Forme

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Appena una decina di metri, dieci passi su pochi millimetri di beige di un linoleum che nasconde bene la polvere ma non sa di niente.
Appena giri il pomello del rubinetto in ottone la ceramica del lavandino raccoglie l’acqua in gorgoglii e la fa sua per sempre. Dicono somiglia al brontolio dello stomaco quando sei affamato prima di sederti a tavola contento; risolvi tutto mangiando.
Il bagno ha una forma morbida e splendente: il bidet accoglie i sederi alla Botero affissi sulla parete di fianco lo specchio, la vasca s’adatta al corpo e non il contrario, la lavatrice è un oblò che gira e sorride, gira e sorride.
Lo specchio è un gioco di reciprocità: ti vedi un altro se non sai vederti bene e magari finisci per vedere l’altro come tu lo vuoi vedere, ma è sempre reciprocità.
A Medellin le donne scoprono le gambe e le spalle per mostrarle al pittore che le riempie di abbondanza. La penuria della guerra la ritrovi in piatti di calorie così l’affrancamento si poggia sui fianchi, nella pancia e nei culi. Forme rotonde, carne nuda senza vanità; così profondamente moralista Botero lascia la sensualità ad una donna che si specchia e si accarezza e la crudeltà alle torture di Abu Ghraib. Come a dire ciò che vedi è. Ma non è sempre così.

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