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Bud Spencer Blues Explosion + Low Frequency Club @ Circolo Degli Artisti, Roma (19/05/2011)

20 maggio 2011

Distorsonic: Non sono una grande fan del recensire i gruppi che non mi sono piaciuti PER NIENTE, quindi sorvolerò.

Low Frequency Club: una vera sorpresa, ne è valsa la pena.
Questi 3 giovanotti da Brescia, attivi dal 2006, sono dei trascinatori di masse, vi sfido a stare fermi mentre li ascoltate sintetizzare, schitarrare e giocherellare con giri di basso dal groove innegabile.
Un po’ funk, un po’ parecchio elettronica, senza dimenticare qualche power riff occhieggiante al roccherroll, certo non annoiano.
Il bassista è una bestiolina da palco che saltella e smanazza col sintetizzatore, il cantante-chitarrista-tastierista è veramente superimpegnato a farvi ballare, ma thewinneris il batterista, uno spettacolo per gli occhi come balla là dietro mentre regge magistralmente i tempi con una fantasia apprezzabilissima.
Bravi, bravi davvero.

Bud Spencer Blues Explosion: Finalmente, ci siamo.
Era da un po’ che aspettavo di sentire un’esibizione live dei BSBE; mi chiedevo come fosse possibile fare tutto quel casino in 2.
Adriano Viterbini lo avevo già apprezzato (leggi = idolatrato) con i Black Friday, un altro progetto a due con Luca Sapio(che adesso, come tutti ben saprete, ha preso il posto di John DeLeo con i Quintorigo), sempre al Circolo un paio di mesi fa.

Comunque, premessa: questi due sono talmente fighi che sarebbe valsa la pena guardarli suonare anche senza audio.
Viterbini  è entrato ufficialmente in questa personalissima classifica, mentre Cesare Petulicchio è addirittura BASM.

Nota negativa tecnica, inizialmente la voce era bassissima e mi ha fatto non poco rosicare durante il primo pezzo, una cover di Hendrix: ‘Voodoo Child’, che presumo sia inclusa (insieme a una bellissima cover di una irriconoscibile ‘Killing In The Name’ dei Rage Against The Machine) nel famoso EP live registrato al circolo il mese scorso.
Che ancora non ho, ma rimedierò presto.

Occhei sto un po’ divagando perché la performance, in sé, mi è piaciuta moltissimo ma sporadicamente, in un paio di occasioni, mi ha fatto sbadigliare.
Viterbini crea degli intermezzi in cui ripete lo stesso riff, che potrebbe funzionare se avesse dietro una band, o se Petulicchio svarionasse un po’ su quella batteria; invece no.
Cesare è un metronomo, però potrebbe inserirsi meglio nel contesto melodico con qualche variazione, un appoggio che sia sì ritmico, ma che aiuti anche a movimentare e a riempire ulteriormente il tessuto armonico.
E no, la frase non l’ho copiancollata dal Manuale di Teoria e Armonia, l’ho pensata tutta da sola.

Esaurite le critiche, comincio con le lodi: questi due spaccano. Come avevo già notato con i Black Friday, a Viterbini pare la chitarra non basti; ha tanto da dire (e da dare), e non si risparmia in niente. Passa dai riff heavy-metal al blues con una semplicità ed una naturalezza sconcertanti. Tra i due poi c’è un’intesa splendida fatta di soli cenni, quella che si possono permettere solo le persone che suonano sulla stessa lunghezza d’onda e con estrema naturalezza.
Il risultato è un concerto esuberante, divertente, entusiasmante.
Assolutamente da rivedere quando ricapiterà.

Qualche bella fotina, qui e qua.

[Silently]

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