Malesia, un po’ di pratica – Parte II

by

DSC_0655

Ed eccoci alla seconda parte della nostra guida pratica alla Malesia, ai suoi abitanti, alle tradizioni, insomma alle couse.

Alberghi

In generale, dormire in Malesia può rivelarsi un’avventura molto economica. Ma, in generale, un’avventura. Gli standard di pulizia di ostelli e alberghi di fascia economica sono molto scarsi, al pari dei servizi offerti. In compenso, di solito il personale è molto cordiale e di grande aiuto se non si sente criticato.

Evitate come la peste la Guesthouse Lavender, a Melaka, e il ML Inn a Kuala Lumpur. Quest’ultimo, pieno di scarafaggi anche al 3° piano, ed entrambi con bagni scandalosi. Impraticabili, veramente.

Carini i bungalow del The Cabin, a Langkawi, a due passi dalla spiaggia, anche se non proprio economicissimo rispetto alla Malesia in generale; ma era altissima stagione e Langkawi è un po’ la Rimini de noantri (molto più bella, comunque). Per la media degli alberghetti che ho visto, la stanza era un po’ più grande, e veniva pulita tutti i giorni. Simpatica la verandina sul davanti per rilassarsi un po’, anche se le sedioline in ferro battuto non sono proprio il massimo della comodità.

Particolare anche il Muntri House, a Georgetown (Pulau Penang), costruito dentro un’antica residenza Peranakan (i Cinesi dello Stretto). Certo la struttura non è nuova e le camere lasciano parecchio a desiderare, ma il personale è disponibile, le aree comuni molto carine e i bagni ai piani mediamente puliti.

Accettabile anche il China Town Inn, al centro del mercato cinese di Kuala Lumpur, in Jalan Petaling. Difficile accedervi con le valige se arrivate di pomeriggio perché la strada è talmente piena di bancarelle che a stento vedrete i numeri civici, ma hanno bagni decenti in stanza e prezzi più che abbordabili. Si può fumare in reception, ma non ci sono finestre nella maggior parte delle stanze.

Purtroppo non so dirvi nulla di alberghi di media e alta categoria, ho scelto solo catapecchie supereconomiche.

Persone&Lingue

Parlare della “GGENTE” come entità unica è sempre un po’ un rischio, va a finire che stereotipizzi tutti e non dici niente di concreto. Il che, OVVIAMENTE, non mi impedirà in alcun modo di farlo lo stesso.

Dicevo: stereotipizzare blabla la GGENTE MALESE blablah… oltretutto, in Malesia non c’è neanche una popolazione definita e riconoscibile, come uno potrebbe dire: “gli americani” o “i francesi”.

La popolazione malese è costituita grossomodo, oltre che dai malesi originari, da un buon numero di cinesi, anche detti “cinesi dello stretto” (Peranakan), arrivati in Malesia verso la fine del 15esimo secolo, e dagli indiani. Ormai, anche queste popolazioni sono malesi da secoli, ma la cosa bella è che non hanno mai dovuto rinunciare alle loro tradizioni, alle loro lingue e alle loro religioni: è per questo che potete trovare a braccetto un tempio hindù e uno taoista, e non di rado qualcuno che passa a pregare in uno e poi, per non sbagliare, porta dei fiori o accende un incenso anche nell’altro.

Sinceramente non conosco la storia della Malesia, suppongo che vi siano stati (o vi siano ancora) scontri di matrice etnica, ma girando per le strade mi sembra proprio che ognuno si faccia i fatti suoi. Sembra che ogni etnia abbia una sua propria comunità molto ben definita, ma al tempo stesso perfettamente integrata con le culture adiacenti. E’ molto bello da vedere.

Circa metà della popolazione è di religione islamica, ma non ci sono divieti e non ho avuto mai la sensazione di essere “giudicata” per un pantaloncino o una canottiera. Più della metà delle donne porta i capelli coperti, ma in generale non ho percepito quell’aria di disuguaglianza che ci si potrebbe aspettare in un paese a prevalenza islamica, anzi: molti “manager”, che fossero di bancarelle, di alberghi o di negozi alla moda, erano donne col velo.

In generale, i malesi mi sono sembrate persone molto timide. A volte, avvicinandomi per chiedere informazioni, ho avuto l’impressione che avrei ricevuto una risposta brusca: invece pare che un sorriso li “rassicuri” immediatamente, diventano subito molto disponibili e veramente molto gentili.

Inoltre, mi pare di aver capito che i cinesi abbiano un sottile ed innato senso dell’umorismo: sono sicura di aver sentito un sacerdote fare delle battute mentre celebrava un matrimonio in un tempio cinese (non perché ho improvvisamente e miracolosamente imparato il cinese, ma perché gli astanti ridacchiavano insieme a lui).

Fatto invece sgradevole che ci è successo svariate volte, è di vederci piombare degli uomini a saltare completamente le file, per i controlli all’aeroporto, alle casse, a prendere i biglietti della metro etc. E’ molto seccante, e non sono vaghi come possiamo essere noi occidentali cafoni: semplicemente arrivano e fanno quello che devono fare, punto. Inutile dire che oltre a fare delle facce scazzate e lamentarci a voce alta in italiano per non farci capire, non abbiamo fatto un granché per farci rispettare. Siamo pur sempre a casa altrui, perché rischiare?

Un’altra cosa che mi ha parecchio colpito è quanto presto lavorano i ragazzini. Non nei negozi, nei centri commerciali o nei ristoranti, ma nei banchetti di strada o nelle bancarelle ci sono tantissimi ragazzi (12,13 anni) che già lavorano mentre i grandi li guardano e li istruiscono (o comandano… non saprei dire).

Come vi ben dicevo poche righe fa, il mix di culture ed etnie fa sì che l’inglese sia parlato praticamente da tutti e praticamente ovunque.

L’inglese… inglese SECONDO LORO! Parlandolo tutti i giorni da decenni, suppongo che abbiano sviluppato una sorta di dialetto che non è facilmente comprensibile come INGLESE. Diciamo che ci vuole MOLTA fantasia, a volte.

Tra l’altro, loro capivano molto meglio me, che parlo un inglese mediamente corretto ma con una pronuncia ridicola, che la mia amica che ha studiato e vissuto in America. Per dire di che tipo di “inglese” stiamo parlando.

Amichi cari, quando e se troverò del tempo prima che il pesce rosso nel mio cervello si dimentichi tutto, mi piacerebbe molto anche raccontarvi qualcosa più in dettaglio delle città e dei luoghi che ho visitato. Ce la posso fare?

Incrociamo i ditini.

P.S. Siccome oltre ad essere un’ottima scrittrice, un’attenta critica ed una raffinata cultrice musicale faccio PURE le fotine (oh ma che volete de più? Che ve devo venì a spiccià casa?), potete trovare qualche contributo fotografico qui su flickr. Non mi ringraziate, è un piacere.

Annunci

Tag: , , , , , , , , , , ,

Una Risposta to “Malesia, un po’ di pratica – Parte II”

  1. cooksappe Says:

    *___*!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: