Archive for the ‘Intimisto’ Category

Your punchball, with love.

23 novembre 2010

Salve, sono Silently, quella gran figa indipendente e menefreghista che se ne sbatte di essere offesa&vituperata, tanto sono talmente forte e piena di boria e fiducia in me stessa che niente mi scalfisce.

Ciao, sono quella che quando sei nervosett*, la vita ti sta sfasciando e non ce la fai più a sopportare il peso del mondo, le puoi saltare alla gola e insultarla che tanto non la fai mica piangere, nooooo, macchè, hai trovato pan per focaccia e ti puoi sfogare con me fino alla morte.

Ciao, sono quella che tanto quando cade si rialza da sola, praticamente subito, quindi tanto vale sfruttare questa capacità innata e usarmi come tuo sfogo personale per tutte le tue frustrazioni, dai, fatti sotto, che mi ci vuole a me a farmi una bella litigata?
Dimmi che è colpa mia se stai litigando con tutte le persone che ti vogliono bene, dimmi che è colpa mia delle tue isteriche crisi di pianto, che io sono presuntuosa saccentona boriosa piena del mio ego, che tutto mi è dovuto secondo me, che nella vita io non faccio un cazzo mentre tu ti fai in quattro per portare a casa due soldi (che sono sempre più dei miei), daaaaiii che se continui ad insultarmi così pesante riesci a dimenticarti di quanto sei patetic* e anche ad addossarmi tutti i tuoi disagi, che tanto non mi chiederai mai scusa, ma figuriamoci, la colpa sarà sempre mia e probabilmente alla fine per farti stare zitt* sarò io a chiederti perdono, così te ne puoi andare col naso all’insù soddisfatt* della tua vittoria morale, ma questa chiccazzo si crede di essere a pensare di avere ragione con me?
Non mi costa niente chiederti scusa per qualcosa che non ho capito di aver fatto, figuriamoci.
Magari chiediti cosa costa a te, quando ti sarà passata la volatile gratificante sensazione di soddisfazione procuratati dalla tua schiacciante vittoria dialettica, e tornerai ad affogare nella tua merda da sol*.

Ciao, sono quella che ti guarda annaspare per prendertela con me, arrampicarti sugli specchi per trovare una qualsiasi motivazione per aggredirmi e/o ignorarmi, che alla gente messa male gli piace anche il giochetto del potere non-ti-saluto non-ti-rispondo, e io ti guardo e ti rido in faccia, dai su, cerca di ferirmi, avaaaanti, dai che ce la puoi fare!

Ciao, sono quella che mi sgridi perchè non ti racconto mai un cazzo. Sarà perchè quando ti dico
oggi mi fa male un dit…
tu attacchi con
AAAHHH NON SAAAIIII che dolore l’altro giorno quando il cucciolo di ornitorinco di zia Gianna si è appoggiato sul tavolino facendo cadere un cucchiaino da caffè drittodritto sulla mia nocca, un cazzo di doloreeeeeee ma che stavi dicendo?
Eh niente, oggi a lavoro mi hanno fatto sudar…
SEEEHHHH caaaaapirai nun me lo di a me oh, oggi il capo era tutto in ebollizione che arrivava la consegna delle penne di Ottobre in rtardo, ovviamente, e io ho dovuto pulire tutti i portapenne dell’ufficio non sai che male al pollice!!! Oh ma perchè non mi racconti mai un cazzo, tre ore davanti a sta birra ancora non mi hai detto niente!
Si io veram…
ma lo sai il mio prozio Guglielmo cha un’unghia incarnita, porello oh non può appoggiare il piede a terra che strilla come un maiale scannato, non si regge più e quindi zia Concetta che dice che vuole divorziare, lo sai com’è la prozia Concetta no?
No?
Ecche non lo so?

[Silently]

che ti penso raramente

9 novembre 2010

e sono già due anni che la tua idiozia è scomparsa dal mondo
che adesso ti penso raramente e non mi sto pentendo, no non è quello, comunque tu avresti rosicato perché eri abituato a stare al centro, in centro
le persone ti gravitavano attorno perché facevi ridere, un cretino buono sotto le vene chiuse e i tuoi giudizi spioventi e i controllini inaspettati negli armadi e nei cassetti chiusi male e per poco
e quel prete che ti avrà visto si e no 3 volte in vita sua io e C. ridacchiando in chiesa in mezzo ai fiori, che poverino, il prete, lui mica lo sapeva del presepe con marylin manson e i re magi che giocavano a carte con giuseppe e le pecorelle che si ingroppavano le galline, ma qualcosa si vede aveva intuito perché faceva il vago diceva che non eri proprio proprio vicino a cristo.
comunque tutto bene finché non te ne sei andato davvero
la macchina balena che ti teneva in pancia se n’è andata, è stato un problema che la gravità s’era girata e io non riuscivo a staccarmi dal muro e le lacrime però cadevano in verticale, non si capiva bene forse perché stavo precipitando dappertutto
forse se non c’era C. mi ritrovavano lì fuori da quella chiesa ad affogare come una tartaruga rovesciata
e ti penso raramente che guidando di notte i tuoi amici parcheggiati nel sedile posteriore rompevano i coglioni e per farli addormentare tu hai detto mo gli mettiamo questo e dormono, detto fatto due minuti e abbiamo cominciato il chiacchiericcio sommesso quello da strada provinciale di notte con quella musica che un po’ ti rompe dentro, quella che sbanda molto più della tua opel corsa nera ma meno della tua moto
e ti penso raramente con quella trottolina gialla e poi quella verde, dove sfociava il canale a castelfusano alla riserva del presidente che a guadare indietro la marea era salita e non sapevamo come tornare dopo il primo bacio, l’acqua alta e la realtà e la nostra fottuta adolescenza ci impedivano di fare marcia indietro, l’acqua era più alta e noi anche.
e ti penso raramente ma più di quanto ti aspetteresti.

[Silently]

Ettepareva.

26 ottobre 2010

Che tu sia bello, poi, sarà anche un punto di vista.
Chiedilo a me, chiedi, se apprezzo i tuoi banali occhi neri.
Chiedimelo, se non mi stende il contrasto tra le tue innegabili e palesi mascolinità versus come muovi quelle mani scure, come se l’aria fosse la tua amante di sabbia bagnata.
Se tu volessi la mia opinione sulla tua faccia quadrata, ti direi che sembra pronta ugualmente al grido come al sussurro come alla risata, la risatina quella di naso, quella timida, eh quella là bravo.
E se poi la tua risata in falsetto risuona ogni volta che apro bocca, la straziante visione che mi folgora mezzora dopo è ancora più esiziale.
Chiedimi un’opinione, poi, a caldo, quando durante il tuo ipnotico gesticolare la tua fede nuziale brilla perfida alla luce del proiettore.

 

[Silently]

A me non fa ridere.

6 ottobre 2010

Mentre scrivevo questo post, la mia Janis personale si perdeva nei meandri della campagna romana.

Non è sottilmente ironico?

P.S.
Grazie a tutte le amiche che mi hanno preso per la collottola e scosso forteforteforte e trascinato in giro attaccando volantini e bottone con gli sconosciuti, grazie a tutti quelli che si sono offerti di aiutare senza bisogno di chiedere, vaffanculo a quelli a cui ho esplicitamente chiesto aiuto e che erano una cifra dispiaciuti ma proprio avevano il bambino sul fuoco e il latte che piangeva.

[Silently]

Stop Whispering.

30 settembre 2010

Te la ricordi quella volta che ti sei ubriacato talmente tanto a tequila che ti ho ritrovato svenuto su un muretto e poi non mi volevi più lasciare e sbiascicavi S. non te ne andare, S dove vai, non lasciarmi mentre ti caricavamo in macchina e non mi mollavi la mano?
E quella volta che ci eravamo arrampicati sui fili per guardare Bologna dall’alto e tu che dicevi ma di che hai paura, ci sto io sotto!
E quando siamo scesi strafatti m’hai abbracciata e a due sospiri di distanza m’hai detto ma sei felice con A. e io t’ho sorriso imbarazzata e t’ho detto di sì ma era una cazzata, lo sapevi?
Quella notte che fissavamo il lucernario ma era nuvoloso e il vetro rifletteva le nostre due facce bianche e io ho detto peccato che non si vedono le stelle e tu hai guardato le nostre facce bianche e hai detto massì guarda ce n’è una bellissima e io ho fatto finta di non capire.
Quella notte che ci siamo rincontrati dopo anni e tu facevi lo spiritoso ehi mi fai provare quel piercing? e io ahahahah sei simpatico e non capivo se dicevi sul serio e ho lasciato stare.
Mi sa che dicevi sul serio.
Ti ricordi quella volta che ci siamo svegliati naso a naso in quel letto minuscolo e tu m’hai preso per il culo tutto il giorno perchè avevo dormito a conchiglietta e non avevi capito che cercavo di starti il più lontana possibile in quel letto minuscolo ma mi sono svegliata lo stesso col tuo naso ad amoreggiare col mio perchè quel letto era, minuscolo, era minuscolo ma non bastava per farci stare vicini davvero

[Silently]

Cose che – tu lo sapevi?

16 settembre 2010

Ieri sera verso le 21.30 ero alla fermata dell’autobus fuori da Marconi, e aspettavo che arrivasse l’autobus, perché mi hanno detto di essere circostanziale nelle mie azioni e nei miei comportamenti, così invece di raccogliere margheritine, alla fermata dell’autobus aspettavo l’autobus.
Mentre aspettavo l’autobus alla fermata dell’autobus, ammazzando il tempo chiedendomi quante volte sarei riuscita ad utilizzare la parola autobus in un post che fondamentalmente non parlasse proprio dell’autobus, invece dell’autobus alla fermata si è fermata una macchina, una Lancia Y color panna coi sedili posteriori abbassati per far posto a centinaia di poster arrotolati.
Il tizio è sceso dalla Lancia Y: pelato, con gli occhiali, alto e un po’ sformato dalla panza (scusa, amico, è per la cronaca. Sennò pare che me innamoro di qualsiasi cosa respiri), auricolare all’orecchio very professional.
Ha smontato la pensilina. Cioè, ha aperto i due vetri che custodivano due discutibili locandine pubblicitarie con quegli orripilanti giocatori di calcio che nzi capisce quale dei due dovrebbe essere quello bello, e con perizia e maestria li ha eliminati.
Poi è tornato indietro alla macchina, ha scelto altri due rotolini (secondo me ha pescato abbuffo) e ci ha sostituito i giocatori di scai. Uno era di una marca di jeans, l’altro di un musical della disney che mo mi chiedete troppo.
Eppoi comunque l’autobus è passato dopo un fottio di tempo.
Ed erano le dieci meno un quarto quando sono arrivata sotto casa e volevo una pizza e invece il pizzettaro di fiducia il lunedì è chiuso, sto stronzo, e ho dovuto cucinare-CUCINARE-guardando un film bellissimo e supertriste.

[Silently]

Ingenuità reverse.

9 settembre 2010

Quando ero una piccola nana (diciamo fino ai 14 anni), ero sempre pronta a giudicare un titolo per quello che era in sè.

Se un libro, un film, una canzone, un pacco di spaghetti si intitolavano, che ne so, ‘Apologia dell’Ornitorinco’, innanzitutto dovevo andare a cercare apologia sul dizionario.
Poi, senza neanche sbirciare il contenuto della canzone libro spaghetto etc, pensavo: ‘Chi può essere così stupido da difendere un ornitorinco?’
Non mi premuravo di controllare i reali contenuti; non mi veniva in mente che, magari, il titolo potesse essere, che ne so, ironico, o magari metaforico.
Anche perché sarei dovuta andare a cercare anche ‘Metaforico’ sul vocabolario, e quando ero piccola avevo altre priorità, quali scaccolarmi e costruire improbabili astronavi di Lego.

Adesso, passata da qualche anno la soglia dei 20*, se leggo ‘Apologia dell’ornitorinco’, penso ‘Ah che figo, una storiella ironica su un personaggio importante che può essere assimilato al simpatico (?) animaletto grazie a qualche proprietà fisica o magari sociale’.
Solo che, a differenza di 15 anni fa, adesso poi ci vado a guardare, a sbirciare, a leggere, ad ascoltare.

E non so se sia stato peggio perdermi tante cose divertenti per la mia fanciullesca&donzellesca ingenuità, o rimanerci di merda adesso quando sorridendo apro un link e mi ritrovo davanti DAVVERO un discorso in difesa dell’ornitorinco.

* Dai 14 ai 20 anni sono stata vittima di un blackout della coscienza, procuratomi forse dallo scontro dei miei neuroni con un eccessivo numero di ormoni della crescita.
Dice che si chiama Adolescenza.

[Silently]

Buon Capodanno.

8 settembre 2010

Non è che c’entri molto, ma ultimamente leggo in giro sui blog e sento persone che parlano di settembre come dei primi di gennaio, gente che si mette a dieta, che comincia corsi, che si ripromette di fare cose che tanto non farà mai ma son convinti che, a settembre, tutto ricominci.
Sono discorsi idioti anche a dicembre, figuriamoci ad agosto, ma comunque.

Poi mi chiama mia sorella e mi dice stasera vieni a cena, che c’è nonna e festeggiamo Capodanno.
Così viene fuori che oggi è Capodanno davvero, Capodanno ebraico per la precisione.
Cade ogni 12 o 13 mesi, che sono di 29 o 30 giorni: il calendario ebraico è lunisolare, calcolato sia col sole che con la luna.
Tipo oggi entriamo nell’anno 5771.

Io non ci ho mai capito un cazzo, nonostante nonna Bianca e la mia bisnonna Celeste (che belle!) siano (state) ebree.
Quindi con decorrenze completamente (per me) imprevedibili, ogni tre/quattro mesi mi veniva presentata una festa a caso in un giorno a caso di un mese a caso e -ehi! Che figo!- si andava tutti a cena dai nonni, noi cuginetti potevamo mangiare a quattro palmenti, giocare a giochi improbabili in camera di zio, saltare sul lettone e fare le scivolate in corridoio col cuscino smontabile della sedia a mezzaluna.
Il Capodanno era sempre roba allegra; lo Yom Kippur, invece, era allegro finchè i grandi non cominciavano a smanettare con la radio del soggiorno cercando di sintonizzarsi su non so quale radiocanale Rai che, ad un’ora imprecisata (per me) del dopocena, trasmetteva in diretta dalla Sinagoga di Roma il suono dello Shofar.
Quello era il momento in cui le mie due nonne potevano interrompere il digiuno della giornata, quindi nella mia testolina di bimba era un momento felice. Poi potevano mangiare di nuovo, yuppie!

Io non so se avete mai avuto l’opportunità di ascoltare il suono dello Shofar.
E’ un corno, piccolo, di montone, tutto ricurvo, che assomiglia al flicorno moderno.
Il suo suono è la cosa più angosciante che mi sia mai capitata di ascoltare nella mia vita, forse grazie anche alla sacralità di quei pochi secondi durante i quali le mie due nonne si commuovevano in maniera per me del tutto incomprensibile, piangevano e si abbracciavano.

Questo è uno dei pochi contatti reali con la religione che io abbia mai sentito.
Sono stata nelle chiese, ai funerali, ai matrimoni etc etc, sia cattolici che ebrei, ma nessun rito di nessuna religione mi ha mai trasmesso il senso di ‘religione’ come lo posso concepire io adesso.

Adesso so che le mie nonne non piangevano tanto per le sorti del loro popolo perseguitato come idea astratta, ma per i parenti persi nel ghetto di Roma, i fratelli, gli zii, persone reali, non ‘un popolo’ a caso.
E questo spiega anche il perchè della commozione di mio nonno, ateo bestemmiatore e odiatore di papi convinto, ma presente durante la deportazione.

Forse l’epifania di questo dolore a me sconosciuto è stata la visita alle Fosse Ardeatine.
Non tanto la storia straziante raccontata dal figlio di una vittima, e neanche la vista del luogo dell’esecuzione e dell’ammassamento dei corpi, i particolari cruenti con cui non sto qui a deliziarvi.
Non ero piccola, avrò avuto almeno 15 anni.
Ciò che ha sopraffatto la mia coscienza di adolescente è stato entrare nell’enorme cripta che contiene le lapidi dei morti, e rendermi conto che 1 lapide su 10 portava il cognome di una delle mie due nonne.

Sono andata fuori tema, maestra: io volevo solo farvi gli auguri di un buon 5771.

[Silently]

Mi lamento, ma che mi lamento?

6 settembre 2010

Sto sempre qua a dire che non succede mai un cazzo, che mi annoio a morte, vorrei ordinare un’inondazione, una catastrofe, Bruce Willis.
Poi un tizio sull’autobus mi invita a fare colazione e io gli dico di no, grazie, già fatto.

Avrà avuto dieci anni più di me, barba di 3 giorni, abbronzato, vestito una cifra casual, a metà tra un barbone e una persona molto sportiva che se ne fotte del giudizio altrui.
Ma profumava di buono, quando si è avvicinato.

Adesso sto seduta in ufficio e dico maccheccazzo: non era certo l’uomo della mia vita, era vecchio anche se affascinante, ma che mi costava perdere mezzora della mia vita per conoscere una persona nuova?
E magari adesso starei scrivendo un post su un affascinante signore che mi aveva offerto la colazione, invece di stare scrivendo un post su una delle mie millemila occasioni mancate per deragliare mezzora dalla mia vita incasellata.

Caro signore che sei sceso alla fermata prima della mia, la prossima volta che incontri una giouvin donzella col grugno del lunedì mattina non ti scoraggiare ed offrile di nuovo la colazione: ti andrà meglio.
Promesso.

[Silently]

Mappe

20 luglio 2010

L’abitudine è quando tengo aperta sul tavolo la mappa di una città qualsiasi e con lo Stabillo comincio a verniciare il percorso mio e quello suo.
La sfiga dei mancini è che sbafi su zone che non c’entrano niente col giro che hai appena fatto; il resto sono fortune: posso affermare di saper lanciare bene il frisbee con entrambe le mani e con la stessa arbitrarietà scelgo quella destinata al membro, modestamente.
A parte le pippe e il frisbee il resto segue una logica consolidata nel tempo: col piede sinistro mi sveglio, col destro m’incazzo, con la mano sinistra mi scanso, con la destro penso.
Col tempo sono riuscito perfino ad evitare le orecchie: bastano quattro boccette da 50 cl di acqua (piene) o anche un posacenere, un boccale da una pinta (anche vuoto) e due libri da duecento pagine in su per vederla bella stesa davanti te con tutti i suoi percorsi verniciati e da verniciare. Le mappe le compro nei Touring, qui ci puoi trovare le peggio città mentre gli Stabillo in qualunque cartoleria, ovviamente. Oggi riconosco che le strade sono come tanti arlecchini, strade verniciate di rosso, giallo, verde, strade nere, strade colorate con pezzi di stoffa colorati, strade battute da suole di scarpe di passanti, da neon, da saldi, da cani, da magliette con le bretelle, da bermuda sopra polpacci pelosi, da scooter parcheggiati a cazzo, da donne con dentro sperma e cellulare, da uomini che fanno la doccia tre volte al giorno.
Ho centinaia di rotoli di mappe arrotolate tra il letto e l’armadio ed in ognuna di questi ci sono persone e Stabilli, separazioni e consolidamenti, strofinacci di rabbia, stralci d’identità, pezzi pezzi pezzi, pezzi di persone che si aspettano da me le cose di sempre, pezzi di persone che sono abituate a darmi per scontato.
Poi capita un trasloco, quale occasione migliore per non portarmi dietro le cose di sempre?