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Appunti Portoghesi.

22 marzo 2011

Cosa ho visto in Portogallo?

Mare, mare, mare e coste, bellissime coste.

Abbiamo visitato i paesini a nord di Lisbona, ampiamente snobbando la capitale, e questo è quello che abbiamo trovato:

– A Peniche, scogliere e sentieri improbabili:

– A Óbidos, un pesino dell’entroterra vicino Peniche, le mura circondano interamente il paesino. La passeggiata è leggermente da brivido, dato che, come potete ben constatare dall’ottima diapositiva sottostante, non esiste nessuna barriera architettonica tra te e il suolo, 20 metri più in basso.

– A Ericeira, la spiaggia di Ribeira D’Ilhas: una cosetta per niente suggestiva dove si tiene annualmente la tappa del mondiale di surf ASP (Association of Surfing Professionals).
In questa foto, una giornata praticamente piatta.

– Sempre a Ericeira: belle scogliere e posti divertentissimi da esplorare:

– A Estoril e Cascais, le Rimini del Portogallo, Casinò e ville e alberghi per ricconi (ne riparleremo):

Considerazioni generali: i portoghesi sono brutti e parlano una lingua brutta, che sembra un misto tra calabrese ed abbruzzese malpronunciato.
Non hanno termosifoni in casa, occorrenza che ha provocato la necessità di dormire sotto 15 coperte e relativi pigiami accroccati con felpe su felpe.
I portoghesi sono ospitali e servizievoli, e se ti alzi per pagare o vuoi bere un caffè in piedi ti fulminano istantaneamente, intimidazione che ti spingerà a sederti immediatamente anche se stai per perdere l’aereo.
Il Portogallo sta arrancando sull’onda della crisi e offre dei prezzi spaventosamente bassi sia per gli alloggi in hotel che per il cibo, quasi tutto a base di pesce, nonché ottimo (però Italians Do It Better, eh?).

La cultura del surf è sviluppatissima, e anche se noi siamo state parecchio sfortunate con il tempo (freddo, pioggia et similia) e con le onde, trovare uno spot surfabile decente è facile come ordinare un caffè seduti a un tavolo (NON in piedi al bancone) anche nelle giornate più piatte.
Evviva l’oceano.
La costa a nord di Lisbona ti catapulta in paesaggi rocciosi veramente spettacolari che cozzano amabilmente con gli spiaggioni turistici.
Le città non sono esattamente pulitissime (vi sembrerà di stare a casa); i portoghesi sono rumorosi e chiassosi nei posti pubblici esattamente come noi.
Solo con un accento pecoraro che ti fa torcere le budella ad ogni maledetta sillaba.

[Silently]

Un giorno triste per il surf. Ciao, Andy.

3 novembre 2010

Forse il nome non vi dirà niente, la foto nemmeno, ma Andy Irons è tipo il Francesco Totti, il David Beckham, il Rafael Nadal, lo Shaquille O’neal del surf.

E’ stato campione mondiale ASP per 3 volte, dal 2002.

Poi Kelly Slater ha rosicato ed è tornato a gareggiare per spodestarlo, ma insomma Andy Irons era un mito.

Era a Puerto Rico per il Rip Curl Pro, aveva appena vinto il Billabong Pro France, e s’è preso la dengue. Allora ha provato a tornare a casa alle Hawaii, ma non c’è riuscito, lo hanno trovato morto l’altroieri notte nella sua camera d’albergo a Dallas: non era riuscito a prendere l’ultimo aereo per tornare a casa. Aveva 32 anni, una moglie e un bimbo che ancora non aveva conosciuto perchè nascerà il mese prossimo.

E’ una storia triste. Io sono triste, il mondo del surf è triste, ma la cosa tristerrima è che la notizia in Italia non è girata quasi per niente, e troppi pochi italiani sono tristi.

Voglio dire, Andy Irons era un campione del mondo, mica un qualsiasi giocatore di serie b.

Boh, triste.

 

[Silently]