Archive for the ‘Intimisto’ Category

Forse perché non l’avete mai avuto.

17 Mag 2011

Perché non posso diventare adulta anche io come voi?
Perché stare seduta ad una scrivania per 8 ore facendo tutti i giorni le stesse cose mi uccide dentro, e a voi no?
Perché io vorrei uscire tutte le sere e fare le cose e vedere la gente e invece voi preferite riposare perché domani ci si deve alzare presto?
Perché a me non me ne frega un cazzo di tornare a casa a fare la lavatrice e piegare i panni e lavarmi i capelli e invece a voi sì?
Perché ho dovuto smettere di insultarvi quando mi dite ‘SONO STANC*, vado a dormire’ alle 23.30 di sabato sera?
Perché continuate a pensare che io sia una chiacchierona come voi?
Perché voi non potete passare una giornata al sole all’aria al mare alla piazza alla strada perché DOVETE andare a comprarvi i jeans al centro commerciale e ci mettete tutto il giorno che pare che fino a ieri andavate in giro in mutande?
Perché tutto non può essere come 5 anni fa che uno se ne usciva con ‘Andiamo a fare il weekend là!’ e si prendeva la macchina e si partiva e adesso invece bisogna dare un preavviso di due mesi anche per organizzare una cena a 20 km di distanza da casa?
Perché io non sento la necessità di saltare l’aperitivo per tornare a casa a rifarmi il trucco?
Perché voi avete bisogno di chiedere il permesso alle vostre controparti per passare una giornata fuori casa scollati da loro?
Perché non possiamo improvvisare una cena con una pentolaccia di pasta scondita pur di stare insieme a dire le cazzate?
Perché non esiste più l’aperitivo che diventa cena che diventa annamo a ballà che diventa colazione colla birra grande e 3 bicchieri?

Perché a voi non manca tutto questo?

Hey man!

10 Mag 2011

Vedi che i marciapiedi sono fatti per camminarci sopra e se non entri in quel centro commerciale che hanno aperto da poco vicino casa è perche non te ne frega un cazzo dei centri commerciali.  
Vedi che ti sembra di morire quando gli asciugamani non bastano più ad asciugare il sudore che ti cola dal corpo e ti chiedi come fai ad asciugarti adesso che il cielo si è piantato sopra la tua testa ed oltre non riesci a vedere, proprio non riesci a vedere.
Non passarmi quello da bidet però, quello va bene per tutti i giorni e pure quello per il viso non serve a un cazzo adesso.
Ok passami quello da bidet che intanto tiro via qualcosa, passami anche quello per il viso che vedo di asciugarci un po’ di assenza. No, non strofino troppo che poi sbuca la presenza che non è presenza presenza o meglio non è la presenza che intendi tu e pure l’assenza non è quella che intendi tu. Vuoto.
Vicino casa mia è pieno di gru. Palazzine di cinque piani col box inghiottito con le aiuole col centro commerciale a un tiro di schioppo col videocitofono con la vasca idromassaggio con la fermata dell’autobus a vista col GRA a quattro chilometri col centro a cinque minuti immerse nella tranquillità ma anche nel rumore se vuoi.
Vedi che se hai imboccato quella strada era perché pensavi fosse quella giusta e lo è ancora adesso che ti stai sudando sotto.
Vedi che i morti vanno lasciati stare perché non ha senso continuare a fare la sentinella su un terreno disabitato, se ti metti li non dai scampo a chi ti passa affianco e soprattutto non ti dai scampo tu. Perché così mancherà sempre qualcosa, mancherai sempre tu. Poi succede che proietti tutto pensando a lei che non c’è più o all’altra che c’è sempre stata e che non ti ha mai abbandonato. Poi capisci che in entrambi i casi eri solo un riflesso. Sudi quando capisci che sei un riflesso, sudi quando fai a meno del riflesso. Smaltisci e sudi quando vai a prenderti un altro pezzo di cielo.

Just another nightmare.

21 aprile 2011

Non mi dovete toccare.
adesso io me ne sto qui, sdraiata sul mio pavimento, fissando il vuoto alla mia destra, e per favore voi adesso non mi toccate.
adesso io me ne sto qui, per un altro po’.
Un altro po’, dieci minuti, mezzora, un’ora, sto qui, sdraiata sul pavimento e voi non mi toccate, anzi, adesso ve ne andate proprio, e mi lasciate qui sdraiata sul pavimento per dieci minuti, mezzora, un’ora.
Poi io ad un certo punto mi alzerò, mi alzerò per fumare una sigaretta, per andare in bagno, perché avrò freddo, mi alzerò e riprenderò contatto con la realtà.
Adesso però voi non mi toccate e mi lasciate qui, sdraiata sul pavimento a fissare il vuoto alla mia destra.
Io, dopo che ve ne sarete andati, penserò un po’.
Anzi no starò qui sdraiata sul pavimento senza pensare, me lo potete concedere?
Dieci minuti, mezzora, un’ora, così, da sola, senza pensare.
Mi potete concedere dieci minuti mezzora un’ora così, come era tutto prima, così come se niente fosse mai successo?
se non mi toccate e mi lasciate da sola sarà tutto perfetto, io fisserò nel vuoto e sarà tutto perfetto, me lo potete concedere?
adesso mi lasciate qui sdraiata sul pavimento a non pensare come se non fosse successo niente, perché se io non mi muovo e non vi guardo negli occhi e voi non mi toccate sarà tutto scollato e io potrò non pensare
me lo merito, no?
Dieci minuti, mezzora un’ora.

Poi magari ne riparliamo, però adesso
non mi dovete toccare.

Succede (piccole cose idiote)

12 aprile 2011

no, sai, quelle piccole cose idiote che ogni tanto ti fanno venire in mente qualcuno
succede
fai un gesto, vedi un oggetto e ti viene in mente quella persona
quella persona a cui non pensi mai perché, in fondo, non ha significato così tanto nella tua vita
o quell’altra persona che sì, è stata importante ma anche basta
che rimane circoscritta a quel periodo lì
o anche a quell’altra che non la vedi quasi mai ma quando la vedi è sempre il momento lol
o anche a quell’altra che non la rivedì più sicuro

succede quando mi taglio i capelli, quando mi taglio i capelli mi vengono in mente 3 persone, tutte e 3 importanti
una la odio
una l’ho amata
una ho un suo quadro in camera, un quadro verde di me che mi taglio una ciocca di capelli, bellissimo.

succede quando vedo una coccinella, e adesso non mi ricordo più la parola esatta ma mi fa ridere il disprezzo con cui la diceva quella persona, e quindi vedo una coccinella e penso a quanto gli facevano schifo e mi fa ridere

succede quando piego i panni e poi mi viene in mente la piscina dello Stadio e le mani giganti di quella persona che quella notte di luglio con duecento gradi all’ombra ci ha fatto entrare nella piscina e mi viene da ridere che era tutto buio e aveva acceso solo le luci della piscina
che mi faceva da sveglia la mattina che quasi quasi ero contenta di alzarmi

succede con quell’insegna Biondi dal 1889 al Verano e mi fa ridere, e arrivano i giri a vuoto cercando quella pasticceria che era sempre chiusa e andava sempre a finire a birra e spritz a San Lorenzo e forse gli appuntamenti al cimitero di Ostia Antica non erano abbastanza romantici

succede con le moto e con quel cd dei Verdena e con novembre ma non mi fa ridere e col presepe e le trottole e mi fa sempre ancora ridere

succede coi libri di DeLillo e con le musicassette dei Dream Theater ma neanche quello mi fa ridere

succede coi tarallucci e con Padre Pio e quello mi fa MOLTO ridere

succede col codice binario e con Hikmet e mi sento stupida ed intelligente insieme

succede con la maglietta e la borsa verdi militare e mi sento intelligente ma troppo razionale

[Silently]

Giù dal piedistallo

19 febbraio 2011

Ho una semiamica, C., una di quelle ragazze a cui voglio bene per le belle serate passate insieme, ma mai una vera amicizia, dove per me l’amicizia è equiparata ad un rapporto di parentela non di sangue. Il padre di C. un mese fa ha chiamato in ufficio, ha abbandonato la sua macchina dalla parti della Magliana ed è sparito nel nulla. C. ha passato le settimane successive a distribuire voltantini, è andata a Chi l’ha visto, ha risposto a decine di segnalazioni, tutte apparentemente affidabili, tutte concordi in varie zone di Roma. Poi giovedì hanno trovato il corpo di suo padre nel Tevere. Mi dicono che il tam tam su Facebook è stato impressionante, tanto che a nessuno è venuto in mente di avvisarmi, visto che io l’account su Facebook non ce l’ho. L’ho saputo oggi, dopo più di un mese, praticamente per puro caso. Inutile dire quanto sia stato triste il pomeriggio che ho trascorso a casa sua, con un viavai infinito di parenti ed amici, un’allegria con gli occhi lucidi, un elefante nelle piccole stanze di un’umile casetta dalle parti di San Paolo.

Ecco, è ora che io mi rassegni al fatto che le persone comunicano tramite questo cazzo di Facebook, e che finchè ne resterò fuori perderò pezzi della vita delle persone che magari non sono le più importanti, ma che a cui comunque tengo. O magari anche piccoli pezzi della vita che delle persone che per me sono le più importanti, tipo l’ennesimo botto che quel disastro di Silently ha fatto con la macchina, non so bene quando, non so bene con quali conseguenze della sua povera macchina. Anche questo divulgato su Facebook a quanto mi dicono e di cui io ovviamente non sapevo niente. Ho sempre odiato i cellulari, Facebook, Twitter e MSN, mi limito ad usare il telefono di casa e la chattina di Gmail, ma è evidentemente tempo di abbandonare questa posizione, un po’ snob e un po’ no. Sia io dunque la benvenuta su Facebook, che mi aiuta a connettermi e rimanere in contatto con le persone della mia vita.

Exit Music (for a bubble)

17 febbraio 2011

Senza lenti ci sento un po’ appannato e se mi dici arrivederci io capisco rimango, così quando te ne vai e mi rimetto gli occhiali per cercarti penso ah, ecco, mi pareva strano.
Quando ci rincontreremo avrai di nuovo la maglietta infilata nei pantaloni
(dev’essere lì, altrimenti avrai solo preso)
Quando ti rivedrò non sarai cambiato
(dev’essere così, altrimenti)
sarai quello fuori dalla parentesi, perché dentro a quella parentesi senza di me tu non esisti
Se la tua maglietta è ancora fuori dai jeans sei intrappolato nella bolla che avevo strappato e sei un impostore
un impostore totalmente e meritatamente infelice.

[Silently]

da quando sei sbiadita non mi trucco più

4 febbraio 2011

Quando siamo andate a scegliere la vuota Estra è lì che ho capito che tra di noi era una fiammata
tu cercavi il mio appoggio il mio consiglio mentre io guardavo i pezzetti della tua autostima nutrire la mia presunzione
tipo quella volta che stavi male e non ti facevi aiutare neanche dal tuo allora fidanzato colle magliette bianche e sono dovuta correre da te
come quella volta che eri completamente ubriaca a piangevi seduta a terra sotto il cavalcavia ad innaffiare gli aghi delle siringhe usate e non sapevi perché
(o forse quella era un sogno)
mentre tu e tutti gli altri non sapevate il vero motivo delle lacrime che bagnavano l’ago del piercing pensavate fosse la paura
o forse eravate davvero amici e io non ho capito niente mentre voi sapevate tutto
ti insegnavo che la caffettiera non si lava col sapone sennò il caffè viene cattivo e che più la lasci sporca più il caffè è buono e tu mi innaffiavi le piantine nascoste alla coinquilina mormona
tenevi in riga la mia femminilità volevi tutto quello che avevo io ma a me non importava niente e ti lasciavo tutto, mentre tu in realtà volevi essere come me e non volere niente

[Silently]

Un Natale moderato.

23 dicembre 2010

Mi sto scervellando per capire se, per scrivere un bel post natalizio alternativo, di quelli che tutti pensano DYO quant’è rocchenroll e indie questa Silently! mi dovrei scagliare ferocemente contro il Natale brandendo la mia spada di sottile ironico cinismo, oppure difendere strenuamente questa festività così controversa.
Non sono aggiornata sulla moda del momento: il Natale è in o out oggi?
In che categoria mi inserisco?

Da una parte ci sono gli Smielosi, chebbello il Natale volemosebbene compramo ducento regali per dimostrarci tutto il nostro affetto! Facciamo l’albero il presepe le stelle filanti i botti de capodanno i fiocchetti le candele colorate! Damoje foco a tutti ‘sti babbinatali e renne e pupazzi di neve e angioletti fatti di cera!
Lovvo, lovvo e ancora e sempre più LOVVO!

Dall’altra parte ci stanno invece i darkettoni cinici radical-chic, a me il natale mi fa schifo, eccheppalle il natale, sono tutti ipocriti, fanno finta de volesse bene per un mese all’anno poi tornano a scazzasse, e nun c’ho voja de fa i regali, e nun c’ho na lira, eccheddupalle li parenti a pranzo a cena e poi a pranzo e a colazione per una settimana de fila.

E io?
Boh, alla fine mi conviene dire la verità.

Io sono tra i moderatamente contenti, quest’anno.
Ho fatto già tutti i regali (alcuni me li segnavo da agosto, AGOSTO. Immaggginate che stavo a sguazzà ner mario a salutà i pesciolini, e a un certo punto ZAC! Un mal di testa colle fotografie, come se chiama…. un’IDEONA! E io che corro sulla spiaggia tipo baywatch a salvare la mia IDEONA scrivendola sulla moleskine al 25 dicembre. Rendendo inservibile la moleskine, la penna e l’ideona.)
Li ho incartati tutti, i succitati regali, anche quelli non miei, che l’impacchettamento mi piace molto, è come fare i puzzle, ma più socialmente utile. (dicono).
Nessuno mi invaderà casa.
Non dovrò fare le pulizie nè prima nè dopo.
Non farò la spesa.
Non mi scervellerò sul menù.
Non cucinerò.
Se mi va di culo non laverò manco i piatti (ma questa è da vedere, incrociamo i ditI).
Riceverò dei regali, suppongo, e come al solito saranno spettacolari, o per lo meno super utili.
Vedrò le facce contente delle persone a cui ho comprato e/o fabbricato un regalo e mi confermerò creativa/intelligente/attenta ai bisogni altrui/spiritosa e tutti mi vorranno bbbene anche se di solito dicono che sono stronza ma alla fine vedi, non è vero, la Silently ci fa. Quando vuole è coccolosa.
Con mia sorella e i miei cugggini e relativi accompagnatori/trici non faremo altro che dire cazzate tutto il tempo e tutti si schianteranno dal ridere. I Magnifici 4 Imbecilli + guests stars.

D’altro canto, andare in giro per centri commerciali a comprare materialmente i doni è stato estenuante ed innervosente.
I litigi familiari che si ripresentano puntuali ogni anno mi rompono i coglioni, alla faccia del volemosebbene.
I regali forzati a gente di cui non me ne frega un cazzo mi stressano e mi fanno sentire sporca e socialmente assoggettata al sistema.
Non ho fatto alberi presepi lucine colorate. Soprattutto col presepe ho ancora dei problemi.
Le canzoni natalizie, nuove, vecchie, rifatte metal, jazz, suonate coi rutti, colle pernacchie, coi bicchieri: me fanno venì l’orticaria.

Abbastanza moderato, direi.
Tutto sommato, poteva annà peggio.

venerdì 17

17 dicembre 2010

a raccogliere la neve nel collo del maglione e tutti a guardare su ma con la bocca chiusa
e quando arrivi?
che prima abbiam fatto dei disegni nella neve ma poi la pioggia
quando arrivi?
oggi ho due paia di pantaloni due paia di calzini e il freddo allora si offende e va a vendicarsi sulla punta del naso sulla punta delle dita sulla punta delle ciglia dove si stavano incastrando i fiocchetti
ora smette
ora smette
e comunque ‘sta neve, silenziosa, dice.
lenta, dice.
a me nun me pare
precipitano spediti e il rumore che fanno quando si scontrano in volo
si scontrano
esplodono
quando arrivi?

 

[Silently]

Tesi, antitesi, sintesi.

1 dicembre 2010

Alzheimer. Demenza. Smarrimento. Decadenza. Malattia. Piaghe. Umiliazioni. Paure. Immobilità. Allucinazioni. Catetere. Solitudine.

Orrore. Paura. Ribrezzo. Razionalizzazione. Studio. Distacco. Abbandono. Fuga. Dolore. Disperazione.

Lutto.

Abbiamo sepolto un pezzo alla volta. Il primo è stato la memoria. Poi l’intelligenza, uno sguardo vigile trasformato in uno sparuto, permanente, smarrimento. Poi le passeggiate, le cene, le parole. Poi la dignità. Poi la pelle, poi gli occhi, poi la carne. Ci sono voluti anni. Un lutto persistente, rateizzato, anticipato. Un pezzo alla volta.

La bara, i fiori, le telefonate sono arrivati dopo ed erano così umili, tardivi, consolatori.

E ora che tutto è finito, il tempo si muove lento come in un pantano. Mi ci sono volute ore per piangere. Giorni per parlare con gli amici. Mi ci è voluta una settimana per convincermi che non sono una ricercatrice inutile, visto che non mi occupo di medicina. Non so quanto mi ci vorrà per smettere di pensare alla vecchiaia, alla malattia mentale, alla morte. Penso che mi ci vorrà una vita intera per smettere di temerle.