Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Tutelando Tom

25 Mag 2010

La casa era una casa: soggiorno con angolo cottura, camera da letto, bagno.
Non di quelle che mentre fai la doccia puoi anche girare il sugo che tanto tra i fuochi e la doccia c’è lo spazio di un piede. O di quelle che il frigo e la piastra elettrica ti fanno da comodini e la tazza del cesso da sedia.
Per non parlare di quelle che quando resti in casa devi organizzarti bene: se tiri giù il letto devi prima piegare il tavolino con seggiola e metterli di taglio tra la parete e l’armadio e devi ricordarti che la porta del cesso in questo modo non si apre del tutto e che se sei sovrappensiero sbatti contro la porta e finisci per bestemmiare.
La casa di ieri invece era proprio una casa: tendine rosse alla finestra della camera da letto con letto matrimoniale, armadio color avorio così ampio da metterci tutte le cose pure quelle delle mezze stagioni, abatjour sopra i due comodini, qualche stampa alle pareti. Il soggiorno aveva un divanetto amaranto due posti con un tavolino in legno da quattro al centro e una libreria con tv annessa. Nel bagno una doccia con tenda bianca a pallini colorati, un lavandino bianco smaltato, un bidet azzurro ed una lavatrice da tre chili di carico.
Tutta la casa colorava di arancione con sfumature rosso chiaro, sapeva di tramonto estivo, quello che ti godi nelle sere d’estate in spiaggia dove tiri fino a quando il sole non scompare sotto la linea del mare e oltre.
Su Kijiji (cazzo di nome) l’annuncio parlava di un appartamentino in un casale ristrutturato zona Magliana, 700 euro spese comprese, posto auto interno. Parola d’ordine: contrattazione!
Prendo appuntamento e vado. Dopo il civico seicento Via della Magliana sembra una litoranea che al posto del mare segue le anse del Tevere, con sali e scendi insospettabili e curve a gomito che somigliano a quelle che incontri superata Genova se decidi di proseguire per Arenzano e Varazze. Oltre il Tevere si spiana un pezzo di Roma sud niente male: poco asfalto e zero palazzi sotto un grosso pezzo di cielo che vederlo tutto insieme fa quasi impressione.
Appuntamento ore diciotto e un quarto “massimo e venti che poi mio marito ha da fare” mi fa la Moglie Segretaria al telefono. Confermo diciotto e un quarto, arrivo lì a trenta e non potevo fare di meglio visti i quaranta chilometri di traffico che mi separavano. Arrivo e mi accoglie una sorta di Tom Selleck de Noantri: alto, capello riccio, baffi prominenti, massiccio nel corpo e nella voce, camicia celeste a righe aperta sul petto, peli del petto ricci ben distribuiti e pantalone beige. In mano una cartellina con indicati gli appuntamenti ed un mazzo di chiavi colorato.
Mi presento dopo otto ore di sbattimento al lavoro e un’ora di traffico preserale, barba di qualche giorno, capello pettinato dal casco e dalla pioggia, una crema idratante viso al sapore di fumo di tubi di scappamento lozione GRA.
Da stanco do il meglio di me in fatto di educazione e dunque mi presento con una stretta di mano vigorosa e un cordiale “buonasera ho parlato con vs moglie al telefono scusi il ritardo ma sa il traffico…” non finisco la frase che Tom mette gli occhi nei miei, inarca le folte e prominenti sopracciglia e fa “la sto aspettando da un pò, stavo per andare via….”
Avevo la sensazione che Tom pretendesse un secondo tempo di scuse. Me lo immaginavo in casa a pesare le parole della Moglie Segretaria e a pretendere più attenzione nelle cose che la stessa faceva. Li vedevo seduti in una tavola apparecchiata con doppi bicchieri e piatti piani e fondi con le posate scintillanti immersi in un silenzio che col tempo avrebbe inghiottito perfino il loro stesso disagio.
Non mi scuso e non me ne vado (in altri tempi lo avrei sfanculato in un baleno ma con l’età dicono si diventa più saggi….) allungo semplicemente un braccio indicando la casa e con tutta l’ingenuità che non ho gli faccio “è quella?”.
Tom si incammina due passi avanti me, io nel frattempo mi tolgo la giacca antipioggia (perché a Maggio a Roma piove dalle sei alle sette, a volte pure dalle cinque e mezza, dipende da che ora esci dal lavoro), do due colpi sullo zerbino ed imbocco nell’appartamento descritto sopra.
Attacco con le domande di rito, tipo: luce, boiler o caldaia? rumori, pagamenti, contratto o nero?, posto macchina e pure posto scooter?, cauzione?.
“Non faccio contratti ma se ti serve per scaricarlo posso anche farlo, per me non fa differenza… sono 700 euro luce e acqua escluse…quando entri mi dai due caparre più la mensilità corrente…devi stare almeno un anno altrimenti non rivedi le due caparre…il posto auto se lo trovi libero bene sennò lo cerchi in strada”. Punto.
A vederlo più da vicino Tom non somigliava poi così tanto al Tom di Magnum PI, quello col Ferrari Rosso. Questo era decisamente più stronzo. Il vero Tom Selleck si sarebbe presentato con un gran bel sorriso sotto i baffoni e poi avrebbe indossato una camicia hawaiana, un paio di jeans e un cappellino da baseball.
“L’annuncio parlava di posto macchina garantito e di settecento tutto compreso; puoi pretendere un anno di permanenza nella casa e la non restituzione delle due mensilità solo se fai il contratto e se non ti do comunicazione due mesi prima della scadenza…se entro in nero non esiste che ti tieni due mensilità se decido di andarmene prima del tempo che TU hai stabilito” e rilancio “visto che non è un problema per te io preferirei eventualmente entrare con un contratto….”. Tono spocchioso.
“Mah il contratto ha degli inconvenienti..piuttosto lei ha un lavoro stabile con contratto a tempo indeterminato? Perché sa devo in qualche modo tutelarmi…” mi dice col tono di quello che vuol esser capito.
“Certo che ho un contratto a tempo indeterminato!…sono un tempo indeterminato, di quelli fortunati, se ne trovano pochi in giro ormai” e penso a mia sorella.
Il Nostro accenna un sorriso allisciandosi il baffo prominente, prende una cartellina in mano, si appunta i miei dati, sopra il mio nome altre decine di nomi, alcuni depennati altri sottolineati. Mi accompagna alla porta e ci congediamo con una stretta di mano decisamente troppo forte.
Sullo scooter proseguo per la litoranea fino a che il Tevere non scompare, svolto a destra per una strada diritta, da lontano intravedo il Serpentone con gli appartamenti del famigerato quarto piano occupati negli anni settanta da famiglie di disperati. Gente che per fare luce in quei vani si è attaccata alla luce dei corridoi. Che non paga il gas e l’acqua. Che vive in uno stabile di cemento grigio lungo un chilometro con gli ascensori rotti e la sporcizia sulle scale; gente dimenticata in case dimenticate.
Diritti e tutele, Tom, diritti e tutele.

Giù dalla giostra

24 Mag 2010

Oggi ho così poca voglia di lavorare che mi viene da piangere. C’è un sole finalmente luminoso, un’aria tiepida, profumo di gelsomino, tutta la natura si sveglia e dice: buttati su un prato e stiracchiati con me!
E io chiudo lo studio, lasciando le mie cose e il computer acceso, cammino nello smog e nel traffico per chilometri, ostinatamente senza montare su un bus o sulla metro. Me ne vado a villa Ada, dove si può trovare la natura più verosimile nel raggio di 20 km.

Cammino tra gli alberi, fino a dimenticarmi della città che pulsa intorno a me, respiro resina e fiorellini di campo lungo i sentieri ombrosi, e finalmente mi butto per terra, noncurante delle macchie di erba e di terra che compariranno sulla mia schiena. Ed è tutto fermo, di lunedì mattina, in una metropoli. Solo per oggi salto il mio giro in giostra: così semplice, così sontuoso.

[Anna]

Radice di ex

17 Mag 2010

Quando una storia finisce uno in genere è stravolto. Ma anche no. Supponiamo che un disturbo ossessivo compulsivo da pallottoliere ci permetta di (o costringa a???) attribuire al nostro ultimo naufragio sentimentale un valore da 1 a 10 che ne indica la rilevanza. Indichiamo questo valore con la variabile eX.

Esempio 1: massacrante storiona adolescenziale – ma con pomiciata pregressa

eX=9

Esempio 2: disastrosa relazione con un trentenne con cameretta

eX=4

Col passare del tempo, le ondate del revisionismo corrodono questo valore eX. In termini matematici questo si può descrivere considerando la funzione eX(n), dove n rappresenta il tempo che passa: può indicare il numero di anni trascorsi o anche il numero di storie successive a quella in questione. La frequente domanda “ma come ho fatto a stare con uno stronzo/coglione del genere?” suggerisce che eX(n) è una funzione decrescente. Come si calcola eX(n) ? Chi può dirlo. La mia folle idea è che il decadimento dell’amore (o meglio della stima) sia come quello dell’energia degli atomi: esponenziale. Ossia qualcosa del genere:

dove eX è il valore a storia appena finita. Esempio: se n rappresenta il numero successivo di storie, la rilevanza del nostro ex ex si indica con eX(2) e il suo valore è la radice quadrata di quello che aveva a botta calda. In particolare se il nostro ex ex è quello della cameretta allora

Una regola che descrive un fenomeno naturale si chiama modello matematico. I modelli sono in realtà delle metafore scritte nel linguaggio dei numeri e della logica. E vengono elaborati per gli stessi due motivi di qualsiasi altra metafora: o per spiegare qualcosa e/o perchè si è dei manieristi sbruffoni.

Visto che in questo caso il manierismo è manifesto, vediamo almeno cosa può spiegare il nostro modello. L’espressione

ci dice che per quanto sia stata rilevante la nostra storia, ossia per quanto alto fosse il valore a botta calda eX, se lasciamo passare abbastanza tempo la sua rilevanza nella nostra vita si avvicinerà inesorabilmente ad 1… nella scala da 1 a 10. Come a dire, tutto scorre. E fin qui…

Ma capita a volte che l’ex storico rimanga una figura centrale nonché termine di paragone per tutte le nostre storie successive.
Questo sembrerebbe mandare a puttane il nostro modello (oltre che la nostra vita sentimentale) perchè fino ad adesso abbiamo detto che eX(n) diventa sempre più piccolo: la regola con cui calcoliamo la rilevanza è prima fare la radice quadrata, poi quella cubica ecc.

Per salvare la nostra teoria dobbiamo dedurre che il problema non è nella regola, cioè nella definizione di eX(n), ma nella n. Tutto torna se la n è in realtà è il nostro tempo interiore, che ha la proprietà di passare solo se noi glielo permettiamo. Questa nuova n non scatta da sola, inesorabile come il contatore del gas: a seconda dei momenti la muoviamo avanti, indietro, un po’ e un po’. E se la inchiodiamo ad uno stato d’animo, il nostro ex sarà attuale ed incorruttibile per sempre. Un orrore. O, almeno, il nostro modello minaccia così.

Forme

17 Mag 2010

Appena una decina di metri, dieci passi su pochi millimetri di beige di un linoleum che nasconde bene la polvere ma non sa di niente.
Appena giri il pomello del rubinetto in ottone la ceramica del lavandino raccoglie l’acqua in gorgoglii e la fa sua per sempre. Dicono somiglia al brontolio dello stomaco quando sei affamato prima di sederti a tavola contento; risolvi tutto mangiando.
Il bagno ha una forma morbida e splendente: il bidet accoglie i sederi alla Botero affissi sulla parete di fianco lo specchio, la vasca s’adatta al corpo e non il contrario, la lavatrice è un oblò che gira e sorride, gira e sorride.
Lo specchio è un gioco di reciprocità: ti vedi un altro se non sai vederti bene e magari finisci per vedere l’altro come tu lo vuoi vedere, ma è sempre reciprocità.
A Medellin le donne scoprono le gambe e le spalle per mostrarle al pittore che le riempie di abbondanza. La penuria della guerra la ritrovi in piatti di calorie così l’affrancamento si poggia sui fianchi, nella pancia e nei culi. Forme rotonde, carne nuda senza vanità; così profondamente moralista Botero lascia la sensualità ad una donna che si specchia e si accarezza e la crudeltà alle torture di Abu Ghraib. Come a dire ciò che vedi è. Ma non è sempre così.

La Natura secondo De Chirico? Secondo me, meglio Mimmo Jodice.

10 Mag 2010

Il 25 aprile, invece di andarcene per prati come tutti i gGgiovani della nostra età, abbiam preferito auscultare la nostra profonda ed innata natura intellettuale e siamo andati a vedere la mostra su De Chirico a Palazzo delle Esposizioni.

Non mi è piaciuta.

1: Tutta questa Natura nei quadri di De Chirico io non l’ho vista.
E non mi si può prendere per il culo parlandomi di “negazione della Natura”.
Allora poteva essere anche titolata ‘De Chirico e le trottole del Paleolitico’: l’assenza di trottole preistoriche nell’arte pittorica dell’autore sta a dimostrare la negazione del senso del paleolitico blablablabla.
Ennò.

2: A me gli spiegoni appesi alle pareti del museo mi fanno venire voglia di prendere a capocciate le cornici.
E’ chiaro che se me la imbastisci sul “Lo straniamento del senso del reale è voluto ed ottenuto attraverso l’immissione dell’oogetto tangibile in un contesto completamente destrutturato”, a me l’unica cosa che mi si destruttura è la voglia di leggere le didascalie.
E anche di guardare il quadro.

3: Mi sembra quantomeno fantascientifico che il Palazzo delle Esposizioni non partecipi alla Settimana della Cultura promossa dal Ministero dei Beni Culturali.

Se ci volete andare per forza, evitate come la peste di leggere le didascalie ed avvicinatevi ai quadri con uno sguardo puro ed ingenuotto; alcuni in effetti sono un po’ spaesanti se guardati con innocenza e senza malizia.

Molto bella invece la mostra di Mimmo Jodice, al piano superiore del Palazzo.

La mostra celebra i 50 anni di attività dell’autore e la maggior parte delle foto sono stampate a mano da lui.
Forse l’ho apprezzata tanto perchè c’era tanta onestà, dentro. E tanto mare. E tutta quella Natura promessa dal piano di sotto.

Le foto sono in ordine temporale; io vi consiglio di guardarle al contrario, partendo dall’ultima sala, quella che ospita le foto più recenti.

Le foto sono tutte in bianco e nero, il che per lo più dimostra (grazie Alice) che avere una macchina fotografica superfiga da 1200 euri non vuol dire essere fotografi.
E che il Fotosciop -almeno a Jodice- non serve per fare una bella foto.

[Silently]

Liberazione

28 aprile 2010

25 Aprile mattina presto:
è nata Viola, parto naturale, parto della resistenza. Paolo, il papà, ancora non s’è reso conto. Magnolia, la mamma, s’è resa perfettamente conto.
25 Aprile tarda mattinata:
uova e frutta contro Polverini e Zingaretti
25 Aprile pranzo:
4 medie bionde, frittata con patate. Ho tolto le scarpe.
25 Aprile pomeriggio tardi:
la Ka consuma na cifra.
25 Aprile sera:
ai tifosi della maggica tocca tifà per la Lazio per continuà a sperà
26 Aprile mattina:
cerchio alla testa
26 Aprile pomeriggio:
becco l’acqua sullo scooter. Cerchio alla testa.
26 Aprile sera:
il coinquilino parla parla parla. Dovrei dirgli che ho un cerchio alla testa
27 Aprile mattina:
…………
27 Aprile sera:
spumante per festeggiare Paolo e Magnolia. Viola dorme coi pugnetti chiusi, il viso è rosa, i capelli neri. Quattro amici intorno una culla, intorno una vita. Quasi quasi…

[alidam]

La mela marcia

27 aprile 2010

Per anni il mondo è stato diviso in due blocchi antagonisti ma paralizzati dalle catastrofiche conseguenze di un eventuale scontro aperto. Le masse erano mobilitate e divise: è stata una stagione di grande impegno, di paura mista ad entusiasmo. Ma la triste verità è che tutto ciò avveniva solo perché veniva spacciato come ideologico uno scontro in realtà tutto economico. Quello che veniva propagandato come una scelta sul modo di vedere e vivere la modernità in realtà era solo l’amara linea di confine tra due monopoli. Ci sono voluti lunghi anni prima che uno prevalesse definitivamente sull’altro.

Ma uno storico giorno la Microsoft è finalmente crollata sotto il peso elefantiaco dei propri codici fuori controllo, neanche fossero stati gli apparati dell’Unione Sovietica. Il mondo aveva conosciuto un’escalation di sistemi operativi sempre più nuovi, più ravvicinati e più ingestibili che non poteva che sfociare nel crac totale. Ci sono stati un paio di momenti di tensione tra gli azionisti, ma poi Bill Gates Jr. ha avviato una politica del disgelo che ha portato alla lottizzazione e poi al disfacimento dell’azienda.
Un mondo Apple si è aperto agli utenti. Un mondo bianco, smooth, pefetto. Dipendenti ministeriali hanno iniziato a scavalcare il muro tecnologico pretendendo il loro Mac, Ipod e Ipad hanno iniziato ad essere commercializzati in tutti i negozi, in tutti i reparti.
La libertà era finalmente arrivata per il mondo intero: una tecnologia semplice, amica e molto molto trendy era alla portata di tutti. Il poster con lo zio Steven con sotto scritto “I want you at the Apple Store” è un’icona di quei tempi.

Ma poi una nuova paura ha iniziato a serpeggiare, ogni giorno più manifesta, ogni giorno più destabilizzante. Il mondo libero era minacciato da un nuovo grande nemico: terroristi informatici imperversavano nel web. Ogni giorno i giornali riportavano notizie di cellule di integralisti dell’open source che crackavano le banche dati delle aziende, formattavano hard disk, paralizzavano il traffico aereo con dei virus devastanti. Un giorno c’è stato un clamoroso attentato ai server di Gmail di New York: migliaia di utenti hanno perso per sempre tutta la loro corrispondenza.
E lì la gente ha iniziato ad avere paura sul serio. A quel punto è stato facile per gli esponenti politici finanziati dalla Apple far approvare leggi speciali, che limitavano il traffico su internet e autorizzavano il sequestro preventivo dei computer dei presunti hacker. Chiunque fosse trovato con un compilatore C sul proprio computer veniva schedato e la sua connessione ad internet poteva essere sospesa a discrezione dei servizi segreti. Lentamente reperire sorgenti, manuali di programmazione e distribuzioni linux è diventato sempre più difficile, il freeware veniva guardato con crescente sospetto.

Ora la tecnologia è di esclusiva appartenenza ad una ristretta oligarchia che fa capo alla Apple, che esercita pressioni sui ministeri dell’istruzione per limitare diffusione della cultura tecnico-scientifica. Una concordanza di interessi con le istituzioni religiose ha portato ad una campagna mediatica che misticizza la tecnologia, presentandola come qualcosa di totalmente fuori dalla portata della comprensione dell’utente medio.

Ora che viviamo in questo mondo di apparente libertà, viene da chiedersi come sia stato possibile. Come, all’inizio del secolo, quando quei bravi ragazzi degli americani hanno mostrato il loro volto spregiudicatamente feroce con le guerre preventive, al mondo non sia venuto in mente che la nuova guerra fredda si stava già spostando su altri terreni.
Alcuni storici collocano l’inizio dell’egemonia Apple con il lancio degli Ipod. Questi dispositivi infatti incarnavano perfettamente la politica Apple: belli, all’avanguardia, accattivanti. Ma. Assolutamente incompatibili con qualsiasi altra tecnologia, poiché il loro contenuto (i file AAC), i loro cavi, il loro software di gestione (Itunes) erano proprietari. Assolutamente inutili come archivi di backup, in quanto era impossibile tramite Itunes depositare files musicali dall’Ipod sul disco rigido. Una politica, questa, volta ad indurre l’acquisto della musica all’Apple Store, sito che aveva la sfacciataggine di pretendere di tenere in memoria il numero di carta di credito dell’utente. Per indurre a fare acquisti con leggerezza. Per finire gli Ipod erano assolutamente e follemente costosi.

Ed hanno avuto un successo planetario. Ed è lì che si è capito che questo mondo è possibile.

[Anna]

Matematicrazia

21 aprile 2010

Nauseata da questo decadente clima politico, da tempo sento il richiamo sempre più perentorio delle mie responsabilità, che mi reclamano regina e padrona dell’universo. Ovviamente ho delle reticenze: abbandonare i miei goffi tentativi di diventare ricercatrice per mettere la mia razionalità al servizio del mondo è un passo importante e controverso. E’ così mi è venuto in mente Pitagora, l’unico (altro) matematico a capo di una società di cui ho notizia. Parliamo di 2500 anni fa (e forse il fatto che da allora nessun altro ci abbia riprovato è un fattore di cui dovrei tener conto) e questa è più o meno la sua storia.

Prima di mettersi a costruire quadrati sui cateti dei triangoli rettangoli, Pitagora ha fondato una religione. Applicando un format ben noto, prima si è inventato un peccato (l’ignoranza) poi uno scenario orribile per i peccatori (un miscuglio new age di reincarnazione e pagelle) e infine si è proposto come redentore dal suddetto peccato, fondando la Scuola Pitagorica.
Questa scuola era una congrega che comprendeva l’ala integralista dei matematici (il nome nell’accezione moderna viene da lì) e l’ala moderata degli acusmatici, che a differenza dei primi non erano costretti al celibato, all’ascesi nè al vegetarianesimo. Integralisti o no erano tutti uniformemente impaccati di soldi e furono pronti a concedere il dominio della città in cambio della scienza redentrice.

L’idea di Pitagora era che il mondo fosse organizzato in una precisa struttura geometrica, descrivibile in estrema sintesi solo grazie alle… frazioni. Ebbene sì, loro, quelle che nella nostra infanzia abbiamo imparato a conoscere tagliando fette di immaginarie torte per un numero mutevole di immaginari ospiti.
Per ovvie ragioni Pitagora evitava di dire troppo in giro questa cazzata e tagliava corto sulle polemiche. Ipse dixit e guai a chi fiata.

Ad un certo punto però è saltato fuori che anche una cosa imbecille come il rapporto tra il lato di un quadrato e la sua diagonale (cioè la radice di 2) è un numero irrazionale. Vale a dire un’entità fuori della portata del più volenteroso tagliatore di torte immaginarie.
Come un qualsiasi Putin pare che Pitagora abbia cercato di affogare la scomoda verità nel sangue. Poi, come un qualsiasi Berlusconi,  avrebbe provato a buttarla in caciara:

“ma no, io parlavo di geometria, non di numeri, non mi avete capito…ecc”,

introducendo la criminosa distinzione tra Geometria e Matematica che ancora travia gli studenti delle medie di mezzo mondo.
In ogni caso la Scuola Pitagorica venne travolta dallo scandalo, e Pitagora deve la clemenza della Storia al solo fatto di aver compensato col suo genio matematico la sua mediocrità come filosofo, statista e leader spirituale…

A ben pensarci soprattutto come leader spirituale Pitagora era una pippa: del resto quanti altri ne avete visti crollare sotto le incongruenze della propria dottina? Il motivo è che lui, a differenza di altri, aveva educato i propri seguaci alla logica e al ragionamento. Un errore da dilettanti.

Ad oggi è cambiato ben poco nella testa dei matematici, nonostante l’ultimo allievo di Pitagora si sia estinto due millenni e mezzo fa. Romanticamente i matematici moderni sognano ancora una teoria unificatrice che spieghi in maniera chiara ed univoca tutti i fenomeni dell’universo, compresi quelli esistenti solo nelle loro teste.
Ma in tutto questo tempo una cosa bella è capitata: forse unico contesto sociale al mondo, con la forza del rigore scientifico la comunità dei matematici ha sepolto per sempre l’ipse dixit, introducendo una sorta di Principio di Non Autorità, una regola aurea che più o meno recita così

Una cazzata è tale indipendentemente da chi la dice”.

 

[Anna]

E’ successo

21 aprile 2010

Silently e Sumire, quello che vi siete perse in questi giorni:
– Un vulcano islandese piazzato nel ghiacciaio di Eyjafjallajokull (!) si è incazzato così tanto da scaricare nei cieli di mezza Europa enormi quantità di cenere. Cancellati parecchi voli. Sui media italiani abbiamo letto pareri di ingegneri, metereologi, fisici ed “esperti” vari che davano consigli utili su come affrontare l’emergenza (tipo: al posto dell’aereo prendere treno o macchina)
– La Roma ha vinto il Derby; Totti ha fatto il pollice verso rivolto alla sua gente poi si è scusato sul suo sito. La Roma vincerà lo scudetto, senza dubbio. Ci sono stati scontri e accoltellati, ma questa non è una notizia.
– Fini e Berlusconi si odiano. Pare che Fini non sopporti la Lega (come dargli torto). Pare che Berlusconi non possa fare a meno della Lega. Sono maturi i tempi di una candidatura del Berlusca alla Presidenza della Repubblica Italiana
– In Afghanistan sono stati arrestati tre uomini di Emergency accusati di detenere all’interno di un ospedale munizioni ed esplosivi da utilizzare per attacchi terroristici. Il Governo Italiano non ci ha capito una mazza per alcuni giorni dando credito ai servizi segreti afgani poi ha fatto marcia indietro. I tre sono stati scarcerati e stanno per tornare a casa, non c’entrano un cazzo con gli esplosivi. L’ospedale è stato chiuso.
– Raimondo Vianello e Sandra Mondaini dormivano in camere separate
– A Malta il Papa ha incontrato un gruppo di persone che sono state abusate sessualmente da esponenti del clero. Ha pianto e si è scusato, il Papa.
– A Laura Hall, ventenne inglese, è stato inibito di consumare alcolici in tutti i pub della Gran Bretagna. Così gli evitano la galera.
(..)

[alidam]

Tema: “Perché amo la vita”

18 aprile 2010

Svolgimento.

F. è un ciclista serio: oltre ad aver fatto della bicicletta il suo pressocché unico mezzo di trasporto, partecipa attivamente alla sua diffusione. Dà una mano in ciclofficina, tiene folkloristiche lezioni di meccanica della bici ai propri alunni durante le ore di supplenza a scuola, ma soprattutto coinvolge chi lo circonda con il suo contagioso entusiasmo ciclomotorio.

Per sicurezza e comodità un bel giorno F. compra un portapacchi per la sua ultima bici, lo mette in una busta, infila il polso in uno dei manici della busta, monta in sella e sfreccia verso la ciclofficina per andare a montarlo. Pedalando di buona lena nel traffico congestionato, F.  si sente proprio bravo e previdente e si concede di bruciare un semaforo. Un istante dopo la busta del portapacchi si infila tra i raggi della ruota anteriore e PAH! F. si cappotta rovinosamente, atterra di faccia, si fa malissimo e vince una settimana all inclusive al Policlinico.

Epilogo e conclusioni.

Per tutto il tempo il portapacchi, comprato per prevenire un botto del genere, rimane saldamente al polso di F.. F. non viene sfrittellato dalle macchine dietro di lui solo perché erano ferme al semaforo e qualcuno ha fatto in tempo a dirottare il traffico prima che scattasse il verde.

Amo la vita perché trovo commovente l’armonia della biochimica che la sottende e perché le sono infinitamente grata per la condizione di privilegio nella quale mi ha posto.

La stimo perché è una grandissima puttana ironica e beffarda.

Un augurio ad F. di pronta guarigione.

[Anna]