Posts Tagged ‘Giuglia’

Portishead @ Rock In Roma, 27/06/2012

28 giugno 2012

Ero un po’ indecisa se scrivere qualcosa su questo concerto.
Dei Portishead, a parte la canzone famosa non conoscevo molto, però Giuglia ci voleva andarissimo e i Portishead non venivano in Italia da una cosa tipo 17 anni…in realtà, comincio a dubitare che siano mai venuti.
E siccome quando c’era da comprare i biglietti non ero povera in canna, ho pensato PERCHE’ NO?

Non sono in grado di fare una recensione decente, né di scrivere una scaletta.
Vi posso dire che il concerto è durato un’ora e mezza, il che per 44 euri devo ammettere che è un po’ pochino, anche se ci sono stati zero tempi morti, nessuna chiacchiera, canzoni tutte attaccate una all’altra; anche il tempo prima dell’Encore è stata roba di un minuto.
Quindi parliamo di un’ora e mezza pienissima, però boh, sempre 44 euri abbiamo sborsato.

Mi sono piaciuti i video proiettati dietro: c’era sia materiale registrato, che proiezioni live di telecamerine posizionate strategicamente sul palco (una dentro alla grancassa della batteria!) con degli effetti molto anni ’90 che rendevano bene.

In sostanza è stato un concerto molto DRAMMATICO. I Portishead sono DRAMMATICI. Lei è DRAMMATICA.
Tutto molto intenso, tutto molto incentrato sulla musica. Tutti suoni pieni, tutte atmosfere cariche di pathos, zero ironia, zero leggerezza.

Lei ha una voce formidabile, niente di studiato, una voce naturalmente molto molto bella, nei pochi strilli e nei tanti sussurri, spesso in netto contrasto con l’atmosfera musicale pesante.

In alcuni pezzi ho trovato che il volume della batteria fosse un po’ troppo alto rispetto agli altri strumenti, e a volte invece la voce un po’ penalizzata.

Tutto sommato ne è valsa assolutamente la pena, non mi sono mai annoiata, nonostante la cupezza del concerto. Ho sentito qualche suono “nuovo” che mi è piaciuto parecchio (nonostante il loro ultimo album sia uscito nel 2008).

Ah, ho deciso di introdurre questa nuova FEATURE nelle recensioni dei concerti:

Quanto ho pagato il biglietto: 44 euri
Quanto avrei pagato: 25 euri

Fatteli, du’ conti.

6 luglio 2011

Silently: se tu esci con uno, no?
Silently: un paio di volte
Giuglia: eh
Silently: poi gli mandi due sms
Giuglia: eh
Silently: e quello nun te risponde
Silently: lo chiami due volte
Silently: e nun te risponde
Silently: nun se fa sentì per due settimane
Silently: tu che pensi?
Giuglia: mavaffanculova
Silently: ecco
Giuglia: mi pare chiaro il mio pensiero
Silently: e allora perchè c’è gente che non capisce?
Silently: se nun te rispondo mai
Silently: diosanto
Silently: fatteli du conti invece de continuà a rompe er cazzo
Silently: mo come glielo dico?
Silently: madò porello, è così caruccio
Giuglia: “se nun te rispondo mai diosanto fatteli du conti invece de continuà a rompe er cazzo”
Giuglia: io consiglio di scrivergli cosi
Silently: sono troppo sensibile, vè?

[Silently]

Giuglia e i pizzettari de Roma.

2 dicembre 2010

Un giorno di pioggia a Roma (strano che non stiano tutti sotto alle pezze con un buon libro), la nostra giuovin donzella girovagava per le vie della Capitale.

Ad un certo punto, sente uno scombussolamento interno che non riesce a spiegare: la sua pancia invia segnali ambigui, come un senso di vuoto incolmabile, come se l’intero universo cercasse di comunicarle qualcosa.
Sarà che anche La Donzella Di Ghiaccio sia capace di sentimenti veri, quelli che ti prendono il diaframma e te lo sconvolgono tutto?
E’ possibile che alla fine l’amore sia riuscito a scalfire il cuore di pietra della Nostra?

No, era fame.

Risolto l’annoso enigma, Giuglia decide di concedersi un raro momento di riposo dalle sue innumerevoli fatiche turistiche e gli sport estremi che sta praticando (il più in voga a Roma in questi giorni: lo Slalom Tra Le Gocce Di Pioggia), e si infila in una pizzeria a taglio per rinfrancare anima&corpo.
Viene servita da una gentile signorina romana, dal colorito e folkloristico accento proprio degli autoctoni.
La nostra eroina prende posto, consumando l’ambito pasto.

Mentre espleta le necessarie operazioni (mordere, staccare, masticare, ingoiare, loop), fa il suo ingresso nel locale in questione un’amena famigliola composta da mamma papà e nano circa treenne.
Il capofamiglia prende virilmente in mano la situazione, chiede alla gentile pizzettara una sleppa di pizza bianca, da dividere in 3.

Si ma 2 pezzi più grandi e uno più piccolo, eh?
Ecco, sì. No, i due pezzi grandi devono essere uguali, l’altro più piccolo, è per il bambino.
No ancora un po’ più grande.
Eh e l’altro uguale, il terzo più piccolo.
No così troppo grande.
Facciamo 5 cm da destra e il resto…

La pizzettara, probabilmente presa da scoramento, alza la testa, guarda in faccia Il Capofamiglia, alza il coltello e soavemente pronuncia siffatte parole:

‘CaRcola sto a chiamà er chirurgo.’

[Silently]

It’s evolution, baby.

17 novembre 2010

Oggi ho approfittato di una falla spazio-temporale nel websense dell’ufficio e invece di aprire un sacco di siti porno o smanettare su Facebook (si, l’ho scritto bene: trovo che ormai i sopravvalutati simpa-sinonimi come ‘faccialibro’ o ‘feisbuc’ non facciano più ridere), dicevo? Ah sì: stamane, mentre mi crogiuolavo nel fancazzismo, ho fatto (creato? aperto?) un account twitter.
Però non ci ho capito un cazzo, sinceramente.

Tipo se io volessi linkare la pagina, andrebbe bene questo indirizzo?
E perchè quelle che sembrano delle avvenenti giovanotte (Giuglia esclusa, ovviamente) mi vogliono seguire? Seguire dove?
Moniquejex, NannaDedic82qualcosa, JettaReis-un-sacco-di-numeri: parliamone.

Dyo, 28 anni appena compiuti e già mi devo far spiegare internet dai giovani.

 

[Silently]

Il ruggito della lucertola.

16 novembre 2010

Protagonisti, in ordine alfabetico: Giuglia, Selly il Rottweiler di Giuglia, Silently.

Giulia: Selly stava a rompe le palle a una lucertola
Giulia: cioè stava a fa tipo la veglia funebre
Giulia: e la scuoteva con la zampa ma questa niente
Silently: porella
Giulia: stava a panza all’aria rigida tipo morta
Giulia: poi ho fatto anda via Selly
Giulia: l’ho presa con la paletta per rimetterla tipo di là che non ci arriva Selly
Giulia: e mi s’è girata con la coccia tipo ROAR
Silently: essì me immagino
Giulia: bocca aperta
Silently: roar
Silently: essì
Silently: roar, comunque
Silently: la lucertola svenuta
Giulia: comunque era viva, carina
Silently: non riesco a smette de pensà
Silently: roar
Silently: e anche un po’ bioparco, ma quello da ieri
Silently: però colla lucertola ce sta bene

 

[Silently]

Scuole paritarie, una storia triste.

21 ottobre 2010

Non è mica una storia nuova, eh?
Però come al solito quando capita agli amici ti fa sempre rodere il culo un pizzico di più del solito.

La Giuglia in questione abita dai pizzi di Lanciano, amena&ridente cittadina dell’Abruzzo.
Si è laureata a Bologna, alla triennale con una tesi in linguistica (inglese e russo, mica abruzzese) e poi alla specialistica con una tesi che comparava Pasolini e McLuhan, una roba che io ho ascoltato la discussione e, insomma, il 110 e lode non ha sorpreso nessuno.
Poi è tornata a casa, e ha cominciato a mandare curriculum a tutto il mondo.

Un bel giorno la chiama una scuola paritaria di Lanciano, un istituto tecnico; le vogliono proporre un lavoro (Finalmente!, abbiam sospirato tutti in coro) e le fissano un appuntamento.
Ecco com’è andata:

“Il ‘colloquio’ si è svolto con la preside che, in presenza di due insegnanti di quella scuola, mi ha testualmente detto che la loro “filosofia” è quella di non pagare nessuno, e che io avrei dovuto insegnare in 5 classi per un totale di 18 ore settimanali. Poi niente di libri di testo perché “sa come sono ‘sti ragazzi, non è che puoi pretendere chissà cosa; poi ti organizzi tu, ti scarichi i programmi, cerchi libri e a loro distribuisci delle fotocopie”. La sola cosa che “non mi avrebbe tolto nessuno” erano i famigerati 12 punti.”

Quindi: 18 ore a settimana, titolare di una cattedra in una sezione (manco supplenza, TITOLARE), niente libri di testo, niente stipendio, MA! Attenzione!
MA!
12 punti per la graduatoria degli insegnanti!
Oh che meraviglia!
Gioia, gaudio&tripudio!
G. era veramente entusiasta, già pensava alle grasse mangiate che si sarebbe fatta con 12 punti in un anno!
E noi tutti con lei, olltughedernau!
Già me la vedo alla cassa del supermercato “EHI! Ma quali soldi? Io ho i PUNTI!”

La parte più triste di tutta la storia?
Prima di rifiutare ridendo ha dovuto ascoltare persone che le dicevano frasi tipo:
“eh ma 12 punti…”,
“beh almeno fai esperienza e lo scrivi sul cv”,
“eh ma se vuoi insegnare devi essere disposta anche a questo”,
oppure la mia preferita:
“Guarda che c’è gente che PAGA per quei punti…”
Cioè: ci sono persone che PAGANO le scuole paritarie affinché dichiarino che queste persone hanno effettivamente insegnato in quella scuola, anche se non ci sono mai neanche entrate in tutta la loro vita.
Il tutto per 12 punti.

Se vengono da me glieli faccio mettere io 12 punti.

P.S. Ne ha parlato anche anche la prof. Giovanna Cosenza nel suo blog, Disambiguando.

[Silently]

Io non sono superstiziosa: sei tu che sei un Gufo.

2 aprile 2010

Antefatto: correva l’anno circa 2004.
Una nuova coinquilina giunge allo studentato. Il suo nome non posso assolutamente rivelarlo: non per la privacy, ma perché ho paura anche solo a pensarlo – mi vengono i brividi -.
Insomma arriva Lei. Si fa conoscenza, ride, è simpatica. Si convive, si chiacchiera per conoscersi.
Una sera Lei ci racconta della sua laurea triennale.
Uno dei suoi prof non la riceveva mai e non le faceva dare l’esame per laurearsi quando Lei avrebbe voluto.
Allora Lei, supercontenta ed orgogliosa di sé, racconta di come abbia costruito una bambola voodoo del suo prof.
Che il giorno dopo ha avuto un attacco acuto di appendicite.
A-ah che ridere.

Nonostante l’aneddoto, io, Moglie, Giuglia e Terry (protagoniste delle vicende narrate) siamo troppo intelligenti per credere a queste minchiate.

Dopo un paio d’anni di convivenza i rapporti con le altre 5 coinquiline progressivamente si deteriorano; io e Moglie cominciamo a cercare una casa dove sia possibile tenere un divano in salone e parlare malissimo della Defilippi.

Inizio estate del 2006.
Troviamo un bilocale carinissimo, non troppo lontano dal centro. Lo andiamo a vedere, prendiamo accordi coll’attuale coinquilino che sta per andarsene.
Ci regalava anche il suo motorino.
Lei, d’ora in poi ribattezzata L’Innominata, ci fa gli auguri per la seconda visita alla casa e l’incontro col padrone.
Arrivate lì, il padrone di casa non viene, ma lascia detto che la caldaia è rotta, e noi dobbiamo ricomprarla. E rifare l’impianto che non è a norma.
Spesa totale: sui 2000 euri. Essendo contrario ai dogmi della nostra religione regalare 2000 euro ad un padrone di casa, la nostra bella mansardina sfuma nel nulla.

Luglio 2006: io e Moglie vediamo un bellissimo appartamento in via Sigonio.
Conosciamo una delle coinquiline, Ottavia: ci piace moltissimo; inoltre l’affitto è irrisorio a causa di un contratto di tipo studenti, totalmente in regola (una perla rara, come saprete).
Torniamo allo studentato, entusiaste, e raccontiamo tutto alle coinquiline. L’Innominata: “Allora auguri per la casa!”
Il giorno dopo andiamo a conoscere l’altra coinquilina della casa nuova: una laureanda alla specialistica di fisica che ci odia istantaneamente.
Ciao ciao, casetta dei nostri sogni con affitto irrisorio.

Gennaio 2007: la vostra Giuovin Donzella si reca in Segreteria a presentare la domanda di laurea.
Sull’autobus incontra L’Innominata, ci parla.
Arriva in segreteria, e scopre che non può laurearsi per altri 6 mesi almeno perché ha cambiato un esame nel piano di studi.
Crisi isterica.

Inverno 2009: Testimonianza diretta di Moglie.
“Io, Giuglia e Terry passeggiavamo per via Zamboni ignare del pericolo che stavamo per correre. Ad un tratto l’Innominata si materializza e ci placca!
Come và, come non và…le solite fesserie che si possono dire a una che potrebbe anche smettere di esistere per quel che ci riguarda.
Insomma. Prima di andar via pronuncia la formula segreta di un incantesimo malignissimo:”In bocca al lupo per TUTTO. Happy Life” con un sorriso diabolico.
Anche se abbiamo prontamente fatto gli scongiuri…toccato ferro, palpato tette nostre e non nostre, chiesto aiuto a Padre Pio e alla Madonna accendendo ceri in tutte le chiese di Bologna…
La maledizione ci ha colpito ugualmente.
Terry è stata la vittima colpita più duramente: ha bevuto per la laurea di Bia, è stata male svenendo collassando e andando a perdere un dente non ricordo bene in quale angolo della casa o della strada, mentre io me la son cavata col giubbotto rotto e inaggiustabile”

Dicembre 2009: L’Innominata passa la serata nel pub dove lavora Moglie.
Il giorno dopo la suddetta Moglie prende un aereo di corsa per tornare a casa perché il nonno ha avuto un ictus.

Gennaio 2010: La povera Giuglia (a cui colgo l’occasione per fare le mie FELICITAZIONI perché è diventata di nuovo dottora, nonostante non sia un medico) incontra L’Innominata in Sala Borsa (la principale biblioteca di Bologna).
Il treno del pomeriggio, con cui tornava a casa sua in Abruzzo, ha subito un ritardo di mezza giornata perché uno s’era deciso a suicidarsi proprio quel giorno.
Inoltre, appena arrivata a casa in mezzo alle pecore, il giorno dopo è dovuta tornare di corsa a Bologna, causa problemi con la tesi e la verbalizzazione di un esame.

Ora, se vi dico che Terry a Febbraio viene bocciata ad un esame e la incontra appena esce dall’università, vi sembra strano se la chiamiamo Maledizione Retroattiva?

Giuglia, la Moralizzatrice della È.

8 marzo 2010

Al mondo esiste una persona, che a causa di congiunzioni astrali negative è diventata mia amica, e che noi usiamo chiamare la Moralizzatrice. Essa, donna di grande sapienza ma poca pazienza, è solita Moralizzare gente a caso per motivi a caso. Esempi di Moralizzazioni recenti:

-Le persone che vanno in giro coi passeggini tra la folla

-Le persone che si ostinano ad usare le emettitrici automatiche in stazione quando palesemente non ne sono in grado

-Le persone che portano bambini urlanti nei posti palesemente non adeguati ai bambini urlanti.

Inutile dire che Essa (che per comodità da ora in poi chiameremo Giuglia, giusto per mantenerne l’anonimato) è la mia più stretta collaboratrice nella causa sociale “Salviamo il Congiuntivo. Adotta anche tu un Congiuntivo e suo fratello Condizionale INSIEME: aiutaci a farli sopravvivere!” Oggi mi ha presentato un progetto per una Moralizzazione epica dalla quale mi sento in dovere di mettere guardia il mondo: Ella vuole lanciare una crociata contro le persone che non sanno fare la “e accentata grande”.

La È, insomma.

Vorrei quindi con questo post venirvi in aiuto, onde non incappare nelle sue Ire Moralizzatrici. Ma prima di venire al sodo, vorrei spiegarvi il perché. Perché questa donna non andrebbe sottovalutata.

La sua Moralizzazione è un momento terribile, sia da subire che da vedere. Niente urla, niente ditini accusatori, niente di fisico. Solo occhiate che inceneriscono, occhi a fessura e labbrucci stretti, contornati da una sesquipedale valanga di parole razionalissime con le quali ti potrebbe convincere anche a vendere tua madre a degli esportatori di organi clandestini, e non perché ti vada di farlo, ma solo ed unicamente per farla smettere-di-parlare. Poi, per il resto, è una personcina squisita.

Ma passiamo finalmente alle info utili. La produzione della È é un problemone da non sottovalutare. La soluzione più facile è quella di usare un editor di scrittura come Word, digitare .è ed attendere che il tuo programmino ti suggerisca e ti scriva la lettera incriminata.

Di solito lo fa. Se il vostro non lo fa, non cedete all’ovvio panico: con calma e sangue freddo, buttate il pc e compratene un altro. Se invece il vostro fosse un editor intelligente di quelli che servono a noi, a questo punto vi avrà corretto l’errore e voi potrete copiaincollare a piacere.

Altrimenti, se volete proprio passare alle maniere forti, esistono le scorciatoie da tastiera. Per il Mac, basta Alt+Shift+e.

Per Windows, basta Alt+0200 da tastierino numerico (quindi da notebook dovete attivarlo)(non lo so come si fa, cercatevelo. Eccheccazzo.)

Per i più handicappati (che non usate il pc abbastanza da sapere queste cose: io vi invidio. Davvero. Vi invidio. Vorrei essere voi.) preciso che quando dico Alt+Shift+whatever vuol dire che PRIMA spingete il tastino con scritto Alt, e POI, TENENDOLO PREMUTO, spingete il tastino con la FRECCETTA nera contornata di bianco (che suolsi chiamare SHIFT), e POI ANCORA, tenendo spinti ENTRAMBI questi due simpatici tastini, premere la e. Idem con Alt+0200.

Volete un disegnino?

[Silently]