Fratelli d’Italia

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C’era una volta un bambino. Questo bambino era buono e volenteroso, faceva i compiti, si impegnava a scuola nonostante le sue difficoltà in grammatica ed ortografia, teneva la sua cameretta in ordine. Sopra ogni cosa si sforzava di agire con naturalezza nonostante un piccolo, molesto invasore facesse di tutto per disturbarlo, distrarre la mamma dalle coccole destinate a lui, usare i suoi giocattoli.

Come a tutti i fratelli maggiori, a suo tempo l’arrivo del fratellino era stato spacciato per una fantastica, incredibile novità: un nuovo compagno di giochi, un complice, un alleato. Uno sfidante all’allegro chirurgo sempre disponibile, che addirittura abita in casa.

Ora, un neonato più o meno tutti sanno com’è: piccolo, dall’aspetto disumano, rumoroso, maleodorante, accentratore e assolutamente inadatto a qualsiasi gioco. Del resto è anche questo un modo per imparare a proprie spese a leggere le scritte in piccolo. Quella ignorata dal bambino recitava così:

“il compagno di giochi sarà inutilizzabile per un periodo pari al doppio dell’età dell’acquirente”.

Nonostante la truffa conclamata, il vero cambiamento, l’epifania joyciana per il nostro piccolo eroe avvenne solo dopo qualche anno. Ecco la scena.

Interno, crepuscolo. La mamma è ai fornelli, il bambino guarda la tv, il fratellino entra in cucina.
-Hai fatto i compiti?
-Sì…
-Fammi vedere!
-Guarda!
-E queste schede da colorare?
-La maestra ha detto che non le dobbiamo colorare…
-Mi sembra strano. Fammi vedere il diario.
-NO! Tu non mi credi mai!!!
-Io ti credo sempre, ma tu non devi dire le bugie…
-SEI CATTIVA
-Prendi il diario.
Il fratellino si siede sulla cartella con le braccia incrociate.
-ALZATI IMMEDIATAMENTE!
-NOOOO!
Il bambino alza il volume della tv. La mamma dà uno sculaccione al fratellino. Lui si mette a piangere e corre dal padre.
-PAPAAAA! MAMMA MI HA MENATO.
La mamma prende il diario.
-VIENI SUBITO A COLORARE LE SCHEDE
Il bambino alza ancora di più il volume
-ABBASSA!
Il bambino spegne la tv. Il fratellino viene preso e trascinato al tavolo della cucina. Tirando su col naso scarabocchia sulle schede, chiude il quaderno -Fatto!- e scappa via. La mamma guarda il quaderno, metà dei disegni sono ancora in bianco.
-Senti ti dispiace colorargliele tu quelle che mancano? Ha già preso una nota dalla maestra di arte….

Ecco. Si diventa veramente fratelli maggiori solo quando scatta la tagliola della transitività: i problemi del fratellino si propagano sul fratellone a mezzo genitori. Il fenomeno si articola in tre fasi: impossibilità di riuscire a guardare la tv in santa pace durante uno scontro (fase ambientale), sfogo ingiustificato da parte dei genitori (fase passante travolto sulle strisce), e infine l’addossamento diretto (fase terminale). Sono le fasi di una violenta imposizione di maturità a tappe forzate.

Tutto questo per dire che io i leghisti, specie quelli veneti, li capisco. Sono come il bambino della storia, sono cresciuti economicamente tutti da soli, hanno fatto i loro compiti, tengono le loro camerette in ordine. Sono infantilmente provinciali, hanno paura dell’uomo nero, stampano i loro volantini sgrammaticati (certe chicche…) Ma, soprattutto, non tollerano i loro fratellini terroni, con le loro prepotenze mafiose, la loro indolente arretratezza, il loro perenne bisogno di soldi sperperati in cattedrali di Lego. Un clima di intolleranza generato e alimentato dalla nostra astiosa matrigna, la Lega Nord, e dal nostro padre assente, lo Stato, cieco e sordo di fronte al conflitto che monta, pronto a qualsiasi ignavia pur di avere una pugnetta di voti. Mah.
Comunque sia, il mio minitour in Padania è stata per me un’esperienza umana assolutamente nuova ed importante: per la prima volta anche io, che sono una sorella maggiore iperresponsabilizzata , un “bambino della storia” DOC (oltre che romana, ladrona e terrona) ho sperimentato l’amaro disprezzo di un fratellone geloso e risentito. E ho capito tante cose, per la verità riguardanti più le mie sorelle che la politica.

[Anna]

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