L’innominabile.

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Nel primo capitolo di questa nuovissima e divertentissima saga vi avevo accennato ad un piccolo ed irrilevante problemino con cui sto avendo a che fare.

Ebbene, trattasi di un tumore.

Ormai sono quasi due mesi che vado in giro facendo analisi e visite, ma vi giuro, quanto vero che il mio gatto è un pezzodimmerda, che NESSUNO, nessun dottore, nessun chirurgo, nessun infermiere ha mai pronunciato la parola TUMORE. Tantomeno (NON SIA MAI!!!) la parola CANCRO!

Forse qualcuno, sporadicamente, può aver menzionato METASTASI o CARCINOMA, ma solo nel momento in cui i risultati dell’ago aspirato e della biopsia hanno detto che nella mia tetta non ce ne sono.

Io, invece, per allenarmi all’idea, ho cominciato ad utilizzarle quasi subito. Innanzitutto, ho dovuto scoprire da sola che tumore e cancro non sono assolutamente la stessa cosa. Mi chiedo come avrei fatto se non fossi vissuta nell’era di internet. Probabilmente mi sarei organizzata il funerale da sola subito.

La mia ignoranza è abbastanza strabiliante in questa materia, ma mi chiedo se la colpa sia interamente mia. In questi due mesi mi sono accorta che queste due paroline (a vostro beneficio, ve le ripeto: CANCRO e TUMORE) sono meno pronunciate di SESSO, o di una bestemmia qualsiasi.

E la verità vera è che inizialmente è stato difficile anche per me. E’ difficile mettere volontariamente a disagio le persone, perché è questo che succede: “gli altri” si sentono profondamente fuori posto, è come se si sentissero in colpa. Come se, dopo aver nominato le paroline diaboliche, stessero improvvisamente parlando con un condannato a morte che però non ha nessuna colpa.

Quindi, adesso, facciamo un po’ di chiarezza su questa simpatica storiella: un tumore sono dei tessuti, della ciccia, che crescono in un punto del corpo ma che ne sono estranei. Per esempio: nella mia tetta c’è della ciccia che ha una consistenza diversa da quella che c’è intorno, è tessuto più duro, come se fossero, che ne so, dei muscoli invece che morbida cicceria da tette.

Lo stesso può capitare in qualsiasi (e dico veramente QUALSIASI) parte del corpo. Un mio conoscente, ad esempio, ne ha uno nel cervello da quando è nato. Chiaro che lo tiene sotto controllo, ma se non te lo dice non lo potresti scoprire MAI.

E questa in realtà è l’unica cosa che ho chiara dei tumori. Poi so confusamente che possono essere benigni o maligni (nel qual caso diventano CANCRO, ma un carcinoma non è detto che sia per forza un tumore), e possono crescere nel tempo, anche molto rapidamente, e diventare un problema anche nel caso in cui siano benigni. Da quel poco che ho capito, un tumore benigno lasciato stare potrebbe anche diventare un carcinoma col passare del tempo. POTREBBE, credo.

Ovviamente non fidatevi troppo di quello che sto scrivendo: queste sono le informazioni che ho, e con cui convivo da appena un paio di mesi, e non voglio averne altre. Potrei reperire tonnellate di informazioni molto più accurate, leggere un testo scientifico, ma non lo faccio, perché non mi va.

Assodato che, per ora, la mia tetta non ospita e non produce metastasi, per me va bene così. Anche se permane sempre quella sensazione di “vergogna”. Da quando questa simpatica novità ha allietato la mia altrimenti noiosa vita, ho scoperto che decine di persone hanno avuto un cancro (o un tumore) e io, semplicemente, non lo sapevo. Non lo sapevo perché è una cosa che non si dice.

Effettivamente, pensandoci, è difficile infilarlo in un discorso qualsiasi.

– “Ehi ciao, come va?” – “Da paura grazie, lo sai che c’ho avuto un cancro due anni fa?”

Mi pare quantomeno sconveniente.

Inizialmente, quando ne parlavo in giro con conoscenti o amici, cercavo di parafrasare, ma è quasi impossibile. Anche perché, pensandoci bene, suona molto più spaventoso “Ho qualcosa che mi cresce nella tetta”, “Ho una massa di roba”, “Devo fare qualche controllo”, che “Ho un tumore, ma per ora pare non sia un cancro”. A me sembra molto più rassicurante.

E per ora spero di avervi rassicurato abbastanza, anche se, miei giuovini virgulti, ovviamente la storia non finisce qui (non c’ho mica un raffreddore)!

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