Posts Tagged ‘giuovin donzelle’

Fatteli, du’ conti.

6 luglio 2011

Silently: se tu esci con uno, no?
Silently: un paio di volte
Giuglia: eh
Silently: poi gli mandi due sms
Giuglia: eh
Silently: e quello nun te risponde
Silently: lo chiami due volte
Silently: e nun te risponde
Silently: nun se fa sentì per due settimane
Silently: tu che pensi?
Giuglia: mavaffanculova
Silently: ecco
Giuglia: mi pare chiaro il mio pensiero
Silently: e allora perchè c’è gente che non capisce?
Silently: se nun te rispondo mai
Silently: diosanto
Silently: fatteli du conti invece de continuà a rompe er cazzo
Silently: mo come glielo dico?
Silently: madò porello, è così caruccio
Giuglia: “se nun te rispondo mai diosanto fatteli du conti invece de continuà a rompe er cazzo”
Giuglia: io consiglio di scrivergli cosi
Silently: sono troppo sensibile, vè?

[Silently]

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Perchè io ti vogliobbene come se fossi normale.

24 giugno 2011

Ve l’avevo promesso, ed eccolo qua!
Un bel post riepilogativo in cui ho raccolto tutti i link agli articoli in cui si sbizzarrisce smanioso il mio primo troll, che si è affacciato su questo povero sfigato blogghino il 17 giugno e da allora mi fa più compagnia di Campo Minato, tutti i giorni, a volte in orari notturni improbabili (questo è amore).

E anche se so perfettamente che non dovrei dargli da mangiare, come si fa a resistere?
Tanto lo so che vi ci siete già affezionati pure voi!
Lo vedo, che cercate di attaccare bottone e di farvi insultare, ma non ci riuscirete, perché lui è TUTTO MIO! (Dijelo, Euggè, che numme tradisci coll’artri!)

Io non ci riesco ad ignorarlo. Ormai lo adoro! Ed ecco perché gli voglio dedicare un post tutto suo, direi che se lo è ampiamente guadagnato dopo una faticosa settimana di replyreplyreply.

(Ve li ho messi anche in ordine cronologico, del primo commento che ha lasciato in ogni post, così potete cercare di studiare l’evoluzione del personaggio)

1 – Rassegna stampa
2 – Proprio mentre pensi che di lunedì non succede MAI niente di bello (il nuovo cd dei Radiohead)
3 – Non vi invidio per niente (riflessioni artistiche)
4 – Sarà una lunga settimana di Verdena.
5 – Tommaso Debenedetti: Libero di scrivere cazzate.
6 – E andiamo a vedere… (Le Luci Della Centrale Elettrica @ New Age, Treviso 21/01/11)
7 – Tendini&Vene: Showcase Acustico – Verdena Live @ Fnac, Porte di Roma, 25/01/2011.
8 – Oh God, they’re Back! (Godspeed You! Black Emperor @ Estragon, Bologna 26/01/2011)
9 – Giuovin Donzelle in crisi.
10 – Bud Spencer Blues Explosion + Low Frequency Club @ Circolo Degli Artisti, Roma (19/05/2011)
11 – Storie di donzelle, cavalieri e ruote a terra.
12 – Il Roxy Girls Surf Festival 2011: e voi, addò pensate de scappà?

Io mi permetto di segnalarvi l’estremo LOL dei complimenti fatti alle recensioni di DeniZ (meritatissimi, tra l’altro) ai punti 6 ed 8, e sicuramente non vorrete perdere il picco assoluto della trollità al post contrassegnato col numero 9.

Enojy!

[Silently]

Il Roxy Girls Surf Festival 2011: e voi, addò pensate de scappà?

23 giugno 2011

Roxy Girls Surf Festival 2011

Quest’anno non ve lo potete perdere, non fate come l’anno scorso che vi ho sgamato, stavate al centro commerciale a comprare i jeans e le scarpe da ginnastica da Decathlon che ve le mettete per andare in ufficio invece che per fare ginnastica.

Quest’anno, voi, il 2 luglio, vi imbarcate la mattina PRESTO (così non trovate traffico) e vi dirigete verso Ostia, la superate e allungate sulla litoranea fino all’8° cancello.
Soprattutto se siete delle giouvin donzelle e avete voglia di passare una giornata al mare un po’ diversa.
Ma anche se avete 50 anni e volevate passare tutto il giorno a guardare la tv e a cucinare per i figli 30enni che ancora vi stanno accozzati a casa: accannate tutto e scappate velocissime verso il mare.

Ecco cosa propone il Roxy Girls Surf Festival 2011 alle femmine di specie umana di tutte le età:

– Lezioni di surf gratuite impartite dal team di istruttori Roxy e Quiksilver;
– Una gara di Paddling (la potete fare, fidatevi) che mette in palio per le vincitrici un soggiorno di una settimana al surfcamp di Somo, sulla costa nord della Spagna;
– Il djset by Surfdisco;
– Gadgets e magliette alle iscritte (almeno, gli altri anni ce n’erano in abbondanza);
– Sole, mare, divertimento;
– Sarei ipocrita se non menzionassi l’avvenenza dei giovanotti che solitamente intervengono ad organizzare, a istruire e a gestire il tutto.

Ecco cosa propone invece la giornata per i giovanotti:

– Ragazze in costume che imparano a fare il surf.

Il modulo d’iscrizione online lo trovate qua; tutte le info sono su Surfcorner.it (precisamente a questa pagina).

Il club che organizza il tutto è l’OstiaSurf, e in particolare la ragazza che si sobbarca l’inumana fatica di pianificare tutto nei minimi dettagli è Valentina Vitale, che sarebbe tipo la campionessa italiana di Surf, ma ovviamente voi non ne avete mai sentito parlare perché siamo in Italia (oppure ne avete sentito parlare e allora lo sapete già del 2 luglio, che leggete affà?)

Comunque scherzi a parte, dai: venite. Almeno per vedere le facce deluse dei ragazzi che si vogliono iscrivere e non possono perché la giornata è dedicata solo a noi.

E se volete vedere cosa è successo l’anno scorso, andate a vedere qua.

Poi se mi cercate, io sono quella abbronzata bellabella in modo assurdo che con sicurezza&agilità si muove tra i flutti a chioma sciolta su una 5.8.
Ah no scusate, mi confondevo con le ragazze del campionato italiano.
Cercate quella che si aggrappa disperatamente alla tavola-gommone di polistirolo implorando le onde di non frullarla troppo forte mentre guarda con invidia le dodicenni che surfano da pro dopo la prima lezione.

[Silently]

Non vi invidio per niente (riflessioni artistiche)

14 giugno 2011

E come la metteremo quando qualcuno della mia generazione diventerà un mito?
E’ vero che non siamo un granché, ma voglio dire UNO, tra cent’anni, salterà fuori che era un genio, come minimo.
Un musicista, un romanziere, un pittore, un De André, un Vian, una Beauvoir, un Van Gogh, una Janis Joplin, che ne so, insomma uno dei classici geni dell’arte la cui opera nel tempo assume contorni di eticità.

Per facilitare la comprensione del concetto che andrò qui esponendo, introdurrò un esempio pratico, puramente teorico:
io.

Io adesso ho 28 anni (…e spicci), quindi poniamo PER ASSURDO che nel 2111 la mia fama mi sia sopravvissuta, nonostante in vita io sia stata snobbata a causa della precocità delle mie idee (perché, ovviamente, mentre ero ancora in vita, la società non era ancora abbastanza sensibile da recepire e metabolizzare il messaggio insito nella mia arte, troppo acerbamente e prematuramente dato in pasto a voi mortali).

Per assurdo, eh?

Ecco quello che mi chiedo Ë, ma nel 2111, come farete poi a raccogliere TUTTO quello che ho prodotto per darlo in pasto ai famelici assetati di un’altra mia parola, un aforisma, una curiosità, insomma una di quelle raccolte che usciranno a cadenza biennale (all’anniversario della mia nascita e a quello della mia morte) per permettere ai miei nipotini di costruire la piscina con vasca idromassaggio nella loro villa alle Hawaii?

Qua non si tratta di epistolari, germi di opere prime scritte sui tovagliolini dei bar, lettere macchiate di caffè convulsamente vergate durante le notti insonni in un fermento di creatività, quadernini con appunti di idee (geniali) circondati da disegnini stupidi (ma geniali), schizzi frenetici buttati su quaderni del liceo, fotografie scattate con la Polaroid con graziose (e geniali) didascalie rivelatrici, appunti appuntati sui sottobicchieri dei pub durante serate conviviali o disperate passate tra i fumi dell’alcol (e non solo), il tutto facilmente riproducibile su supporto cartaceo idoneo.

Qui stiamo parlando di post sul blog, aggiornamenti di stato di Facebook, Twitter, foto fatte col cellulare, chili e chili di mail, videi caricati su YouTube, commenti sarcastici (ma geniali) lasciati a post altrui, articoli scritti male (ma geniali) su improbabili testate sedicenti giornalistiche online, mini-recensioni su Anobii dei miei libri preferiti (e non), tonnellate di parole (geniali) digitate nelle chat.

La piscina dei miei nipoti avrà vita dura: meglio che cominciate a darvi da fare.

[Silently]

Incoraggiamenti.

25 maggio 2011

Silently: “Madre, ho incontrato l’uomo della mia vita sull’autobus.”
Madre: “Un altro?”
Silently: “No è sempre lo stesso di tutte le mattine.”
Madre: “Ci hai parlato?”
Silently: “No ancora no.”
Madre: “Allora lascia perde, tanto è fidanzato.”

[Silently]

Si, comunque ciao lo stesso.

3 maggio 2011

La vostra Giuovin Donzella preferita alla FNAC, stazionata davanti ad un deserto banco ‘Ritiro Ordini’.

GiuovinDonzella: “Ciao!”
Commesso Con Maglietta FNAC Che Si avvicina Al Banco: “Non mi occupo io di questa sezione.”

[Silently]

Giuovin Donzelle in crisi.

8 aprile 2011

Qualche settimana fa è successo qualcosa ad un distributore di benzina di Viale Marconi.
Risultato: metropolitane incasinate per due giorni.
La vostra ignara & disinformata Giuovin Donzella, come ogni mattina, si apprestava a tentare di raggiungere il proprio ufficio quando, improvvisamente, viene privata della possibilità di accedere alla Metro B, alla stazione di Magliana.
Viene gentilmente invitata ad uscire fuori dalla stazione e a prendere una delle ‘navette sostitutive’ predisposte all’uopo.

Ecco la situazione nel piazzale della stazione Magliana alle 8.00 di mattina:

A questo punto la vostra Giuovin Donzella, esterrefatta ed incredula, in disparte consulta Gugol Maps, Atac.it e quant’altro per ricercare percorsi alternativi, assistendo abbastanza divertita alle faide in atto nel piazzale, finalizzate all’ingresso nelle ‘navette sostitutive’, nonché ai litigi e agli insulti diretti ai vigili e ai poliziotti presenti in stazione a fare non si sa bene cosa.
Mentre si appresta a queste operazioni lontana dalla folla, una delle suddette ‘navette sostitutive’, completamente vuota, si ferma esattamente di fronte a lei.
Consideratolo un segno divino, la vostra Giuovin Donzella vi sale.
Purtroppo anche altre 568 persone vedono la navetta semivuota e accorrono in massa istantaneamente, sbucati come dal nulla, trasformandola istantaneamente da ‘autobus’ a ‘carro bestiame’.
Evvabbè.
Tanto si tratta del tragitto Magliana-Piramide, quanto ci potrà volere?

50 minuti.

50 minuti spiaccicata tra quelle che sembravano centinaia e centinaia di corpi umani che ti respirano addosso e sembra sempre che ti stanno toccacciando dappertutto (lo SO che non è vero) che ti respirano addosso che ti guardano dentro alle orecchie che ti annusano che ti appoggiano addosso pezzi dei loro disgustosi corpi.
Risultato? Crisi isterica.
La vostra Giuovin Donzella ad un certo punto comincia a piangere.
Pensavate che avrei sfoderato un machete e ucciso tutti, conducente compreso?
E invece no, ho alzato la testa al tettuccio dell’autobus e ho cominciato a tirare su col naso e poi degli enormi goccioloni hanno cominciato a cadere (sui cappotti degli altri, presumo) da dietro agli occhiali da sole.
Non potevo neanche tirare fuori un fazzoletto, asciugarle prima che cadessero, niente di niente.
Ferma lì, con addosso duemila persone, lacrimoni e difficoltà respiratorie e neanche una mano libera per cambiare canzone.

Comunque volevo ringraziare tutte le 568 persone presenti sull’autobus per non avermi minimamente calcolato nella mia crisi isterica.
No davvero, a parte la polemica sterile sull’indifferenza generale, grazie per esservi fatti i cazzi vostri.
Sarebbe stato terribilmente imbarazzante.

 

[Silently]

Giuovin Donzelle al casinò.

29 marzo 2011

Avevo già speso due parole sul Portogallo, qui.

Mentre stazionavamo nell’amena e ridente cittadina di Estoril al nord di Lisbona, alle vostre Giuovin Donzelle sovvenne la brillantissima idea di ‘visitare’ l’enorme casinò della città.
Cerco di rendere l’idea: 4 sgallettate, bionde (per il colore medio del pelo portoghese, biondissime), vestite come delle senzatetto e con l’attitudine di liceali (poco) cresciute.
Gente che bazzica nel casinò: portoghesi e qualche cinese completamente abbrutiti dal gioco, incantati davanti alle slot machine, con appese alle labbra tumefatte sigarette dalla cenere chilometrica tenuta insieme con qualche strano rito voodoo.

Le 4 Giuovin Donzelle si appropinquano, dopo eterne peregrinazioni nelle sale impestate di fumo, ai tavoli della roulette, tanto agognati da V.
Scelto un tavolo, (e schiamazzando come liceali, ricordiamolo), esse decidono di acquistare delle fiches da 5 euro.

4 fiches, una a testa.

Appena ricevuta la sua fiche in mano, G. la fa svolazzare nell’aere, ed esclamando ’33!’ la posa con un voluttuoso gesto perculatorio e strafottente sul tappeto verde.
La povera e solitaria fiche violetta si perde nei meandri delle cinquantadue fiches arancioni di un cinese, le quarantacinque blu di un brutto ceffo presumibilmente portoghese e le altre timide fiches colorate altrui.
Ridendo come delle oche giulive, le 4 bionde a malapena guardano la roulette che gira.
La vostra Giuovin Donzella preferita (io), mentre ciò che state pregustando accade, sta guardando la faccia di V. che, sempre ridacchiando e cazzeggiando, occhieggia la roulette.
Quando V. smette di ridere e sgrana gli occhi, la vostra Giuovin Donzella preferita esclama, testualmente:

“Maccheccazzostaiaddì”.

E invece, nonostante l’incredulità della Vostra Preferita, causando il gelo immediato e totale in tutti gli astanti, la pallina si ferma proprio sul 33 di G.
Mentre il croupier invita un’altra trentina di fiches a far compagnia alla nostra solitaria Violetta, noi stiamo ancora imitando i pesci dell’Oceanario di Lisbona, mentre tutti gli altri ci riservano occhiate di disprezzo e d’invidia.
Tranne il croupier.
Lui si stava chiaramente schiantando dal ridere sotto ai baffoni virtuali.

[Silently]

Giuglia e i pizzettari de Roma.

2 dicembre 2010

Un giorno di pioggia a Roma (strano che non stiano tutti sotto alle pezze con un buon libro), la nostra giuovin donzella girovagava per le vie della Capitale.

Ad un certo punto, sente uno scombussolamento interno che non riesce a spiegare: la sua pancia invia segnali ambigui, come un senso di vuoto incolmabile, come se l’intero universo cercasse di comunicarle qualcosa.
Sarà che anche La Donzella Di Ghiaccio sia capace di sentimenti veri, quelli che ti prendono il diaframma e te lo sconvolgono tutto?
E’ possibile che alla fine l’amore sia riuscito a scalfire il cuore di pietra della Nostra?

No, era fame.

Risolto l’annoso enigma, Giuglia decide di concedersi un raro momento di riposo dalle sue innumerevoli fatiche turistiche e gli sport estremi che sta praticando (il più in voga a Roma in questi giorni: lo Slalom Tra Le Gocce Di Pioggia), e si infila in una pizzeria a taglio per rinfrancare anima&corpo.
Viene servita da una gentile signorina romana, dal colorito e folkloristico accento proprio degli autoctoni.
La nostra eroina prende posto, consumando l’ambito pasto.

Mentre espleta le necessarie operazioni (mordere, staccare, masticare, ingoiare, loop), fa il suo ingresso nel locale in questione un’amena famigliola composta da mamma papà e nano circa treenne.
Il capofamiglia prende virilmente in mano la situazione, chiede alla gentile pizzettara una sleppa di pizza bianca, da dividere in 3.

Si ma 2 pezzi più grandi e uno più piccolo, eh?
Ecco, sì. No, i due pezzi grandi devono essere uguali, l’altro più piccolo, è per il bambino.
No ancora un po’ più grande.
Eh e l’altro uguale, il terzo più piccolo.
No così troppo grande.
Facciamo 5 cm da destra e il resto…

La pizzettara, probabilmente presa da scoramento, alza la testa, guarda in faccia Il Capofamiglia, alza il coltello e soavemente pronuncia siffatte parole:

‘CaRcola sto a chiamà er chirurgo.’

[Silently]

La Giuovin Donzella nella tana del Carabiniere.

7 aprile 2010

Un giorno è successo che ho perso tutti i documenti.
TUTTI.
Possedevo una custodia della carta d’identità regalatami da Moglie alla quale ero molto affezionata; per questo l’avevo stipata di tutti i documenti necessari ed ineluttabili all’esistenza, se non fisica o spirituale, quantomeno giuridica della mia persona.
In questa custodia quindi c’erano: la Carta D’Identità, la Patente, il Codice Fiscale, il BancoPaz, la Tessera Arci ed altri foglietti più o meno inutili.
Un giorno porto a spasso Janis e perdo il mio ammucchiamento di identità cartacee plastificose.
Vado dai Carabinieri.

Silently: Buongiorno, devo fare una denuncia di smarrimento
Carabiniere: Mi riempia questo modulo e attenda il suo turno.

Riempio (poco), attendo (ere geologiche).
Mio turno: torno dal mio Carabiniere di fiducia.

Carabiniere: Non ha riempito tutto il modulo.
Silently: Si, è vero, però sa, ho perso TUTTI i documenti.
Carabiniere: Mi deve inserire un documento e mostrarmelo.
Silently: Non ce l’ho, un documento.
Carabiniere: Allora vada a casa a prenderlo e poi ritorna.
Silently:…No vabbè, dai, dove sono le telecamere?

Dopo aver indetto un summit mondiale con teleconferenza per risolvere la spinosa situazione ai limiti dell’idioterrorismo, il superboss dei Carabinieri di Ostia decreta che posso essere ammessa nell’infame cerchia dei “Sedicenti” senza identità confermata.
Sedicente: che dice di essere; che afferma di possedere qualificazioni, meriti, titoli, generalità, qualità e sim.

E per un attimo, ho provato uno strano senso di onnipotenza. Di libertà.
Non avevo più documenti, non ero più nessuno. Anzi, meglio: ero SEDICENTE.
Potevo dire di essere Maria Teresa di Calcutta. O Sophia Loren. O Veronica Lario. O Rita Levi Montalcini.
Bastava non calcare troppo la mano; magari evitare di dire che ero Giulio Andreotti, ecco.

Poi, dopo quest’attimo di vertigine, sono tornata io.
E ci sono pure rimasta, ‘che alla fine ci stavo abbastanza comoda.

[Silently]