Nel paese incantato della Giornata Di Merda.

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C’era una volta una Giouvin Donzella che in una fredda e piovosissima giornata novembrina, era stata costretta da fredde e piovose forze malvagie a lasciare il suo caldo e comodo Castello per avventurarsi da sola in una fredda e piovosa Bologna.
Tra le mille peripezie che dovette affrontare quel giorno nell’antro maledetto meglio conosciuto come “Università”, non gli riuscì di portarne a termine alcuna.
Com’è noto, l’Università è un posto incantato, retto da streghe e maghi malvagissimi, in cui spariscono documenti, le persone con cui si vuole comunicare vengono possedute da demoni oppure magicamente teletrasportate da una parte all’altra della città o addirittura del globo senza che nessuno ne sappia il motivo. Nè l’orario.

Così, affranta, scoraggiata e alquanto incazzata, dopo inutili peregrinamenti sotto la pioggia in tutta la città, la nostra eroina si avvia verso la fermata dell’autobus sita in via Santo Stefano, dove, dopo un’attesa che qualche incantatore aveva trasformato in ere geologiche, riuscì a salire sul 13 che l’avrebbe infine riportata al sicuro nel suo Castello.
Picco positivo della giornata: riesce a scansare abilmente una vecchietta, dare un cazzotto in faccia ad un ragazzino e conquistare un posto a sedere, rivolto verso la porta d’entrata posteriore.
Orbene, il particolare della porta posteriore è importante ai fini della storia, poichè protagonista dell’entrata in scena del Principe Azzurro.
L’eroina, comprensibilmente demoralizzata, stava prestando attenzione ai 20.000 decibel sparati nelle sue orecchie dalle bianche cuffiette del suo rIPrODuttore musicale: testa (piena di fradici lunghi capelli) bassa, occhi a fessura sprizzanti odio per il mondo, mascella contratta e naso moccioloso.
Alla seconda fermata, succede.
Egli entra, dalla porta posteriore.
Musica angelica si sostituisce ai System Of A Down, una luce celestiale si fa strada tra le nuvole e illumina il volto raggiante del Giovane Adone.
Egli, inaspettatamente ed inspiegabilmente, la guarda.
La Donzella è impressionata dai suoi occhi verdi, i suoi capelli neri gocciolano rugiada, Egli non sorride, ha un’espressione risoluta, tremendamente secsi.
Si avvicina a Lei, muove quelle labbra da urlo mentre articola qualche parola.
Rivolta verso di Lei, Lei e nessun’altra.
La Donzella rimane stordita, decontrae la mascella, sorride.
Mille pensieri le attraversano la bella testolina fradicia durante quel nanosecondo che impiega ad estirpare le cuffiette dalle sue orecchie.
‘Vorrà sapere l’ora? Mi scroccherà una sigaretta? Perchè si rivolge a me così baldanzoso, senza essersi neanche guardato intorno? Quanti figli avremo?’
Riesce ad articolare solo un confuso e balbettante: -Scusa come?
Ed Egli, splendido, la guarda, e sorridendo quasi impercettibilmente, come leggendo attraverso i suoi pensieri, nei suoi occhi, le dice ad alta voce:
-Biglietto, prego.

[Silently]

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5 Risposte to “Nel paese incantato della Giornata Di Merda.”

  1. Sciuscia Says:

    Ahahahahahhaha!

  2. essere disgustoso* Says:

    eheheh…
    un principe azzurro con un blocchetto delle contravvenzioni come cavallo. non male.

  3. Francesco Says:

    Ma LoooL!

    Non ci hai raccontato la parte migliore pero’ … il biglietto … c’e’ l’avevi? :D

  4. Silently Says:

    Si ce l’avevo…sennò il post non finiva più!

  5. Porlock Says:

    ma hai provato a rimorchiarlo ?

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