Archive for the ‘Fauna Da Ufficio’ Category

Il Cliente Emotivo.

27 gennaio 2015

Nel dorato mondo della consulenza presso cliente, il sogno di ogni consulente che si incammina verso un nuovo ufficio è quello di trovare una persona, UNA SOLA persona, che sia inequivocabilmente identificata col responsabile del nostro progetto (che sia uno sviluppo nuovo, o semplice manutenzione ordinaria).

E se vogliamo sognare proprio in grande, questo responsabile è anche un professionista nel suo campo, qualunque esso sia; sa gestire le proprio risorse (interne ed esterne), sa discernere perfettamente quando delegare o quando occuparsi in prima persona di una attività particolare, e MAGARI sa anche elaborare richieste dettagliate e precise verso il consulente.

Dulcis in fundo, potrebbe anche essere simpatico, né juventino né laziale, magari educato e rispettoso verso gli altri esseri umani in generale.

Poi il consulente si sveglia tutto sudato, e torna mestamente nel suo ufficetto, dove verrà continuamente e senza soluzione di continuità subissato da miriadi di richieste dirette che, ignorando deliberatamente il tuo diretto responsabile, vengono generalmente redatte in maniera oscura (Tipicamente: “il sito non va, cosa avete fatto?”, oppure “Il report del portale c’ha i numeri sbagliati!”) e talmente urgenti da farti credere che la mancata visualizzazione del banner del meteo possa seriamente minare la già instabile situazione politica del Medio-Oriente, scatenando la 3° Guerra Mondiale.

Ma non perdiamoci in vaneggiamenti, perché io, oggi, cari amici consulenti, vi svelerò il segreto per tenere a bada il Cliente Emotivo.

Definizione di Cliente Emotivo (da qui in poi abbreviato in CE): non vi fate ingannare dal nome, il CE non è la signora di 40 anni che ancora non ha capito come cazzo ha fatto a trovarsi responsabile di un reparto, tipicamente di un sottoreparto informatico, di cui non capisce NIENTE. O meglio: si, la definizione include anche lei, ma non si limita a questo. Il CE può essere un uomo, un ragazzo, una vecchia arpia, insomma non conosce limiti di sesso né di età. Quello che lo/la contraddistingue è:
1 – Essere in una posizione di responsabilità all’interno dell’azienda cliente presso cui prestate il vostro operato;
2 – Essere quasi totalmente all’oscuro di tutto ciò che abbia a che fare con la parte tecnica del suo ambito (ad esempio, il responsabile dell’area Analisi della Business Intelligence che non sa cosa significa QUERY)
3 – Essere molto ansioso e non saper reggere neanche il più piccolo accenno di pressione, fatta anche involontariamente dall’ultimo degli stagisti.

Vi suona qualcosa?
Pure a me. Mi suona da circa 5 anni e in 4 clienti diversi.

Per questo ho deciso, miei giuovini consulenti da macello, di condividere con voi le conoscenze acquisite in questi pochi anni di esperienza sul campo, integrate dagli ottimi corsi interni che la mia azienda organizza per tutti i consulenti che hanno a che fare con qualsiasi tipo di cliente.
Con il CE, fatevene una ragione, è impossibile connettere a livello professionale. Il personaggio in questione di professionale ha ben poco: non è in grado né di gestire le risorse (che solitamente si autogestiscono in maniera molto efficace) né le richieste, sia quelle in entrata che quelle in uscita.

Ora, eliminiamo dunque la connessione a livello professionale, che è la più semplice, la più pratica, la più sbrigativa e soprattutto la più efficace sotto tutti gli aspetti.
Che cosa rimane? Ebbene sì, so che avete paura a continuare a leggere… Ma dovete farvi forza, ed interconnettervi col CE EMOTIVAMENTE.

Lo so, lo so, è orribile. E anche difficilissimo, soprattutto per un professionista serio (quale siete voi) che si ritrova a prendere ordini inesatti, imprecisi, a volte completamente sbagliati, e per di più farfugliati in linguaggi incomprensibili, da un perfetto imbecille che, oltre a non essere in grado di fare il suo lavoro, prende al mese il vostro RAL annuale.

E’ dura, non lo nego.

Non soffermiamoci su quanto sia doloroso: pensiamo solo al COME affrontarlo.
L’unico modo per connettersi emotivamente a qualcuno di cui non ve ne frega assolutamente niente di niente, è fingere. Dovete sempre, costantemente fingere interesse per quello che dice, per i suoi interessi, per le sue “battute”. Ogni volta che vi viene in mente di urlare “ ESTICAAAZZIIIIIIIIII”, il vostro cervello PRO dev’essere in grado di convertirlo in “MH, davvero?” “Maddai!” “Certo che è davvero interessante!”.
Certo, questa è una skill che non si impara in un giorno. Ci vuole costanza, pazienza, dedizione e tanta voglia di farcela. Dimenticate tutte le vostre opinioni personali, esse non esistono più. Scordatevi di esprimere un parere qualsiasi non richiesto che non sia mitigato da “Secondo me… ma in realtà NON SO”. MENO CHE MAI aprite bocca durante discussioni che abbiano a che fare con: Politica, Religione, Calcio. Anche interrogati, rispondete sempre con CAUTELA e non date MAI un giudizio chiaro e definitivo. MAI.

Per concludere questa piccola guida pratica, ecco un comodo frasario che traduce da Linguaggio Professionale a Linguaggio Emotivo:

PRO: La tua richiesta non ha senso neanche in italiano, figuriamoci su un sistema informatico.
EMO: La tua proposta è veramente interessante, fammi controllare con il mio capo gli strumenti e i tempi di realizzazione, non vorrei che ci fosse bisogno di comprare software molto costosi/di uno sviluppo di molti mesi.

PRO: Ci vogliono due ore scarse.
EMO: Cerco di mettermici subito, guarda, se non entrano ulteriori urgenze spero di finirlo in 3 giorni circa.

PRO: Ma sei deficiente? Io sono un consulente informatico, col cazzo che ti vado a prendere il pranzo!
EMO: Mi dispiace tanto, ho un appuntamento a pranzo, mangerò fuori e tornerò un pochino più tardi, non conviene che mi aspetti per mangiare….

PRO: Questo bordello lo ha fatto il tuo collega sistemista, checcazzo vuoi da me se non c’è connessione internet????
EMO: Non ti preoccupare, indago subito per risolvere il problema.

Il CE, e questo dovete tenerlo sempre bene a mente, ha costantemente bisogno di essere rassicurato. Non capisce la metà di quello che accade nel suo reparto, e non si fida né dei suoi colleghi né (soprattutto) dei consulenti esterni; la sua mancanza di qualsiasi tipo di professionalità non gli permette di riconoscere i collaboratori validi e quelli da cui tenersi alla larga. La frase che più frequentemente uscirà dalla vostra bocca sarà sempre: “NON TI PREOCCUPARE” e “CI PENSO IO”.
Spesso e volentieri dovrete occuparvi di cose che non vi competono, e questo porterà presto alla dipendenza del CE con voi. Questo può risultare in una grande e continua rottura di palle, ma piano piano vi garantisco che la fiducia del CE si focalizzerà su di voi, ed avrete il campo sempre più libero per prendere decisioni importanti al suo posto: basta fargli pensare che sia una sua idea.

Giuovini colleghi consulenti: non nego che è una vita dimmerda, ma visto che ci siamo dentro fino al collo, almeno cerchiamo di galleggiare.

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Perle di saggezza di Collega 5

18 giugno 2010

Collega 5: “blablabla non posso portare mio marito al cinema, l’ultima volta l’ho portato a vedere Saturno Contro e quand’è uscito m’ha detto ‘Io nun ce vengo più a vedè ‘sti film dii froci!’.
Eh ma gli uomini sono fatti così….”

[Silently]

L’Itagliano secondo Collega 5.

31 marzo 2010

 Prefazione: Qualsiasi frase di Collega5 qui (e altrove in questo blog) riportata è da considerarsi pronunciata ad un livello di decibel inteso al quadrato rispetto a quello di una persona normale. 

  Ore 9.00 am 

Collega5 (tono scandalizzato): “Cioè è veramente incredibbile, questi lavorano qua, piano ‘n sacco de sordi, scrivono le imeil e non sanno l’itagliano. Cioè questo ha scritto STA con l’accento!!!
Ma lo sa pure mi fija de 8 anni che STA se scrive senz’accento, ma io non lo so, guarda che è ‘na cosa…boh.
Queste so’ cose che si insegnano alle elementari blablablabla…” etcetc tendente a +infinito. 

  Ore 9.08 am 

Collega5: “Ma addavero ‘immondizzia’ si scrive co’  ‘na zzzeta sola? Ah, mica lo sapevo, penza te. Ero convinta, oh!”

La Collega del Cinese Ugly.

24 febbraio 2010

Ora: 14.09
Luogo: Open Space (Molto Space, ‘na cifra Open)

Collega 5, durante una discussione sulla progressione calante del numero (o dell’efficacia, non stavo ascoltando) degli spermatozoi nell’uomo moderno (e qui ho cominciato ad ascoltare), si lancia in un improbabile quanto gratuita (quanto OT) invettiva contro l’inerme ed ignara popolazione cinese, sostenendo accoratamente che siano tanti, indiscriminatamente brutti, tutti uguali, nonchè inutili.

Ritengo opportuna una citazione testuale, un breve estratto per la gioia un po’ di tutti: “…almeno noi, uno c’ha i capelli biondi, uno è alto…loro so’ tutti uguali, so’ proprio inutili!”

[Silently]

Indifferenza.

22 febbraio 2010
Piove forte, oggi, nella città eterna, e così i poveri sfigati portatori di tabagismo vengono relegati sotto ad un gazebo raggiungibile tramite un corridoio di pioggia battente. Il perimetro è delimitato da portaceneri, che recintano quello spazio come se fosse una gabbietta piena di disadattati sociopatici da emarginare.

Insomma ero sotto a ‘sto gazebo, e fumavo. E’ arrivato un tizio, a fumare sotto al gazebo. Avrà circa la mia età, è un ragazzo che vedo praticamente tutti i giorni, a fumare, al bar, in mensa, noi corridoi. Non ci siamo salutati, nè scambiati una parola.

 Allora m’è venuta in mente di quella volta che, tornando dall’Arezzo Wave, ci siamo addormentate sul treno, io e Laura. Il controllore ci ha cacciate facendoci scendere in una stazioncina sperduta, tipo Padova, Pavia, qualcosa del genere, perché non avevamo il biglietto giusto. (Sorvolerò sulla grande idea di far scendere di notte due ragazze da sole in una stazioncina sperduta).

Essendo tipo le 3 del mattino, il primo treno sarebbe passato da lì a un’infinità di ore. Ovviamente stavamo morendo di sonno e la sala d’aspetto era chiusa; ci siamo sedute a terra, meno male che era primavera.

Laura si addormenta quasi subito; io rimango guardinga, respiro ossigeno straniero, rilevo presenze ostili.

Di fronte a noi, accampato a terra, c’è un ragazzo, che a un certo punto si alza e si avvicina, mi parla in francese, e io ovviamente non capisco un cazzo (GRAZIE, prof di francese delle medie). All’inizio mi impanico un po’, è tardi, siamo sole, lui è un po’ strano, un po’ sporco; poi invece sorride, e vedo che ha uno zaino gigante che lascia appoggiato al muro. Laura dorme accanto a me (ma come cazzo fa?). Alla fine gli sorrido anche io, e in qualche modo comunichiamo in uno stentato italfrancoinglese che fa ridere entrambi.

Lui è belga; dopo aver malamente comunicato per un po’, ci mettiamo a fare l’unica cosa che due ragazzi spersi in una minuscola stazione di provincia possano fare a notte fonda: una partita a scacchi.

 Questo incontro non ha lasciato nessun particolare scolpito nella mia mente, non ricordo la sua faccia, nè il suo nome, nè chi abbia vinto la partita (facile che l’abbia vinta lui, comunque).

L’unico motivo per cui mi è tornato a trovare il ricordo di quella nottata allucinante è perchè quella volta c’erano due esseri umani che non si erano mai visti prima, a stento conoscevano i loro reciproci nomi, non parlavano neanche la stessa lingua, e si son messi a giocare a scacchi nel cuore della notte senza un motivo, senza un secondo fine, niente, così. Solo per non stare da soli.

 Poi incontro un collega che vedo tutti i giorni, e l’aridità con cui neanche ci si saluta mi da il voltastomaco.

[Silently]

Destabilizzante.

18 febbraio 2010

Tu hai le tue idee sul mondo, abbastanza strutturate, con delle loro gerarchie tra idee e opinioni, che sono sì modellabili, ma sostanzialmente hanno una loro infrastruttura, no? Abbastanza solida, voglio dire.

Tipo uccidere è male, aiutare è bene, il sesso è bello, fumare fa male, la musica è bella, e adesso andiamo a vedere i casi particolari. (Tipo: fumare fa male masticazzi).

E poi vai a lavorare in un posto nuovo e cominci a conoscere la gente intorno a te.

Cominci ad inquadrare le persone, a farle entrare nella tua infrastruttura ideologica modello Tetris, questo lo metto qui, questo lo incastro di qua, quello oggi m’ha sorriso lo sposto più in là.

Uno sproloquia sulla fidanzata che deve andare a lavoro poi tornare a casa e fargli trovare la cena e pulire il bagno sorridendo mentre lui si riposa. E lo classifichi tra gli StronziMisogini.

Un altro c’ha 33 anni e c’ha la “cameretta”. Classificato pure lui, nei FrustratiPerdenti.

Un altro ride sempre ed è molto alla mano. Lo classifichi tra i Buoni.

Poi c’è quello con cui puoi parlare di musica e di film senza annoiarti. Classificato nei Buoni.

Un altro disquisisce amabilmente sul buttare fuori dall’Italia non solo i clandestini, ma tutte le persone diversamente bianche. Lo classifichi nelle TesteDiCazzo.

Uno invece si fa sempre i cazzi suoi ma quando ci parli ti fa ridere e ti offre il caffè. Buono.

L’altro si fa sempre i cazzi suoi ma non ti saluta se non quando gli serve qualcosa. FrustratoPerdente.

Un altro ancora pensa solo alla Figa. FrustratoPerdente.

etc etc etc.

Poi invece succede che una mattina, davanti all’ufficio, arriva l’unità mobile dell’Avis per la donazione del sangue.

Lo fanno ogni 4 mesi, si presentano puntuali come le tasse.

Tu non ci vai, anche se di solito ti autoclassifichi tra i Buoni, perchè non è bello farsi guardare dai colleghi in tutto lo splendore della tua crisi isterica che scoppia alla vista dell’ago.

Allora entri in ufficio Frustrata&Imbarazzata, reciti un MeaCulpa, chini la testa e ti metti a ‘lavorare’.

Poi, verso le 11, ti guardi in giro, e i cerotti li vedi solo sulle braccia degli Stronzi, delle TesteDiCazzo e dei FrustratiPerdenti.

Non ti vacilla un po’, il tuo mondo strutturato e gerarchizzato?

I love my office!

17 febbraio 2010

Sedevo stordita al bar, fumavo il mio cappuccino e bevevo il mio cornetto (erano le 8 e 20), occhiali da sole ancora più protettivi del solito grazie alle gocce di pioggia che li ricoprivano integralmente.
I miei vicini di tavolino leggono ad alta voce una notizia su Metro riguardante qualcosa di moltomolto brutto successa ad un cieco che camminava per strada (derubato o picchiato a caso, non mi ricordo. 8 e 20).
Vale la pena riportare il commento finale dell’improvvisato cronista seduto al tavolino (tavolino totalmente innocente, peraltro.
L’ho nominato troppe volte perchè non ci siano dei dubbi su una sua implicazione nella vicenda.).
Pronti?

CollegaOpinionistaNonRichiesto: “Se sei non vedente stattene a casa!”

Ho acceso la sigaretta e l’ho mangiata.

[Silently]

Camerette.

16 gennaio 2010

Collega 12, coadiuvato da un italiano stentato frullato con dell’ottimo burino-misto-romanaccio, tenta faticosamente di insegnarmi i rudimenti del Pl/Sql Developer.
Durante questa difficoltosa operazione, gli sovviene che deve fare una telefonata. (Esticazzi?)
Afferra con sicurezza&baldanza la cornetta del telefono posato, innocente, sulla scrivania; pigia lo zero, attende pochi centesimi di secondo la linea esterna, e pronuncia queste distinte parole, di fronte a me, senza neanche curarsi quindi della presenza di eventuali testimoni:
“Mamma mi fai un favore? Vai in cameretta e m’accendi il monitor del pc?”
Collega 12 ha 33 anni, fa il programmatore informatico.
E ha una CAMERETTA.
 
[Silently]

L’ora di silenzio.

15 gennaio 2010

Maddiodellecittà, perchè non esiste una regola, anzi un DIRITTO, analogo a quello sacrosanto dell’ora di pausa in ufficio, che si occupi di preservare la sanità mentale di quanti, al pari mio, sono costretti tutti i fottutissimi giorni a condividere lo spazio vitale, l’ossigeno, l’ambiente insomma, con altri suoi ‘simili’ negli open spaces?

Dopo 6 ore lavorative, com’è noto, è obbligatorio effettuare una pausa.

Per quale cazzo di motivo non è obbligatorio anche un’ora di SILENZIO?

Un’ora, non di meno, in cui è severamento vietato strepitare e strillare e ridere rumorosamente e scambiarsi opinioni non richieste a distanza di 5 scrivanie ed incazzarsi e bestemmiare ed emettere gridolini estasiati alla visione delle foto dell’erede appena sfornato dalla triste moglie del collega schifoso che fa gli occhiolini quando passa.

Per farla rispettare, applicherei il metodo che ho usato con Janis quando è sbarcata a casa nostra e abbaiava a caso anche quando il dirimpettaio abbassava le tapparelle (che è più o meno quello che succede in QUESTO ufficio): la MUSERUOLA.

Se ha funzionato col mio cane, diocristo funzionerà anche con voi.

[Silently]

Conversazioni da mensa.

23 dicembre 2009

17/07/2009

Ora: di pranzo

Luogo: Mensa

A pranzo coi soliti colleghi 15 e 16. Il collega 16 mi chiede se sono comunista; rispondo che non so cosa si intenda con questo termine.

Egli ovviamente non sa controbattere. Io rispondo, tanto per non fare la preziosa, che da quando avevo 18 anni ho sempre votato contro Berlusconi. “Ah, quindi sei comunista”. Io ribatto che in realtà fino a pochi mesi fa c’era ancora un’alternativa a destra (Fini). Rimango comunque vaga mentre il Collega 16 sproloquia sull’idiozia del votare Franceschini.

In tutto questo tempo, Collega 15 silenziosamente esprime perplessità aggrottando ripetutamente le superdepilatissime sopracciglia. Quando apre bocca, comprendiamo che non ha capito un cazzo di ciò che stavamo dicendo da almeno 10 minuti. Il suo boccheggiare era cominciato alla fine della mia prima asserzione (“E’ da quando ho 18 anni che voto contro Berlusconi”, lo ripeto casomai ci fosse qualche celebroleso pari a Collega 15 che ancora non avesse capito).

Egli comincia la sua arringa contro l’intelligenza ponendomi una domanda: “Ma tu hai 33 anni?”

“No,” rispondo garbatamente, “ne ho 26” (ma grazie lo stesso). Egli allora, soddisfatta la sua primaria curiosità, comincia a sostenere ripetutamente e con una certa aria di superiorità, che la sottoscritta nel 1994 non votava mica. “Ok, e quindi?” “E quindi mica potevi votà contro Berlusca!” “….ooook, quindi? IO ho cominciato a votare nel 2000, e DAL 2000 in poi IO etcetcetc”

Niente. Non c’era verso di fargli capire che non me ne fregava un cazzo di quando Berlusconi era “sceso in campo” (e soprattutto di inculcargli in quella zucca vuota palestrata che non C’ENTRAVA un cazzo l’ascesa politica di Berlusconi con quello che stavamo dicendo!).

 Forse in palestra si sudano anche neuroni….

Come se non bastasse, alla fine del pranzo, commentando la notizia della rottura del polso da parte del Papa, il mio accorato “ESTICAZZI!” ha confermato ai Colleghi 15 e 16 la mia appartenenza alla sporca setta denominata “dei commmunisti”.

[Silently]