E andiamo a vedere… (Le Luci Della Centrale Elettrica @ New Age, Treviso 21/01/11)

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Se c’è un musicista che può spaccare il pubblico sulla qualità dei suoi live, è questo qui:

Ha riempito un locale, ma metà della gente con cui ho parlato dice che non gli è piaciuto. Chi non sopporta i testi, chi dice che è stonato (beh, su questo è indifendibile), chi l’ha trovato troppo pretenzioso, chi banale…
Cosa dico io? Boh, a me è piaciuto…
Sarà che avevo già letto qui che i suoi live possono lasciare delusi anche i fan più accaniti. Sarà che, non essendo un fan sfegatato, parto avvantaggiato: non può cadere troppo chi non è su un piedistallo. Sarà che non ho dovuto pagare il biglietto (mi piace vincere facile)…

Io ci speravo in un concerto quasi unplugged, chitarra scordata, voce e il violino di Rodrigo D’Erasmo (Afterhours). Invece cosa mi trovo… * rullo di tamburi * un percussionista! E in alcuni pezzi batteva, eh! Suoni che riempivano, volumi troppo alti. Ora, non so che dimensione voglia dare Vasco Brondi ai suoi live, ma secondo me non ha capito perché al pubblico piace la sua musica. Come dice anche Silently, credo sia quel suono di chitarra sporco, quel cantare un po’ incerto, come uno che strimpella le sue corde a notte fonda in Piazza Santo Stefano, con un paio di amici e una bottiglia di vino scarso, pronto a prendersi gli insulti da chi vuole solo dormire e non pensare. Brondi incarna tutti quei sedicenni che suonano nelle loro stanzette. Succede poi che un Vasco su mille riesca a sfondare: allora diventa il rappresentante di tutti quelli con velleità artistiche ma poca tecnica, con pacchi di canzoni in un cassetto (e il sottoscritto è fra questi). E’ per questo che piace, perché non è una rockstar genio e sregolatezza, è un ragazzo che strimpella.

Mi posiziono un po’ lontano, in alto per vedere meglio il palco: sotto il pubblico è assorto, silenzioso. Di rado mi è capitato di sentire un tale silenzio prima di un concerto: avevano davvero voglia di ascoltarlo!
Le percussioni mi spiazzano di brutto, però spara “Cara Catastrofe”, “Piromani” e “Quando Tornerai dall’Estero”  fatte (quasi) come le volevo io: emozionate e emozionanti. Il pubblico è fermo, non si muove. Ascolta e ogni tanto canta in coro pezzi di canzoni.

Perle ai pirla: una irriconoscibile cover di “Trafitto” dei CCCP. Dai, anche noi tifiamo rivolta, ma questa volta hai pisciato un po’ fuori dal vaso, per usare una fine metafora: così brutta che l’ho riconosciuta solo dal testo! Batteria pestatissima; melodia sparita nel nulla; finale con casino di violino; recitato, non salmodiato… ma soprattutto: HAI DOVUTO LEGGERE IL TESTO! Plaudo anyway il coraggio di reinterpretare la storica band emiliana, che nessuno ha (ri)conosciuto, visti i pochi, incerti applausi.
E stendo un velo pietoso sul riarrangiamento di “Lacrimogeni”, una delle mie preferite, irrimediabilmente storpiata.
Il concerto prosegue, si risolleva man mano che ci avviciniamo al finale, ma allo stesso tempo  sembra stia andando tutto in vacca, anche la mia attenzione. E non è per colpa delle birre.
Si congedano con “Per combattere l’Acne”. Il pubblico diventa l’esercito del Sert, cantando in coro ogni parola. E pure io, nonostante non sia una delle mie preferite, provo per empatia la sensazione di stare ascoltando un capolavoro. E poi chi non vorrebbe fare dei rave sull’Enterprise?

Un ovvio bis di tre canzoni, “Le ragazze kamikaze” come finale. Ormai lo scazzo aveva preso il sopravvento: tutto prende una piega punk, con suoni irriconoscibili, Vasco che urla, sbraita sbattendosene altamente dell’intonazione, trascinando il microfono in giro e infine buttandolo a terra.
E quando pensavo fosse tutto finito… il buon Brondi esce di nuovo e ci regala un altro paio di accordi di “Stagnola”, così scazzati e unplugged, con la voce roca e la passione di chi vorrebbe solo bersi una birra e fumarsi una sigaretta in pace. Probabilmente è questo il momento che più si è avvicinato a quello che mi aspettavo io dal suo concerto.


Diciamo che, per ammazzare il tempo, ci siamo sconvolti.

[grazie ad Alessandra Donadel per i video e Paolo Gazzola per (una) foto]

[Deniz De Gray]

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2 Risposte to “E andiamo a vedere… (Le Luci Della Centrale Elettrica @ New Age, Treviso 21/01/11)”

  1. brillanteeugenio Says:

    Bella recensione, molto precisa e molto sentita. Il resoconto di uno del pubblico che sa trasferire nelle parole ciò che ha vissuto. Sopratutto molto onesta, da vero giornalista. Tu sai scrivere non come quella Silently, che sembra una bimbominkia acida come una zitella. Ti faccio i complimenti, veramente bravo!

  2. Perchè io ti vogliobbene come se fossi normale. « ConversazioniMetropolitane Says:

    […] lunga settimana di Verdena. 5 – Tommaso Debenedetti: Libero di scrivere cazzate. 6 – E andiamo a vedere… (Le Luci Della Centrale Elettrica @ New Age, Treviso 21/01/11) 7 – Tendini&Vene: Showcase Acustico – Verdena Live @ Fnac, Porte di Roma, 25/01/2011. […]

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