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La Scopa Del Sistema – David Foster Wallace

24 settembre 2013

laScopaDelSistema
È imbarazzante tentare di scrivere una recensione su un qualsiasi tipo di scritto di David Foster Wallace. Il problema fondamentalmente è che lui era un genio, e tu? Tu chi ti pensi di essere per dare un giudizio sul primo romanzo di David Foster Wallace?
Tipo NESSUNO, però, visto che mi è piaciuto moltissimo, potrei provare a sprofondarmi in qualche trilione di elogi, cercando di motivarli in maniera decente.

Allora in generale: DFW, quando lo leggi, ti fa sentire intelligente.
Ma non generalizziamo: in questo romanzo in particolare, quasi niente è veramente SPIEGATO. Il 90% della storia e del contesto è semplicemente desumibile da quello che, più che un romanzo, sembra una sceneggiatura, dove il parlante non è quasi mai indicato, ma anch’esso è deducibile dal contenuto delle prime battute. A volte è più difficile di quello che potrebbe sembrare.

La storia in sè in realtà non ha inizio nè fine, è come se fosse una grande piazza al centro di una grande città.
DFW ti spiega a grandi linee l’architettura e la storia della cattedrale e del palazzo municipale e della fontana, e poi ti indica col ditino le viuzze che si dipartono dalla piazza, dicendoti verso di là c’è il panettiere, di là il cinema, di là l’ospedale, ma non te li descrive nè ti porta veramente a visitarli, così tu stai lì e cerchi di immaginarteli, cerchi di capire se sono strani e creativi e geniali e pittoreschi come la cattedrale e la fontana e il palazzo municipale che stai guardando.

Ci sono delle immagini, delle situazioni che ogni tanto mi hanno fatto venire in mente La schiuma dei giorni di Vian. È stato come intravedere dei piccoli bagliori di affinità tra due genialità completamente diverse.

La lettura non è impegnativa come quella di alcuni dei suoi racconti (ad esempio Brevi Interviste Con Uomini Schifosi), manca del tutto il pachidermico ed ingombrante impianto delle note, che più avanti nella produzione letteraria di DFW diventerà un intricato sistema a scatole cinesi che io faccio sempre molta fatica a decifrare.
Certo che non parliamo neanche di un libro scorrevole, eh? Non vi pensate di leggere un abbozzo di storia favolosa nello stile harrypotteriano.
Wallace è Wallace anche nel suo primo romanzo: i periodi sono lunghi ed ingarbugliati e a volte ritrovarne soggetto e verbo e metterli insieme vuol dire come minimo rileggere la frase un paio di volte.
Ma poi la rileggi, la capisci, e ti dici AH QUANTO SO’NTELLIGGGENTE!

Ti da’ soddisfazione, ecco.

Penso anche che il traduttore (Sergio Claudio Perroni) abbia fatto un lavoro strepitoso.

Penso anche che secondo me lo dovete leggere.

Ah e penso pure che, se avete l’edizione Einaudi Stile Libero, dovreste saltare la prefazione di Stefano Bartezzaghi. Semmai la leggete dopo, perchè prima pare di ascoltare la spiegazione di una barzelletta che ancora non avete sentito.
Fastidioso.

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