Archive for the ‘Moralizzazioni’ Category

Istruzioni base per la sopravvivenza di coppia: L’Uscita Cogli Amichi.

14 novembre 2011

Mie giuovini&appassionate&innamorate donzelle, siamo qui oggi per disquisire dell’annoso problema “Il Mio Fidanzato Esce Cogli Amichi Sui”.

Ora, se questo per voi è un problema in sè, fatevi curare.

Se riuscite almeno ad accettare che la vostra Controparte abbia una sua vita anche staccata da voi, provate a seguire le prossime semplicissime regoline.

1) NON ANDATE CON LUI! Che sia una partita di calcetto, la spesa alcolica per una festa, un caffè a casa di un amico, una birretta in un pub, signorine, per cortesia: non rompete i coglioni!

Che i suoi amichi vi siano simpatici o antipatici, o siano anche i VOSTRI amici, perché dovete stare lì ad ascoltare discorsi di calcio, di politica, di figa, di televisione, di scarpe, di computer, di giochi? Checcazzo ve ne frega?

Seguendo la vostra Controparte in una Uscita Cogli Amichi, sareste solo la palla al piede, la censura, la scassacazzi o il manichino da riportare a casa ad una certa, perché lui porello, nonostante voi siate delle scassapalle, vi vuole bene e dopo 2 ore di telecronaca Italia-Brasile che vi vede coll’occhio da pesce lesso, si impietosirà e vi riporterà a casa.

Odiandovi.

Perché gli altri son rimasti tutti insieme a divertirsi. E lui no, che doveva riaccompagnare la scassapalle a casa.

2) Non gli rompete i coglioni ogni quarto d’ora per sapere cosa sta facendo, smanettando con quelle ditina pacioccose sulle tastiere dei vostri smartphone.

Anche se state un giorno intero senza sentirvi, nessuno dei due morirà. Lui sicuramente no, che si sta divertendo.

Il che NON vuol dire che con voi non si diverta: vuol dire che sta facendo ALTRO con ALTRE persone. E che non siete cuciti insieme. E che potete anche respirare due ossigeni diversi.

Quindi se non vi chiama per 7 ore consecutive, non è che è morto in un incidente stradale o è stato rapito dagli alieni: semplicemente si stava divertendo, e non vi ha pensato, mentre discuteva di palle e dadi e macchine.

Il che, io lo trovo confortante.

Quando vi rivedrete/sentirete, lui sarà contento, rilassato, e avrà probabilmente un sacco di cose da raccontarvi.

3) Fatevi una vita anche voi.

Non aspettate che Lui abbia da fare per chiamare le amiche, che probabilmente non sentendovi da mesi hanno chiamato Chi L’Ha Visto e vi stanno cercando nei meandri della vostra Love-Story.

Quando una amica vi dice “Andiamo a ballare?”, cancellate dal vocabolario le frasi “No guarda scusa ma devo preparare la cena a Controparte”, “No Amica scusa ma stasera avevo promesso a Controparte che ci guardavamo un filmettino insieme”, oppure, APOTEOSI: “No amica, scusa non posso che Controparte domattina si alza presto.”

Anzi, testedilegno pisello-dipendenti: ogni tanto con quelle ditone pacioccose, digitate: “Amica, ci andiamo ad ubriacare?”.

E, per carità, senza aggiungere “…che Controparte va a giocare a squash e io sto da sola?”

4) Non rinunciate a fare qualcosa che volete fare perché avevate in progetto di andare al Centro Commerciale di sabato pomeriggio con Controparte: lui non rinuncia quasi mai agli impegni cogli amici.

Ma non è stronzo lui.

Siete cretine voi.

[Silently]

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Istruzioni per chiedere scusa.

25 ottobre 2011

Qualora, miei giuovini virgulti, vi occorra la spiacevole necessità di chiedere scusa, a seguito di una cazzata che avete detto e/o fatto, dovreste seguire delle semplici istruzioni, che per comodità vi elencherò immantinentemente.
La lingua italiana ci aiuterà notevolmente nel nostro difficile percorso.
Seguitemi, miei piccoli eroi.
(Perchè chiedere scusa in maniera corretta, è da eroi.)

1) CHIEDERE effettivamente scusa.
“Ho sbagliato” non vuol dire “Scusami”.
“Ho sbagliato” vuol dire “Ho sbagliato”, se l’italiano non mi inganna.
Tanto vale che ci aggiungiate dopo “MASTICAZZI”.

2) Dire “io ho sbagliato, ma tu hai reagito in maniera eccessiva”, miei giuovini virgulti, NON vuol dire CHIEDERE SCUSA.
Vuol dire: “Io avrò pure sbagliato, POESSE, però la colpa è tua che sei isteric*.”
E comunque, non mi sembra di leggere la parola “SCUSAMI” da nessuna parte.

3) Dire “Scusa, ho sbagliato a darti dell* facciadimmerda, però tu mi avevi messo troppo caffè nel latte”, di nuovo: NON è chiedere scusa.
Tanto vale usare: “Facciademmerda, te la sei cercata”.

4) Se NON pensate di aver sbagliato, NON chiedete scusa. Non mi pare un concetto difficile da assimilare. Meglio argomentare con calma, che usare le frasi ai punti 1), 2), 3) e far definitivamente incazzare la controparte che, se non è completamente idiota (o se vi sta effettivamente ASCOLTANDO), si accorgerà che le vostre scuse sono finte e vogliono servire solo a zittirvi senza ammettere, di fatto, nessuna colpa.

5) “Scusami, ho sbagliato, mi dispiace. Cosa posso fare per rimediare?” -> Ripetiamo tutti insieme!

[Silently]

Perchè io ti vogliobbene come se fossi normale.

24 giugno 2011

Ve l’avevo promesso, ed eccolo qua!
Un bel post riepilogativo in cui ho raccolto tutti i link agli articoli in cui si sbizzarrisce smanioso il mio primo troll, che si è affacciato su questo povero sfigato blogghino il 17 giugno e da allora mi fa più compagnia di Campo Minato, tutti i giorni, a volte in orari notturni improbabili (questo è amore).

E anche se so perfettamente che non dovrei dargli da mangiare, come si fa a resistere?
Tanto lo so che vi ci siete già affezionati pure voi!
Lo vedo, che cercate di attaccare bottone e di farvi insultare, ma non ci riuscirete, perché lui è TUTTO MIO! (Dijelo, Euggè, che numme tradisci coll’artri!)

Io non ci riesco ad ignorarlo. Ormai lo adoro! Ed ecco perché gli voglio dedicare un post tutto suo, direi che se lo è ampiamente guadagnato dopo una faticosa settimana di replyreplyreply.

(Ve li ho messi anche in ordine cronologico, del primo commento che ha lasciato in ogni post, così potete cercare di studiare l’evoluzione del personaggio)

1 – Rassegna stampa
2 – Proprio mentre pensi che di lunedì non succede MAI niente di bello (il nuovo cd dei Radiohead)
3 – Non vi invidio per niente (riflessioni artistiche)
4 – Sarà una lunga settimana di Verdena.
5 – Tommaso Debenedetti: Libero di scrivere cazzate.
6 – E andiamo a vedere… (Le Luci Della Centrale Elettrica @ New Age, Treviso 21/01/11)
7 – Tendini&Vene: Showcase Acustico – Verdena Live @ Fnac, Porte di Roma, 25/01/2011.
8 – Oh God, they’re Back! (Godspeed You! Black Emperor @ Estragon, Bologna 26/01/2011)
9 – Giuovin Donzelle in crisi.
10 – Bud Spencer Blues Explosion + Low Frequency Club @ Circolo Degli Artisti, Roma (19/05/2011)
11 – Storie di donzelle, cavalieri e ruote a terra.
12 – Il Roxy Girls Surf Festival 2011: e voi, addò pensate de scappà?

Io mi permetto di segnalarvi l’estremo LOL dei complimenti fatti alle recensioni di DeniZ (meritatissimi, tra l’altro) ai punti 6 ed 8, e sicuramente non vorrete perdere il picco assoluto della trollità al post contrassegnato col numero 9.

Enojy!

[Silently]

Singletudine: (dis)illusioni per l’uso

17 giugno 2011

Intanto si sta soli per contingenza e non solo per scelta.
Chi vi dice che sta attraversando una fase della propria vita in cui vuole stare solo dice una mezza verità (l’altra mezza è una cazzata).
Se incontrasse una persona interessante manderebbe a quel paese tutti i bla bla bla ( psico-logici: sto finalmente capendo chi sono, sto imparando a conoscermi a fondo, sto scoprendo di potermela cavare da solo ….; ego-illogici: non ho bisogno di nessuno, già non mi sopporto da solo, sto così bene da solo…)
Dopodiché tocca vedere come uno si vive questa condizione, che uso ne fa.
La singletudine la puoi vivere in diversi modi, io ne ho rintracciati quattro (in effetti potrebbero essere un centinaio ma poi si sovrappongono, ne restano quattro).
Singletudine Addolorata
i giorni passano e non trovi uno straccio di persona. Sei vestita a lutto anche se ti vesti con tutti i colori del mondo e la gente lo vede da lontano che questa cosa ti fa star male. I tuoi non ti danno tregua, tu non ti dai tregua. Gli altri sono tutti più felici/appagati/stabili/realizzati/spensierati/ di te. La tua amica storica ha già un figlio ed è in attesa del secondo, siete cresciute insieme, avete fatto lo stesso percorso insieme, ma tu a un certo punto ti sei piazzata alla fermata di un autobus che non passerà mai. Non scopi mai.
Singletudine Permalosa
fondamentalmente sei incazzato con l’altro sesso, vorresti fartele tutte (o vorresti farteli tutti). Stare solo per te è un risarcimento e non una condizione. Per questo disprezzi le coppie, per te sono tutte improbabili e infelici. Ti chiedi se c’è qualcosa che non va in te ma non può essere che qualcosa non vada in te. Sei selettivo e antipatico fino quasi a starti sul cazzo ma essere esigenti per te è un pregio e non un difetto e dunque ti ritiene un tipo estremamente simpatico. A casa tua ci fai entrare pochissime persone: l’idea che ti sporchino il pavimento in gres ti manda ai matti, se poi ti fumano in camera potresti non dormirci la notte. Sei attratto/attento in modo maniacale alla cura che la persona che ti interessa ha di se stessa.
Singletudine Godereccia
non ti fai problemi se a una certa stai ancora solo. Magari se li fanno altri per te ma tu viaggi alla grande per conto tuo. Sei una sorta di monodose infinita. Non devi mettere al corrente nessuno al di fuori di te di quello che vuoi fare. Non conosci le tariffe telefoniche alla you&me, i pranzi dai suoceri, i suoi amici, le sue paranoie. Ti muovi in mezzo alle persone con disinvoltura, ti permetti grosse bevute mentre i tuoi amici in coppia si limitano a una media, compri solo quello che piace a te, mangi solo quello che piace a te, fumi quanto e quello che più piace a te, non ci sono date da ricordare né ricorrenze da festeggiare. In vacanza ci vai con gli amici e se questi sono tutti impegnati vai con avventure nel mondo. Non dai priorità al sesso, se lo fai ok se non lo fai ok lo stesso.
Singletudine Ponte
Ok sei solo. Capita. Non sei alla canna del gas come l’addolorato né incazzato col mondo come il permaloso e non vuoi nemmeno fare l’eterno Peter Pan come il godereccio. Non hai trovato ancora la persona che fa per te ma è con la persona che fa per te che vorresti progettare qualcosa di bello. Nel frattempo cadi e ti rimetti in piedi, a volte cammini altre stai alla finestra, altre volte corri. In fondo in fondo sei un ottimista e ci credi nell’amore, cazzo se ci credi!

Non vi invidio per niente (riflessioni artistiche)

14 giugno 2011

E come la metteremo quando qualcuno della mia generazione diventerà un mito?
E’ vero che non siamo un granché, ma voglio dire UNO, tra cent’anni, salterà fuori che era un genio, come minimo.
Un musicista, un romanziere, un pittore, un De André, un Vian, una Beauvoir, un Van Gogh, una Janis Joplin, che ne so, insomma uno dei classici geni dell’arte la cui opera nel tempo assume contorni di eticità.

Per facilitare la comprensione del concetto che andrò qui esponendo, introdurrò un esempio pratico, puramente teorico:
io.

Io adesso ho 28 anni (…e spicci), quindi poniamo PER ASSURDO che nel 2111 la mia fama mi sia sopravvissuta, nonostante in vita io sia stata snobbata a causa della precocità delle mie idee (perché, ovviamente, mentre ero ancora in vita, la società non era ancora abbastanza sensibile da recepire e metabolizzare il messaggio insito nella mia arte, troppo acerbamente e prematuramente dato in pasto a voi mortali).

Per assurdo, eh?

Ecco quello che mi chiedo Ë, ma nel 2111, come farete poi a raccogliere TUTTO quello che ho prodotto per darlo in pasto ai famelici assetati di un’altra mia parola, un aforisma, una curiosità, insomma una di quelle raccolte che usciranno a cadenza biennale (all’anniversario della mia nascita e a quello della mia morte) per permettere ai miei nipotini di costruire la piscina con vasca idromassaggio nella loro villa alle Hawaii?

Qua non si tratta di epistolari, germi di opere prime scritte sui tovagliolini dei bar, lettere macchiate di caffè convulsamente vergate durante le notti insonni in un fermento di creatività, quadernini con appunti di idee (geniali) circondati da disegnini stupidi (ma geniali), schizzi frenetici buttati su quaderni del liceo, fotografie scattate con la Polaroid con graziose (e geniali) didascalie rivelatrici, appunti appuntati sui sottobicchieri dei pub durante serate conviviali o disperate passate tra i fumi dell’alcol (e non solo), il tutto facilmente riproducibile su supporto cartaceo idoneo.

Qui stiamo parlando di post sul blog, aggiornamenti di stato di Facebook, Twitter, foto fatte col cellulare, chili e chili di mail, videi caricati su YouTube, commenti sarcastici (ma geniali) lasciati a post altrui, articoli scritti male (ma geniali) su improbabili testate sedicenti giornalistiche online, mini-recensioni su Anobii dei miei libri preferiti (e non), tonnellate di parole (geniali) digitate nelle chat.

La piscina dei miei nipoti avrà vita dura: meglio che cominciate a darvi da fare.

[Silently]

Concordato 2.0

23 febbraio 2011

L’altra mattina mi stavo dedicando al macabro e periodico rito della depilazione e, a causa della considerevole quantità di bestemmie che questa procedura comporta, ho iniziato a pensare alla religione cattolica. C’è un problema tra me e i cattolici. Infatti formalmente la pensiamo nello stesso modo su tante cose, ma per ragioni completamente opposte. Ad esempio la sospensione dell’idratazione forzata ai pazienti in coma è barbara per entrambi: io passerei all’eutanasia, loro a una paziente attesa che le piaghe da decubito si mangino vivo il paziente. Punti di vista. Altro esempio più leggero: l’inferno. Secondo me Berlusconi e Andreotti non ci andranno perchè l’inferno non esiste, secondo molti cattolici perchè sono brave persone. E’ inutile dire poi che secondo me gli omosessuali non dovrebbero sposarsi in chiesa perchè nessuno dovrebbe farlo, i cattolici perchè… non lo so perchè, probabilmente li ritengono creature contronatura. Ma come si fa ad andare avanti così??? Non si può, è ora di arrendersi. Ed ecco la mia idea fantastica, un’idea rivoluzionaria di pace, libertà, autodeterminazione.

Tutti i cattolici vanno a vivere nella Città del Vaticano fondando uno stato integralista cattolico e adottando per una buona volta il Vangelo come costituzione e l’Antico Testamento come codice penale. E io e tutti gli altri che non hanno bisogno di ingerenze ecclesiastiche per essere governati ce ne restiamo a casa nostra, in un paese che, almeno sulla carta costituzionale, è nato e resta laico.

Certo, per un po’ l’Italia si svuoterebbe, ma, a parte il fatto che se non altro non troverei traffico sul raccordo, secondo me il calo demografico non durerebbe a lungo. Infatti, anche nella nuova Repubblica Vaticana, la gente inizierebbe a voler divorziare, abortire, andare a mignotte e farsi le canne, con la differenza che lì non sarebbe possibile per davvero. Vietato per legge divina, mica cazzi. E’ così il problema degli sbarchi clandestini da oltretevere diventerebbe rapidamente un’emergenza sociale. Ma in tal caso voterei volentieri per Maroni, e farei a modo suo. E cioè: le chiese ormai vuote non diventerebbero biblioteche come fecero i comunisti, ma centri di prima accoglienza dove stipare i cattolici transfughi con i loro miliardi di figli nati per mancanza di contraccettivi, in attesa di identificarli e rispedirli al loro paese. Potrei anche arrivare a destinare il mio 8×1000 per oliare un accordo bilaterale tra Italia e Vaticano per impedire gli sbarchi. Del resto la diplomazia è compromesso.

E farei grandi cose con tutti i miliardi di euro fino ad oggi buttati in sgravi fiscali e finanziamenti alle scuole private col solo scopo di leccare le terga ai preti.  Costruirei ponti, strade, infrastrutture, metropolitane, distribuirei capillarmente e gratuitamente la banda larga, costruirei centri di ricerca sulle cellule staminali, svuoterei Corviale e metterei le famiglie disagiate a vivere nelle canoniche, commuterei gli stipendi dei professori di religione in stipendi per professori di educazione civica, darei il permesso alla gente di Cesano di smontare a martellate le antenne di RadioMaria e proclamerei quel giorno “Festa nazionale della salute”. Sarebbe bellissimo, specie per me e Uber, che la vediamo un po’ così

[Anna]

Il Nano di Oz

17 febbraio 2011

Ho iniziato a scrivere questo post in piena grafomania post Annozero: a volte mi capita, quando lo guardo da sola. Ma stasera era una puntata scialba, che è partita sentendosi già sconfitta da Benigni sul canale accanto, quindi mi è rimasta solo un po’ di tristezza da oh tempora oh mores che mi prende quando si parla delle mignotte di Berlusconi.

Poi non so come mi è venuta in mente un’analogia con una storia che mi è sempre piaciuta tanto, quella di Dorothy nel Mago di Oz. Perchè se dovessi personificare l’Italia non mi verrebbe in mente la pupazzetta di Ballarò, nè Sofia Loren, ma solo questa contadinotta del Kansas di fine ottocento.

Ecco la storia, più o meno come me la ricordo e con un aiutino di Wikipedia. Dorothy, dopo un esordio condito di smanie adolescenziali, cani e vicine bisbetiche, si trova barricata in camera sua quando un tornado travolge la sua casa e la trasporta in un paese assurdo e fantastico che si apprende rapidamente essere il paese di Oz.  Incidentalmente la nostra contadinotta uccide una donna, la malvagia strega dell’Est, atterrandole sopra con la casa. Ma l’omicidio colposo non è passibile di riprovazione sociale ad Oz, anzi: per magia Dorothy si ritrova ai piedi le scarpe rosse della strega cadavere. Non viene particolarmente turbata dalla cosa, mostrando un pronto senso di adeguamento alla morale del posto. Nel tentativo di tornare a casa, la ragazza intraprende un lungo viaggio verso la corte del Mago, che ha la fama di essere in grado di aiutarla. Dopo mille peripezie e con la compagnia del Leone, dell’Uomo di Latta e dello Spaventapasseri, raccattati uno dopo l’altro sulla strada,  Dorothy riesce ad avere udienza dal Mago, il quale si rivela un imbonitore da quattro soldi. Infatti si tratta banalmente di un tizio qualunque che era piombato nel paese di Oz in mongolfiera anni prima e si era costruito un personaggio sfruttando l’ingenuità degli indigeni. Oltre l’assurdo desiderio di Dorothy di tornare in un posto sfigato come il Kansas, anche il Leone, lo Spaventapasseri e l’Uomo di Latta hanno dei sogni infranti dalla VannaMarchità del mago: infatti i tre si erano imbarcati mossi dal desiderio rispettivamente di coraggio, intelligenza e di un cuore. Alla fine del film tutti i personaggi scoprono di aver sempre avuto dentro di sè le risorse che li avevano spinti dal Mago, e il lungo viaggio non era stato altro che un percorso verso la consapevolezza delle proprie capacità. In particolare Dorothy riesce a tornare a casa battendo semplicemente tre volte i tacchi delle scarpe della strega morta, dimostrando che a volte il crimine paga. La storia si chiude con l’ipotesi che fosse tutto un sogno, cosa che nel 39, anno di uscita del film, deve essere sembrata tremendamente geniale ed originale agli sceneggiatori.

Ecco, la mia Dorothy è questo nostro paese affascinante, intemperante, non innocente e non cattivo, che si è mosso per anni verso un’idea truffaldina di benessere, facilità del vivere, finta felicità e arrivismo impersonata da Silvio Berlusconi. Ma la sensazione è che questo ingorgo di zoccole, processi, scandali stia accelerando un processo: presto il trucco sarà svelato, e il mago si rivelerà solo un uomo qualsiasi atterrato con la sua mongolfiera di soldi mafiosi in questo sciocco paese. E in quel bel giorno tutti noi scopriremo di avere già dentro di noi le risorse per tornare a casa.

La nausea

6 febbraio 2011

Ci sono manifestazioni della natura che sembrano finalizzate esclusivamente ad infastidire il prossimo: le pornomamme alla guida dei suv, i suv, le zecche, l’uvetta nel panettone, Carlo Giovanardi, Daniela Santanchè, i virus intestinali. Proprio uno di questi ultimi mi ha costretto abbracciata alla tazza del cesso per buona parte del weekend, scossa da brividi, dolori alle articolazioni, febbre, nausea. Ieri sera stavo così male che è bastato che un personaggio di un film dicesse “olive ascolane” per farmi scappare al bagno per tipo la quarta volta. Tanto per chiarezza non è stato Giovanardi a farmi tutto questo, ma proprio un virus. E poi, ora che ci ripenso, nella mia personale top five di personaggi orribili della politica Gaetano Quagliariello questa settimana è in crescita e scala anche Giovanardi, dando alla classifica dei cinque personaggi più irritanti della scena politica il seguente assetto:

 

Daniela Santanchè

Gaetano Quagliariello

Carlo Giovanardi

Daniele Capezzone

Ruby Rubacuori

 

(NdAnna Berlusca è tipo la legge zero della robotica, una specie di default quindi neanche lo cito).

 

Visto che siamo in temi nauseabondi e che è un po’ che non scrivo, vorrei spendere due parole anche sulle manifestazioni post-femministe previste per i prossimi giorni. Anzi facciamo un bel test: viene assegnato un punto per ogni donna di vostra conoscenza che rientra in una delle seguenti categorie.

 

Donna che è stata colpita da un uomo.

Donna che è stata colpita dal proprio uomo e non l’ha lasciato su due piedi né l’ha denunciato (mezzo punto).

Donna che ha subito una discriminazione sessuale sul lavoro.

Donna palpeggiata sull’autobus nell’indifferenza generale.

Donna che non guida la macchina del marito.

Donna che ha ricevuto battute pesanti sul posto di lavoro.

Donna che ha ricevuto battute pesanti sul posto di lavoro e si è sentita umiliata e colpevole per questo motivo (mezzo punto).

Donna vittima di violenza sessuale.

Donna che ha dovuto rinunciare alla carriera per curare la famiglia.

Donna che ha dovuto affrontare da sola l’handicap di un figlio perché il marito è scappato.

Donna colpevolizzata per le proprie relazioni sessuali antecedenti il matrimonio.

 

Risultati:

 

Da 0 a 3 punti. Le donne non parlano con te: un lungo percorso dentro il tuo cuore e la sospensione dell’abbonamento a Max ti porterà probabilmente a capirne il motivo.

 

Da 4 a 20 punti: ti rendi conto perfettamente che l’ipocrisia di bruciare reggiseni sotto Arcore è energia sottratta a proteste molto più mirate e di interesse comune. Rimangio quanto appena scritto nei confronti delle persone la cui protesta sia stata congiunta recentemente ad una delle seguenti attività:

1- attenta lettura delle testimonianze di Spatuzza,

2- lettura del testo della legge bavaglio e puntuale riscontro nel programma elettorale del pd del 2008,

3- lettura anche superficiale e parziale del testo della riforma universitaria (è un casino incomprensibile),

4- protesta davanti al parlamento per aver negato l’autorizzazione a procedere contro Cosentino,

5- protesta contro una qualsiasi delle altre cose orripilanti di cui si è macchiata la nostra classe dirigente.

 

Da 21 a 30 punti: leggere la posta del cuore di Grazia non conta.

 

Oltre i 41 punti: Lavori per il telefono rosa (o almeno lo spero tanto).

 

 

 

La soluzione definitiva per tutti i miei amici vegetariani et similia.

31 dicembre 2010

Cari amici vegetariani, vegani, fruttariani, crudisti, flexitariani, igienisti, locavori etc etc:
Vi siete rotti le palle di discutere con le persone a causa delle vostre scelte culinarie?
Le festività vi riuniscono a forza davanti ad una tavola imbandita in cui le vostre scelte vengono sistematicamente derise?
Siete spesso oggetto di razzismo gastronomico spinto?
Siete sempre bersaglio facile di battutone supersimpatiche, quali “ma che ne sai che il finocchio non soffre?”,”Oh povera carota”, “ma che male t’ha fatto quella patata innocente?”, “e la pizza allora? tutta quella strage di lieviti?” che vi rovinano la digestione?
Siete stanchi di sorridere ed annuire per non rovinare la già simpaticissima atmosfera al desco parentale?

Ecco la soluzione giusta per voi.

Fate il vostro ingresso trionfale.
Sorridete come se foste delle persone nuove, parlate a voce alta, siate sicuri di voi stessi.
Quando sarà IL momento, lo capirete perchè cominceranno le succitate battutine.

O magari accadrà colla domanda diretta:
“Sei ancora vegetariano?”

Rispondete di NO.
NO, c’avevate ragione voi, e quindi ho deciso di non essere più vegetariano.

Ah e adesso quindi ti sta bene che gli animali vengano torturati ed uccisi?

Sissì certo, figurati, erano solo stupide ideologie, dei libri mi avevano fatto il lavaggio del cervello, sai com’è, siamo ragazzi influenzabili.

Ah chebbello, allora addenta questo quarto di manzo insieme a noi!

Ah no, grazie, grazie davvero! Vorrei, potrei, ma mi fa schifo.

[Silently]

Il ministrino riscaldato

8 novembre 2010

La letteratura del novecento ha sdoganato il mito dell’antieroe: personaggi inetti, vili, banali sono passati dal ruoli complementari nei romanzi dell’ottocento, tipo Don Abbondio, a protagonisti di vicende romanzesche, tipo Zeno Cosini. Oggi, aprendo il giornale, mi sono resa conto che un nuovo modello di eroe si sta affermando nella nostra società: l’uomo terrorizzato. Mi piacerebbe scrivere un romanzo su un uomo che vive in un bunker antiatomico, che sterilizza il sedile della metro con l’amuchina, che abbandona la sua fede cristiana per abbracciare quella maya contando i giorni che mancano al 21/12/2112. Insomma mi piacerebbe scrivere un romanzo su Carlo Giovanardi. Leggendo una top ten delle sue affermazioni più clamorose, se ne deduce che Carlo Giovanardi è: omofobo, xenofobo, oscurantista e proibizionista. Insomma un reazionario doc. C’è un che di epico nel disperata battaglia di quest’uomo contro uno dei più elementari principi della termodinamica, cioè l’irreversibilità di quasi tutti i processi naturali, inclusi quelli sociodinamici. Carlo Giovanardi è un uomo che vorrebbe portare l’Italia ad un passato che in realtà non è mai esistito, un mondo in cui non esisteva il divorzio, gli aborti, i gay, la convenzione di ginevra, il garantismo, la manipolazione genetica e possibilmente neanche il codice genetico. Un bel mondo in cui in ogni cellula la firma di dio non è una sporca catena di basi azotate ma un puro ideale di conformismo e sottomissione.

E’ chiaro che questa battaglia è persa, resta solo da stabilire quante vittime infelici, represse e discriminate quest’uomo e chi la pensa come lui riusciranno a produrre prima di desistere, morire o finire in galera.

E allora, quando Carlo Giovanardi afferma che la “biotecnologia toglie diritti ai figli”, parla del diritto di un figlio ad appartenere ad un modello sociale in evidente declino, un modello secondo il quale il nucleo della società è una famiglia imperitura, immodificabile, formatasi in seguito al matrimonio cattolico e accresciutasi esponenzialmente a causa dei veti sulla contraccezione.

Carlo Giovanardi è un sottosegretario, un semiministro dello stato,  un rappresentante di tutti i cittadini italiani e non solo dei wasp nostrani. Con questa grande responsabilità, è criminale da parte sua leggittimare chi bigottamente rifiuta le biotecnologie. Ma del resto Carlo Giovanardi insieme al suo governo ha approvato una legge, la legge 40/2004, che nella sua forma iniziale prevedeva: un limite kabbalistico di 3 embrioni per impianto nel corso di fecondazione assistita, il divieto della congelazione degli embrioni, il divieto della diagnosi preimpianto,  il divieto della fecondazione eterologa, immancabili limitazioni alla ricerca scientifica sulla genetica e sulle cellule staminali.

Poi gli uteri massacrati delle donne sterili e i bambini affetti da gravissime malattie genetiche sono stati salvate dal TAR che ha di fatto abrogato tutti i punti precedenti tranne gli ultimi due. Tuttora se  sei single, fertile e con un desiderio di maternità ti basta far ubriacare il tuo tromboamico mentre se sei single, sterile e con un desiderio di maternità ti attacchi al cazzo.  Perchè hai diritto a nascere nella famiglia del Mulino Bianco, mica ad avere le stesse opportunità degli altri.
La ricerca italiana, biotecnologica o no,  è un po’ che si attacca al cazzo, quindi ormai poverina è abituata.

Che dire quindi di Carlo Giovanardi, che sostituisce il suo premier divorziato e puttaniere al forum sulla famiglia e calpesta con le sue affermazioni tutti i diritti tranne quello di essere uguali…uguali a come ci vorrebbe la chiesa. Carlo Giovanardi è un uomo la cui paura è trascesa ad un livello esistenziale. Un uomo che ha proiettato il complesso di Edipo sulla madre chiesa, un ruffiano, un bigotto, un uomo la cui violenza intellettuale arma il pregiudizio, la paura, la discriminazione.

Semmai scriverò un romanzo, il protagonista sarà come lui.