Come sopravvivere ad un dottorato di ricerca (una guida semiseria) parte 3 di ???

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Come non dare di matto.

Nei paesi scientificamente evoluti i dottorandi vengono considerati una risorsa dell’università. Vengono impiegati, guidati, sollecitati e manutenuti, come qualsiasi altra attrezzatura del dipartimento. I dottorandi all’estero sono gente che lavora, con serenità e profitto. Sono cullati dalla sicurezza di un futuro meritatamente radioso.

Le coccole del futuro radioso non esistono per il dottorando italiano perché sa che alla fine del suo ciclo lo aspetta un impietoso collo di bottiglia. Su dieci neodottori di ricerca forse uno potrà proseguire la sua carriera in italia, tre-quattro emigreranno, gli altri sono destinati al precariato nelle scuole, al precariato nelle aziende private o direttamente alla disoccupazione.
Non che queste ultime siano attività da disdegnare in sè, ma uno non ha bisogno di perdere anni e salute a scrivere un libro pieno di risultati nuovi per poterle esercitare. Gli basta aver perso già mesi e salute per scrivere un libro di risultati non nuovi, quando si è laureato.

La difficoltà di accesso al mondo accademico dà al dottorando italiano la corretta sensazione che il futuro sia appeso ad un filo e l’errata sensazione di non potersi permettere nessun tipo di errore. Questo porta a scene pietose tipo questa:

“Gentile Prof.ssa Vattelappesca,”

no no troppo formale

“Cara Emmy…”

troppo poco formale

“Cara Prof.ssa Vattelappesca,
le scrivo”

no forse è meglio la L

“Cara Prof.ssa Vattelappesca,
Le scrivo per chiederLe di spostare il nostro appuntamento…”

merda il correttore segna rosso

“Cara Prof.ssa Vattelappesca,
le scrivo per chiederle di spostare il nostro appuntamento a giovedì perchè oggi ho avuto un contrattempo”

no no così sembra che voglio imporle il giovedì, invece a me va benissimo sempre

“Cara Prof.ssa Vattelappesca,
oggi non posso venire al nostro appuntamento perchè ho avuto un contrattempo e volevo chiederle se possiamo spostarlo ad un altro giorno”

accidenti è ovvio che lo dovremo spostare ad un altro giorno, mica non vorrà vedermi mai più!

cazzo e se non vuole vedermi mai più?

“Cara Prof.ssa Vattelappesca,
oggi non posso venire al nostro appuntamento perchè ho avuto un contrattempo. Quando possiamo incontrarci?

Cordiali saluti

Anna”

Cordiali saluti è troppo

“Cara Prof.ssa Vattelappesca,
oggi non posso venire al nostro appuntamento perchè ho avuto un contrattempo. Quando possiamo incontrarci?

A presto

Anna”

Cazzo la é

“Cara Prof.ssa Vattelappesca,
oggi non posso venire al nostro appuntamento perché ho avuto un contrattempo. Quando possiamo incontrarci?

A presto

Anna”

Ecco. Tempo di stesura: un quarto d’ora. Tempo di rilettura: altri dieci minuti. Densità di imprecazioni: 90%. Per una mail alla tua relatrice, la donna che vedi e da cui dipendi più di tua madre. Follia pura.

A queste problematiche grammaticali tutte italiane si aggiunge l’intrinseca difficoltà del fare ricerca. Si può rimanere anche per mesi al palo prima di progredire un po’. Si può imbroccare una strada senza uscita e buttare nel cesso settimane di lavoro.
La ricerca è un’attività noiosa, faticosa, frustrante nella maggior parte del tempo. Ma poi, una o due volte l’anno, ci si ricorda perchè si fa: arriva l’idea. Di fatto si vive per l’illuminazione, si vive per quel momento di pura chiarezza, si vive del cieco orgoglio di essere i primi al mondo ad arrivare alla soluzione.

Dunque…come non dare di matto? L’unica speranza è quella di fare leva sulla propria motivazione e di non isolarsi nelle proprie fobie.
L’originalità è la chimera di tutti i depressi: ma in realtà qualsiasi pensiero cupo vi tormenti, state pur certi che riposa in pace tra le righe dei ringraziamenti della tesi di qualche nostro collega.

[Anna]

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2 Risposte to “Come sopravvivere ad un dottorato di ricerca (una guida semiseria) parte 3 di ???”

  1. Come sopravvivere ad un dottorato di ricerca (una guida semiseria … Says:

    […] Prosegue Articolo Originale: Come sopravvivere ad un dottorato di ricerca (una guida semiseria … […]

  2. Diego Says:

    http://www.phdcomics.com/comics.php?f=1047 bel sito ;)

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