Posts Tagged ‘janis’

A me non fa ridere.

6 ottobre 2010

Mentre scrivevo questo post, la mia Janis personale si perdeva nei meandri della campagna romana.

Non è sottilmente ironico?

P.S.
Grazie a tutte le amiche che mi hanno preso per la collottola e scosso forteforteforte e trascinato in giro attaccando volantini e bottone con gli sconosciuti, grazie a tutti quelli che si sono offerti di aiutare senza bisogno di chiedere, vaffanculo a quelli a cui ho esplicitamente chiesto aiuto e che erano una cifra dispiaciuti ma proprio avevano il bambino sul fuoco e il latte che piangeva.

[Silently]

Roma Loves Your Dog.

22 luglio 2010

Che fighe le locandine del Comune di Roma contro l’abbandono degli animali d’estate. 

Aaaaaaaaah allora posso portare Janis al mare con me!
Qua dice ‘Quest’estate, portalo con te!’ Evvai!
Con tutto questo dispiego di mezzi per la sensibilizzazione da parte del Comune, vuol dire che FINALMENTE ci saranno delle spiagge su TUTTO il territorio laziale che mi permetteranno di portarmi appresso la Cagnolina Del Demonio (cioè Janis), invece di lasciarla a casa.
O di rimanere a casa io per non lasciarla sola, che poi mi sento in colpa e non mi diverto più tanto, al mare.

Allora vado a controllare ‘ste spiagge.
Questo sito elenca le spiagge in italia dove è permesso l’ingresso ai cani.

Latina…mmmh un po’ lontana, vediamo che c’è in provincia di Roma.

Una spiaggia.
A Fregene.

Una.

Su un totale di 27 in tutta Italia.

C’è da pagare una tessera annuale di 10 euri.
Più 4 o 5 euri al giorno per far entrare il cane.
Più l’ombrellone, almeno (non vorrai far incocciare il cane lasciandolo sotto al sole a mezzogiorno?).

Allora caro Comune di Roma, quando dici:  ‘Quest’estate, portalo con te’, intendi dire ‘Caro Romano, quando te ne andrai affanculo in Puglia, o in Sardegna, o in Grecia a farti le tue vacanze, il tuo botolo nun ce lo lascià qui, PORTATELO VIA DA ROMA!’

[Silently]

La Giuovin Donzella nella tana del Carabiniere.

7 aprile 2010

Un giorno è successo che ho perso tutti i documenti.
TUTTI.
Possedevo una custodia della carta d’identità regalatami da Moglie alla quale ero molto affezionata; per questo l’avevo stipata di tutti i documenti necessari ed ineluttabili all’esistenza, se non fisica o spirituale, quantomeno giuridica della mia persona.
In questa custodia quindi c’erano: la Carta D’Identità, la Patente, il Codice Fiscale, il BancoPaz, la Tessera Arci ed altri foglietti più o meno inutili.
Un giorno porto a spasso Janis e perdo il mio ammucchiamento di identità cartacee plastificose.
Vado dai Carabinieri.

Silently: Buongiorno, devo fare una denuncia di smarrimento
Carabiniere: Mi riempia questo modulo e attenda il suo turno.

Riempio (poco), attendo (ere geologiche).
Mio turno: torno dal mio Carabiniere di fiducia.

Carabiniere: Non ha riempito tutto il modulo.
Silently: Si, è vero, però sa, ho perso TUTTI i documenti.
Carabiniere: Mi deve inserire un documento e mostrarmelo.
Silently: Non ce l’ho, un documento.
Carabiniere: Allora vada a casa a prenderlo e poi ritorna.
Silently:…No vabbè, dai, dove sono le telecamere?

Dopo aver indetto un summit mondiale con teleconferenza per risolvere la spinosa situazione ai limiti dell’idioterrorismo, il superboss dei Carabinieri di Ostia decreta che posso essere ammessa nell’infame cerchia dei “Sedicenti” senza identità confermata.
Sedicente: che dice di essere; che afferma di possedere qualificazioni, meriti, titoli, generalità, qualità e sim.

E per un attimo, ho provato uno strano senso di onnipotenza. Di libertà.
Non avevo più documenti, non ero più nessuno. Anzi, meglio: ero SEDICENTE.
Potevo dire di essere Maria Teresa di Calcutta. O Sophia Loren. O Veronica Lario. O Rita Levi Montalcini.
Bastava non calcare troppo la mano; magari evitare di dire che ero Giulio Andreotti, ecco.

Poi, dopo quest’attimo di vertigine, sono tornata io.
E ci sono pure rimasta, ‘che alla fine ci stavo abbastanza comoda.

[Silently]

L’ora di silenzio.

15 gennaio 2010

Maddiodellecittà, perchè non esiste una regola, anzi un DIRITTO, analogo a quello sacrosanto dell’ora di pausa in ufficio, che si occupi di preservare la sanità mentale di quanti, al pari mio, sono costretti tutti i fottutissimi giorni a condividere lo spazio vitale, l’ossigeno, l’ambiente insomma, con altri suoi ‘simili’ negli open spaces?

Dopo 6 ore lavorative, com’è noto, è obbligatorio effettuare una pausa.

Per quale cazzo di motivo non è obbligatorio anche un’ora di SILENZIO?

Un’ora, non di meno, in cui è severamento vietato strepitare e strillare e ridere rumorosamente e scambiarsi opinioni non richieste a distanza di 5 scrivanie ed incazzarsi e bestemmiare ed emettere gridolini estasiati alla visione delle foto dell’erede appena sfornato dalla triste moglie del collega schifoso che fa gli occhiolini quando passa.

Per farla rispettare, applicherei il metodo che ho usato con Janis quando è sbarcata a casa nostra e abbaiava a caso anche quando il dirimpettaio abbassava le tapparelle (che è più o meno quello che succede in QUESTO ufficio): la MUSERUOLA.

Se ha funzionato col mio cane, diocristo funzionerà anche con voi.

[Silently]