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Music Bound Spirit (Scott Kelly @ Apartaménto Hoffman, Conegliano-TV 24/02/2011)

25 febbraio 2011

Scott Kelly. Tatuaggi bluastri da rifiuto di galera, molta barba, pochi denti e un cappellino da baseball. Un fiore:

Per chi non sapesse chi è: uno dei due chitarristi/cantanti dei Neurosis.
Per chi non sapesse chi sono i Neurosis: check da fuckin wikipedia oppure si veda/ascolti questo o questo, che tanto non centra niente con quello che fa Scott Kelly da solista.
Si, perché nonostante sia uno dei membri fondatori di uno dei più innovativi e seminali gruppi metal degli anni ’90, nel suo progetto solista questo uomo rovinato fa country. E’ oscuro, è depressivo, è lento, ma resta fottutissimo country.
Lui è un timido Johnny Cash con tendenze suicide, con una voce da didgeridoo e l’allegria di un postsbornia, che strappa magistralmente a una chitarra sofferente pochi suoni vibranti e dilatati. Questo è quello che ho pensato, poco prima di addormentarmi.

Si, perché sarà pure un mito del metal alternativo, però dopo un’ora di concerto già faticavo a tenere le palpebre aperte. Poltroncina comoda, birra, luci soffuse, canzoni lentissime e ricche di bassi, zero stimoli visivi: tutti elementi che non hanno aiutato la mia proverbiale carenza di sonno. Però l’ho trovato molto bravo sia come cantante che come chitarrista acustico. Le canzoni mi piacciono molto più live,  forse per l’impatto emotivo che trasmette lui, come persona, perché si capisce che sono pezzi molto sentiti, dal profondo dell’anima. Hoffman location perfetta: penombra, ottima acustica, seduti a un palmo dal cantante. Lo scarno pubblico ha apprezzato, anche se il torpore si è man mano impadronito degli applausi di tutti. Ah, una domanda: stavo già sognando o c’era davvero una signora sulla cinquantina seduta in prima fila? Mitica…

Ha fatto pochi pezzi da Spirit Bound Flesh (ho riconosciuto Flower), parecchi da The Wake (sicuramente The Ladder in my Blood, Figures, The Searchers, Remember Me). Ha sommessamente annunciato alcuni pezzi nuovi, che erano abbastanza interessanti sia per musica che per testo. Escludendo un’orribile ballata country su una ragazza che fa la barista, resta in cinta e cammina nel sole. Ma che cazzo…
Per il resto, sfido chiunque riconoscere le sue canzoni: giusto un po’ monotone. E Scott non è che aiutasse, passando tutto il concerto seduto sulla sedia, chitarra e voce, dicendo una manciata di parole in tutto. Ha ringraziato più volte, ha ringraziato per la pazienza e persino per la compostezza del pubblico, che stava in silenzio e alla fine applaudiva, ma poco, per non disturbare.
Speravo in qualche pezzo dei Neurosis fatto in acustico… niente.
In compenso, prima che scappasse dall’assalto dei (3) fan presenti, sono riuscito a strappargli una notizia bomba: Neurosis a Torino il 20 Luglio. Gaudio magno.
Questo rimette in gioco il titolo di “Più atteso concerto da quando sono nato”, vinto dai GY!BE proprio nel gennaio 2011. Che vinca il migliore e chi ci guadagna sono solo io.

[Deniz De Gray]

Schizofrenia: son notti che non dormo (Pan Del Diavolo @ Apartamento Hoffman, Conegliano 04/02/2011)

6 febbraio 2011

[piccola premessa: io e Silently dobbiamo smetterla di andare a vedere gli stessi concerti. Ok dare diverse interpretazioni dello stesso gruppo, ma qui stiamo esagerando. Questa è l’ultima, promesso.]

Essendo visibilmente stanco, in carenza di sonno e pure un po’ scazzato, al concerto dei Pan Del Diavolo c’ero io ma eravamo in due.
C’erano Daniel, il me stesso buono, che cerca di divertirsi sempre, aperto alle novità e un po’ paraculo, e Il Griso, il me stesso cattivo, supponente, con gusti ben definiti ma perennemente insoddisfatto e molto rompicoglioni.

Daniel: per un duo di chitarre e voci il locale è perfetto: intimo, con luci soffuse ma rock’n’roll nell’animo.
Il Griso: si, peccato che stiamo aspettando sti stronzi da un’ora e mezza e ancora non suonano. Quante birre dobbiamo ancora bere prima di sentirli?
Daniel: cominciano, contento?
Il Griso: …ma senti che lagna. Già visto, già sentito. sto Pan del Diavolo parte lento, troppo lento cazzo… non prende!
Daniel: però sono originali! Schitarrate acustiche, la voce sbraitata, la grancassa che batte batte batte. Se non ti va di ballare, come minimo ti vien voglia di battere un piede a tempo!
Il Griso: originale come il caffè dopo la sigaretta, con lo stesso effetto lassativo. Quanti gruppi così abbiamo visto? Solo in zona Treviso credo ce ne siano un centinaio di questi gruppi inutili. E poi da Bennato ai Marta Sui Tubi, dai White Stripes a Tenacious D, sta formula è quanto di meno originale si potesse trovare. In Italia son tutti cantautori… E poi a me questo folk/rock’n’roll fa pure cagare.
Daniel: grazie tante, se non fanno sperimentazioni noise o classica minimalista postmoderna, allora per te sono già sentiti. A me sembrano bravi in quello che fanno. Bello sto pezzo, sembra un blues. Quel chitarrista laggiù è bravo davvero… guarda, ora suona una 12 corde! E l’altro, qui davanti, suona, canta E batte pure la grancassa. Sono dei fighi!
Il Griso: ho visto one man band fare altrettanto, se non di meglio… ti ricordi Dead Elvis? O quel tizio con la maschera di Ray Misterio, che suonava pure l’armonica… questi in confronto sono dei dilettanti.
Daniel: però suonano indubbiamente meglio delle tue one man band. Dai, guardali, hanno la POTENZA DEL SUDORE: fanno fatica, ci mettono anima e corpo e si vede… come fanno a non coinvolgerti?
Il Griso: ok, applaudo le gocce che gli imperlano la fronte. Potevano prendersi un batterista, no? Per fare “bam bam bam” bastava anche uno con una gamba sola.
Daniel: vorrei vedere te, a fare lo stesso! E questa dev’essere Sono all’Osso, un gran pezzo. Il modo di cantare è figo, mi ricorda qualcuno…
Il Griso: è Manuel Agnelli, sudato uguale, sbraitato uguale. Strafatto uguale?
Daniel: questa non l’avevo sentita. Dev’essere Il Pan del Diavolo. Bella, mi piace molto anche il testo.
Il Griso: e questo è Blu Laguna. Gran rock’n’roll, peccato che sia IDENTICO a un pezzo di Dead Elvis. Ricordi? Alla fine ci ha tirato scemi per quasi mezz’ora con quel “uh ih ah ah”, il giro è lo stesso, pure il testo mi sembra simile. Un plagio.
Daniel: magari è una cover. Magari entrambi hanno ripreso un altro storico pezzo r’n’r, che ne sai?
Il Griso: suonano parecchio…
Daniel: è un bene!
Il Griso: no, io vorrei andare a dormire. Mi sono rotto. Diventano davvero monotoni dopo un po’.
Daniel: e applaudi un po’, invece di stare a criticare ogni cosa! Non erano il gruppo migliore che abbiamo sentito ultimamente, ok, ma sono stati divertenti! Io me la sono passata alla grande!
Il Griso: applaudo solo per l’indubbia potenza del sudore e un paio di canzoni non male. Però se torni a sentirli, vaffanculo, io non ci vengo.

[Daniel & Il Griso]

Oh God, they’re Back! (Godspeed You! Black Emperor @ Estragon, Bologna 26/01/2011)

30 gennaio 2011

Se qualcuno mi chiedesse se valeva la pena spararsi 4 ore di autostrada e quasi 400 km A/R un mercoledì sera, con la prospettiva di dormire solo una manciata di ore prima di andare al lavoro, pur di vedere questo concerto, rispoderei: ASSOLUTAMENTE SI.

[Per chi non lo sapesse, stiamo parlando di una band storica del post-rock (vero), un collettivo di musicisti canadesi che con solo 3 album e un EP (un totale di 14 brani ma più di 4 ore di musica) tra il ’98 e il 2002, ha definito un genere musicale. Quando si sciolsero, pensai che non avrei mai più avuto una chance di sentirli live… ma fortunatamente mi sbagliavo]


Il concerto comincia in sordina, col pubblico che ancora chiacchiera e beve birra, mentre sul palco, coperto da innumerevoli strumenti e casse spia, salgono un paio di persone. Si chinano sugli strumenti, sembra che li stiano sistemando… e invece comincia un intro noiseggiante di chitarra e riverberi: ”Hope Drone”. Si aggiunge la violinista, così, di passaggio, mentre sullo sfondo compare un’enorme tremolante scritta HOPE.


Poi, un po’ alla volta, con grandissima calma, sul palco illuminato da pochi faretti rossastri, salgono tutti gli 8 componenti e il loro inserirsi nella musica porta a quel crescendo tipico dei GY!BE. E’ un’esplosione al rallentatore, il pubblico viene calamitato dal loro magnetismo. La gente si sposta sempre più verso il palco, tutti vorrebbero essere dentro quei suoni.
La batteria scandisce un ritmo quasi tribale, che risveglia istinti primordiali. Violino e violoncello cantano meglio di qualsiasi voce possibile. 6 corde che toccano corde profonde dell’anima. E il basso, per dio, non mi ero mai reso conto di quanto il basso fosse importante nei loro pezzi!

Lo capisci subito che sono musicisti veri. Nonostante i volumi e il luogo (un tendone), il suono è per-fet-to: sembra di ascoltare i loro cd in un impianto hi-fi. E’ possibile distinguere perfettamente ogni strumento, indipendente ma amalgamato, e ad ogni suono corrisponde un movimento del rispettivo musicista. In più di due ore di concerto non parleranno mai, si limiteranno a spostarsi da uno strumento all’altro, l’uomo come un mezzo per realizzare arte. Oltre alla musica, solo poche immagini e video scelti, proiettati sullo sfondo. Solo pura musica e, parafrasando gli Ornaments, “ai pensieri di ognuno la possibilità di essere testo”.

Il primo pezzo è infinito, credevo (speravo) che avrebbero avuto il coraggio di fare un concerto in un’unica tirata, senza pause, fregandosene degli applausi. Il secondo piatto: cembali e violino alle spezie mediorientali su sfondo di erbe e serpenti: “Albanian”, uno storico inedito. Il terzo pezzo è “Moya“. E qui perdo il controllo, mi fondo all’ondeggiare del pubblico.


Alla fine di Moya sono emotivamente esausto: da qui in poi perdo il senso del tempo.
“Gamelan”: pizzicato di violino ed echi di chitarre lisergiche in un crescendo di volumi e velocità… poi rallenta, i toni diventano cupi, la tonalità minore, si fa monotono e ossessivo.
Static“: Un predicatore parla “…because when you see the true face of god, you will die…”, accompagnato dal violino e da fiammelle rosse che compaiono sullo sfondo a tempo con la musica. Si aggiungono strumenti, fino a un finale epico e veloce. Dopo 20 minuti di musica siamo tutti molto scossi. Poi Storm, un paesaggio dipinto coi suoni.


L’apice della serata: “Sleep“. Il vecchietto ci parla di Coney Island e quando comincia la canzone vera sono già in estasi. Il violino è una sirena che mi ammalia, conosco il crescendo e so cosa mi aspetta… ma al momento dell’accelerata di batteria e chitarra ho provato lo stesso un orgasmo multiplo!
Ricordi confusi: credo abbiano fatto una parte di “Motherfucker=redeemer” e di “BBF3”. Sullo sfondo acqua, camion che scorrono, cumuli di auto rottamate, titoli di borsa, fiamme che divorano ogni cosa. Ricordo solo il finale. Un apocalittica “East Hastings“, con le fiamme che si espandono, poi di nuovo titoli di borsa mentre sulla sinistra si vedono strade e palazzi rosso sangue e una folla in marcia.

Una frase sullo sfondo mi è rimasta impressa: “The end is at hand”. Ora ho capito perché sono tornati: stanno scrivendo la colonna sonora per il tramonto del genere umano.
E vado a casa felice.

Alcuni commenti colti fra il pubblico:
“andiamo a prendere un vinile” “ma prima del concerto?” “perché, credi che dopo il concerto ne troviamo ancora?”
uno al telefono: “dovevi venire, dovevi venire! Cazzo senti qui” alza il telefono sopra la testa e passa mezz’ora così.
“oddio… ma è meraviglioso!”
“FATE SILENZIO! * BESTEMMIA * VOGLIO SENTIRE!”
“secondo te che vuol dire tutti quei numeri… il dow jones…la borsa”“che c’è crisi, no?”
“questi sono dei mostri”
“cristo si si è quello E’ QUELLO!”
ma soprattutto a un ragazzo in estasi in fianco a me scorrevano copiose lacrime sulle guance.
Serve aggiungere altro?

E andiamo a vedere… (Le Luci Della Centrale Elettrica @ New Age, Treviso 21/01/11)

25 gennaio 2011

Se c’è un musicista che può spaccare il pubblico sulla qualità dei suoi live, è questo qui:

Ha riempito un locale, ma metà della gente con cui ho parlato dice che non gli è piaciuto. Chi non sopporta i testi, chi dice che è stonato (beh, su questo è indifendibile), chi l’ha trovato troppo pretenzioso, chi banale…
Cosa dico io? Boh, a me è piaciuto…
Sarà che avevo già letto qui che i suoi live possono lasciare delusi anche i fan più accaniti. Sarà che, non essendo un fan sfegatato, parto avvantaggiato: non può cadere troppo chi non è su un piedistallo. Sarà che non ho dovuto pagare il biglietto (mi piace vincere facile)…

Io ci speravo in un concerto quasi unplugged, chitarra scordata, voce e il violino di Rodrigo D’Erasmo (Afterhours). Invece cosa mi trovo… * rullo di tamburi * un percussionista! E in alcuni pezzi batteva, eh! Suoni che riempivano, volumi troppo alti. Ora, non so che dimensione voglia dare Vasco Brondi ai suoi live, ma secondo me non ha capito perché al pubblico piace la sua musica. Come dice anche Silently, credo sia quel suono di chitarra sporco, quel cantare un po’ incerto, come uno che strimpella le sue corde a notte fonda in Piazza Santo Stefano, con un paio di amici e una bottiglia di vino scarso, pronto a prendersi gli insulti da chi vuole solo dormire e non pensare. Brondi incarna tutti quei sedicenni che suonano nelle loro stanzette. Succede poi che un Vasco su mille riesca a sfondare: allora diventa il rappresentante di tutti quelli con velleità artistiche ma poca tecnica, con pacchi di canzoni in un cassetto (e il sottoscritto è fra questi). E’ per questo che piace, perché non è una rockstar genio e sregolatezza, è un ragazzo che strimpella.

Mi posiziono un po’ lontano, in alto per vedere meglio il palco: sotto il pubblico è assorto, silenzioso. Di rado mi è capitato di sentire un tale silenzio prima di un concerto: avevano davvero voglia di ascoltarlo!
Le percussioni mi spiazzano di brutto, però spara “Cara Catastrofe”, “Piromani” e “Quando Tornerai dall’Estero”  fatte (quasi) come le volevo io: emozionate e emozionanti. Il pubblico è fermo, non si muove. Ascolta e ogni tanto canta in coro pezzi di canzoni.

Perle ai pirla: una irriconoscibile cover di “Trafitto” dei CCCP. Dai, anche noi tifiamo rivolta, ma questa volta hai pisciato un po’ fuori dal vaso, per usare una fine metafora: così brutta che l’ho riconosciuta solo dal testo! Batteria pestatissima; melodia sparita nel nulla; finale con casino di violino; recitato, non salmodiato… ma soprattutto: HAI DOVUTO LEGGERE IL TESTO! Plaudo anyway il coraggio di reinterpretare la storica band emiliana, che nessuno ha (ri)conosciuto, visti i pochi, incerti applausi.
E stendo un velo pietoso sul riarrangiamento di “Lacrimogeni”, una delle mie preferite, irrimediabilmente storpiata.
Il concerto prosegue, si risolleva man mano che ci avviciniamo al finale, ma allo stesso tempo  sembra stia andando tutto in vacca, anche la mia attenzione. E non è per colpa delle birre.
Si congedano con “Per combattere l’Acne”. Il pubblico diventa l’esercito del Sert, cantando in coro ogni parola. E pure io, nonostante non sia una delle mie preferite, provo per empatia la sensazione di stare ascoltando un capolavoro. E poi chi non vorrebbe fare dei rave sull’Enterprise?

Un ovvio bis di tre canzoni, “Le ragazze kamikaze” come finale. Ormai lo scazzo aveva preso il sopravvento: tutto prende una piega punk, con suoni irriconoscibili, Vasco che urla, sbraita sbattendosene altamente dell’intonazione, trascinando il microfono in giro e infine buttandolo a terra.
E quando pensavo fosse tutto finito… il buon Brondi esce di nuovo e ci regala un altro paio di accordi di “Stagnola”, così scazzati e unplugged, con la voce roca e la passione di chi vorrebbe solo bersi una birra e fumarsi una sigaretta in pace. Probabilmente è questo il momento che più si è avvicinato a quello che mi aspettavo io dal suo concerto.


Diciamo che, per ammazzare il tempo, ci siamo sconvolti.

[grazie ad Alessandra Donadel per i video e Paolo Gazzola per (una) foto]

[Deniz De Gray]

Forse Gesù direbbe WOW se fosse qua (Verdena @ Apartaménto Hoffman, Conegliano-TV 20/01/11)

23 gennaio 2011


Data zero del nuovo tour dei Verdena: un “secret show” per un numero limitato di persone (dicono 300, su 1200 richieste, il massimo che effettivamente poteva reggere il locale) visto che il tour vero comincia il 26.

Premessa: i Verdena li ho scoperti dopo una festa devastante nel 2000, quando facendo pulizie ho trovato il loro primo CD abbandonato fra i miei. Non ho mai scoperto chi lo avesse dimenticato, ma lo ringrazierò per sempre. Da allora, questo è il 4° loro concerto che vedo: con Verdena in un grande rock club (2000); con Solo Un Grande Sasso era in un tendone a una festa paesana (2002); per Requiem ero ad un festival all’aperto (2007). Ogni volta un album totalmente diverso dai precedenti, ogni volta un’esperienza totalmente diversa.


Questa volta era un locale davvero piccolo, tanto che se allungavi le mani potevi rubare il basso a Roberta. Forse la location non era delle migliori: faceva caldissimo, eravamo superpressati, l’acustica del locale non è fatta per quei volumi da sberle in faccia. In poche parole, opinione comune: si sentiva un po’ di mmerda e un paio di problemi tecnici non hanno aiutato. Però la carta da parati, il fumo, i giochi di luce, il lampadario di cristallo e l’essere a due metri dai musicisti davano un tono davvero intimo, indie, da band emergente. E, da quello che ho sentito, questo calza a pennello con lo stile delle canzoni di WOW.


Ma parliamo di musica.
Se uno si aspetta i Verdena un po’ punk degli esordi, il rockettone di Requiem, o anche solo qualche rivisitazione di pezzi vecchi, resterà deluso. “Muori Delay“, “Non prendere l’acme, Eugenio” e “Canos” sono (purtroppo?) gli unici brani già noti: il resto sono solo pezzi nuovi da WOW. Bene allora, vediamo un po’ come sono i Verdena dopo 4 anni di silenzio.
Non ci sono neri e blu, non ci sono cristi che sanguinano in questo concerto, niente grunge dei primi album, niente riffoni di chitarra: anzi, la chitarra si sente davvero poco! C’è pianoforte, tanta sperimentazione, tantissima psichedelia, un pizzico di noise. Prevalgono i pezzi lenti, riflessivi, ma pestati: maggiore maturità e maggiore complessità. Luca si conferma un batterista coi controca$$i: batte come un pazzo ma tira fuori dei ritmi geniali e assurdi. Per me il migliore è lui. Il basso di Roberta saliva dai piedi e riempiva tutto. Alberto, beh, lui sperimentava alla faccia nostra, molto più spesso davanti ai tasti che non alle 6 corde. Lo sconosciuto tastierista (Omid?) era il suo doppleganger, riempiendo gli strumenti che man mano lasciava vuoti spostandosi per il palco. Si, un paio di pezzi, sebbene lenti, erano molto catchy, prendevano fin da subito, ma per il resto la mia reazione media era: “ok, neanche questo pezzo lo conosco… strano, faccio fatica a seguirlo… però bello, vorrei riascoltarlo meglio”. Nelle derive strumentali finali mi trovavo a ondeggiare, onestamente trasportato dalla canzone, svegliandomi di colpo e pensando che WOW, nomen omen, descrive molto bene la reazione dell’ascoltatore. Questo è l’effetto di brani come “Lei disse…” o “Razzi, arpie…” In più di un’occasione mi sono trovato a sorridere, per ritmi di batteria bizzarri, passaggi che sembrano proprio delle prese per il culo del rock duro e puro (vedi Il Nulla di O?). Notevole Attonito praticamente sludge metal, molto breve, con batteria che batte e voce graffiata , l’unico dei pezzi nuovi a scatenare un po’ di onesto pogo fra il pubblico. Sul versante opposto, non mi è piaciuto per niente il pezzo con la batteria elettronica. Qui e là forse ho colto Radiohead, Dresden Dolls, Doors, Marlene Kuntz, Grinderman, una batteria doom e una melodia alla Bjork, ma questi sono problemi miei, voi fate finta che non abbia detto niente…


Risultato finale: sorpreso e soddisfatto, col desiderio di ascoltare il cd per capire se le canzoni sono davvero belle o se sono stato condizionato dal live. Non so se questa sarà la scaletta del tour: forse hanno scelto soprattutto pezzi tranquilli per evitare di scaldare gli animi in un posto tanto piccolo. Col senno di poi, avrei preferito vedere il concerto in un teatro, seduto. In ogni caso consiglio vivamente un ascolto preventivo di WOW, in modo da non arrivare impreparati e gustare meglio il concerto.

note varie:
+1 alla maglietta di Luca raffigurante Ratzinger  :D


+1 a Roberta: quando qualcuno urla “C’è gente che sta male! Aiuto! C’è gente che sta male”, lei risponde “Questa canzone la dedichiamo alla gente che sta male
-1 all’imbarazzante taglio di capelli di Alberto
-100 al tizio che ha urlato “Roberta nuda”: non siamo capaci di valutare le capacità artistiche di una persona al di là del suo essere donna? Cioè, se sei donna l’unica cosa che puoi fare è spogliarti? Questa è l’Italia, maledizione…
R.I.P. la testata Orange che è partita a 2/3 del concerto.

[Grazie infinite ad Alessandra Donadel e Caterina Mognol per le ottime foto e video!]

[Deniz De Gray]

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare via sms

20 gennaio 2011

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegno a volare con un sms

[scambio di sms fra il sottoscritto e un’Amica con Senso dell’Umorismo]

Amica con Senso dell’Umorismo: allora, venerdì?

Deniz: però venerdì c’è un bel concerto… Che faccio, esco con te o vado al concerto? Non potrei fare entrambe le cose? Secondo me ti può piacere, suona Le luci della Centrale Elettrica.

ASU: ti ricordo che sabato mattina lavoro e devo alzarmi alle 5 e mezza :(

D: e che lavoro fai, il gallo? :D cmq potrei uscire con te prima e poi andare al concerto. Due piccioni con una fava… per restare in tema di volatili.

ASU: Insegno alle scuole medie, caro. Cmq non approfondiamo il tema degli uccelli.

D: perchè, insegni ornitologia? :D

[risate da sit com – sipario – e ora vado alla data zero del nuovo tour dei Verdena…]

** 11 Buoni propositi per il 2011 **

6 gennaio 2011

1) Ovviamente, al primo posto: andarmene dall’Italia per sempre.

2) Trovare un lavoro fisso. MISSION ACCOMPLISHED nel Dicembre 2010… vale lo stesso?
2a) Cercare di mantenere questo lavoro abbastanza a lungo (almeno finchè non ne troverò uno migliore o non ne potrò davvero più);
2b) cercare comunque costantemente e con impegno un lavoro migliore/fuori dall’Italia.

3) Postare con una frequenza minima di 2 volte al mese su MetroConv.

4) Concludere almeno 3 racconti lunghi (o 30 racconti brevi, o un equivalente mix fra le due cose rappresentata dall’equazione R3=x+y/10 che forse non ha senso per voi ma per me funziona alla grande)

5) Fare almeno 2 viaggi fuori dai confini nazionali, di cui almeno 1 fuori dall’Europa (automaticamente annullato se realizzo il proposito n.1)

6) Fare una qualche cazzo di qualsiasi dannata attività fisica. Suggerimenti in ordine di probabilità di sopravvivenza HINT1: yoga HINT2: wing tsun HINT3: boxe/kickboxe/thaiboxe;
6a) se non avrò tempo (voglia?) di fare nessuna di queste, almeno corri, per dio! corri!

7) Proposito cazzata: vedere almeno 70 gruppi suonare live. Parto avvantaggiato visto che fra gennaio e febbraio ho già almeno 15 concerti a cui vorrei andare… tra cui Verdena (un secret show!), Le luci della centrale elettrica, Scott Kelly (dei Neurosis), Does it offend you, yeah?… e un amico mi ha accennato di un live dei MOGWAI (!!!) a Bologna all’inizio dell’anno…

8 ) Dedicarmi con costanza allo studio delle lingue;
8a) tenere allenato il mio giapponese – per davvero, non per finta come ora;
8b) se a Settembre sarò ancora in Italia, potrei iscrivermi alla specialistica a Venezia, da non frequentante, e magari tentare il Noryoku Shiken del 2011;
8c) nel frattempo tentare di tradurre King Rat e Hebi Ni Peasu in italiano (e magari proporlo a qualche casa editrice – se nessuno l’ha già fatto).

9) Impegnarmi ad avere almeno una relazione seria, emotivamente coinvolgente, cerebralmente stimolante, sessualmente attiva e duratura (con duratura intento >30giorni… andiamoci piano!)
9a) per agevolare il punto 9: tenere la media di due “appuntamenti conoscitivi” al mese.
9b) nota a 6a: sbronzarsi e rimorchiare NON è considerato un appuntamento.
9c) nota a 6a: scegliere oculatamente il possibile partner, non solo per l’aspetto fisico (che poi finisce come con la storia dei funghi – chi la conosce starà già ridendo), ma soprattutto per possibili “affinità elettive”. Un concerto post-rock in uno scantinato, un cineforum di cyberpunk koreano, un reading di Wu Ming, una mostra di fumetto undrground sono ottimi ambienti per selezionare un partner. Ad esempio una ragazza che frequenta uno di questi luoghi sarebbe una possibile candidata per una relazione, MA deve avere una quarta   :P   MA se li frequenta TUTTI la dimensione del seno non è più una discriminante, solo un possibile bonus.
[chissà cosa direbbe Freud del fatto che, scrivendo “relazione”, ogni volta digito “realzone”… forse direbbe “tastiere… LOL!”]

10) Fare almeno 3 cose che mi rendano una persona a minor impatto ambientale, più ecosostenibile… e quindi incredibilmente più cool.

11) Fingere almeno un paio di volte di smettere di fumare e ovviamente riprendere dopo pochissimo tempo.

Fatto! C’è un filo di incoerenza di fondo che pervade questi miei propositi. Come diceva un famoso comico degli anni ‘90 tuttora in attività: un impegno concreto :D
Chiaramente sono propositi buoni per me, non buoni da un punto di vista morale assoluto. A ben vedere, più che buoni propositi sono obiettivi minimi o semplici desideri.
Si accettano scommesse.
Buon 2011 a tutti.

Den