Piani

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Sopra i lastroni bianchi una coperta trasparente d’acqua stava distesa immobile e specchiava i pochi piani di una palazzina d’epoca.
Quei due parlavano al tabacco. Scoperti dalla pioggia lei saltellava dentro le pozzanghere perché un conto è sentirle addosso le cose un conto è contemplarle; lui camminava sotto l’acqua e se pure stava fermo qualcosa dentro di se muoveva.
Al primo piano il signor G, in vestaglia amaranto con la pipa nel taschino,  disponeva per l’ennesima volta i soldatini dei tre eserciti della battaglia di Austerliz. Era convinto che se il comandante Kutuzov non avesse oltrepassato il Don per inseguire Napoleone ma avesse aspettato di ricongiungersi con gli austriaci sopra le colline di Pratzen per l’Empereur non ci sarebbe stato nulla da fare. La campagna di russia nei pensieri del signor G non era altro che una distesa di baionette su scarpe senza suole ma con cuori pieni di ardore. Avrebbe voluto starci lui, li, in mezzo al ghiaccio col fiato corto e il cibo razionato, glielo avrebbe fatto vedere lui come poteva morire un italiano.
Gli abbagli luminosi del secondo piano erano della tv dei Renzi. Da sotto lui li vedeva bene. Lui, che adesso stava fermo (ma qualcosa dentro di se muoveva), pensava che la vita stava la dentro, si muoveva proprio dentro la casa dei Renzi, tra neon e pubblicità. Pensava che dentro quella famiglia del secondo piano che si ama nel tempo e non cede alla noia dei giorni c’erano tracce di felicità.
Lei, a questo punto, comincia proprio a parlarci con le pozzanghere, e sente l’acqua addosso come una tavola di plexiglass che scivola tra cielo e mare. E guarda su.
Il terzo piano non si vede ma c’è. Sta dentro lui che cammina sotto l’acqua (e se pure sta fermo qualcosa dentro di se muove) e dentro lei che saltella e parla con le pozzanghere. Sta dentro quel tipo imbronciato che aspetta l’autobus, sta pure dentro quel bambino che torna a casa e sa che a scuola ci tornerà solo dopo la befana…

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