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Fun fun fun – Beach Boys @ Rock In Roma, 26/07/2012

28 luglio 2012

Saranno pure dei vecchietti, ma questo è stato uno dei concerti più divertenti che io ricordi negli ultimi anni. Non divertente come possono essere divertenti gli Elii, ad esempio, ma divertente che ti fa sorridere e ridacchiare e ballare tutto il tempo. Credo sia impossibile per chiunque al mondo non conoscere neanche una delle… boh, diciamo 40 canzoni che hanno suonato. Anche ammesso che qualcuno non conosca pezzi bellissimi come God Only Knows o Kokomo o Sloop John B. o When I Grow Up, grazie a film, pubblicità e discoteche trash non c’è modo di non aver mai sentito e canticchiato Barbara Ann, Don’t worry baby, che ne so, Good Vibrations, Surfin’ Safari, I Get Around etc.

Il concerto è cominciato alle 21.49 ed è finito alle 00.00 spaccate.

Non male per degli utrasettantenni, magari in California li conservano meglio che in Inghilterra.

C’è da dire che sul palco erano almeno in 10 (non li ho contati ma erano veramente tanti), c’era il pianoforte bianco, un batterista e un percussionista, un paio di tastiere e duecento chitarre e bassi.

Fa impressione sentir parlare Mike Love. La sua voce è, ovviamente, quella di un settantenne, allora ti chiedi: seh vabbè e mo’? Se si mette a cantare con questa voce, sembrerà un film dell’orrore!

E invece, incredibile!!!

Le armonizzazioni come se fossimo tornati negli anni 60! Senza parole, davvero.

Certo, l’aiuto dei “giovani” componenti della band è più che necessario, ma quei coretti che tutti ricordiamo, le armonizzazioni tanto care a Wilson, sono bellissime, cristallizzate nel tempo.

Gli errori tecnici non sono solo perdonabili, ma danno anche quel tocco di ruvidezza che rende il tutto ancora più umano, ancora più divertente.

Wilson dietro al suo pianoforte bianco è un po’ estraniato, leggermente assente, e la sua voce quando canta è più incerta di quella di Love (che canterà quasi tutti i pezzi), molto sporca ed imprecisa. Il che è stato abbastanza commovente.

Pubblico molto scarso, comunque, il che è veramente un gran peccato. Capisco la perplessità di andare a vedere un gruppo i cui componenti principali abbiano una media di oltre 70 anni, ma fatevelo dire: avete fatto una cazzata.

Unica nota stonata nei suoni: la batteria.

E’ già la seconda volta che mi lamento del suono della batteria nel Rock In Roma.

A parte il volume, che ho trovato di nuovo troppo alto, a darmi fastidio è stato soprattutto il suono della grancassa, forse. O più in generale, il suono molto moderno di una batteria ottima, su canzoni degli anni 60 che usavano più il clapping che il rullante, probabilmente. Non so, pensate a I Get Around durante la strofa, o a Barbara Ann nelle versioni originali: ecco, metteteci la batteria al posto del battito delle mani. Fastidioso. Soprattutto sui pezzi molto molto vecchi.

Per i pezzi invece del disco nuovo, That’s Why God Made The Radio, e in generale per quelli più recenti degli anni 60-inizio 70, rimaneva cmq il problema del volume, che secondo me andava a coprire troppo le bellissime armonizzazioni vocali.

Per il resto, un concerto che probabilmente rimarrà nella storia, almeno nella mia personale. Divertente, sì, ma anche molto molto emozionante in pezzi come Don’t Worry Baby, Good Vibrations, God Only Knows, California Dreaming, Rock’n Roll Music, che ti fanno venire quel sorrisetto scemo che poi ti giri e ti pare strano che sei a Roma, ma dov’è il mare? E il tramonto? E il falò sulla spiaggia? E la birretta ghiacciata in mano? E gli occhiali da sole? E le tavole da surf?

Sono uscita dall’ippodromo con addosso una felicità estiva che mi sembrava impossibile poter provare lontano dal mare e lontano dal relax di una vacanza ben fatta.

Quanto ho pagato il biglietto: 52 euri

Quanto avrei pagato: anche 60-65.

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[Silently]