Bisturi.

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Quanto mi fai ridere quando pensi di conoscermi.
Quanto mi fai tenerezza, quando pensi di sapere cosa sto pensando, quando sei convinto di poter anche solo per un attimo e lontanamente intuire cosa mi passa per il cervello.
Vorresti riflettere su di me la tua pochezza.
Quanto mi fai sorridere.
Vuoi l’empatia, ti piace che io ti capisca con uno sguardo, ma di me non chiedi mai niente. Ti accontenti del “Tuttapposto, grazie, e tu?”, e da lì parti in quarta a confezionarmi tutti i tuoi affaracci insulsi, così benvestiti e superbamente raccontati e così banali e splendidi e rassicuranti nella loro ovvietà.
E lo sai qual’è la parte peggiore? Che a me va bene così.
Mi va bene che tu non capisca niente di me, mi va bene non raccontare mi va bene ascoltare e annuire e confermare e psicanalizzare ed allontanare da me qualsiasi spiraglio interrogatorio.
Mi va bene che tu mi pensi semplice e interessata e interessante e che sfiori la mia pelle e la trovi piacevole, e che non incidi in profondità per rovistare nella carne e nel sangue, che fa male, sai?

[Silently]

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