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La tesi trofeo del nulla

17 agosto 2010

Volevo fare la scrittrice, la giornalista, la poetessa. Non ho saputo combattere, al primo spintone sono caduta. Eppure lo sento ancora battere il mio cuore, quando scrivo. Eppure ce l’ho ben fissa nella mente l’immagine della gloria raggiunta con i temi al liceo.

Un comico ha detto: “ Nel mio cassetto sono rimaste solo le mutande, i sogni non ci sono più”: una battuta, ma io ho pianto quando l’ho sentita.

Penso alle pagine consumate dei libri. Al profumo della biblioteca, a quell’ineguagliabile senso di pace che per anni mi ha fatta sentire invincibile.

Il dovere che come un bruchetto si trasformava nella farfalla chiamata “passione”.

Le domeniche passate a studiare. Ma non è un sacrificio, a me piace e un giorno la vita mi ripagherà di tutto, dicevo. La lotta per un 30 e lode che pensi possa cambiare il corso dell’esistenza. Las scelta della tesi più difficile, con il professore più stronzo, per dimostrare,(ma a chi?) che tu puoi. E dopo stringila quella tesi, fra le mani.

Stringila come una reliquia del sudore e della fatica, il trofeo del nulla che è il tuo tutto. Stringila quando la rabbia ti soffocherà e vorrai farne un falò. Quando ti verrà un po’ da ridere e un po’ da piangere, sentendo parlare di scuola più severa. Stringili fra le mani i tuoi titoli. Appendili al muro e ricorda di spolverarli, ogni tanto. Scrivilo sulla targhetta del citofono chi sei, almeno ogni volta che tornerai a casa ti ricorderà quale percorso ai seguito.

Ogni tanto mi fermo ad ascoltare un Tg che racconta le notti brave dei giovani nei più fighi locali notturni. Bugiardi, raccontate l’Italia. La vita di chi sogna una normalità. Dite dei giovani costretti a dimenticarsi se stessi, a non citare nel curriculum i propri titoli, per non essere “troppo”, per essere degni di servire ai tavoli o vendere pacchetti televisivi e contratti telefonici per due mesi e poi a casa, di nuovo, e ancora, ancora, ancora.

F.

tratto dalla rubrica VANITY LA VOSTRA POSTA di Vanity Fair n.32 sett 18 agosto 2010

Meteora Sumire

1 giugno 2010

C’è la crisi, è ufficiale lo ha detto anche Letta.
La manovra è alle porte. L’automobile Italia non ha i sensori che avvertono quando ci si sta per schiantare contro un muro o contro un palo. Napolitano da partigiano d’onore che era, si ritrova obbligato a firmare leggi e decreti manco fosse una rock star che dispensa autografi.

Il Bavaglio ci strozzerà, ma evitando di sapere attraverso le intercettazioni tutti movimenti loschi e truffaldini di gente che non sa nemmeno chi gli paga la casa e chi gli manda le massaggiatrici forse respireremo un po’ di incosciente serenità. Orecchio non sente, cuore non duole.

È finito Lost e non si è poi capito tanto bene se erano tutti morti, se erano tutti dei o se gli sceneggiatori sono dei furbetti hollywoodiani che ritireranno fuori da cilindro ReLost tra qualche anno.

L’Inter ha vinto la Coppa, lo Scudetto e la Champions e i romanisti ancora mormorano:“Non succede…ma se succede!!”.Svejaaaa non è successo!

Santoro si è incazzato con la Rai, sembrava fosse pronto ad andare a fondare RESISTENZATV chiaramente sul web. Invece anche lui c’ha ripensato e sacrificandosi continuerà a fare del servizio pubblico insieme alla Gabanelli, mentre Minzolin ha portato aria nuova al TG1 cambiando i giornalisti che vanno in video. Povera Maria Luisa! Ma anche Grazie Maria Luisa!

Grazie anche Elio! Nonostante sia stato censurato il suo intervento mentre ritirava la Palma d’Oro a Cannes sullo stesso TG, mi ha fatto sentire rappresentata, emozionata e contenta di essere un’italiana che non si rispecchia nella sua classe politica e dirigente.

Casa Vianello ha perso un pilastro della comicità semplice e diretta con cui sono cresciuta. Presto anche la dolce Sbirulina lo raggiungerà. Perché erano come i pappagallini inseparabili che soli non riescono a sopravvivere.

Easy Rider ha perso il suo padrino, Dio è morto e forse si sta spegnendo il Rock che potrebbe salvarci.
Io però ci spero.

È 1° giugno, dovrebbe esserci un clima estivo tutti pronti con costume e crema per andarsi a scottare con il primo sole, invece qui piove piove e piove. Forse ci stiamo allineando al clima invernale che accoglierà i Mondiali in South Africa.
Inoltre capisco che quando piove è perché la terra c’ha bisogno, come diceva mia nonna, ma qui finiremo in una palude.
Merda sotto, merda sopra e merda intorno.
Ma tutti zitti e composti rimaniamo in attesa di non ho capito bene che cosa.

Io intanto riscrivo su questo blog dopo un po’ di tempo. Dopo essermi fermata a guardare la follia che dilaga e il caos che stordisce tutti, senza purtroppo generare alcuna stella danzante.

Abbagli metropolitani

28 febbraio 2010

Seduta sul treno, come al solito curiosa di guardare chi mi vive intorno. Mi giro e c’è lui!! Slavatino quanto basta, occhi chiari, cappello da baseball, cuffiette, barba non fatta, un bel tipo…un po’il mio di tipo! Ha dei fogli in mano che legge con attenzione munito di una penna rossa. Non posso crederci, guardo meglio…si lo sta facendo: corregge dei temi d’italiano!! Un giovane professore dall’aria fascinosa mi tenta irrefrenabilmente!! Vorrei attaccare bottone!! Un po’ per civetteria femminile, un po’ per la curiosità di sapere cosa mai dei giovani adolescenti liceali scrivono nei loro temi!! Potrei usare la scusa del lavoro…sai sono interessata ai ragazzi, sto accumulando materiale…potrei dare una letta ai temi dei tuoi allievi..magari davanti una birra.. Invece rimango in silenzio a guardare con un sorriso luccicante di meraviglia stampato in faccia!! Lui è così immerso nella letture e nella musica che non se ne è accorto!! Immagine romantica, giovane professore al passo con i tempi che torna nella sua casetta in affitto di periferia!! Poi lo squillo di un telefonino. Si fruga nella tasca dei jeans. “Ma Ciaooooo!!!!!”

Ecco mi sono tolta tutti i dubbi. Il friccicorio emozionante si è trasformato in un brivido gelato!

Guardo Silently e poi: “ Comunque non è possibile!!!! O sono Gay Sfacciati o sono Uomini Sfasciati!!!”

22 febbraio 2010

22 febbraio 2010

Oggi tuo figlio compie un anno e tu non riesci ad essere felice.

Oggi sai già che tuo figlio non conoscerà mai suo padre.

Oggi sai che sarai sola a crescerlo, che per lui esisterai soltanto tu.

Oggi piangi perché lo vedi sorridere e nei suoi occhi c’è l’uomo che ami che non è più lì con te.

Oggi sai che ciò che volevi costruire nella tua vita non ci sarà. Ci sarà sicuramente dell’altro e potrà essere anche bello, ma non sarà quello che volevi vivere.

Oggi sei incazzata e straziata e sai che proprio oggi dovrai tenere soffocati più degli altri giorni questi sentimenti, perché tuo figlio compie un anno e ha bisogno di vedere sua madre serena e presente.

Oggi vorresti non trovarti dove sei, vorresti tornare indietro e aver scelto altro per non vivere tutto questo dolore.

Oggi ti chiedi come hai potuto ritrovarti vedova a 29 anni e sai che non c’è risposta.

Oggi puoi solo stringere forte tra le braccia tuo figlio e dirgli: “Buon Compleanno!”

Sumire

Un due tre….CALDER!!!

19 febbraio 2010

Palazzo delle Esposizioni- Roma Via Nazionale, 194 23 ottobre- 14 febbraio

CALDER

Tratto dalla brochure ufficiale del museo

‘ In queste sculture, destinate a essere investite da un’enorme popolarità, l’artista armonizzò forma, colore, movimento in un insieme essenziale, concepito dallo stesso Calder come “un universo” nel quale “ogni elemento può muoversi, spostarsi, oscillare avanti e indietro in un rapporto mutevole con ciascuno degli altri elementi”. ’

Se Calder fosse venuto con me a vedere la sua mostra forse si sarebbe sentito un fallito, un idiota, un povero scemo. Probabilmente sta dando ancora testate violente agli stipiti di porte ultraterrene, per riprendersi da quello che gli hanno combinato.

Entro nel grande Palazzo delle Esposizioni della capitale di questo strampalato paese. La mostra non sembra per nulla male, mi aspetta un bel pomeriggio intenso tra le fluttuanti creazioni dell’esuberante ingegnere americano, che tanto si è divertito a creare opere chiamate MOBILE: equilibri e contrappesi che attraverso il movimento prendono forma. 

Girando per le prime sale, cerco di capire come mai tutto è così fermo.

Timidamente alcuni MOBILE sfruttano lo spostamento di aria provocato dalle persone in sala, per prendere vita. Ma quanta aria possono fare delle persone che educatamente visitano una mostra in una grande galleria d’arte? La curiosità è tanta, la voglia di apprezzare il genio di Calder è troppa. Mi avvicino alle opere e vengo sgridata, cerco di soffiare delicatamente per aiutare ad aumentare l’aria e vengo sgridata. Certo che mi faccio proprio sempre riconoscere!!!!Timidamente mi avvicino all’hostess di una sala: “Chiedo scusa, ma come mai è tutto IMMOBILE? Gentilmente potrebbe toccare con delicatezza estrema il MOBILE al centro della sala…sa vista la descrizione riportata vorrei vederne il movimento, insomma vederla in funzione…” “Mi spiace, ma non siamo autorizzate a toccare nulla” “Si, ma sa la storia del movimento…per capire…” “Mi spiace non posso aiutarla, ma se vuole può lasciare un suo commento all’entrata, saremo lieti di ricevere un suo consiglio!” A quel punto non ce l’ho più fatta “Beh certo!!!!per quando la mostra di Calder tornerà a Roma, tra 100 anni!! Per questa edizione esposti ci sono i MOBILE imMOBILE!! Calder sarà felicissimo della rivisitazione!!!”

L’esposizione era immobile. Tutto era fermo e guai a creare movimento.

Come può succedere questo???

Forse sono io che non lo so ma succede anche in altri musei, per altre esposizioni. Non è che in alcuni mesi dell’anno al Louvre aggiungono alla Gioconda dei simpatici baffetti, oppure al Prado d’inverno mettono una vestaglia alla Desnuda?? Forse proprio Leonardo e Velasquez hanno lasciato delle segrete indicazioni per gli allestitori delle mostre?? Quindi lo potrebbe aver fatto anche l’esuberante e giocoso artista Calder.

“Gentile curatore del Palazzo delle Esposizioni, se mai le mie opere verranno esposte a Roma, mi raccomando che i MOBILE siano IMMOBILE. Grazie della collaborazione e dell’apporto aggiunto. Calder”

[Sumire]

Altro che bravo bambino!!!

3 febbraio 2010

Con le ginocchia sul sedile ed il naso schiacciato al vetro guarda fuori il panorama che come un vecchio cartone animato gli si srotola davanti.
Avrà 6 anni e per stamattina niente scuola. Oggi si va in gita con la mamma. Si va in centro! Completino jeans, camicetta a righine bianche e azzurre, gelatina nei capelli a spazzola. Con i suoi occhiali tondi sembra proprio un piccolo ometto.
Osserva con curiosa attenzione al di là del finestrino che ogni tanto si appanna per quanto ci respira forte e vicino; sembra quasi voglia mettere fuori la testa.
Ogni tanto senza distogliere lo sguardo, allunga una mano per cercare la riccioluta nuca materna. Quando è sicuro di averla ancora al suo fianco gli si avvicina all’orecchio bisbigliandole qualche impressione su ciò che ha visto mentre la metropolitana viaggia veloce ed entra nelle diverse stazioni.
Un piccolo ma lungo viaggio per lui, dal momento che probabilmente il mondo esplorato fino ad ora è la sua casa, la scuola, il parco giochi e forse la palestra e la casa di qualche amichetto.
La metropolitana è una grande avventura. Non immaginava che potessero esistere tutti quei palazzi e quelle macchine che in fila camminano verso la città. Tutti quei papà che vanno a lavorare!
Il vagone non è troppo affollato questa mattina e sono pochi i passeggeri in piedi. La metropolitana rallenta la sua corsa fino a fermarsi. Le porte sbuffando si aprono. Si gira di scatto per guardare chi scende e chi sale nel vagone. Subito inquadra un signore sulla settantina con una busta in mano, che si avvicina verso i posti occupati da lui e dalla sua mamma e come da abitudine dei viaggiatori metropolitani si attacca al corrimano posto in alto. Distolto dallo spettacolo che ormai si alterna sempre più ai tunnel, svelto si alza in piedi per cedere il posto al signore.
“Sei un giovanotto forte e robusto e quando si viaggia sui mezzi pubblici come la metropolitana, alzati ed offri gentilmente il posto a chi è più anziano, soprattutto se si tratta di una signora con le buste della spesa!”. Quale migliore occasione per mettere in atto la Buona Azione da bravo lupetto! Dimostrare il buon esempio a tutti quei grandi e grossi passeggeri che non hanno neanche accennato un movimento e che con molta probabilità non si sono neanche resi conto di chi è salito. Con sguardo fiero, tutto impettito, si alza e si mette di fronte la mamma. Alza la testa e guarda l’anziano signore come per dirgli: ”Prego, io sono grande e forte, Lei può tranquillamente sedersi, sarà stanco!”. Poi guardando la mamma continua a pensare: ”Sono stato proprio bravo vero? Conquistato il gelato per la merenda!?!”.
Subito il suo viso allegro e fiero si rannuvola.
Il signore non si vuole sedere, ma gli dice compiaciuto: “Che bravo bambino che sei!!!”.
Titubante ed alquanto imbronciato guarda dal basso il signore e continua a pensare tra se e se “Ma come io mi sono alzato, perché non ti siedi!Che senso ha allora la mia buona azione? Dai siediti signore!!”
Niente!Il signore brillante e pieno di energia, uscito di casa come tutte le mattine per la sua solita passeggiata in centro, rievocando i vecchi e bei tempi, attacca bottone con la mamma complimentandosi della buona educazione del suo figlioletto visto che sono sempre meno i ragazzi che si alzano per cedere il posto.
”Dai signoreeeeeeeeeeee!!! Sieditiiiiiiiiiiiii!!!! Mi sono alzato per te!! Sei un anziano signore e sarai un po’ stanco no?!”. Vorrebbe dirgli ormai arrabbiatissimo!
Niente non accenna a sedersi. Rimane lì appeso al corrimano, continuando ad intrattenere la mamma con le solite chiacchiere da metropolitana sul tempo ed il traffico.
Il bimbo è molto sorpreso e continua a rimuginare, ha forse sbagliato qualche movimento? Forse si è alzato troppo tardi? Doveva essere più attento a cedere il posto. Guarda il signore ed è tentato dal calpestargli un piede per dispetto. Forse così dovrà sedersi per forza!
La metropolitana rallenta e si ferma di nuovo. Le porte si aprono ed entra una ragazza di sedici anni più o meno. Subito intercetta il posto vuoto e si siede.
“Non azzardare a sederti sai?” continua a pensare il piccolo passeggero guardandola. Ed è subito odio! Attraverso i suoi occhiali lancia frecce avvelenate. “Ma non lo hai visto il signore?!? Il posto libero era per lui! Tu cosa c’entri non sei una signora anziana e non hai neanche le buste!!! Alzati immediatamenteeeeeeeee!!”. Sbuffa ed alza gli occhi al cielo in segno di disappunto!
Quasi gli esce il fumo dal naso!! Senza scomporsi si trattiene dall’urlarle contro!!Continua a fissarla implodendo tutta la sua rabbia!! Cerca gli occhi della mamma, vorrebbe lanciarle un segnale. Lei sì che può dirle qualcosa, perché non la sgrida!
La ragazza persa nelle note del suo i-pod non si è accorta né del bimbo, né del signore, né della mamma!
Ecco la sua missione è fallita!!Tutta fatica per nulla!!
Guardando il signore scendere dalla metropolitana fa un grosso sospiro e pensa: “Chissà se mamma il gelato me lo comprerà lo stesso! Ti odio biondina!”.

Sumire

Cade l’acqua dalle nuvole

3 febbraio 2010

Piove piove la gatta non si muove,

si accende una candela, si dice buonasera…

Con il naso attaccato al vetro rimanevo a guardare il giardino di casa mia che piano piano si bagnava. Le foglie ed i fiori che affogavano, cercando di resistere.

Io non potevo uscire a giocare, non potevo salire sull’albero di albicocco per leggere ad alta voce i miei libri agli abitanti del prato e ai gatti che passeggiavano annoiati.

Non potevo andarmi a nascondere nel mio posto segreto: il tronco di un pino tagliato, nascosto in una siepe. Una tana.

Come Bianconoglio scappavo da quello che mi metteva paura, da quello che mi infastidiva, fin quando a mettermi paura è stata la consapevolezza che ormai superati i 12 anni e il metro e cinquanta di altezza in quella tana non potevo più scomparire.

Aumentando i centimetri la paura si è trasforma nella curiosità di spingersi fuori da quel buco.

Per andare a camminare  nel bagnato giardino delle meraviglie.

Sumire

Maghi, nani e ballerine…

25 gennaio 2010

La calca di benpensanti si ammucchia vicino un piccolo passaggio transennato. Tutti con l’invito in mano.
L’attesa non è serena nonostante l’evento glamour debba regalare gioia ed intrattenimento ai fortunati invitati.
C’è chi inizia a sbuffare, chi spinge e cerca di conquistare una postazione, chi si lamenta della disorganizzazione imprecando contro la volgarità della fila.
Come se lo stesso invito con tanto di bollino dorato non bastasse a giustificare la propria presenza sul rosso tappeto.
Una volta superata la strettoia, il percorso dei bollini d’oro continua attraverso la passerella illuminata dai flash delle più disparate televisioni e testate giornalistiche. Ad avvicinarsi ammiccanti agli obiettivi schierati, sono i NPVIP ovvero i Non Proprio Very Important People. Anzi tutt’altro. Per conquistarsi uno scatto si è disposti ad apparire svestite di un leggero e delicato abito e portarsi a casa anche una bronchite, visti i 4 gradi di minima stimati per la notte della capitale. Dopo aver ricevuto il gadget del film, si può finalmente cercare un posto dove sedersi ed attendere la proiezione.
Partecipare a questi eventi con i biglietti che il capo del capo del tuo capo non ha utilizzato, crea un minimo di tensione soprattutto quando è la prima volta che accade!
L’ansia di ritrovarsi seduto accanto all’ospite d’onore deve essere tenuta a bada!!
Bisogna rifugiarsi nell’anonimato più sfrenato. Almeno fin quando le luci si spengono!
Arriva poi il momento dell’intrattenimento.
Il cinema americano intrattiene molto bene, anche se si tratta di un musical zeppo di pregiudizi e luoghi comuni sugli uomini italiani e sul loro paese.
Sbalordire, emozionare e divertire lo spettatore seduto nella sua poltrona: questo l’obiettivo.
Niente morali, niente prediche, niente falsi buonismi. Solo show!
Passano così 2 ore di coreografie scatenate, scenografie imponenti e bellezze arrapanti!!
Applausi, si riaccendono le luci.
I bollini d’oro proseguiranno la serata con un party organizzato dalla Martini, dove i NPVIP continueranno a mostrarsi e salutarsi scambiandosi ipocriti e finti sorrisi.
Silently ed io ci siamo divertite a sufficienza. Riponiamo i nostri bollini d’oro per la prossima occasione.
È ora di uscire fuori dallo star sistem romano!!!

Sumire

3 kg di panettone

23 dicembre 2009

E’ Natale, è Natale, è Natale…diceva la poesia di V elementare!!!

Che poi io non ancora ben capito cosa si festeggia mai???

La nascita del bambino Gesù?

Se è il suo compleanno perché non fa una festa con torta e candeline come tutti i cristiani invece di montare ogni anno questo baraccone!!!!

L’arrivo di Babbo Natale, Santa Clause, Santa Lucia, la Befana??

Tutti sono felici e sorridenti.

Si preparano a pranzi e cene infinite con i parenti e amici, zii, prozii, cugini, fidanzate di cugini, amiche di fidanzate di cugini…

Io che sono l’incarnazione dello spirito dell’anti-Natale, che sono a lutto dal 1° dicembre al 6 gennaio, che odio fare per forza i regali solo perché tutti li fanno, mi ritrovo con 3 kg di soffice panettone, pieno di canditi e uvetta, impastato da esperte mani pasticcere!!!

In metropolitana con 3 kg di zavorra?? Proprio ioooooooo!!!!!

Forse è un segno? Il segno che devo smetterla di tenere quell’espressione arcigna da Grimilde e piegarmi alla gioia e serenità del Natale.

Allora prendo un bel respiro…inspiro…espiro..inspiro…espiro…

E la Santa Provvidenza Natalizia viene in mio aiuto esonerandomi dalla zavorra di pan giallo…qualcuno la trasporterà per me fino alla mia casetta addobbata con tante lucette, l’albero di Natale acceso, il caminetto scoppiettante e canti gospel di sottofondo…

 Inspiro…espiro..inspiro…espiro…inspiro…

Forza che anche quest’anno Natale è quasi  già passato!!!

Sumire

Bollino Giallo

1 dicembre 2009

Saremo troppo giovani e troppo sbrigativi…saremo anche arruffoni e troppo sempliciotti ma forse potremmo saper organizzare meglio alcune cose!!
Forse!!

Per esempio non crediate sia giusto segnalare con dovuta attenzione la differenza tra due file che entrano nello stesso museo??
Oppure segnalare che senza bollino giallo non si può ascoltare il concerto che si sta svolgendo nella sala…ma passare senza sostare e mi raccomando bisogna anche tapparsi le orecchie!!! Neanche una minima nota deve arrivare al vostro apparato uditivo: No bollino No Music!!

Per non parlare della differenza, che un alto dirigente delle relazioni esterne di una rinomata azienda, dovrebbe sapere di default tra serie e miniserie, tra serie e film, tra bianco e nero.
Il pressapochismo forse è dettato dalla sicurezza di aver guadagnato una poltrona o un ruolo di assessore o di dirigente che sia…
Un ragazzo preparato della mia età, per avere un’opportunità del genere oggi probabilmente arriverebbe a vendere la mamma, non peccherebbe neanche in un minimo dettaglio.

Ieri il preside della Luiss, università privata di Roma che in quanto tale è già dedicata a pochi eletti al giorno d’oggi, arriva a pubblicare una lettera in cui invita il proprio figli laureando in ingegneria a scappare dal nostro bel paese.

Qui non c’è spazio, non ce nè per nessuno.

Fuori il nuovo rimane stagnante il vecchio.

E quell’uno su mille che ce la fà si ritroverà circondato da decrepiti colleghi che lo considereranno sempre la giovane recluta, il nuovo acquisto!

C’è qualcosa che non funziona.

Sto cercando di capire per bene cosa…poi ve lo spiego!!!

Sumire