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Cape Fever

29 dicembre 2012

37 e quattro di febbre e anni.
Meglio che 38, che in quel parallelo è bastato un pennarello per dividere in due un paese.
Strano che sopra sei povero e sotto ricco.
Nelle campagne del Nord non coltivano neanche più il riso, stanno messi così male che la dittatura ha già contato un paio di volte i peli del culo dei contadini. Non sai niente di loro, che fanno, quanti ne muoiono, quanti nascono.
A Sud vivono decine di milioni di persone in una città sola, hanno grattacieli, macchine, tecnologia avanzatissima, cinema e tante di quelle associazioni umanitarie pari solo alle percentuali di smog che gli abitanti di Seoul mangiano tutti i giorni.
Chi stava in mezzo s’è ritrovato tagliato in due: metti un braccio sopra, l’altro sotto, un testicolo nella Corea del Nord, una tetta in quella del Sud.
Vattelo a riprendere poi un pezzo di te dall’altra parte. Vagli a dire alle guardie nella striscia di confine che un occhio è finito sotto il tappeto del tipo che abita a Busan o che tua sorella sta a Pyongyang e vorresti sapere almeno come se la passa.
Ecco, se immagino che potevo starci io lì, sopra o sotto, o che la mano che impugnava quel pennarello poteva essere la mia mi rendo conto di quanto la vita, dove nasci intendo, sia solo un fottuto caso.
Detto questo, preferisco la febbre dai 38 in su. Dai molto più senso alle cazzate che scrivi.

Mari e Monti

17 agosto 2011

Poi torni da una settimana di campeggio all’Elba senza capire se l’isola è più mare o più montagna, come dire non sai se ti piacciono più i Beatles o i Rolling Stones.
Servono maschere, boccaglio, scarpe da trekking, un paio di costumi, 2 magliette, 2 calzoncini e un pile per la sera che fa freddo. E basta.
I fondali sono pazzeschi, i sentieri che tagliano l’isola pure. Il bianco locale sta intorno ai 12°, il pesce è buono ma non nei locali turistici, come al solito. In uno di questi un ristoratore locale dopo aver preso le ordinazioni ci ha salutato con un “mangiate divertendovi”. E’ diventato il leit motive della nostra vacanza.
Ho ascoltato musica pop dance anni 80 al bar del campeggio e in macchina del mio amico.
Ho anche sonnecchiato per ore sullo sdraio della piscina del campeggio.
Ho letto un po’ di Bukowski.
Ho smarrito un po’ di paranoie metropolitane.
A volte ti chiedevi perché non cercavi compagnie nell’altro emisfero. Altre volte ti chiedevi perché avresti dovuto farlo.
Il più delle volte non ti chiedevi niente.

Singletudine: (dis)illusioni per l’uso

17 giugno 2011

Intanto si sta soli per contingenza e non solo per scelta.
Chi vi dice che sta attraversando una fase della propria vita in cui vuole stare solo dice una mezza verità (l’altra mezza è una cazzata).
Se incontrasse una persona interessante manderebbe a quel paese tutti i bla bla bla ( psico-logici: sto finalmente capendo chi sono, sto imparando a conoscermi a fondo, sto scoprendo di potermela cavare da solo ….; ego-illogici: non ho bisogno di nessuno, già non mi sopporto da solo, sto così bene da solo…)
Dopodiché tocca vedere come uno si vive questa condizione, che uso ne fa.
La singletudine la puoi vivere in diversi modi, io ne ho rintracciati quattro (in effetti potrebbero essere un centinaio ma poi si sovrappongono, ne restano quattro).
Singletudine Addolorata
i giorni passano e non trovi uno straccio di persona. Sei vestita a lutto anche se ti vesti con tutti i colori del mondo e la gente lo vede da lontano che questa cosa ti fa star male. I tuoi non ti danno tregua, tu non ti dai tregua. Gli altri sono tutti più felici/appagati/stabili/realizzati/spensierati/ di te. La tua amica storica ha già un figlio ed è in attesa del secondo, siete cresciute insieme, avete fatto lo stesso percorso insieme, ma tu a un certo punto ti sei piazzata alla fermata di un autobus che non passerà mai. Non scopi mai.
Singletudine Permalosa
fondamentalmente sei incazzato con l’altro sesso, vorresti fartele tutte (o vorresti farteli tutti). Stare solo per te è un risarcimento e non una condizione. Per questo disprezzi le coppie, per te sono tutte improbabili e infelici. Ti chiedi se c’è qualcosa che non va in te ma non può essere che qualcosa non vada in te. Sei selettivo e antipatico fino quasi a starti sul cazzo ma essere esigenti per te è un pregio e non un difetto e dunque ti ritiene un tipo estremamente simpatico. A casa tua ci fai entrare pochissime persone: l’idea che ti sporchino il pavimento in gres ti manda ai matti, se poi ti fumano in camera potresti non dormirci la notte. Sei attratto/attento in modo maniacale alla cura che la persona che ti interessa ha di se stessa.
Singletudine Godereccia
non ti fai problemi se a una certa stai ancora solo. Magari se li fanno altri per te ma tu viaggi alla grande per conto tuo. Sei una sorta di monodose infinita. Non devi mettere al corrente nessuno al di fuori di te di quello che vuoi fare. Non conosci le tariffe telefoniche alla you&me, i pranzi dai suoceri, i suoi amici, le sue paranoie. Ti muovi in mezzo alle persone con disinvoltura, ti permetti grosse bevute mentre i tuoi amici in coppia si limitano a una media, compri solo quello che piace a te, mangi solo quello che piace a te, fumi quanto e quello che più piace a te, non ci sono date da ricordare né ricorrenze da festeggiare. In vacanza ci vai con gli amici e se questi sono tutti impegnati vai con avventure nel mondo. Non dai priorità al sesso, se lo fai ok se non lo fai ok lo stesso.
Singletudine Ponte
Ok sei solo. Capita. Non sei alla canna del gas come l’addolorato né incazzato col mondo come il permaloso e non vuoi nemmeno fare l’eterno Peter Pan come il godereccio. Non hai trovato ancora la persona che fa per te ma è con la persona che fa per te che vorresti progettare qualcosa di bello. Nel frattempo cadi e ti rimetti in piedi, a volte cammini altre stai alla finestra, altre volte corri. In fondo in fondo sei un ottimista e ci credi nell’amore, cazzo se ci credi!

Primati

27 maggio 2011

Bello ieri sera il Golden Gala all’Olimpico. Non so la gente quello che pensa dell’atletica, so solo che il biglietto delle curve stava a cinque euro e con cinque euro ti vedi uno spettacolo che non capita tutti i giorni. Tutti aspettavano il giamaicano Bolt, quello che corre i cento in poco più di nove secondi, infatti lo stadio s’è cominciato a riempire dalle nove in poi; ma lo spettacolo stava anche prima.
Sarà che l’atletica ha qualcosa di primitivo che va a togliere più che ad aggiungere.  
I ragazzini preparano la pista per i 400 ostacoli, i giudici se ne stanno seduti nelle loro seggiole in plastica, nel prato alcuni addetti sistemano i nastri per il lancio del giavellotto mentre tutto intorno la pista vedi quello che fa il salto in alto, quello che fa stiramenti, quello che si prepara per il lungo. Un miscuglio di atleti concentrati in un pezzo di campo verde e nella pista che lo circonda, ognuno con i proprio muscoli e i propri respiri; corpi regolati per andare a sfidare il tempo. Poi, per assurdo, dagli spalti non respiri nemmeno troppa competizione. Quando finisce la gara vedi il primo che si abbraccia col secondo come a dire abbiamo scampato pure questa, abbiamo condiviso pure questa!  E sugli spalti pure c’è un’aria di pace che sembra di stare a un concerto reggae.

Hey man!

10 maggio 2011

Vedi che i marciapiedi sono fatti per camminarci sopra e se non entri in quel centro commerciale che hanno aperto da poco vicino casa è perche non te ne frega un cazzo dei centri commerciali.  
Vedi che ti sembra di morire quando gli asciugamani non bastano più ad asciugare il sudore che ti cola dal corpo e ti chiedi come fai ad asciugarti adesso che il cielo si è piantato sopra la tua testa ed oltre non riesci a vedere, proprio non riesci a vedere.
Non passarmi quello da bidet però, quello va bene per tutti i giorni e pure quello per il viso non serve a un cazzo adesso.
Ok passami quello da bidet che intanto tiro via qualcosa, passami anche quello per il viso che vedo di asciugarci un po’ di assenza. No, non strofino troppo che poi sbuca la presenza che non è presenza presenza o meglio non è la presenza che intendi tu e pure l’assenza non è quella che intendi tu. Vuoto.
Vicino casa mia è pieno di gru. Palazzine di cinque piani col box inghiottito con le aiuole col centro commerciale a un tiro di schioppo col videocitofono con la vasca idromassaggio con la fermata dell’autobus a vista col GRA a quattro chilometri col centro a cinque minuti immerse nella tranquillità ma anche nel rumore se vuoi.
Vedi che se hai imboccato quella strada era perché pensavi fosse quella giusta e lo è ancora adesso che ti stai sudando sotto.
Vedi che i morti vanno lasciati stare perché non ha senso continuare a fare la sentinella su un terreno disabitato, se ti metti li non dai scampo a chi ti passa affianco e soprattutto non ti dai scampo tu. Perché così mancherà sempre qualcosa, mancherai sempre tu. Poi succede che proietti tutto pensando a lei che non c’è più o all’altra che c’è sempre stata e che non ti ha mai abbandonato. Poi capisci che in entrambi i casi eri solo un riflesso. Sudi quando capisci che sei un riflesso, sudi quando fai a meno del riflesso. Smaltisci e sudi quando vai a prenderti un altro pezzo di cielo.

Numerone

22 aprile 2011

A parte che i numeri ingigantiscono il fenomeno di cui si vuole parlare e spesso servono ad impressionare l’ascoltatore di turno.
Se ti dico che in Europa il nucleare c’è ed è molto pericoloso è differente dal dire in Europa ci sono 220 armi nucleari strategiche di cui il 45% in Italia. Dunque, un discorsetto coi numeri fatto da un politico ci sta tutto: sbatti qualche percentuale in mezzo a un discorso a caso così che la gente non ci capisce una mazza ma glielo fai passare come credibile perché come cazzo fai a contestarlo un numero!
Ok ci sta tutto, sei un politico, il tuo compito è quello di intortare la gente.
Poi alla gente gli restano in mente quei numeri e quando torna a casa la sera o la mattina dopo in ufficio dice: ” cazzo stiamo messi proprio male, in Europa ci sono 220 armi nucleari strategiche di cui il 45% in Italia” e l’astante fa ”perbacco!”. Il guaio è se nella capoccia di qualcuno in mezzo a quei numeri si fa spazio un “ma dove cazzo stanno ‘ste armi strategiche…dietro a un cespuglio? e “ma per armi strategiche che cazzo intendi? “ e ancora “…..”
A parte che se vai a un concerto organizzato per sensibilizzare la gente sui temi dalla salvaguardia dell’ambiente devi pure aspettartelo qualche appello al disarmo e soprattutto contrario al riarmo nucleare. E così che il preludio al primo Maggio stava nella polvere del galoppatoio l’altro ieri a Villa Borghese e negli appelli politichesi dei cantanti sul palco .
Sul palco Patti Smith poi Carmen Consoli, la prima invecchia senza scuse la seconda rivendica Sud, gay e neri in una botta sola (!)
La musica come veicolo verso altro funziona sempre e fa sempre piacere tornare a casa la sera con le scarpe piene di polvere.

Two beers is megl che one

3 novembre 2010

Insomma, ho iniziato un corso di inglese.
Un corso intensivo, dura più o meno un paio di mesi al termine dei quali dovrei portare il livello del mio inglese da uno “scolastico” (alias “buona conoscenza della lingua inglese scritta e parlata” così come indicato nel mio cv) ad uno che ti consenta di legare le parole insieme e dargli un senso, che ti consenta di sostenere una conversazione in sostanza.
Perché non un corso di teatro o uno di pre pugilistica? Lasciamo stare, pago il prezzo di una scuola pubblica che per otto anni (medie+superiori) mi ha insegnato un inglese di merda e di altri quattro (università) in cui l’inglese era previsto solo come idoneità (un test scritto! un solo test scritto in mezzo a un mare di esami) e di sei mesi (master) in cui l’unica parola inglese usata era “welfare”. Insomma, dodici anni e mezzo di istruzione per ritrovarmi con un “what’s” o un “so and so”.
Eppure l’inglese serve, cazzo se serve.
Ora, non mi va di addossare la colpa solo alla scuola italiana, potevo farmelo anche per cazzi miei l’inglese, facciamo che la colpa è fifty fifty, ok?
Detto questo, ho ripreso a bere birra copiosamente.
Per via di un rigurgito giovanile, immagino.
E per solidarietà d’oltremanica, ovviamente.

Può esse

5 agosto 2010

Casa Bonagura, ore 21, 100° giorno di Viola

Paolo, papà: “insomma…i prossimi?”
Magnolia, mamma: “dai che serve na cuginetta per Viola!”
Cecco: “visto che Cesare e Eleonora se so fatti la macchina più grande me sembra chiaro che…”
Cesare: “la macchina era per il viaggio in Montenegro più che altro..”
Cecco: “ma che ce vai a fa in Montenegro?”
Cesare: “ce sta un mare da paura e i parchi naturali, ignorante”
Cecco: “in Montenegro?”
Eleonora.”in Montenegro!”
Cico: “allora i prossimi so Cecco e Eva”
Eva: “non penso proprio! Pure Magnolia m’ha appena detto che so ancora giovane”
Cico: “ma non ce n’hai 31?”
Eva: “mbè..si!”
Cico: “e pensi de esse ancora ggiovane?”
Eva. “e te invece, che pensi de fa? Me sembra che te stai anvecchià a forza de sta così, nooo?
Cico: “è che c’ho un caratteraccio, e poi sto aspettà che passa la legge…quella della fecondazione assistita per single artificiali senza scopo di lucro…”
Cecco: “i prossimi so Federico e Miriam, a settembre entrano nella casa nuova…se na coppia decide di farsi na casa più grande…e ce sta pure anvestì un sacco de soldi…”
Cesare: “ao te c’hai sta fissa che se uno se fa qualcosa de più grande è perché poi deve fa un fijo!”
Cecco: “sennò che te la fai a fa na cosa più grande, se cerchi no spazio più grande non è per te che ce sei stato bene fino a mo ma per chi deve arrivà o no?”
Paolo, papà: “eh già”
Magnolia, mamma: “nella maggior parte dei casi si”
Eleonora.”probabilmente…”
Eva: “magari uno vole solo sta più comodo”
Cesare: “me prendo n’altro pezzo de torta, chi la vole?”
Cecco: “eccolo!”

Figli di Bob

4 agosto 2010

Giusto il tempo di un paio di canzoni per assestare lo stomaco al ritmo del basso mangiatutto e per capire che al tipo coi dread fin sotto il culo piace cantare e raccontare la sua storia, soprattutto.
L’autoreferenzialità ricorda molto quella dei cantanti hip hop con la solita piramide rovesciata: io contro loro, noi contro tutti, liberalizzazione vs polizia, liberalizzazione + reggae vs stato + polizia. Il rastafarismo viene sbobinato nelle canzoni e nelle parole con la semplicità di un detto popolare: Babilonia è un cavallo vincente se cavalcato ancora come metafora attraverso il sogno di un’Africa Unità. C’è da sapere che tutti gli uomini neri sparsi nel mondo non si sono ancora uniti e ribellati, c’è da scommettere che siamo li anche per questo e che c’è ancora tanta strada da fare.
Sul palco di Villa Ada gli Alboroise si presentano al completo: dread man alla voce, una tastiera arrampicata su un’altra più una terza per conto suo, una chitarra elettrica (ma te ne accorgi solo a metà concerto che c’è), il basso mangiatutto, una batteria picchiata come si deve e due coriste mulatte belle in carne da ballarci tutta la notte.
Il tipo coi dread (Alberto D’Ascola!)  fa sul serio: nasce a Marsala, si trasferisce a Bergamo dove fonda i Reggae National Tickets e nonostante il discreto successo commerciale molla tutto e tutti e si trasferisce in Giamaica, stabilmente.
Da solista già due album all’attivo, il botto lo fa con l’ultimo “Escape From Babylon” (tra le quali spicca Mr President “dedicata” al Berlusca ovviamente) con cui sta girando il mondo da un anno. L’altra sera Alberto ha cantato per un’ora e mezza alcuni brani dei RNT e molti degli Alborosie, tutti grondanti di sudore e denuncia ed ha omaggiato il maestro Bob con la splendida “One Love”.

Sergio, Ennio e gli altri…

3 agosto 2010