Io non sono superstiziosa: sei tu che sei un Gufo.

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Antefatto: correva l’anno circa 2004.
Una nuova coinquilina giunge allo studentato. Il suo nome non posso assolutamente rivelarlo: non per la privacy, ma perché ho paura anche solo a pensarlo – mi vengono i brividi -.
Insomma arriva Lei. Si fa conoscenza, ride, è simpatica. Si convive, si chiacchiera per conoscersi.
Una sera Lei ci racconta della sua laurea triennale.
Uno dei suoi prof non la riceveva mai e non le faceva dare l’esame per laurearsi quando Lei avrebbe voluto.
Allora Lei, supercontenta ed orgogliosa di sé, racconta di come abbia costruito una bambola voodoo del suo prof.
Che il giorno dopo ha avuto un attacco acuto di appendicite.
A-ah che ridere.

Nonostante l’aneddoto, io, Moglie, Giuglia e Terry (protagoniste delle vicende narrate) siamo troppo intelligenti per credere a queste minchiate.

Dopo un paio d’anni di convivenza i rapporti con le altre 5 coinquiline progressivamente si deteriorano; io e Moglie cominciamo a cercare una casa dove sia possibile tenere un divano in salone e parlare malissimo della Defilippi.

Inizio estate del 2006.
Troviamo un bilocale carinissimo, non troppo lontano dal centro. Lo andiamo a vedere, prendiamo accordi coll’attuale coinquilino che sta per andarsene.
Ci regalava anche il suo motorino.
Lei, d’ora in poi ribattezzata L’Innominata, ci fa gli auguri per la seconda visita alla casa e l’incontro col padrone.
Arrivate lì, il padrone di casa non viene, ma lascia detto che la caldaia è rotta, e noi dobbiamo ricomprarla. E rifare l’impianto che non è a norma.
Spesa totale: sui 2000 euri. Essendo contrario ai dogmi della nostra religione regalare 2000 euro ad un padrone di casa, la nostra bella mansardina sfuma nel nulla.

Luglio 2006: io e Moglie vediamo un bellissimo appartamento in via Sigonio.
Conosciamo una delle coinquiline, Ottavia: ci piace moltissimo; inoltre l’affitto è irrisorio a causa di un contratto di tipo studenti, totalmente in regola (una perla rara, come saprete).
Torniamo allo studentato, entusiaste, e raccontiamo tutto alle coinquiline. L’Innominata: “Allora auguri per la casa!”
Il giorno dopo andiamo a conoscere l’altra coinquilina della casa nuova: una laureanda alla specialistica di fisica che ci odia istantaneamente.
Ciao ciao, casetta dei nostri sogni con affitto irrisorio.

Gennaio 2007: la vostra Giuovin Donzella si reca in Segreteria a presentare la domanda di laurea.
Sull’autobus incontra L’Innominata, ci parla.
Arriva in segreteria, e scopre che non può laurearsi per altri 6 mesi almeno perché ha cambiato un esame nel piano di studi.
Crisi isterica.

Inverno 2009: Testimonianza diretta di Moglie.
“Io, Giuglia e Terry passeggiavamo per via Zamboni ignare del pericolo che stavamo per correre. Ad un tratto l’Innominata si materializza e ci placca!
Come và, come non và…le solite fesserie che si possono dire a una che potrebbe anche smettere di esistere per quel che ci riguarda.
Insomma. Prima di andar via pronuncia la formula segreta di un incantesimo malignissimo:”In bocca al lupo per TUTTO. Happy Life” con un sorriso diabolico.
Anche se abbiamo prontamente fatto gli scongiuri…toccato ferro, palpato tette nostre e non nostre, chiesto aiuto a Padre Pio e alla Madonna accendendo ceri in tutte le chiese di Bologna…
La maledizione ci ha colpito ugualmente.
Terry è stata la vittima colpita più duramente: ha bevuto per la laurea di Bia, è stata male svenendo collassando e andando a perdere un dente non ricordo bene in quale angolo della casa o della strada, mentre io me la son cavata col giubbotto rotto e inaggiustabile”

Dicembre 2009: L’Innominata passa la serata nel pub dove lavora Moglie.
Il giorno dopo la suddetta Moglie prende un aereo di corsa per tornare a casa perché il nonno ha avuto un ictus.

Gennaio 2010: La povera Giuglia (a cui colgo l’occasione per fare le mie FELICITAZIONI perché è diventata di nuovo dottora, nonostante non sia un medico) incontra L’Innominata in Sala Borsa (la principale biblioteca di Bologna).
Il treno del pomeriggio, con cui tornava a casa sua in Abruzzo, ha subito un ritardo di mezza giornata perché uno s’era deciso a suicidarsi proprio quel giorno.
Inoltre, appena arrivata a casa in mezzo alle pecore, il giorno dopo è dovuta tornare di corsa a Bologna, causa problemi con la tesi e la verbalizzazione di un esame.

Ora, se vi dico che Terry a Febbraio viene bocciata ad un esame e la incontra appena esce dall’università, vi sembra strano se la chiamiamo Maledizione Retroattiva?

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Una Risposta to “Io non sono superstiziosa: sei tu che sei un Gufo.”

  1. Francesco Says:

    O_O

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