Come sopravvivere ad un dottorato di ricerca (una guida semiseria) 1 di ???

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La scorsa settimana uno dei tanti piccoli cerchi della vita si è concluso: il mio professore, il mio mentore mi ha chiesto di consigliare un suo studente sulla scelta del dottorato. Il tizio era indeciso tra il dipartimento dove mi sono dottorata e la facoltà dove mi sono laureata e così mi ha scritto chiedendomi la mia esperienza. Ed è lì che si è rinnovata quella consapevolezza in me mai veramente acquisita: ho finito, sono fuori dall’incubo! Rispondergli non è stato per niente facile, ci ho messo più di un’ora a riordinare i pensieri riguardanti un periodo così incerto ed ansioso della mia vita. Ora, ebbra del conseguimento del mio primo assegno di ricerca (YEAHHHHH!), riciclo le mie perle di saggezza a favore del mondo.

1. Cos’è un dottorato di ricerca.

Formalmente è un percorso di studi e di ricerca post-laurea, della lunghezza di tre-quattro anni, che si conclude con la discussione di una tesi contenente tutti i risultati originali ottenuti, più una lunghissima introduzione, più una bibliografia contenente tassativamente tutta la produzione letteraria del proprio relatore: dal tema di licenza elementare alla lista della spesa dell’ultimo sabato prima della consegna del manoscritto.

Teoricamente è un periodo di apprendistato in cui si impara il complesso mestiere del ricercatore.

Praticamente è un periodo di apprendistato in cui si impara il complesso mestiere di sopravvivere alle magagne di dipartimento, all’ambiguità dei professori, all’oblio dell’inattività, alla paura per il futuro, alle infinite frustrazioni dati da temi di ricerca troppo difficili, inutili e/o malposti, alla dipendenza da caffeina.

2. Perchè fare un dottorato di ricerca. E soprattutto perché farlo in Italia.

Il dottorato e l’imparentamento con un rettore sono le uniche vie per accedere al mondo della ricerca o, più in generale, all’altra parte della barricata universitaria. Il solo motivo per cui un neolaureato dovrebbe imbarcarsi in un’impresa del genere è una delicata alchimia di fuoco sacro per la ricerca, amore per la propria materia, snobismo intellettuale, smodata ambizione, idiosincrasia verso gli orari di ufficio e orrore dei soldi. Se manca anche una sola di queste componenti tanto vale lasciar perdere. Non esiste un motivo al mondo per fare il dottorato in Italia, è sconveniente sotto tutti i punti di vista, tranne uno. Un culo troppo pesante. Come il mio, che ai miei tempi manco a Perugia sono voluta andare.

3. Come scegliere un dottorato in Italia.

In Italia esiste un solo criterio per scegliere dove andare: l’influenza dei propri contatti. L’unico contatto che un neolaureato ha è tipicamente il suo relatore ed è da lì che bisogna cominciare. Bisogna parlare col proprio professore dei propri progetti e dare retta a lui. Se vi manda in culo al mondo, andate.

Se invece siete stati scaricati dal vostro relatore, niente di grave ma la questua è l’unica strada percorribile. Prima ancora del concorso di dottorato, bisogna entrare in contatto con qualcuno del dipartimento di destinazione: leggere i suoi lavori più recenti, mettersi in condizione di parlare decentemente e sinteticamente della propria tesi e andare a bussare. Una volta ottenuta udienza, la frase “Ho letto il suo articolo…” deve essere tassativamente pronunciata almeno una volta e possibilmente entro i primi 10 minuti o le 1000 parole. Il professore deve vedere in voi l’affare, qualcuno che lavora, porta risultati e non rompe eccessivamente i coglioni. Visto che state sparando nel mucchio, tanto vale puntare ad uno grosso, possibilmente un neo-ordinario, potente, esperto ma ancora non rincoglionito.

4. La scelta del relatore e del tema di ricerca.

Insomma ce l’avete fatta. Il concorso è stato vinto, tra qualche mese inizieranno a pagarvi, siete dei fichi. I primi tre mesi, finchè non arrivano i soldi, è pacchia. Poi al primo bonifico inizia l’ansia: se mi pagano vorranno qualcosa da me, e mo? La cosa migliore è arrivare a questa fase con un accordo prematrimoniale firmato con qualcuno, di cui al punto 3. Se invece vi siete intrufolati nell’anonimato più completo, bisogna guardare nel dipartimento. E ricominciare con la questua. Non smignotteggiate con più professori contemporaneamente, il paese è piccolo, la gente mormora e ormai siete proprietà del primo con cui avete parlato seriamente di tesi.

Prima di cedere i prossimi tre anni della vostra vita ad un professore, è indipensabile aver appurato la sua disponibilità ad esercitare la propria influenza per mandarvi avanti. Ora, ottenere assicurazioni esplicite è impossibile, gli accademici non sono progettati per farlo ed estorcere loro una promessa è come costringere un prete a dare credito a Darwin. La loro religione, ossia il culto del discarico delle responsabilità, glielo impedisce. Bisogna fidarsi del lato umano e delle oggettive possibilità del professore. Valutate cinicamente e spassionatamente quanto conta, quanti soldi ha, quanti ne è disposto a spendere per voi.

Tenevi lontani dai geni ribelli, dai fighetti, dagli esauriti. Un dottorato è una navigata in acque tempestose, e nei momenti di delirio e follia il vostro relatore sarà la vostra ancora alla realtà. Meglio che sia un catenone piuttosto che una collanina dorata.

Il tema di ricerca è assolutamente marginale in questo discorso. Cercate di fare ricerca su qualcosa che va di moda. Ad esempio per i matematici le equazioni differenziali applicate alla biomatematica vanno benissimo. O, sempre per i matematici, roba da ingegneri: controllo, telecomunicazioni, trattamento di immagini.

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24 Risposte to “Come sopravvivere ad un dottorato di ricerca (una guida semiseria) 1 di ???”

  1. giapposindaco Says:

    Utilissimo. Aspetto le prossime puntate, mi trovi in un angoletto a piangere. La cosa realmente sbalorditiva è che esistano veramente cose come l’ “Assegno di Ricerca”!!! Pensavo che fosse una storia tipo il Santo Graal, con tutte le terribili conseguenze che ciò comporta (non da ultima un libro di Dan Brown). Congratulazioni!

  2. Maria Says:

    Salve, vi parla una dottoranda senza borsa che sarà costretta, nei prossimi giorni, a rinunciare al suo dottorato perchè non può più sostenerne gli oneri…
    Non vi dico le difficoltà che ho dovuto superare per entrare!
    Premetto che mi sono presentata senza alcuno “sponsor” al concorso PUBBLICO per l’ammissione.
    I posti disponibili erano 4, 2 con borsa e 2 senza. Allo scritto sono arrivata IV, con 5 punti di differenza dal 5 classificato.
    Dopo l’orale, un’interrogazione di 10 minuti in cui si chiedavano chiarimenti sul tema, sono finita V con 1 solo punto di distacco dal candidato IV! Non vi dico la delusione!
    Dopo qualche mese ho saputo che il IV classificato aveva rinunciato e così sono rientrata io…questo è stato l’inizio della fine!
    Ho accettato il posto senza borsa solo perchè mi fu promessa uno straccio di borsa di studio…dopo 8 mesi ancora non ho visto un centesimo e non posso permettermi di pagare la tassa per l’iscrizione al secondo anno che ammonta a 1300€!
    E’ veramente vergognoso che lo Stato, attraverso l’Università pubblica, commetta questa discriminazione! Non nascondo che la tentazione di lasciare per sempre questo Paese vergognoso è molto forte, ma poi penso alla mia famiglia…non voglio sacrificare i miei affetti per la carriera…è un prezzo troppo alto da pagare.
    In sintesi, nei prossimi giorni, mi toccherà fare la rinuncia, dicendo così addio alle mi aspirazioni…la triste morale della storia è che, ancora una volta, il merito è niente senza un appoggio dall’alto.

  3. Anna Says:

    @Maria la tua storia è una delle tante dimostrazioni della grande ipocrisia del sistema universitario italiano: per quanto se ne dica resta un ambiente elitario, ancora prima economicamente che culturalmente.
    Io stessa lavoro gratis da più di un anno e solo le ripetizioni e l’aiuto dei miei mi permettono di tirare avanti. Come scrivevo nel post l’aiuto dall’alto è indispensabile di fatto perchè le risorse sono talmente poche da poter essere destinate a persone ritenute affidabili e quindi già note. Tuttavia prima di mollare definitivamente forse hai ancora qualche carta da tentare. Innanzitutto puoi chiedere al consiglio di dottorato del tuo dipartimento di esonerarti dal pagamento delle tasse. Puoi anche provare a chiedere una borsa di mobilità al cnr per un mese all’estero che è ben pagata e ti darebbe un po’ di ossigeno… Tieni anche presente che otto mesi nei tempi universitari non sono niente (!) o almeno non abbastanza da perdere le speranze per la borsa. Insisto con questi consigli perchè ritengo un dottorando che si arrende una sconfitta e una perdita per tutta l’università. In ogni caso in bocca al lupo per le tue scelte e grazie per aver arricchito questo post con la tua esperienza! :)

  4. Maria Says:

    Ciao! La mia vicenda ha avuto un piccolo risvolto positivo…mi è arrivata la tassa per l’iscrizione al secondo anno…io mi aspettavo una mazzata pazzesca e invece è stata diminuita di ben 1000€!!! Quindi dovrò pagare solo 400€!!! E’ una piccola ma fantastica gioia per me e volevo condividerla con voi!!!!

  5. Anna Says:

    Ottimo! :D

  6. Giuditta Bassano Says:

    Anna ciao. Ho finito un dottorato tre mesi fa. Ti leggevo mentre scrivevo la tesi, e mi hai aiutata davvero tanto. A ridere, a resistere. Ora come molti sono a spasso, ri-mantenuta dai miei genitori a 29 anni appena compiuti e in attesa che il mio cervello mi aiuti a partorire un progetto geniale tipo post doc all’estero o post doc in dipartimenti amici. Nel frattempo faccio la baby sitter, ripetizioni, e altri mini lavori che mi fanno raggiungere la somma mensile media di 650 euro. Ti scrivo per dirti che sei bravissima e profondamente intelligente e che è un piacere averti letta pensare su questo blog. Unica curiosità personale, viste le date delle tue riflessioni: che cosa fai ora? Buona fortuna per tutto Giuditta

    • Anna Says:

      Ciao Giuditta!
      Innanzitutto congratulazioni per il tuo dottorato, solo chi ci è passato sa che di strada impervia si tratta e quante coccole merita un neodottore. Quindi: bravissima! Un neodottore merita anche un po’ di riposo, vedrai che presto la tua mente geniale ricomincerà a partorire progetti meritevoli di finanziamenti. Veniamo alla tua domanda: che fine ho fatto? Ti rispondo con un certo orgoglio che sono sopravvissuta, continuo ostinatamente a fare ricerca in Italia, passando ogni anno da assegno di ricerca in assegno di ricerca, di università in università. Ho avuto un annus horribilis di disoccupazione dopo il primo assegno: non riuscivo a trovare nulla, tutte le mie certezze sono sprofondate sotto un cumulo di concorsi persi (14), depressione da disoccupazione, ansia per il futuro, fatica per il lavorare gratis e apparentemente senza scopo (invece a posteriori è stata la mia salvezza, accademica e psicologica), i miei risparmi se ne sono andati come il vento, ho rischiato seriamente di strozzare un paio di ragazzini delle ripetizioni. Alla fine, dopo 6-7 mesi, la luce in fondo al tunnel: sono riuscita a farmi un mesetto (a gratis) in America e poi come per magia sono iniziate a fioccare proposte di lavoro. Ho scelto un assegno annuale in un’altra città, e da allora sono riuscita a lavorare più o meno con continuità, cambiando università ogni anno ma riuscendo a tornare nella mia città. Insomma, come dicevo sopra, sono viva e abbastanza soddisfatta :)
      Alla fine in questi anni post-dottorato ho imparato tre cose: uno, aveva ragione la mia proffa, la carriera accademica è una gara di resistenza e se tieni duro qualcosa arriva sempre (spesso per strade inaspettate); due, la lezione più dura: le battute di arresto esistono, non rappresentano la fine della vita e non c’è niente di vergognoso nell’imbattercisi; tre, se uno sopravvive al dottorato, può sopravvivere veramente a qualsiasi cosa!
      In bocca al lupo (e non mollare!) Anna

  7. Giuditta Bassano Says:

    Sei veramente una grande. E io ho partorito la mia prima idea geniale dopo i mesi dell’abbandono mentale, fisico (e alcolico-nicotinico), che entro brevissimo proverò a mettere in opera: obiettivo la Svizzera italiana… Aggiornamenti entro luglio. Intanto stammi bene. Anzi: Sempre Meglio.

  8. Veronica Says:

    dottoranda disperata. sono arrivata al terzo anno e non ho ottenuto ancora i risultati originali e che vanno oltre lo stato dell’arte. tristezza…. aiutooooo

  9. Veronica Says:

    Cara Anna, in un momento di depressione e frustrazione da dottorato, mi sono imbattuta per caso nel tuo blog. Grazie per aver scritto queste poche righe in grado di rincuorare tutti i futuri dottori di ricerca italiani in momenti di crisi nera. Sono al terzo anno del dottorato, ma per motivi legati alla lunghezza della mia ricerca dovrò prorogare la laurea di un anno. A parte la mia età, non sono più tanto giovane avendo cominciato con un po’ di ritardo, la preoccupazione più grande è la borsa di studio, che sarà ovviamente sospesa. Questi tre anni sono stati comunque molto difficili. Non sono mancati, e non mancano tutt’oggi, momenti in cui, abbandonata a me stessa senza motivazioni in grado di stimolare la mia attività, ho pensato seriamente di abbandonare tutto per un posto migliore. Per ora ho resistito e spero di arrivare sino alla fine. In bocca al lupo per tutto.

  10. Serena Says:

    Ciao a tutte!
    Non so se sia il caso di specificare l’andazzo dei miei anni universitari, scrivo solo che mi sono laureata con un relatore che non vuole più saperne di me e mi sono abilitata alla professione di architetto.
    Qual è il problema? Be’….. Preciso che non ho mai trovato un lavoro neanche a cedere collaborazione gratuita, e che ho sempre avuto un debole per l’insegnamento. Immagino sappiate la grande confusione, negli ultimi anni, nel campo dell’abilitazione all’insegnamento. Mi sono laureata nel 2014, e nessun TFA è più stato attivato nelle materie di mia competenza. Sperare di insegnare all’università, invece, mi è sempre stato posto come complicato, se non impossibile. Leggo però che per insegnare serve un dottorato, che però in realtà apre un’enorme gamma di altre attività e impegni che mi lasciano perplessa, se penso poi che, per iscrivermi, devo delineare un’idea di ricerca che onestamente non ho. Mi ritrovo ad annaspare in acque che non rivelano neanche lontanamente la possibilità di approdare, anche in un isolotto abbandonato.
    La questione sarebbe ancora più complicata, ma adesso vorrei capire, secondo voi, ha senso per me tentare la strada del dottorato (una cosa che non mi manca è la voglia di imparare sempre, ma conoscenze “alte” proprio non ne ho!), considerando che non scrivo “tentare” perché lo prenderei alla leggera, ma solo perché sto sprofondando nella più nera disperazione?
    Grazie a chiunque risponderà

  11. Ary. Says:

    Vi amo tutti! Grazie per i vostri racconti, mi aiutano molto.

  12. Federico Says:

    Buongiorno a tutti,

    sono felice per coloro che sono riusciti a frequentare e ottenere un dottorato in Italia. Al contrario, io non sono mai riuscito nell’impresa. Ho una laurea magistrale in discipline umanistiche e, per quanto riguarda la mia esperienza personale, senza contatti è impossibile accedere ad un dottorato. Ho tentato in molte sedi in tutta la Penisola ma non c’è niente da fare.

    Vorrei raccomandare a tutti coloro che mi leggono di non commettere i miei stessi errori: se volete sperare di essere ammessi ad un dottorato in ambito umanistico, mantenete lo stesso ambito e la stessa disciplina di ricerca nella tesi della triennale e in quella della magistrale. Ormai il mio treno è passato senza fermarsi… spero che voi riusciate almeno a prendere al volo il vostro…

    Cordialità,
    Federico

  13. Deserthouse Says:

    ciao ho trovato per caso questo post perché cercavo informazioni sul dottorato, mi sono laureata ad ottobre dell’anno scorso in ingegneria per l’ambiente, è da quando ho finito la triennale e per tutta la magistrale che mando cv e cerco disperatamente lavoro, ho provato a propormi in vari studi di ingegneria specificando che sarei andata gratis solo per fare esperienza, ho mandato così tanti cv che non starebbero in una stanza ma anche per lavori diversi e che non necessitano di laurea, diploma, per ora nulla solo qualche ripetizione e qualche colloquio non andato per tirocini, così nel marasma generale ho pensato anche al dottorato, ma non posso nella mia università perché i miei ex docenti non mi si filano più allora in preda alla ricerca ho chiesto in un’altra università più vicina per me e inviando mail a tutti i membri della commissione per avere un’idea di un progetto di ricerca da presentare un docente associato mi ha risposto proponendo due temi, sono più chimici che ambientali ma andrebbero bene per il CV per il quale potrei presentarmi, avendo esperienze di tesi anche in ambito più chimico ambientale. Voglio provare anche questa e solo con borsa perché non posso proprio permettermi di mantenerlo, stare in laboratorio mi è sempre piaciuto e forse potrei essere adatta ma ho paura di essere troppo vecchia come mi hanno detto alcuni per questo tipo di carriera, ho trent’anni e siamo in Italia, sì ho purtroppo impiegato due anni in più a laurearmi e in più mi sono iscritta tardi, insomma la mia carriera universitaria non è stat lineare e mi sono sentita in colpa di questo per anni, adesso che non vedo nulla pur tentando diverse strade non so se è la cosa giusta, è assurdo probabilmente visto che non so neppure se verrò presa, e prendere la borsa è davvero molto difficile ed io di santi in paradiso non ne ho, ( non pensavo neppure che mi avrebbero risposto!!!). Mia sorella dice che sono vecchia che finirei a trentatré anni se mi va bene, che è un giochino, che conosce gente che dopo il dottorato sono disoccupati e non hanno concluso niente o sono andate all’estero, per lei dovrei concentrarmi su cose serie del presente, io ci penso in continuazione al presente ma non mi chiama nessuno neppure aggratis!!! lei fa la maestra e secondo lei dovrei fare solo il TFA, non amo insegnare lo ammetto non fa molto per me, ho avuto due esperienze brevissime pessime in scuole private, ho schivato 10 anni fa scienze della formazione e adesso sembra che non possa fare altro pur restando precaria ugualmente in attesa di concorsi insegnando pure materie orribili. sono confusa e demotivata, scusami per la risposta lunghissima.

    • Anna Says:

      Ciao, grazie per il tuo commento. Solo due parole che spero possano aiutarti: per quanto ne dia una descrizione tragicomica, il dottorato di ricerca non è la legione straniera né un tatuaggio col nome del tuo ex! Puoi sempre cambiare se lo desideri, quindi non c’è niente di male a fare domanda come per qualsiasi altro posto di lavoro, valutare cosa ti viene offerto e prendere una decisione serena e ponderata. In bocca al lupo da una splendida 33enne ;p

  14. lupetta Says:

    ciao anna,
    mi sono imbattuta per caso in questa pagina in un momento di angoscia tesi di dottorato.
    la mia è una storia un pò diversa da quelle che leggo qui sopra.
    Mi sono laureata sei anni fa e subito la prof della tesi mi chiese di restare in dipartimento per dare una mano e aspettare il concorso di dottorato che si sarebbe fatto l’anno prossimo. Mi sentivo una privilegiata!…..ma non so, il mio sesto senso mi diceva di guardare anche altrove e infatti dopo sei mesi ho optato per una scuola di specializzazione post-laurea in un’altra città….. senza prolungarmi in tante storie, ricordo quegli anni come anni impegnativi, scuola, lavoro e intanto sempre presente in dipartimento ….. passano tre anni, mi specializzo e non contenta decido di iscrivermi al dottorato che anni addietro rifiutai….. ed ora eccomi qui…. senza neanche accorgermene sono al terzo anno di dottorato, continuando a lavorare e a dare una mano in dipartimento.
    Inutile dire che mi sento indietro come una lumachina nel mio percorso di ricerca che a me piace tanto…. ma alla mia prof (ora tutor) no! …… sono stati anni intensi, ho fatto tante cose e ora devo mettermi sotto e chiudere……. a gennaio ho la consegna e già non dormo più la notte…. in tutto questo a settembre mi sposo…..

    E’ un periodo un pò demotivante…. vedo i tempi di una mia possibile carriera universitaria davvero molto lunghi e ovunque mi giri vedo magagne e compromessi………

    un grande in bocca al lupo…..

  15. Federica Pagliarini Says:

    Salve a tutti! Vi scrivo perché anche io sto tentando di entrare al dottorato. Mi sono laureata in magistrale in storia dell’arte a Roma a gennaio e a fine mese ho il primo colloquio di dottorato ( ne proverò due a Roma e uno a Napoli). E’ un ambito che mi piacerebbe molto intraprendere e da una parte mi sono sentita “costretta” in quanto per accedere ai concorsi del ministero dei beni culturali non basta più nemmeno la laurea, ma vogliono un titolo tra master, dottorato o scuola di specializzazione! I master purtroppo hanno cifre proibitive, la scuola di specializzazione sarebbe un’altra “batosta” in quanto per altri due anni dovrei continuare a pagare le tasse; il dottorato è l’unico che con una borsa mi permetterebbe di mantenermi! Infatti accetterò solo se vincessi la borsa, altrimenti nulla! Ora però leggendo i vostri commenti, mi sta venendo un po’ d’ansia… voi dite che siete andati a parlare con i professori per il progetto…. io ho fatto tutto di testa mia senza chiedere niente a nessuno! Tra l’altro la materia su cui farò il dottorato è diversa da quella della mia tesi magistrale: alla tesi l’argomento era di arte contemporanea e ora per il dottorato ho scelto arte moderna. Sul mio relatore non avrei nemmeno potuto contare perché era assolutamente acido e non ben disposto… inoltre nemmeno nutriva stima nei miei confronti, quindi mai avrei pensato di tornarci per dirgli del dottorato. L’università dove andrò a fare l’esame non è la stessa in cui mi sono laureata (laurea alla Sapienza, dottorato a Tor Vergata), almeno per adesso, perché alla Sapienza il bando non è ancora uscito! Spero vivamente che questo non possa precludere il mio esame! Naturalmente so già che entrare sarà difficilissimo e non mi aspetto nulla, ma tentar non nuoce! La voglia ne ho tantissima quindi spero sia un passo avanti!

  16. Melody Says:

    Anche io non so come fare. Sono una cinese. Sto facendo il dottorato di ricerca. Pero’ noi ho nemmeno fiducia in me stessa perche’ la mia conoscenza professionale lascia a desiderare.Ho conseguito la mia laurea magistrale l’anno scorso ad Hong Kong. Pensavo che io avessi appreso tante conoscenze ma in realta’ non so come scrivere un progetto di ricerca, non so qualsiasi metodologia affatto, senza contare il mio inglese e’ debole. Ho sostenuto 5 esami della lingua italiana e devo affrontare l’esame inglese e il progetto di ricerca. Sto dedicandomi ai libri and leggere molto in modo da essere ammessa da un’ universita’ italiana, ma non vedo il raggio di speranza.

  17. TheGirlHasNoName Says:

    Ragazzi, ho una domanda (non so a che livello sia stupida o pretenziosa)..Se vinco il dottorato con borsa qui in Italia, posso poi fare domanda da un’altra parte e trasferirmi? Nel senso, se sono una dottoranda, posso comunque fare domanda da un’altra parte?

    • Anna Says:

      Ciao, secondo me la tua non è una domanda stupida nè pretenziosa :) In base alla mia esperienza la risposta è sì, se trovi un’offerta migliore puoi sempre rinunciare al tuo posto e trasferirti (o, come soluzione di compromesso, considerare una cotutela!)

      • TheGirlHasNoName Says:

        Grazie della tua risposta! La questione sorge dal momento in cui non è detto che vincere il dottorato con borsa qui da noi sia garanzia di un futuro accademico (del resto, non si ha il diritto di insegnare, ma si è poco più di uno studente per legge) e, nell’ipotesi in cui lo vincessi e fossi insoddisfatta/incerta del mio futuro vorrei sondare il terreno e vagliare altre strade. Non credo di essere l’unica ad avere questi dubbi nè tantomeno credo che avere 1100 euro al mese per 3 anni siano la felicità, visto che poi al 99% ci si ritrova in mano con nulla, solo un titolo accademico al più delle volte svalutato…Non lo so, ho tanti dubbi e poca fiducia nel mio Paese, ho paura che per l’ennesima volta le mie aspettative vengano deluse da un sistema che non dà, a sua volta, fiducia a noi giovani, studiosi e entusiasti.

  18. Boh Says:

    Ho letto l’articolo e i commenti di diverse persone, nel complesso mi fa tutto affettuosamente ridere: ma scusate ma cosa credete che basti un dottorato per fare carriera universitaria? Ma come fate a credere a queste cose? E’ un po’ come credere che facendo allenamenti tutti i giorni si possa diventare un grande campione di uno sport… non funziona così! Ci saranno sempre individui molto dotati e poco dotati e i primi saranno sempre i favoriti, quindi anche se fate mille sacrifici e poi non siete purtroppo al livello di altri nel campo è tutto “inutile” ai fini degli obbiettivi che avete puntato.
    Non è che possiamo essere tutti dei luminari! Quindi prendetevela un po’ più con allegria e vedete il dottorato per quello che è: un ulteriore titolo di studio, certamente molto importante, ma che affatto potrebbe proiettarvi nell’olimpo della scienza… forse avete troppe aspettative!
    Ma secondo voi se tutto fosse così facile ci sarebbero persone che passerebbero la loro vita a rompersi la schiena in fabbrica? ? ? ? ? Secondo voi lo hanno scelto loro di fare un lavoro faticoso??
    Eppure qualcuno che fa il pane o fabbrica bulloni come un robottino ci dovrà sempre essere, questa è la verità cari signori.
    E’ evidente che ci sono posti che saranno sempre per poche persone, e la carriera accademica è uno di quei posti, che discorsi…
    Tra chi commenta leggo molta depressione e sfiducia segno che ci si è a dir poco logorati nel perseguire scopi lontani dalla reale possibilità di attuazione, quindi sono scopi che vanno rivisti oppure perseguiti con atteggiamento COMPLETAMENTE DIVERSO. Saluti

    • Anna Says:

      Anche questo post e i commenti vanno letti con un atteggiamento COMPLETAMENTE DIVERSO. Qui non si giudicano i sentimenti altrui né si offrono facili soluzioni. Quelle proposte da te inoltre onestamente fanno un po’ affettuosamente ridere perché sembrano più luoghi comuni da sala d’attesa del dottore (emigra/abbandona) che frutto di una reale conoscenza del problema. Il problema, fa bene ribadirlo a scanso di equivoci, è la fumosità del percorso di reclutamento, asfissiato da continui tagli e ostacolato dolosamente da una burocrazia elefantiaca, a tutti i livelli: dall’accesso al dottorato all’abilitazione da ordinario. Questo sistema genera ansia ed incertezza nei più sensibili e insicuri, indipendentemente dal loro “merito”. A proposito di meritocrazia: a parte rari casi di eccellenze fuori scala, qui tutti parlano di merito ma nessuno, MIUR incluso, sa darne una definizione univoca. Sarei quindi molto curiosa di sapere cosa intendi tu per merito, visto che stando al tuo ragionamento apparentemente ne siamo tutti sprovvisti.

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