The Black Friday @ Circolo Degli Artisti, Roma (21/01/2011)

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Sarò breve.

Adriano Viterbini sarebbe stato inserito almeno in 3° (se non addirittura in 2° posizione) in questo post qua, se solo lo avessi visto suonare dal vivo prima di partorirlo.
Come voi tutti ben saprete tra 5 secondi, Adriano Viterbini è il chitarrista/cantante/tuttofare dei Bud Spencer Blues Explosion, che si è (artisticamente, spero) congiunto con Luca Sapio, colui che ora porta il gravoso fardello di sostituire John De Leo alla voce dei Quintorigo.
Una diapositiva di Luca Sapio:

Ora, prima il dovere e poi il piacere: Luca Sapio è forte, è blues, è rozzo, ha una voce sporca, e come ho ribadito più volte qui, non è John De Leo e non ci tiene ad esserlo. Diciamo che gli mancava solo il cappellaccio e il dente bianco traslucido che spicca sulla faccia negra.

Si perché questi due dice che fanno blues, ma è un blues un po’ strano, pare un blues preso paro paro dagli anni ’30, buttato in una lavatrice LedZeppeliniana e steso ad asciugare al grunge.

Ma passiamo alle cose serie: Adriano Viterbini.


Siccome io non ho mai visto dal vivo i Bud Spencer Blues Explosion, mica me lo aspettavo che era uno che poteva suonare così. Mi avevano parlato di lunghi deliranti presuntuosissimi assoli elettrici, e io chissà che me pensavo.
Invece quest’uomo in versione acustica suona del blues, ma del blues un po’ rivisitato, un blues anni zero che alla fine è molto più ‘vero’ di quello che puoi ascoltare nelle migliori cover band.
Viterbini è uno che pare che la chitarra non gli basta, sembra sempre che abbia la necessità di andare oltre quei tasti, come se gli scappasse qualcosa. Eppoi è così grezzo, è sporco, è sentito, e fa scopa perfettamente colla voce di Sapio.

Qualche traccia? Quasi tutte cover:
Tom Rushen Blues” di Charley Patton;
The Dark End Of The Street” di James Carr;
“Trouble Soon Be Over” di Blind Willie Johnson;
Love In Vain” di Robert Johnson;
A Change Is Gonna Come” di Sam Cooke;
‪”Death Letter Blues” di Son House‬;
“Hard Times Killing Floor” di Skip James;

e le loro due originali: “Jupiter” e “Strange Gal”, che non hanno veramente niente da invidiare alle cover succitate.

Attenzione alla superchicca: la cover di “School”: ecco qua la versione dei Black Friday.

Voglio dire, se riesci a far diventare blues i Nirvana sei qualcuno.

[Silently]

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