Un quarto

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“Tu non invecchiare mai eh, allora vado”…mi diceva sempre.
Smetto di cullarmi dentro questa ruga, salto giù e mi metto in piedi di fronte te.  
Lui mangiava forte e presto, perché se fai presto poi non ci pensi più.  
La cura era nel bene incondizionato, perché quello che era successo non poteva essere spiegato ma solo protetto. Per questo sul mio letto c’erano sempre più coperte di quelle che servivano e nel mio piatto montagne di calorie.
Ho rovesciato le ceneri di mio nonno nel giardino dei ricordi di Prima Porta anestetizzando il dolore dentro i fumi che scaricavano per aria corpi e legno.
Ho disperso il mio quarto di nonno su una botola da una passerella che sembrava affacciarsi dall’altra parte della vita..

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