliando ancora di più le idee che avevo in testa, beh, insomma, speravo che una ragazza sensibile capisse il mio disagio e mi desse una carezza. Nient’altro.
    Oggi, leggendoti, è come se fosse finalmente successo.
    Ciao

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