La fine della saga?

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Ho voluto far passare un po’ di tempo prima di annunciare al mondo (che non aspettava altro che sapere COME STO, sicuramente) che NON ho un cancro.

E, a quanto pare, neanche un tumore.
(Qui potete trovare il Cap. 1 e qui il Cap. 2 di questa divertentissima storia!)

Ma come è potuto accadere che uno stuolo di dottori mi abbiano fatto temere il peggio, per mesi, tutti allo stesso modo e con la stessa convinzione?
E’ andata così: mi hanno operata, e dopo un paio (forse 3) di settimanelle di spasmodica attesa del risultato istologico, il chirurgo ha chiamato mia madre (MIA MADRE, Cristo, ma perché? Mica ho 14 anni!) per dirle che si trattava di “un semplice ascesso”.
Un ASCESSO? Ma non è quella roba che viene ai denti???? Come cazzo è possibile un ASCESSO in una TETTA?
Ecco, questa è più o meno la spiegazione che mi do, quando penso a come sia possibile che una ventina tra infermieri, dottori e tecnici di laboratorio mi abbiano fatto prendere ‘sto coccolone senza pari.

Quindi, tutto a posto?
Diciamo che la reazione primaria di tutti è stata: “WHEW, che sollievo!”.
Di tutti tranne che la mia.
Ho avuto un’infezione, generata da non si sa cosa, che in pochissimi mesi ha devastato la mia povera tetta destra.
Tutti si comportano come se io avessi scampato un cancro.
Ma la realtà, dal mio punto di vista, è che non ho scampato proprio un bel niente, anzi: ho avuto un’infezione che mi ha provocato un ascesso.
E una tetta martoriata, diversa dall’altra e per di più ricucita a grandi punti.
La cicatrice se ne andrà? Non penso proprio. Si vedrà un po’ di meno? Speriamo. Ma non cambia molto.
Mentre tutti quelli che mi benvogliono (giustamente) tiravano sospiri di sollievo e si congratulavano, io mi guardavo allo specchio e vedevo una tetta deforme.

Ora, vi chiederete (o, almeno io, me lo son chiesta): da quando in qua te ne frega qualcosa di che aspetto abbiano le tue tette?
Tra l’altro sono anche minuscole, non è certo una parte del corpo su cui hai mai fatto molto affidamento, o men che meno mostrato in giro!
Quindi?
Quindi boh.
Quindi man mano che levavo le bende, poi i cerottoni, poi i punti e alla fine i cerottini, mi faceva sempre meno schifo guardare, ma mi intristiva sempre di più cosa vedevo.

E la gioia di non avere un cancro, in realtà non l’ho mai provata.
Forse perché, già dalla biopsia, ho cominciato a soffrire di un dolore cronico, quel dolore che se fosse comparso subito avrebbe fatto stare tutti più tranquilli (l’assenza di dolore è generalmente uno degli indizi più forti per l’individuazione di un tumore).
Ecco perchè mia madre e mia zia non mi hanno vista esultare col risultato pulito della biopsia.
Ed ecco perchè non ho esultato neanche al risultato dell’istologico finale: perché lo sapevo già.
Certo sarebbe stato stupido andare in giro a dire “No regà tranquilli che lo so già che non è un tumore”, son cose che non si fanno. Quantomeno per scaramanzia.
E quindi non l’ho fatto, ma la verità vera è che pochi giorni dopo la biopsia, avevo già smesso di pensare a chemioterapie e simili (roba che aveva abbondantemente occupato i miei pensieri per un paio di settimane), e ho comprato uno shampoo nuovo (altra cosa che non facevo, sempre per scaramanzia).
O forse l’ho fatto solo per “pensare positivo”, come mi diceva il mio vecchio doc tutti i giorni in cui mi vedeva… Non lo so, fatto sta che per me, il risultato finale di tutta questa storia, non è stato affatto positivo come tanti possono pensare.

Io non ho “evitato”, “sfangato”, “debellato” nessun cancro. Semplicemente, non ce l’avevo e non ce l’ho mai avuto.
Io mi sono presa un’infezione, dal nulla, che mi ha lasciato sfregiata, e in questo purtroppo non ho trovato nulla da festeggiare, anzi.
Mi ritrovo ancora con la paura che l’infezione non sia del tutto guarita e che prima o poi possa ripresentarsi.
Mi ritrovo con dei dolori lancinanti quando sta per piovere, e dopo un mese e mezzo dall’operazione, mi ritrovo ancora impaurita dal dormire a pancia in giù, il che per me è un dramma, perché non riesco a dormire in nessun’altra posizione che vi posa venire in mente.
No, manco de lato, nada.

Mi rendo conto di quanto il mio punto di vista sia inutilmente disfattista e difficilmente condivisibile: guardandomi dal di fuori, sembrano dei ragionamenti idioti anche a me.

Però comunque mi rode il culo, ecco.

Pensavo sinceramente che sarebbe stata una reazione passeggera, che col tempo il dolore fisico e il dispiacere che provo guardando la povera tetta destra sfregiata sarebbe diminuito.
Per ora non diminuisce, ma ci provo forte ancora un po’ e poi vi faccio sapere, eh?

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Una Risposta to “La fine della saga?”

  1. danilogiglitto Says:

    Questo articolo e’ stato di sollievo anche per un erratico lettore del tuo blog come me, anche se mi dispiace tanto per la tua tetta.

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