Come sopravvivere ad un dottorato di ricerca (una guida semiseria) parte 5 di ???

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Money money money

La cosa più scomoda della posizione di un dottorando è la sua ambiguità:  infatti un dottorando è uno studente, ma al tempo stesso un lavoratore. Questo lo rende carico di responsabilità, ma con la continua frustrazione di essere perennemente l’ultima ruota del carro… Inoltre il dottorato è una fase transitoria, al termine della quale è molto frequente passare diversi mesi a spasso. Questo aggiunge all’incertezza lavorativa quella economica.  E l’incertezza economica è il vero motivo per cui le università italiane si svuotano: la gente non ce la fa, o emigra o si mette a lavorare nel privato. Per questo motivo è importante arrivare alla fine del dottorato non solo con i conti in pari, ma anche con dei piccoli risparmi che permettano di tirare avanti qualche mese, perchè la ricerca in italia è roba da ricchi. O da schiavi.

Dottorandi senza borsa.

Avete vinto il concorso del dottorato ma non siete arrivati entro la prima metà o peggio (le borse disponibili devono essere almeno quanto la metà dei posti) Questo vi dà la fantastica opportunità di lavorare per almeno tre anni e mezzo gratis, alla modica cifra di una tassa universitaria che oscilla tra i 500 e i 1400 euro annui…
E chi sta meglio di voi? Vediamo subito come porre rimedio a questo tragico colpo di fortuna. Innanzitutto, presentiamo la fata turchina della nostra favola, il coordinatore del dottorato. Il coordinatore del dottorato è una figura buona e caritatevole che si smazza tutte le rogne dei dottorandi, tipicamente a titolo gratuito. Solo una grande passione e una fede nel suo compito può giustificare questo onere autoinflitto, quindi in genere il coordinatore è una figura di riferimento importante. Almeno all’inizio.
Pertanto se siete senza borsa il consiglio è quello di andare a bussare dal coordinatore e chiedere le seguenti cose: chi nel corpo docenti può rimediarvi una borsa privata (sì, esistono per davvero) e l’esonero delle tasse (sì, esiste pure lui). Infatti il consiglio di dipartimento può dispensarvi dal pagare le tasse con una delibera apposita.  Siccome le iscrizioni scadono a dicembre e il consiglio si riunisce al più una volta al mese, questa è una delle prime cose che vanno fatte appena semi-vinto il concorso.

Dottorandi, eterni studenti.

I dottorandi sono studenti universitari. Pertanto: hanno diritto a mense, accesso ai centri sportivi e ricreativi universitari (sì, esistono), accessi nelle biblioteche, convenzioni universitarie con cinema e teatri, sconti sui mezzi pubblici. Credo che la questione degli alloggi sia più delicata, informatevi.
Ricordatevi che se siete borsisti questo vi colloca nella fascia contributiva più bassa: infatti non siete più a carico di mammà e papà e quindi la vostra borsa da circa 12000 euro netti (che non è uno stipendio, quindi non va dichiarata) non si cumula con il loro (o il vostro) reddito. Fatelo presente ogniqualvolta serve, tipo per la mensa. Veementemente.

Dottorandi, un popolo cosmopolita.

Durante un dottorato si viaggia molto: ci sono le conferenze, le visite a professori all’estero, le scuole estive. E tutte queste cose costano tanti soldi. Una conferenza, per esempio, ha generalmente un costo di iscrizione, poi ci sono le spese di viaggio, vitto e alloggio, la social dinner. La professionalità di un dottorando si vede nella sua non-disponibilità nel mettere questi soldi di tasca propria. Chi ce li dà? Loro:
1. scrivere agli organizzatori della conferenza e chiedere se è previsto “a financial support for students”. In genere così spese di conferenze e alloggio si riducono, se non si annullano del tutto. Lo stesso vale per i professori che visistate: potete provare a chiedere di essere invitati a spese loro.
2. attingere al fondi di mobilità per le missioni dei dottorandi, previa autorizzazione del coordinatore di dottorato.
3. in genere i fondi di mobilità sono ridicoli, bastano per una conferenza l’anno. Quando finiscono non esitate a chiedere soldi al vostro professore, specie se lui non va alla conferenza: del resto le può sempre considerare come spese di rappresentanza ;)
4.prenotate con largo anticipo, appena decidete di andare, per abbattere spese di viaggio e alloggio. Booking.com è un ottimo riferimento per trovare alberghi dalle parti delle università.
5. I giorni trascorsi all’estero danno diritto ad un incremento del 50% della borsa e sono cumulabili. Quindi se state fuori 15 giorni in un anno sono circa 250 euro riguadagnati. Ricordatevi sempre di farvi fare l’autorizzazione per la missione dal coordinatore e di richiedere un attestato di partecipazione in cui sono indicati i giorni di arrivo e di partenza. Se andate da un professore, basterà una sua dichiarazione in carta intestata in inglese.

Dottorandi, grandi lavoratori pubblici.

Una fonte di guadagno extra ma fondamentale sono i tutoraggi e i corsi in codocenza (ossia una parte del corso, tipicamente un terzo delle ore frontali previste, viene affidata a voi). La paga è bassa e arriva anche dopo molto tempo, ma: innanzitutto non si butta niente, secondo la didattica fa curriculum e terzo la didattica rafforza la vostra posizione all’interno del dipartimento. Può succedere che la soddisfazione di un professore per un bravo assistente si trasformi in aperto appoggio politico durante la discussione della tesi o futuri concorsi. Per accedere a queste posizioni bisogna fare un concorso pubblico, ma la cosa migliore è contattare preventivamente il titolare del corso, perchè la didattica è una questione delicata e i professori vogliono essere sicuri di avere accanto persone valide (e anche un po’ sottomesse). Cosa che un bel curriculum da solo non necessariamente può garantire.

Dottorandi, grandi lavoratori privati.

Le ripetizioni sono un classico intramontabile per sopravvivere ad un dottorato, specie senza borsa o a borsa finita. A seconda dei periodi potete dedicare senza rimorso alcuno dalle 4 alle 8 ore settimanali a questa nobile attività e ricordatevi:
1. chiedete un compenso adeguato. Infatti avete studiato almeno quanto uno psicologo (da 50 euro ai 100 euro a seduta), infinitamente di più di un’estetista (dai 30 ai 40 euro l’ora per un massaggio), decisamente di più di uno studente universitario (10-15 euro l’ora per ripetizioni alle superiori) . Svalutare il vostro lavoro è una mortificazione inutile e controproducente. La gente pagando ha la tranquillizzante sensazione (giusta) di ricevere un servizio di qualità. A volte un compenso giusto è un buon biglietto da visita.
2. potete denunciare sulla vostra dichiarazione dei redditi quello che guadagnate con le ripetizioni. Esiste una soglia al disotto della quale quello che guadagnate non va denunciato, al di sopra basta rilasciare una ricevuta e accluderne copia al modello unico.
3. evitate imbarazzanti questioni deontologiche. Niente lezioni a gente del vostro dipartimento. Tutto il resto del mondo vi aspetta!

Esiste inoltre tutto un mondo di corsi appaltati alle università da altri enti pubblici e privati. In genere sono faticosi ma ben pagati, quindi è un circuito nel quale vale la pena cercare di inserirsi.

Dottorandi, gente che sa aspettare.

Se avete pianificato un periodo di alcune settimane all’estero alla scadenza della vostra borsa di dottorato, avete diritto a recuperare l’incremento del 50% della borsa chiedendo una sospensione della borsa con riattivazione alla partenza. Se ad esempio dovete stare fuori 4 mesi, a 6 mesi dalla partenza iniziate a fare domanda, rivolgendovi all’ufficio dottorato della vostra università.
Certo, avete fatto la fame per 4 mesi in Italia, ma questo investimento vi restituirà al ritorno un guadagno netto di circa 2000 euro. Questo ovviamente presuppone che voi siate in grado di stare 4 mesi senza borsa e campare all’estero con solo 1000 euro al mese, cosa non da tutti. Solo da ricchi. O da schiavi.

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5 Risposte to “Come sopravvivere ad un dottorato di ricerca (una guida semiseria) parte 5 di ???”

  1. Roberto Says:

    Non scrivi più?

    • Anna Says:

      Non lo so, sicuramente non nei prossimissimi giorni! Ma tempo fa pensavo ad un “Come sopravvivere ad un assegno di ricerca” o simili, quindi chissà… intanto grazie per l’interessamento :)

  2. circospetto Says:

    dopodomani ho la prova scritta per l’accesso al dottorato. Mi sto cacando addosso. Grazie per le risate che la lettura del tuo (“pentapartito”) manuale di mutuo-aiuto mi ha provocato

  3. FraPa Says:

    Bè??? come facciamo senza il seguito? :D

  4. Carla Says:

    Ciao a tutti, come hai detto tu Anna, essere ambigui è un’arte ben nota ai Prof., oggi ho avuto l’ennesima conferma.
    Sono andata dal mio relatore di laurea triennale, abbiamo chiacchierato della mia tesi di specialistica, che però sto facendo con un altro Prof. Poiché non ci sono corsi con lui alla specialistica.
    spesso mi ha fatto complimenti sul mio lavoro, così oggi ho preso coraggio e gli ho detto che mi piacerebbe fare ricerca.
    Lui ha detto che devo fare un dottorato (naturalmente) e mi ha detto di parlarne con il mio attuale relatore che mi avrebbe indirizzato verso un dottorato migliore ( cito le sue parole), di quello organizzato presso la mia facoltà. Inoltre il mio attuale relatore sarebbe anche componente della commissione.
    Vorrei capire se è stato un modo per scaricarmi, un indirizzarmi altrove poiché lui da pochissimo ha un nuovo dottorando e magari non può prendere altri, ma vuole comunque farmi avere un’opportunità. Che ne pensate?

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