Indifferenza.

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Piove forte, oggi, nella città eterna, e così i poveri sfigati portatori di tabagismo vengono relegati sotto ad un gazebo raggiungibile tramite un corridoio di pioggia battente. Il perimetro è delimitato da portaceneri, che recintano quello spazio come se fosse una gabbietta piena di disadattati sociopatici da emarginare.

Insomma ero sotto a ‘sto gazebo, e fumavo. E’ arrivato un tizio, a fumare sotto al gazebo. Avrà circa la mia età, è un ragazzo che vedo praticamente tutti i giorni, a fumare, al bar, in mensa, noi corridoi. Non ci siamo salutati, nè scambiati una parola.

 Allora m’è venuta in mente di quella volta che, tornando dall’Arezzo Wave, ci siamo addormentate sul treno, io e Laura. Il controllore ci ha cacciate facendoci scendere in una stazioncina sperduta, tipo Padova, Pavia, qualcosa del genere, perché non avevamo il biglietto giusto. (Sorvolerò sulla grande idea di far scendere di notte due ragazze da sole in una stazioncina sperduta).

Essendo tipo le 3 del mattino, il primo treno sarebbe passato da lì a un’infinità di ore. Ovviamente stavamo morendo di sonno e la sala d’aspetto era chiusa; ci siamo sedute a terra, meno male che era primavera.

Laura si addormenta quasi subito; io rimango guardinga, respiro ossigeno straniero, rilevo presenze ostili.

Di fronte a noi, accampato a terra, c’è un ragazzo, che a un certo punto si alza e si avvicina, mi parla in francese, e io ovviamente non capisco un cazzo (GRAZIE, prof di francese delle medie). All’inizio mi impanico un po’, è tardi, siamo sole, lui è un po’ strano, un po’ sporco; poi invece sorride, e vedo che ha uno zaino gigante che lascia appoggiato al muro. Laura dorme accanto a me (ma come cazzo fa?). Alla fine gli sorrido anche io, e in qualche modo comunichiamo in uno stentato italfrancoinglese che fa ridere entrambi.

Lui è belga; dopo aver malamente comunicato per un po’, ci mettiamo a fare l’unica cosa che due ragazzi spersi in una minuscola stazione di provincia possano fare a notte fonda: una partita a scacchi.

 Questo incontro non ha lasciato nessun particolare scolpito nella mia mente, non ricordo la sua faccia, nè il suo nome, nè chi abbia vinto la partita (facile che l’abbia vinta lui, comunque).

L’unico motivo per cui mi è tornato a trovare il ricordo di quella nottata allucinante è perchè quella volta c’erano due esseri umani che non si erano mai visti prima, a stento conoscevano i loro reciproci nomi, non parlavano neanche la stessa lingua, e si son messi a giocare a scacchi nel cuore della notte senza un motivo, senza un secondo fine, niente, così. Solo per non stare da soli.

 Poi incontro un collega che vedo tutti i giorni, e l’aridità con cui neanche ci si saluta mi da il voltastomaco.

[Silently]

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4 Risposte to “Indifferenza.”

  1. Sciuscia Says:

    Ahm gli scacchi. Il noto preliminare sessuale di valenza internazionale.

  2. m Says:

    Questo è un mondo intento a farsi i cazzi suoi, un mondo di egoismo, in cui prima ci siamo noi e poi forse gli altri, in cui l’unico valore per misurare le cose è il denaro. Tutto ciò non porta ad altro che alla solitudine, all’inaridimento dei cuori e delle coscienze. Benvengano le partite a scacchi e le chiacchierate in francese.

  3. eddie Says:

    vabbè, ma tu non valuti le altre probabilità; voglio dire, piove, è improbabile che ci sia tutta questa aridità in giro, no? quindi potrebbero esserci molti altri motivi per cui non vi siete parlati. ad esempio:
    – è muto, oppure il tabagismo gli aveva momentaneamente fuso la laringe
    – era molto triste per motivi suoi e non voleva rovinarti la giornata
    – ti ha parlato, ma nel gazebo le onde sonore non si propagano correttamente
    – è innamoratissimo di te, ma è timido, e se ti parla e fa brutta figura gli si spezza il cuore
    – non aveva una scacchiera a portata di mano

  4. Silently Says:

    No, vabbè, mo non è che io volevo parlare PROPRIO con lui. Anzi.
    E’ un tipetto scialbo.

    Certo se mi rivolgesse la parola la sua autostima sarebbe risollevata dalla mia affabile confidenza. Ma spero non lo faccia, a meno che non abbia una scacchiera.

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