Su

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Quella maglia rossa mi ricorda l’estate e non è così male pensare che sorride pensando all’estate. Le pennellate gialle sono i raggi che qualcuno prenderà per mano e saranno più lieti i giorni in cui sorriderà con qualcuno.
Sul monte Circe il segno rosso indica il sentiero più complicato e bello per arrivare su. Con Carlo e Sabrina decidiamo di salire per il quarto freddo, il versante nord, quello che passa attraverso il bosco dove il percorso è un tappeto di foglie umide sotto l’ombra di lecci e querce. Prima di salire l’idea di fermarci a Sabaudia per una pizza ripiena con mozzarella di bufala e speck la scontiamo tutta nell’arrampicata dell’andata. Le mie scarpe da ginnastica estive non sono per nulla adatte, si capisce da lontano che sono un escursionista improvvisato con doppio maglione di lana e dolcevita sotto e doppi calzini. Dopo una decina di minuti tolgo i primi strati ed infilo tutto nello zaino blu che diventa un macigno sulle spalle mano a mano che saliamo. Carlo, coi suoi polpacci tondi e il baricentro basso, sale che è una meraviglia. Lo guardo mentre sfiora con le mani la ginestra e si ferma a guardare una sughereta. La sughera è il suo albero preferito, mi dice che fa parte della famiglia delle querce e che il sughero femmina viene tolto dalle piante dopo una decina d’anni per farci i tappi, quello maschio invece non è che vale molto; lo ascolto e rido sempre quando parla così. Mi diverte la sua conoscenza e curiosità in materia a dispetto della mia, a mio favore una coscienza ambientale che mi tutela quando la presa in giro diventa schiacciante.
Arriviamo in cima dopo un paio d’ore, la pizza con la bufala galleggia ancora manco fosse una barchetta di carta in una bacinella d’acqua , ci fermiamo una mezz’ora ad asciugarci il sudore e a guardare lo spettacolo di fronte: si intravedono le isole Pontine e più giù c’è da immaginare la Sardegna. Con Sabrina divido il fumo, i mandarini e i biscotti con le mandorle e attacchiamo a discorrere di amore di pancia e amore di testa senza troppi giri di parole.
Poi scendiamo per il quarto caldo, verso sud, con la maglia girocollo rossa che si apre in un sorriso come un golfo sul mare. C’è il sole a riscaldarci e la discesa in certi punti è uno strapiombo che mi tiene aggrappato alle rocce col fiato corto e con la tentazione di un carpiato in agguato.
Ora la vegetazione mediterranea ti avvolge più bassa, c’è il mirto e il rosmarino ad odorarti le mani e l’aria vellutata riempie le narici di dolcezza.
Poi l’ultimo tratto in ripida discesa a riprendere il bosco fitto dell’andata con le foglie bagnate ed i piedi che ormai girano per conto loro.

[alidam]

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Una Risposta to “Su”

  1. metropoleggendo Says:

    bellissima quella passeggiata, la ricordo bene, tra iodio e terra.
    e ricordo pure la meravigliosa pizza con la mozzarella!

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