Fair enough for me

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E così K., dottorando dalla Repubblica Ceca al terzo anno, guardava la platea con i suoi occhi buoni, giocando nervosamente con il puntatore laser, mentre la luce del proiettore spaccava la sua figura in una metà bianca ed una colorata. Nominalmente la platea in questione era composta da gente seria: ricercatori, dottorandi, professori, me… Ma la triste verità è che, a ben guardare, si distinguevano: la versione senza occhiali di Groucho Marx, Doc con 10 anni ed una Delorean in meno, ciabatte Champions e calzini in ogni dove. E soprattutto il Russo Cannone: più che un uomo, l’immenso teatro di un epico scontro tra ciccia e saccenza.

Ora, un’analisi distaccata della fauna e un po’ di buon gusto avrebbero tranquillizzato chiunque, ma non K. che ha parlato per 45 minuti con il tono monocorde di un’estrema agitazione collassata in spossatezza. Con il suo sorriso incerto tra una slide e l’altra, infierire su K. sarebbe stato odioso e gratuito come sparare alla mamma di Bambi. Ed ecco che il Russo Cannone pone la Domanda Fatale, praticamente l’omicidio dell’arciduca d’Austria nello scacchiere scientifico della conferenza. “A cosa serve questa roba?” Per lo strampalato galateo dei matematici parla una sola immagine: il dito medio della Santanchè rivolto ai manifestanti interesse per il talk di K.. Un attimo di gelo siderale e lo sventurato rispose “Mah in realtà non saprei, la mia professoressa mi ha dato questo argomento, mi ha detto -facci qualcosa!- ed eccomi qui”. Risata generale. Insomma: Bambi aveva vagito, i grandi avevano riso e tutto sembrava a posto. Ma al coffee break il Russo Cannone si era esibito in un inaudito crescendo sputtanatorio: non una bevanda sembrava rimasta immune dal suo ostinato veleno.Tranne due. La mia, che sono quella che racconta e quindi buona per definizione, e quella dell’Austrimetrico.

Le sembianze dell’Austrimetrico lasciano supporre che quel corpo oltremisura alto ed oltremisura stretto abbia origini sovrumane, mentre l’originale invecchia da qualche parte a Graz. Ma nell’Austrimetrico convivono anche la diabolica onniscienza di Faust, l’irriverenza e l’insospettabile talento musicale del Dottor House e il multitasking che tanto piacerebbe a Bill per i suoi pc.

Come prima cosa l’Austrimetrico ha preso un pennarello e si è avvicinato alla lavagna, minuscola in proporzione.  “Per rispondere ad una domanda fatta in precedenza, il primo argomento riguarda le applicazioni della teoria sviluppata da K.”. E giù due lavagnate di simboli e spiegazioni. “E quindi per la soddisfazione del Russo Cannone quello che ha fatto K. serve a questo” ha concluso l’Austrimetrico indicando l’ultimo passaggio dei conti sulla lavagna. Il Russo Cannone si è limitato a dire “Fair enough”.

Io ho subito preso alcune gocce della rara autorevolezza con cui l’Austrimetrico si è erto a difendere K., e le ho rinchiuse in una bottiglietta di plastica. Ora la bottiglietta è al sicuro sul tavolo della mia camera d’albergo, ma ho paura che domani in aeroporto me la facciano abbandonare. Io proverò lo stesso portarla in Italia con me.

*NdA (Nota di Anna) i dialoghi diretti sono malamente tradotti dal pittoresco inglese dei protagonisti, tuttavia i fatti e le persone qui riportati sono realmente esistiti.

[Anna]

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2 Risposte to “Fair enough for me”

  1. Come sopravvivere ad un dottorato di ricerca (una guida semiseria) parte 4 di ??? « ConversazioniMetropolitane Says:

    […] avete presente K., il dottorando con gli occhi da bambi in cui parlo in Fair enough for me? Fate come lui, nascondete l’imbarazzo in un sorriso alla gatto di shrek: l’istinto […]

  2. Danilo, neo PhD ad Aberdeen Says:

    Articolo strepitoso.

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