Perchè, in fondo, sono una romanticona vigliacca.

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Come un lavandino pieno fino all’orlo a cui ho strappato il tappo di gomma, come un bimbo piccolo a cui ho levato il ciuccio, come la scintilla avvicinata al mucchio crescente di foglie secche.
Così dopo un mese di rincorrimenti, silenzi imbarazzati, saluti a mezza bocca, incontri scontri in ascensore, ci voleva una mia parola per farti parlare con me, a me, per farti cominciare a parlare a ruota libera del tuo lavoro nuovo, l’eccitazione e la paura nel maneggiare un costosissimo giocattolino nuovo tutto da solo, senza paracadute, senza rotelle.

E io, sempre la solita vigliacca, lancio il sasso e poi nascondo la lingua e ti presto solo il mio orecchio e i miei sorrisetti accondiscendenti al tuo inaspettato torrente di parole, finalmente mi parli e mi cerchi gli occhi per stabilire quel contatto che io ho reso possibile, e io ti sfuggo, ti sorrido di sbieco e annuisco e rimango ferma mentre tu riempi e svuoti lo spazio tra di noi a tuo piacimento, mentre io mi difendo coi capelli e la sigaretta a fare da barriera al tuo sorriso sincero e sollevato.

[Silently]

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