Il Nano di Oz

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Ho iniziato a scrivere questo post in piena grafomania post Annozero: a volte mi capita, quando lo guardo da sola. Ma stasera era una puntata scialba, che è partita sentendosi già sconfitta da Benigni sul canale accanto, quindi mi è rimasta solo un po’ di tristezza da oh tempora oh mores che mi prende quando si parla delle mignotte di Berlusconi.

Poi non so come mi è venuta in mente un’analogia con una storia che mi è sempre piaciuta tanto, quella di Dorothy nel Mago di Oz. Perchè se dovessi personificare l’Italia non mi verrebbe in mente la pupazzetta di Ballarò, nè Sofia Loren, ma solo questa contadinotta del Kansas di fine ottocento.

Ecco la storia, più o meno come me la ricordo e con un aiutino di Wikipedia. Dorothy, dopo un esordio condito di smanie adolescenziali, cani e vicine bisbetiche, si trova barricata in camera sua quando un tornado travolge la sua casa e la trasporta in un paese assurdo e fantastico che si apprende rapidamente essere il paese di Oz.  Incidentalmente la nostra contadinotta uccide una donna, la malvagia strega dell’Est, atterrandole sopra con la casa. Ma l’omicidio colposo non è passibile di riprovazione sociale ad Oz, anzi: per magia Dorothy si ritrova ai piedi le scarpe rosse della strega cadavere. Non viene particolarmente turbata dalla cosa, mostrando un pronto senso di adeguamento alla morale del posto. Nel tentativo di tornare a casa, la ragazza intraprende un lungo viaggio verso la corte del Mago, che ha la fama di essere in grado di aiutarla. Dopo mille peripezie e con la compagnia del Leone, dell’Uomo di Latta e dello Spaventapasseri, raccattati uno dopo l’altro sulla strada,  Dorothy riesce ad avere udienza dal Mago, il quale si rivela un imbonitore da quattro soldi. Infatti si tratta banalmente di un tizio qualunque che era piombato nel paese di Oz in mongolfiera anni prima e si era costruito un personaggio sfruttando l’ingenuità degli indigeni. Oltre l’assurdo desiderio di Dorothy di tornare in un posto sfigato come il Kansas, anche il Leone, lo Spaventapasseri e l’Uomo di Latta hanno dei sogni infranti dalla VannaMarchità del mago: infatti i tre si erano imbarcati mossi dal desiderio rispettivamente di coraggio, intelligenza e di un cuore. Alla fine del film tutti i personaggi scoprono di aver sempre avuto dentro di sè le risorse che li avevano spinti dal Mago, e il lungo viaggio non era stato altro che un percorso verso la consapevolezza delle proprie capacità. In particolare Dorothy riesce a tornare a casa battendo semplicemente tre volte i tacchi delle scarpe della strega morta, dimostrando che a volte il crimine paga. La storia si chiude con l’ipotesi che fosse tutto un sogno, cosa che nel 39, anno di uscita del film, deve essere sembrata tremendamente geniale ed originale agli sceneggiatori.

Ecco, la mia Dorothy è questo nostro paese affascinante, intemperante, non innocente e non cattivo, che si è mosso per anni verso un’idea truffaldina di benessere, facilità del vivere, finta felicità e arrivismo impersonata da Silvio Berlusconi. Ma la sensazione è che questo ingorgo di zoccole, processi, scandali stia accelerando un processo: presto il trucco sarà svelato, e il mago si rivelerà solo un uomo qualsiasi atterrato con la sua mongolfiera di soldi mafiosi in questo sciocco paese. E in quel bel giorno tutti noi scopriremo di avere già dentro di noi le risorse per tornare a casa.

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3 Risposte to “Il Nano di Oz”

  1. m Says:

    Questo blog ogni giorno supera se stesso, diventa più interessante. E con questo non voglio metterti in competizione con ciò che hai scrittto il giono precedente, ne prendo semplicemente atto :-)

  2. Thumper Says:

    Mi piaccion le fiabe ♪
    raccontane altre… ♫

    (come vorrei tu avessi ragione…)

  3. Anna Says:

    Innanzitutto vorrei esprimere la mia invidia per le notine, che non so mettere! Anzi ora sì…col copia e incolla! ♫ ♫ ♫
    Poi sì, forse nel giro di poche settimane risprofonderemo nel fango ancora peggio e la mia è veramente solo una pia speranza: ma proprio per questo tanto vale godersela!!!

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