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Verdena @ Atlantico, Roma, 09/03/2015

11 marzo 2015

Di recensioni sui Verdena questo blog è pieno zeppo, quindi stavolta non avevo intenzione di scriverla.
Però ho notato che in giro ce ne sono davvero poche (in realtà ho trovato solo questa, oltre a tante foto), e allora oh, mi sacrifico per il bene della cultura.
Lo faccio solo per voi, eh?

Iniziamo dall’inizio: i Jennifer Gentle.
A me, non sono mai piaciuti. Non li capisco: ci ho provato, ma niente. Li trovo sconclusionati, a volte frustranti, e non riesco ad apprezzarli in pieno, però facile che so io, eh? Ormai c’ho na certa, tanta roba nuova considerata di valore da gente più esperta di me io non la comprendo.

Quindi senza indugio alcuno, passo al piatto forte.
Il concerto inizia puntuale (meno male, sennò domani chi c’arriva in ufficio?) con 3 brani di Endkadenz, Vol. I. Ho già espresso in precedenza le mie personali perplessità su Endkadenz, ma devo ammettere che il muro di suono che mi ha investita con “Ho una fissa” mi ha positivamente sconvolta: dal vivo è stata una robetta niente male. Personalmente poi ho apprezzato moltissimo anche “Sci desertico”.
L’Atlantico era pieno, ma neanche troppo (ottima la scelta dell’organizzazione, visto che i biglietti erano sold-out da parecchio, di non stipare troppo il locale), con un’età media non troppo bassa, e tanta gente che ha già memorizzato l’ultimo album.
Invece mi ha fatto strano vedere tante persone, scalmanate e urlanti sui pezzi degli ultimi 2-3 album, rimanere tiepidine di fronte a “Starless” o “Valvonauta”.
Il che mi sembra comunque un buon segno della crescente e meritatissima popolarità dei Verdena, che stanno riuscendo a conquistare pubblico “nuovo”, oltre al solito zoccolo duro irriducibile da 15 anni.
E sicuramente il pubblico dell’Atlantico non può essere rimasto indifferente allo spettacolo di lunedì sera.
I suoni praticamente perfetti, un’amalgama impeccabile che una volta tanto fa ascoltare anche la voce di Alberto.
Al solito, tanti cambi di strumento soprattutto per lui, pochissima interazione col pubblico, insomma niente di nuovo nè di spiazzante. Qualche video proiettato dietro di loro, che non ha catturato molto la mia attenzione.
Il nuovo acquisto, Giuseppe Chiara, quasi invisibile complemento, perfettamente amalgamato nel tutto, ha fatto breccia nel mio cuore non facendosi quasi notare.

Ovviamente non ho stilato una scaletta, ero troppo impegnata ad emozionarmi, ma oltre alle già menzionate posso farvi rosicare pesantemente per non essere venuti (o compiacermi insieme a voi se c’eravate) con robetta tipo “Luna”, “Lui Gareggia”, “Attonito”, “Canos”, una esplosiva e sempre coinvolgente “Scegli me”, una sottovalutata dai più esigenti rompipalle “Muori Delay”, la spassosa “Loniterp” e le sempreverdi “Don Callisto” e “Requiem”.
Chiude il tutto “Funeralus”, che non mi convinceva già dal disco, e non mi ha entusiasmata neanche dal vivo.

Insomma, ma che c’è da dire su un concerto dei Verdena? Sono così potenti, emozionanti, energici senza essere mai presuntuosi. Sono sinceri, sono giovani ma maturi, fragili ma indistruttibili.
Fisicamente e socialmente lontani dal pubblico, che tanto a noi ci basta la musica buona fatta bene per uscire entusiasti ed affrontare con serenità la sveglia del martedì mattina.

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Endkadenz Vol. I – il sorpasso dei Verdena.

13 febbraio 2015

Forse è troppo presto per scrivere una recensione, per me. Ancora non so neanche se e quanto mi sia piaciuto.

È che non posso ascoltarlo come tutti gli altri dischi, mentre cammino per andare a lavoro, o mentre lavo i piatti, perchè mi distraggo. È come se non richiedesse la mia attenzione, non mi rapisce e mi da il permesso di pensare ai fatti miei, ma al tempo stesso non mi da fastidio. Siamo sintonizzati, il che potrebbe sembrare una figata ma in realtà no, perchè semplicemente non mi chiede di essere ascoltato.

Non riesco ad isolare bene le tracce. L’ambientazione di quasi tutte le canzoni è vaga, aleatoria, lontana dai riff potenti ed inconfondibili a cui siamo abituati. 

Apprezzo lo stacco da Wow, soprattutto a favore della predominanza del pianoforte sulle tastiere.

L’unica che si discosta un po’ è il singolo (una scelta di marketing più che saggia, forse l’unico pezzo “diverso”, più affine ai Verdena di Wow o di Requiem), che mi ha fatto brillare gli occhi nell’anticipazione di qualcosa che poi, in realtà, nell’album non ho ritrovato.

Nelle sonorità e nell’ambientazione ci sento molto Solo Un Grande Sasso, anche se meno sofferto, meno dolorante, e molto più aperto.

Ed ho come l’impressione generale di sentire meno l’impronta, di solito marcata ed importante, di Luca. Non che la parte ritmica sia assente o mi faccia schifo, lo trovo solo meno incisivo, meno caratterizzante rispetto alla discografia precedente.

Ci ho pensato un po’, a questa nostra relazione, tra me e i Verdena. Ormai è decennale, e i lettori più o meno assidui di questo blog lo sanno bene, vista la quantità di articoli che ho dedicato loro negli anni.

Endkadenz, per me, è troppo sperimentale. 

I Verdena, dopo avermi regalato il capolavoro della mia maturità, stanno andando avanti, ed io, dopo anni ed anni, non riesco più a star loro dietro. Mi hanno doppiata. Loro progrediscono, sperimentano, avanzano, mentre io mi sono stoppata di faccia su Wow.

Sono felice di aver comprato il cd, e doppiamente felice di andare al concerto a marzo.

Aspetto con ansia il Vol. II di Endkadenz.

E continueró a provare, ad ascoltare, e non ho dubbi che prima o poi li raggiungeró, e che continueremo a viaggiare insieme, come abbiamo fatto dal ’99 ad oggi.

Verdena @ Atlantico, Roma, 29/04/2011

3 maggio 2011

Un’acustica peggiore di quella dell’Atlantico l’ho sperimentata esclusivamente al Palalottomatica.
Comunque.
Sarò breve: non ho preso appunti, non me ne fregava niente di scrivere un report dettagliato, non mi sono segnata la scaletta: me lo sono veramente goduto, ebbasta, come quando ero giuovine.

Quindi?
Quindi niente, qualche stecca, poche interazioni col pubblico (graziegrazie), due ore e spicci di musicamusicamusica, WOW ovviamente l’album più rappresentato.
Anche perchè i balletti di Omid sulle canzoni vecchie, in cui non gli hanno ancora trovato una collocazione se non si vuole considerare il tamburello, rallegrano il tutto, è vero; però porello lo fanno apparire anche un po’ fuori luogo, leggermente escluso.
Alberto con un pigiama a maniche lunghe, forse un po’ incazzato per i suoni pessimi (ha dovuto chiedere di alzare il volume dell’acustica), dà il meglio di sé in una cover di John Lennon, “Mother” che fa da intro a “Sorriso in Spiaggia”.
Fomentone generale e cori da stadio per “Valvonauta“; molto molto molto bella la nuova versione di “Canzone ostinata”, un po’ più country, con la batteria più marcata.
Rispetto al concerto precedente, Roberta sembra più a suo agio con i cori, per i quali Omid rimane comunque decisivo.
La versatilità con cui il gruppo cambia strumenti e soprattutto registro, dalle cupezze di “Non prendere l’acme, Eugenio” alle solari “Miglioramento” e “Nuova Luce” mi stupisce sempre.
Esattamente come vedere una folla di persone che conoscono a memoria le canzoni di un disco uscito 3 mesi fa. Non è una cosa da poco: lo zoccolo duro dei fan dei Verdena è ben nutrito; difficile guardarsi intorno e trovare qualcuno che non conoscesse la discografia completa.
Mi sono state espresse delle perplessità riguardo alla scaletta; essendo ormai il 3° concerto a Roma nel giro di 3 mesi, forse qualcuno si aspettava qualche variazione, magari più pezzi vecchi a discapito dei nuovi, suonati e risuonati praticamente tutti.
A me personalmente stupisce invece la scelta dei pezzi vecchi: tutti strafamosissimi.
Non so, ai concerti prima del triennale ritiro spirituale pre-WOW, io mi ricordo pezzi semi-sconosciuti, cantati a squarciagola da me e altre 3 persone (bei tempi, quando Luca e Alberto si scambiavano e facevano venire i nervi a tutti con “Omashee“), oppure svarionate di un quarto d’ora sui finali psichedelici di Solo Un Grande Sasso.
Probabilmente il fatto di non suonare più live da tanto tempo gli permette di non annoiarsi poi troppo suonando di nuovo i tormentoni.

Qualche video guardabile:
Luna
Castelli Per Aria
Il Caos Strisciante
Lei Disse
Sorriso in spiaggia
Razzi Arpia Inferno e Fiamme
Nuova Luce
Loniterp

E qualche foto.

Non credo che mi perderò il concerto estivo; ogni show dei Verdena per me è emozione assicurata.

Tra l’altro, penso sia ora di alzare un po’ il prezzo dei biglietti dei concerti: 10 euro è troppo poco per una band in circolazione da più di dieci anni, con 5 album all’attivo, 7 EP ormai quasi introvabili (è uscita una raccolta, che però manca di tutti i bellissimi artwork degli EP originali) e TUTTI i concerti sempre soldout, anche dopo la 3° data nella stessa città.

[Silently]

Credimi è dura: Verdena @ Circolo Degli Artisti, Roma, 27/01/2011

28 gennaio 2011

Diapositiva per dimostrare che no, non ho visto praticamente gnente.

Non sarà affatto facile.
Se volete leggere una bella recensione tecnica ed obiettiva del concerto di ieri sera, non fatevi scrupolo di gugolare altrove, mica mi offendo.

Primo: perchè non ho visto un cazzo. Ero a metà del locale ed eravamo talmente stipati che per metà del tempo ho potuto sbirciare Roberta e Omid tra gli incavi dei colli delle persone ammassate davanti a me.
Alberto non l’ho visto mai quando stava seduto alla tastiera, e molto raramente in piedi alla chitarra.
Per fortuna di un paio di canzoni sono riuscita a contemplare la furia omicida di Luca, il vero spettacolo di ieri (e di tutti i concerti dei Verdena che ho visto nella mia vita: non pochi).

Secondo: perchè è difficilerrimo per me parlare di ‘sto gruppo. Le recensioni mi vengono caotiche, nervose, senza filo conduttore, e stavolta anche senza scaletta (non avrei potuto neanche volendo; per fortuna la potete leggere e vedere qui).
Il fatto è che siamo praticamente coetanei (forse Luca ha un anno più di me), ed è come se in tutti questi anni fossimo cresciuti musicalmente insieme, album dopo album. E non cercano mai di fregarmi con un album raffazzonato o pop: io apprezzo tanto la loro integrità artistica.

Non so se riesco a spiegarvelo. Non li considero come ‘amici’, o persone vicine che conosco da anni; anzi ho sempre cercato di evitarli, non mi sono mai avvicinata a farmi firmare cd, o a parlarci, neanche quando non erano nessuno e giravano in mezzo alla folla nei festival come Arezzo Wave e Tora! Tora!.
Anzi visto che forse non riesco a spiegarvelo, facciamo che non ci provo neanche, e tento invece di tirar fuori qualcosa da questo cervellino ancora in modalità *lovvo* da ieri.

Il tutto è cominciato con un breve pezzo strumentale del nuovo (no, non me lo ricordo qual era) alle 21.40 circa, seguito a ruota da ‘Scegli Me’, molto molto bella.
Luca si riconferma ad ogni pezzo un genio, io gli vorrei entrare nel cervello per ascoltare quello che sente lui.
Alberto inizialmente alla tastiera per i primi due pezzi; il volume della voce è basso, proprio come nell’ultimo cd.

Già al terzo pezzo un boato (…almeno nel mio cervello) accoglie ‘Spaceman’, e da qua in poi non vi so più dire nulla dell’ordine delle canzoni.

Delle nuove ricordo molto bene le mie preferite di Wow:
Miglioramento’,
Adoratorio’,
‘Sorriso In Spiaggia’,
‘Razzi Arpia Inferno e Fiamme’,
‘Badea Blues’,
‘Rossella Roll Over’,
tutte bellissime (ecco cosa intendo per ‘non essere obiettiva’: il mio commento tecnico preferito è ‘bellissimo’).
Meno coinvolgenti ‘Loniterp’, ‘Lui Gareggia’, ‘Sul Ciglio’, ‘Le Scarpe Volanti’ e un altro paio lente di cui ora non mi sovviene il titolo.

Ma non parliamo del nuovo, è banale e scontato; parliamo del vecchio, che, inutile girarci intorno, è quello che emoziona sempre.
Non tanto ‘Viba’ (che è stato comunque un colpo pesante al mio povero stomaco già compromesso), quanto ‘Starless’ avrebbe potuto uccidermi sull’istante, nonostante l’abbiano suonata in modo non proprio perfetto, devo dire. Masticazzi, rimane comunque una delle mie canzoni preferite che la lacrimuccia me la fa sempre scendere. (Dannazione non se n’era accorto nessuno)
Stesso fomentone per ‘Was?’ e ‘Isacco Nucleare’ (a parte qualche trascurabilissima stecca), mentre ho apprezzato meno (un meno relativo, ovviamente) ‘Il Gulliver’, ‘Muori Delay’, non per l’esecuzione in particolare, ma penso che dopo Starless avrei avuto bisogno di una mezzora de silenzio totale pe ripiamme e ricominciare a ragionare in maniera decente.
Bella invece ‘Canos‘.

Chicca Per Il LOL: ‘Love Of My Life’.
lol.

Due i bis, per un totale di due ore di musica in cui nessuno s’è risparmiato niente. Tranne che non mi sembra di aver sentito nessun pezzo da ‘Il Suicidio Dei Samurai’. All’inizio pensavo di sì ma mi sa che tipo no.
Tutti han suonato qualsiasi strumento, anche se ho sofferto un po’ quando Luca si è spostato dalla batteria (NOOOO!! STAI LIII!!!) e se n’è andato a suonare la drum machine su uno dei pezzi nuovi. Vi vorrei dare i dettagli degli strumenti suonati da ciascuno, maffigurate se avevo modo e cervello di vedere e segnare tutto.
La storia dei coretti è figa, Omid è molto bravo ma il tutto dev’essere un po’ perfezionato (Roberta ‘potrebbe fare di meglio’).

Un ringraziamento special a tutti quelli che han caricato videi su iutub (almeno qualcosina oggi riesco a vedere), in particolare a lui/lei che ha caricato anche videi del 26.

Qualche bella foto, invece, qui.

[Silently]

Tendini&Vene: Showcase Acustico – Verdena Live @ Fnac, Porte di Roma, 25/01/2011.

26 gennaio 2011

Mettetevi comodi, cominciamo.

Di tutto lo spazio che hanno alla Fnac, per i Verdena c’era un angoletto rientrato senza palco, transennato con nastri. Devono essere amici con quelli della Feltrinelli anche se qui di cd ne avevano a volontà.

La gente stipata è già parecchia un’ora prima dell’inizio; a questo proposito come primissima cosa voglio ringraziare quella coppia di ragazzi che nonsoccome hanno convinto tutti quelli avanti a sedersi. Due geni, davvero, io vi stimo e vi aringrazio.

I primi ad arrivare sono Luca Ferrari e Omid Jazi (il quarto Verdena per ora, durerà? A me piace.) che cominciano a montare ed accordare; Luca ha uno scatolone magggico da cui estrae cose, una minifisarmonica viola, bonghetti, maracas, tamburelli, una valigetta bianca, battenti (le bacchette quelle coi tamponi di feltro alla fine), etcetc.
Controllano i volumi e fanno tutte quelle cose che la gente che fa musica da 15 anni nun me pare faccia più. Ne riparleremo, prima o poi.

Arrivano anche Alberto e Roberta e anche loro provano volumi e accordano roba.
E’ tutto molto intimo, e durante la prova dei volumi parte così senza preavviso una cover dei Beatles, ‘That Means A Lot’. E’ tutto molto lovvoso.
A ruota segue ‘Baby’s in Black‘, ma si capisce che stiamo ancora nel vivo del soundcheck: infatti Alberto dice che stiamo aspettando John.
Tutti a chiamare John, John dov’è, John chicazz’è, e per ingannare il tempo Alberto improvvisa una versione acustica di Valvonauta che un modo migliore per ammazzare il tempo io non l’ho mai sentito.
Sarà che son vecchia e affezionata alle mie canzoni adolescenziali.
Ma John ancora non si vede, John chi, John il giornalista, addòs’è ficcato John; alla fine i 4 se ne vanno a fumare.
Nel frattempo un demente in maglioncino rosa (ROSA, davvero), ignorando completamente la corsia lasciata libera apposta per raggiungere l’area del concertino, comincia a pestare le mani alle ragazzine sedute a terra per raggiungerla.
Quando gli chiedo gentilmente dove pensa di andare, risponde ‘A presentare un disco’.
Che eroe.
John.
Dev’essere un soprannome perché quel tizio aveva una faccia da Mario (senza offesa per i Marii), una vocetta da dirigente medio represso, la simpatia di un puntaspilli, il cipiglio da ESPERTODIMUSICA nonché il già succitato maglioncino ROSA.

UPDATE: il John in questione trattasi di John Vignola (e non di Mario). Grazie a Giuglia che mi svela l’arcano e mi fornisce materiale d’appoggio alle mie tesi.

Quando i 4 giuovini si riapprossimano ai propri posti, Mr. Simpatia-John li ‘presenta’ (era già un quarto d’ora che suonavano, praticamente) dicendo che la musica dei Verdena non ha bisogno di presentazioni. Però continua a straparlare di ‘intento cabalistico’ della scelta di inserire 27 tracce nell’ultimo album, 27 come il numero degli anni a cui muoiono le rockstar (CobainJoplinBonhamHendrixMorrison etcetc). Candido come la neve Alberto dice che no, non c’avevano proprio pensato mai.

Ma sorvoliamo e passiamo al concerto.

 

Le facce di Alberto e la maglietta degli Iron Maiden: a proposito di lol.

E’ stata una cosetta breve ma intensa, di musica neanche un’oretta; i ragazzi erano abbastanza rilassati e dopo la falsa partenza AspettandoJohn tutto è filato liscissimo.

Scaletta per i più pignoli, inclusi i pezzi del soundcheck:

– That Means a Lot – Beatles
– Baby’s in black – Beatles
– Valvonauta
Le Scarpe Volanti
Razzi Arpia Inferno e Fiamme
– Miglioramento
Rossella Roll Over
Castelli in Aria
E’ solo lunedì

Chicche: una minintervista fatta da Mr. Simpatia John in cui gli chiedeva se avevano dovuto scartare qualche pezzo, se avevano ascoltato qualcosa in questi 4 anni o se avevano solo suonato: Alberto gli dice che no, avevan solo prodotto il cd ma John gli voleva far dire che avevano ascoltato Battisti e Brian Wilson.
Battisti si sente tanto in ‘E’ Solo Lunedi’ (”Io Vivrò/senza te”), mentre un po’ di Beatles li potete ascoltare in Rossella Roll Over, che comincia con una parodia di Obladi-Obladà.
Prima di attaccare ‘E’ Solo Lunedì’ Alberto la introduce come ”Un pezzo in re minore, come consigliano i Quintorigo” e in effetti verso la fine della canzone poi azzarda un qualche gorgheggio strano di quelli à la John De Leo. Mi ha fatto molto ridere.
E mi ha fatto anche molto ridere l’accenno LedZeppeliniano alla fine di Rossella Roll Over, un paio di versi a citare Babe I’m Gonna Leave You, così en passant.

Bella anche tutta la storia dei coretti, pensavo che avrebbero un po’ infrociato la situazione, e invece niente, sono un’evoluzione perfetta.

Best Performance a Luca Ferrari, ovviamente. All’inizio ho rosicato perché non aveva la batteria, eccheccazzo proprio nell’introdurre le canzoni del cd nuovo che è il suo capolavoro mi si deve presentare coi bonghetti e il tamburello.
Ma ovviamente, stronza io, perché Luca ha suonato tutto quello che gli capitava a tiro, l’asta del microfono, lo sgabello, la minifisarmonica, spesso la batteria l’ha cantata chino sul microfono dei bonghetti che ogni tanto Alberto glielo doveva aggiustare tanto si dimenava.
Roberta sempre composta, un po’ timida; Alberto invece spigliato come raramente l’ho visto (essì che ne ho visti de concerti dei Verdena); il nuovo acquisto (Omid) preciso e scorettante senza essere invasivo (tra l’altro presentato da Alberto come il loro amplificatore, il Fender); ma quello che proprio mi fa uscire ai matti è Luca, io non smetterei un secondo di guardarlo, è tipo una macchina da musica.
A volte penso macchejedice er cervello a questo? Tipo su ‘Miglioramento’ ha ricoperto i bonghetti col suo maglione e l’ha suonata tutta così, coi battenti sui bonghetti ricoperti col suo maglione.
Ma alla fine ha sempre ragione lui. Un genio, davvero.
E’ secco da far paura, gli avambracci minuscoli mostrano solo tendini e vene, che poi dev’essere tutto ciò che gli serve per suonare: tendini e vene.

[Silently]

Forse Gesù direbbe WOW se fosse qua (Verdena @ Apartaménto Hoffman, Conegliano-TV 20/01/11)

23 gennaio 2011


Data zero del nuovo tour dei Verdena: un “secret show” per un numero limitato di persone (dicono 300, su 1200 richieste, il massimo che effettivamente poteva reggere il locale) visto che il tour vero comincia il 26.

Premessa: i Verdena li ho scoperti dopo una festa devastante nel 2000, quando facendo pulizie ho trovato il loro primo CD abbandonato fra i miei. Non ho mai scoperto chi lo avesse dimenticato, ma lo ringrazierò per sempre. Da allora, questo è il 4° loro concerto che vedo: con Verdena in un grande rock club (2000); con Solo Un Grande Sasso era in un tendone a una festa paesana (2002); per Requiem ero ad un festival all’aperto (2007). Ogni volta un album totalmente diverso dai precedenti, ogni volta un’esperienza totalmente diversa.


Questa volta era un locale davvero piccolo, tanto che se allungavi le mani potevi rubare il basso a Roberta. Forse la location non era delle migliori: faceva caldissimo, eravamo superpressati, l’acustica del locale non è fatta per quei volumi da sberle in faccia. In poche parole, opinione comune: si sentiva un po’ di mmerda e un paio di problemi tecnici non hanno aiutato. Però la carta da parati, il fumo, i giochi di luce, il lampadario di cristallo e l’essere a due metri dai musicisti davano un tono davvero intimo, indie, da band emergente. E, da quello che ho sentito, questo calza a pennello con lo stile delle canzoni di WOW.


Ma parliamo di musica.
Se uno si aspetta i Verdena un po’ punk degli esordi, il rockettone di Requiem, o anche solo qualche rivisitazione di pezzi vecchi, resterà deluso. “Muori Delay“, “Non prendere l’acme, Eugenio” e “Canos” sono (purtroppo?) gli unici brani già noti: il resto sono solo pezzi nuovi da WOW. Bene allora, vediamo un po’ come sono i Verdena dopo 4 anni di silenzio.
Non ci sono neri e blu, non ci sono cristi che sanguinano in questo concerto, niente grunge dei primi album, niente riffoni di chitarra: anzi, la chitarra si sente davvero poco! C’è pianoforte, tanta sperimentazione, tantissima psichedelia, un pizzico di noise. Prevalgono i pezzi lenti, riflessivi, ma pestati: maggiore maturità e maggiore complessità. Luca si conferma un batterista coi controca$$i: batte come un pazzo ma tira fuori dei ritmi geniali e assurdi. Per me il migliore è lui. Il basso di Roberta saliva dai piedi e riempiva tutto. Alberto, beh, lui sperimentava alla faccia nostra, molto più spesso davanti ai tasti che non alle 6 corde. Lo sconosciuto tastierista (Omid?) era il suo doppleganger, riempiendo gli strumenti che man mano lasciava vuoti spostandosi per il palco. Si, un paio di pezzi, sebbene lenti, erano molto catchy, prendevano fin da subito, ma per il resto la mia reazione media era: “ok, neanche questo pezzo lo conosco… strano, faccio fatica a seguirlo… però bello, vorrei riascoltarlo meglio”. Nelle derive strumentali finali mi trovavo a ondeggiare, onestamente trasportato dalla canzone, svegliandomi di colpo e pensando che WOW, nomen omen, descrive molto bene la reazione dell’ascoltatore. Questo è l’effetto di brani come “Lei disse…” o “Razzi, arpie…” In più di un’occasione mi sono trovato a sorridere, per ritmi di batteria bizzarri, passaggi che sembrano proprio delle prese per il culo del rock duro e puro (vedi Il Nulla di O?). Notevole Attonito praticamente sludge metal, molto breve, con batteria che batte e voce graffiata , l’unico dei pezzi nuovi a scatenare un po’ di onesto pogo fra il pubblico. Sul versante opposto, non mi è piaciuto per niente il pezzo con la batteria elettronica. Qui e là forse ho colto Radiohead, Dresden Dolls, Doors, Marlene Kuntz, Grinderman, una batteria doom e una melodia alla Bjork, ma questi sono problemi miei, voi fate finta che non abbia detto niente…


Risultato finale: sorpreso e soddisfatto, col desiderio di ascoltare il cd per capire se le canzoni sono davvero belle o se sono stato condizionato dal live. Non so se questa sarà la scaletta del tour: forse hanno scelto soprattutto pezzi tranquilli per evitare di scaldare gli animi in un posto tanto piccolo. Col senno di poi, avrei preferito vedere il concerto in un teatro, seduto. In ogni caso consiglio vivamente un ascolto preventivo di WOW, in modo da non arrivare impreparati e gustare meglio il concerto.

note varie:
+1 alla maglietta di Luca raffigurante Ratzinger  :D


+1 a Roberta: quando qualcuno urla “C’è gente che sta male! Aiuto! C’è gente che sta male”, lei risponde “Questa canzone la dedichiamo alla gente che sta male
-1 all’imbarazzante taglio di capelli di Alberto
-100 al tizio che ha urlato “Roberta nuda”: non siamo capaci di valutare le capacità artistiche di una persona al di là del suo essere donna? Cioè, se sei donna l’unica cosa che puoi fare è spogliarti? Questa è l’Italia, maledizione…
R.I.P. la testata Orange che è partita a 2/3 del concerto.

[Grazie infinite ad Alessandra Donadel e Caterina Mognol per le ottime foto e video!]

[Deniz De Gray]

Alla ricerca di un po’ di solidarietà femminile: quando l’estrogeno incontra la musica.

14 gennaio 2011

Ci sono dei momenti in cui una donna deve affrontare una grande verità: per quanto un musicista possa essere bravo, bisogna sempre considerare anche degli aspetti più ‘laterali’ del suo essere musicista, e cioè:
Quando Egli si esibisce, in performance live o in video, quanto ispira pensieri impuri che farebbero rabbrividire ed arrossare le guance anche alla tua amica più scafata e libertina?
Sto pensando a quelle genti che ricavano fascino dalla musica in sè; gente che magari, incontrata per strada, non vi farebbe neanche sbattere le palpebre ma che poi, una volta sul palco, imbracciato lo strumento, vi trasforma da Maria Teresa a Cicciolina in 5 secondi netti.

E’ giunta l’ora, miei giuovini amici, di confessare l’inconfessabile.

Con ordine, e per categorie:

Batterie: Luca Ferrari, senza se e senza ma.
Brian Viglione non vale, lui è BASM (BelloAncheSenzaMusica).

Chitarre: Jonny Greenwood vince a mani basse su Stef Burns (quando una confessa, confessa) e sul sempre grandissimo John Frusciante.
Nonstante l’età è il passato in pantaloncini corti, non posso assolutamente non menzionare Nuno Bettencourt. Glielo devo, guarda come si sta a mantenè bene.

Tasti: Matthew Bellamy. Che è sexy anche con chitarre, microfoni, tamburelli, kazoo. Però col pianoforte, ecco, non me lo fate spiegare.
Fuori gara anche Robert Downey Jr: BASM.

Bassi: ok, questa è una confessione vera e propria, leviamoci il dente. A me mi fa sangue Faso.
Ecco, l’ho detto.

Archi: ebbene sì, ho un esponente sexy anche negli archi. E non può essere altri che Rodrigo D’erasmo.
Non è Dario Ciffo perchè Dario per me è BASM. Ma capisco se volete dissentire. Stupide.

Voci: Thom Yorke.
Quasi a pari merito Trent Reznor, soprattutto in questa canzone, che credo sia stata appositamente scritta per lo sconvolgimento neuronale di chiunque, uomini donne e forse anche qualche animaletto.

Terzo posto, meritatissimo, a John DeLeo.

Tanti i BASM: primo tra tutti, Brandon Boyd, nonchè Jared Leto, facilefacile. (Inutile che vi stupite: questo post è scritto appositamente per mostrare il mio lato umanizzato e scevro da pretese intellettualistiche. E poi io Jared Leto lo lovvo dal 2000).
Da menzionare una new entry di cui sto ancora studiando le potenzialità, ma che promette bene: Jimmy Gnecco (grazie, Fran), e Tom Smith.

I grandi esclusi, e perchè:
Lorenzo Monguzzi, Ben Harper, Eddie Vedder: perchè non mi ispirano propriamente sesso.
Direi più matrimonio, casa sul mare, rughe. Anche tanti bambini, volendo.
Robert Plant: perchè trent’anni fa sarebbe stato il primo, unico e solo.
George: perchè non c’è più. Paul, invece, non vale perchè era BASM.
Jeff Buckley: perchè stento a malapena a nominarlo.
Jeff Buckley è come un pensiero, un’idea, fermatemi prima che vi attacchi un mostro sull’etereità della mia ammirazione angelica per Jeff Buckley.

I grandi sopravvalutati: Jim Morrison e Kurt Cobain.

Infine, il lesbo-angolo: Amanda Palmer, Tori Amos, Bjork, Melissa Auf Der Maar.

Janis no. Janis è tipo mamma.

Forza, donne, è il momento di venire allo scoperto nei commenti.
(in senso motorio).
Non siate timide.

[Silently]