The Wall – Roger Waters @ Stadio Olimpico, Roma, 29/07/2013

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E’ passato quasi un anno esatto dalla mia ultima recensione musicale (ma per fortuna non dal mio ultimo concerto), e anche se la vita è cattiva con me e mi fa invecchiare e lavorare troppo, io non mi dimentico di voi.
Lo SO che non potete vivere un altro giorno senza sapere che cosa ho fatto ieri sera.

EBBENE, ieri sera sono andata all’Olimpico a vedere Roger Waters, e non per merito mio, bensì di due amichici che mi hanno regalato il biglietto a Natale 2012.

Cosa mi aspettavo da questo concerto?

Mi aspettavo un 70enne mediamente ben tenuto, con un gruppo di validissimi turnisti, che seduto su una seggiolina con un basso/chitarra in mano, avrebbe ripercorso i gloriosi viali del suo passato, forse facendomi TENERAMENTE commuovere in alcuni punti; magari, quando la voce gli avrebbe tremato, io avrei pensato: OH! Povero nonno!
Che coraggio, che audacia, alla sua età!

Che cosa ho visto invece?
Non ne ho idea, sono ancora stordita dal concerto più spettacolare che io abbia mai visto nella mia (breve) vita.
E dove per SPETTACOLARE intendo che ho assistito ad uno show vero e proprio, una pièce teatrale, un musical, un numero da circo di 2 ore e 20, capitanato sapientemente da un 70enne che sta MEJO DE ME che c’ho 30 anni!
E la commozione c’è stata, OH se c’è stata… Migliaia di occhi lucidi all’attacco di Another Brick In The Wall, altrettanti per Hey You, forse di più per Comfortably Numb, cori da stadio per Run Like Hell…

Un dramma, uno spettacolo, un evento.

Il muro è ENORME, leggo in giro che parliamo di 150 metri di mattoni bianchi, su cui una cinquantina di proiettori sputano immagini a qualità altissima.
Aerei che si schiantano sul muro, maiali giganti che volano, Teacher Martellone di 20 metri insultato dal coro dei bimbi di Another Brick In The Wall, fuochi d’artificio, foto di gente morta in guerra, video strappalacrime di soldati che riabbracciano i figli, bambini che muoiono di fame e memorial di vittime di guerra e razzismo e terrorismo e chi più ne ha più ne metta.

Roger Waters si fa anche capire in italiano; lo spettacolo è probabilmente adattato ad ogni paese (“Mother should I trust the government?” Risposta scritta sul muro: “COL CAZZO”).

Ora, la vera domanda è: perchè ha suscitato così tanta commozione, così tanta emozione su un pubblico così vasto ed eterogeneo?

Degli altri sticazzi, ma per quello che mi riguarda, lo show in se stesso ha fatto tanto. Il tutto va oltre la musica; musica conosciuta, sentita e risentita e risentita di nuovo in epoche per me anche mezzo lontane. Tra l’altro, The Wall non è neanche uno di quei dischi che ho idolatrato durante la mia adolescenza (nonostante ne abbia sempre riconosciuto la perfezione, e lo abbia ascoltato migliaia di volte); il concerto in sè, musicalmente, non ha avuto nessun picco di rilievo: c’è poco da cambiare in un disco perfetto, d’altronde.

Quindi? Quindi niente; quindi lo spettacolo, quindi quella simbologia che da 40 anni aleggia come marchio dei Pink Floyd, come simbolo di qualcosa di musicalmente e culturalmente inarrivabile, si concretizza davanti ai tuoi occhi e nella maniera più spettacolare che vi possa venire in mente.
Quindi l’elicottero in quadrifonia su tutto lo stadio, il faretto che fruga nella folla prima dell’attacco di Another Brick In The Wall, gli impressionanti filmati degli aerei da guerra che scaricano sulla città le simbologie di totalitarismo e consumismo durante Goodbye Blue Sky, in contrapposizione con il muro chiuso dietro cui esce magicamente Hey You, e la semplice intimità di una chitarra acustica e di Comfortably Numb, tutto ti fa rimanere sull’orlo delle lacrime e con la pelle d’oca fissa per 2 ore, e tutto ti fa commuovere.

Ma non commuovere teneramente, come pensavo che sarebbe successo prima che cominciasse il concerto: ti com-MUOVE, ti sdraia lo stomaco, ti agita l’intestino, ti prende alla gola, ti lascia colla bocca aperta, ti fa dimenticare di respirare.

Se proprio ci devo trovare un difetto per forza, direi che le immagini dei bambini morti di fame e in generale le storie strappalacrime sui bimbi sofferenti forse si potevano evitare; ovviamente siamo tutti d’accordo con la denuncia pacifista del buon Roger, ma usare le foto dei bambini mi da sempre un pochino fastidio.

Comunque, all in all…. Si dai, mi è mezzo piaciuto :D

Quanto ho pagato il biglietto: 52 (Regalo!)
Quanto avrei pagato: anche 80.

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10 Risposte to “The Wall – Roger Waters @ Stadio Olimpico, Roma, 29/07/2013”

  1. Renato Says:

    Si il concerto come evento teatrale era bello;a me ha lasciato perplesso la sua voce che ha steccato diverse volte e sopratutto il fatto che in molte parti stava cantando in play back. Se voi andate a rivedere le immagini poterete notare addirittura dei punti ove lui ha il microfono distante e la voce si sente chiaramente, oppure che mentre ha la bocca chiusa l audio va. Inoltre se voleva far cantare i suoi colleghi doveva dire roger waters and band. Io ho pagato per sentir lui non degli sconosciuti, anche bravi ma che non rappresentano la storia dei Pink.
    Risultato: una grande delusione.

    • Silently Says:

      Mmmh… Hai ragione, il playback c’era in alcuni casi, in altri ( a me che stavo in piccionaia spinta ) arrivava molto prima il video dell’audio, insomma: se avessi assistito al solo concerto, avrei rosicato parecchio! Quello che peró credo che sia riuscito a fare è cercare di trasporre con quello che gli mette a disposizione la teconologia che non aveva trentanni fa, un circo, un circo spettacolare peró, che secondo me ha sopperito parecchio alle defaillance (anche del chitarrista e del batterista in un paio di occasioni) che potevano essere evidenti ad orecchi più attenti :)

    • Nicola Says:

      c’era sicuramente ritardo tra il video e l’audio, dovuto oltre che alla distanza anche dal fatto che la proiezione dei video forse aveva un pre-editing. Io credo che fossero in playback soprattuto i video, che forse erano stati registrati prima (soprattutto alla fine quando era in veste di dittatore). Poi credo sia normale che in alcuni punti risparmiasse la voce, ad esempio la trovata di mandare il vecchio filmato di Mother forse era per riposarsi

      • Silently Says:

        Secondo me non ce n’è stato così tanto di playback, neanche alla fine, però devo ammettere che ero così stordita che non ci ho prestato troppa attenzione!
        Pensavo solo Mother in realtà, e lo aveva anche detto, però visto anche il numero di stecche per il resto del concerto non mi ero neanche posta la questione…

  2. Topper Says:

    C’ero anche io. Il Concerto per definizione. Nient’altro da dire.

  3. max Says:

    Persona superficiale e amorale. Sembra di sentire parlare una delle Olgettine.
    Articolo scarso, superficiale e pressopochista

  4. Marco Serino Says:

    Ciao. Ho scritto un post in proposito. http://marcoserino.wordpress.com/2013/07/29/il-mio-the-wall-live/
    Ho messo una foto simile alla tua, ma non l’ho fatto apposta…

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