La mela marcia

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Per anni il mondo è stato diviso in due blocchi antagonisti ma paralizzati dalle catastrofiche conseguenze di un eventuale scontro aperto. Le masse erano mobilitate e divise: è stata una stagione di grande impegno, di paura mista ad entusiasmo. Ma la triste verità è che tutto ciò avveniva solo perché veniva spacciato come ideologico uno scontro in realtà tutto economico. Quello che veniva propagandato come una scelta sul modo di vedere e vivere la modernità in realtà era solo l’amara linea di confine tra due monopoli. Ci sono voluti lunghi anni prima che uno prevalesse definitivamente sull’altro.

Ma uno storico giorno la Microsoft è finalmente crollata sotto il peso elefantiaco dei propri codici fuori controllo, neanche fossero stati gli apparati dell’Unione Sovietica. Il mondo aveva conosciuto un’escalation di sistemi operativi sempre più nuovi, più ravvicinati e più ingestibili che non poteva che sfociare nel crac totale. Ci sono stati un paio di momenti di tensione tra gli azionisti, ma poi Bill Gates Jr. ha avviato una politica del disgelo che ha portato alla lottizzazione e poi al disfacimento dell’azienda.
Un mondo Apple si è aperto agli utenti. Un mondo bianco, smooth, pefetto. Dipendenti ministeriali hanno iniziato a scavalcare il muro tecnologico pretendendo il loro Mac, Ipod e Ipad hanno iniziato ad essere commercializzati in tutti i negozi, in tutti i reparti.
La libertà era finalmente arrivata per il mondo intero: una tecnologia semplice, amica e molto molto trendy era alla portata di tutti. Il poster con lo zio Steven con sotto scritto “I want you at the Apple Store” è un’icona di quei tempi.

Ma poi una nuova paura ha iniziato a serpeggiare, ogni giorno più manifesta, ogni giorno più destabilizzante. Il mondo libero era minacciato da un nuovo grande nemico: terroristi informatici imperversavano nel web. Ogni giorno i giornali riportavano notizie di cellule di integralisti dell’open source che crackavano le banche dati delle aziende, formattavano hard disk, paralizzavano il traffico aereo con dei virus devastanti. Un giorno c’è stato un clamoroso attentato ai server di Gmail di New York: migliaia di utenti hanno perso per sempre tutta la loro corrispondenza.
E lì la gente ha iniziato ad avere paura sul serio. A quel punto è stato facile per gli esponenti politici finanziati dalla Apple far approvare leggi speciali, che limitavano il traffico su internet e autorizzavano il sequestro preventivo dei computer dei presunti hacker. Chiunque fosse trovato con un compilatore C sul proprio computer veniva schedato e la sua connessione ad internet poteva essere sospesa a discrezione dei servizi segreti. Lentamente reperire sorgenti, manuali di programmazione e distribuzioni linux è diventato sempre più difficile, il freeware veniva guardato con crescente sospetto.

Ora la tecnologia è di esclusiva appartenenza ad una ristretta oligarchia che fa capo alla Apple, che esercita pressioni sui ministeri dell’istruzione per limitare diffusione della cultura tecnico-scientifica. Una concordanza di interessi con le istituzioni religiose ha portato ad una campagna mediatica che misticizza la tecnologia, presentandola come qualcosa di totalmente fuori dalla portata della comprensione dell’utente medio.

Ora che viviamo in questo mondo di apparente libertà, viene da chiedersi come sia stato possibile. Come, all’inizio del secolo, quando quei bravi ragazzi degli americani hanno mostrato il loro volto spregiudicatamente feroce con le guerre preventive, al mondo non sia venuto in mente che la nuova guerra fredda si stava già spostando su altri terreni.
Alcuni storici collocano l’inizio dell’egemonia Apple con il lancio degli Ipod. Questi dispositivi infatti incarnavano perfettamente la politica Apple: belli, all’avanguardia, accattivanti. Ma. Assolutamente incompatibili con qualsiasi altra tecnologia, poiché il loro contenuto (i file AAC), i loro cavi, il loro software di gestione (Itunes) erano proprietari. Assolutamente inutili come archivi di backup, in quanto era impossibile tramite Itunes depositare files musicali dall’Ipod sul disco rigido. Una politica, questa, volta ad indurre l’acquisto della musica all’Apple Store, sito che aveva la sfacciataggine di pretendere di tenere in memoria il numero di carta di credito dell’utente. Per indurre a fare acquisti con leggerezza. Per finire gli Ipod erano assolutamente e follemente costosi.

Ed hanno avuto un successo planetario. Ed è lì che si è capito che questo mondo è possibile.

[Anna]

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