Tutelando Tom

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La casa era una casa: soggiorno con angolo cottura, camera da letto, bagno.
Non di quelle che mentre fai la doccia puoi anche girare il sugo che tanto tra i fuochi e la doccia c’è lo spazio di un piede. O di quelle che il frigo e la piastra elettrica ti fanno da comodini e la tazza del cesso da sedia.
Per non parlare di quelle che quando resti in casa devi organizzarti bene: se tiri giù il letto devi prima piegare il tavolino con seggiola e metterli di taglio tra la parete e l’armadio e devi ricordarti che la porta del cesso in questo modo non si apre del tutto e che se sei sovrappensiero sbatti contro la porta e finisci per bestemmiare.
La casa di ieri invece era proprio una casa: tendine rosse alla finestra della camera da letto con letto matrimoniale, armadio color avorio così ampio da metterci tutte le cose pure quelle delle mezze stagioni, abatjour sopra i due comodini, qualche stampa alle pareti. Il soggiorno aveva un divanetto amaranto due posti con un tavolino in legno da quattro al centro e una libreria con tv annessa. Nel bagno una doccia con tenda bianca a pallini colorati, un lavandino bianco smaltato, un bidet azzurro ed una lavatrice da tre chili di carico.
Tutta la casa colorava di arancione con sfumature rosso chiaro, sapeva di tramonto estivo, quello che ti godi nelle sere d’estate in spiaggia dove tiri fino a quando il sole non scompare sotto la linea del mare e oltre.
Su Kijiji (cazzo di nome) l’annuncio parlava di un appartamentino in un casale ristrutturato zona Magliana, 700 euro spese comprese, posto auto interno. Parola d’ordine: contrattazione!
Prendo appuntamento e vado. Dopo il civico seicento Via della Magliana sembra una litoranea che al posto del mare segue le anse del Tevere, con sali e scendi insospettabili e curve a gomito che somigliano a quelle che incontri superata Genova se decidi di proseguire per Arenzano e Varazze. Oltre il Tevere si spiana un pezzo di Roma sud niente male: poco asfalto e zero palazzi sotto un grosso pezzo di cielo che vederlo tutto insieme fa quasi impressione.
Appuntamento ore diciotto e un quarto “massimo e venti che poi mio marito ha da fare” mi fa la Moglie Segretaria al telefono. Confermo diciotto e un quarto, arrivo lì a trenta e non potevo fare di meglio visti i quaranta chilometri di traffico che mi separavano. Arrivo e mi accoglie una sorta di Tom Selleck de Noantri: alto, capello riccio, baffi prominenti, massiccio nel corpo e nella voce, camicia celeste a righe aperta sul petto, peli del petto ricci ben distribuiti e pantalone beige. In mano una cartellina con indicati gli appuntamenti ed un mazzo di chiavi colorato.
Mi presento dopo otto ore di sbattimento al lavoro e un’ora di traffico preserale, barba di qualche giorno, capello pettinato dal casco e dalla pioggia, una crema idratante viso al sapore di fumo di tubi di scappamento lozione GRA.
Da stanco do il meglio di me in fatto di educazione e dunque mi presento con una stretta di mano vigorosa e un cordiale “buonasera ho parlato con vs moglie al telefono scusi il ritardo ma sa il traffico…” non finisco la frase che Tom mette gli occhi nei miei, inarca le folte e prominenti sopracciglia e fa “la sto aspettando da un pò, stavo per andare via….”
Avevo la sensazione che Tom pretendesse un secondo tempo di scuse. Me lo immaginavo in casa a pesare le parole della Moglie Segretaria e a pretendere più attenzione nelle cose che la stessa faceva. Li vedevo seduti in una tavola apparecchiata con doppi bicchieri e piatti piani e fondi con le posate scintillanti immersi in un silenzio che col tempo avrebbe inghiottito perfino il loro stesso disagio.
Non mi scuso e non me ne vado (in altri tempi lo avrei sfanculato in un baleno ma con l’età dicono si diventa più saggi….) allungo semplicemente un braccio indicando la casa e con tutta l’ingenuità che non ho gli faccio “è quella?”.
Tom si incammina due passi avanti me, io nel frattempo mi tolgo la giacca antipioggia (perché a Maggio a Roma piove dalle sei alle sette, a volte pure dalle cinque e mezza, dipende da che ora esci dal lavoro), do due colpi sullo zerbino ed imbocco nell’appartamento descritto sopra.
Attacco con le domande di rito, tipo: luce, boiler o caldaia? rumori, pagamenti, contratto o nero?, posto macchina e pure posto scooter?, cauzione?.
“Non faccio contratti ma se ti serve per scaricarlo posso anche farlo, per me non fa differenza… sono 700 euro luce e acqua escluse…quando entri mi dai due caparre più la mensilità corrente…devi stare almeno un anno altrimenti non rivedi le due caparre…il posto auto se lo trovi libero bene sennò lo cerchi in strada”. Punto.
A vederlo più da vicino Tom non somigliava poi così tanto al Tom di Magnum PI, quello col Ferrari Rosso. Questo era decisamente più stronzo. Il vero Tom Selleck si sarebbe presentato con un gran bel sorriso sotto i baffoni e poi avrebbe indossato una camicia hawaiana, un paio di jeans e un cappellino da baseball.
“L’annuncio parlava di posto macchina garantito e di settecento tutto compreso; puoi pretendere un anno di permanenza nella casa e la non restituzione delle due mensilità solo se fai il contratto e se non ti do comunicazione due mesi prima della scadenza…se entro in nero non esiste che ti tieni due mensilità se decido di andarmene prima del tempo che TU hai stabilito” e rilancio “visto che non è un problema per te io preferirei eventualmente entrare con un contratto….”. Tono spocchioso.
“Mah il contratto ha degli inconvenienti..piuttosto lei ha un lavoro stabile con contratto a tempo indeterminato? Perché sa devo in qualche modo tutelarmi…” mi dice col tono di quello che vuol esser capito.
“Certo che ho un contratto a tempo indeterminato!…sono un tempo indeterminato, di quelli fortunati, se ne trovano pochi in giro ormai” e penso a mia sorella.
Il Nostro accenna un sorriso allisciandosi il baffo prominente, prende una cartellina in mano, si appunta i miei dati, sopra il mio nome altre decine di nomi, alcuni depennati altri sottolineati. Mi accompagna alla porta e ci congediamo con una stretta di mano decisamente troppo forte.
Sullo scooter proseguo per la litoranea fino a che il Tevere non scompare, svolto a destra per una strada diritta, da lontano intravedo il Serpentone con gli appartamenti del famigerato quarto piano occupati negli anni settanta da famiglie di disperati. Gente che per fare luce in quei vani si è attaccata alla luce dei corridoi. Che non paga il gas e l’acqua. Che vive in uno stabile di cemento grigio lungo un chilometro con gli ascensori rotti e la sporcizia sulle scale; gente dimenticata in case dimenticate.
Diritti e tutele, Tom, diritti e tutele.

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