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Malesia, un po’ di pratica – Parte II

30 gennaio 2014

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Ed eccoci alla seconda parte della nostra guida pratica alla Malesia, ai suoi abitanti, alle tradizioni, insomma alle couse.

Alberghi

In generale, dormire in Malesia può rivelarsi un’avventura molto economica. Ma, in generale, un’avventura. Gli standard di pulizia di ostelli e alberghi di fascia economica sono molto scarsi, al pari dei servizi offerti. In compenso, di solito il personale è molto cordiale e di grande aiuto se non si sente criticato.

Evitate come la peste la Guesthouse Lavender, a Melaka, e il ML Inn a Kuala Lumpur. Quest’ultimo, pieno di scarafaggi anche al 3° piano, ed entrambi con bagni scandalosi. Impraticabili, veramente.

Carini i bungalow del The Cabin, a Langkawi, a due passi dalla spiaggia, anche se non proprio economicissimo rispetto alla Malesia in generale; ma era altissima stagione e Langkawi è un po’ la Rimini de noantri (molto più bella, comunque). Per la media degli alberghetti che ho visto, la stanza era un po’ più grande, e veniva pulita tutti i giorni. Simpatica la verandina sul davanti per rilassarsi un po’, anche se le sedioline in ferro battuto non sono proprio il massimo della comodità.

Particolare anche il Muntri House, a Georgetown (Pulau Penang), costruito dentro un’antica residenza Peranakan (i Cinesi dello Stretto). Certo la struttura non è nuova e le camere lasciano parecchio a desiderare, ma il personale è disponibile, le aree comuni molto carine e i bagni ai piani mediamente puliti.

Accettabile anche il China Town Inn, al centro del mercato cinese di Kuala Lumpur, in Jalan Petaling. Difficile accedervi con le valige se arrivate di pomeriggio perché la strada è talmente piena di bancarelle che a stento vedrete i numeri civici, ma hanno bagni decenti in stanza e prezzi più che abbordabili. Si può fumare in reception, ma non ci sono finestre nella maggior parte delle stanze.

Purtroppo non so dirvi nulla di alberghi di media e alta categoria, ho scelto solo catapecchie supereconomiche.

Persone&Lingue

Parlare della “GGENTE” come entità unica è sempre un po’ un rischio, va a finire che stereotipizzi tutti e non dici niente di concreto. Il che, OVVIAMENTE, non mi impedirà in alcun modo di farlo lo stesso.

Dicevo: stereotipizzare blabla la GGENTE MALESE blablah… oltretutto, in Malesia non c’è neanche una popolazione definita e riconoscibile, come uno potrebbe dire: “gli americani” o “i francesi”.

La popolazione malese è costituita grossomodo, oltre che dai malesi originari, da un buon numero di cinesi, anche detti “cinesi dello stretto” (Peranakan), arrivati in Malesia verso la fine del 15esimo secolo, e dagli indiani. Ormai, anche queste popolazioni sono malesi da secoli, ma la cosa bella è che non hanno mai dovuto rinunciare alle loro tradizioni, alle loro lingue e alle loro religioni: è per questo che potete trovare a braccetto un tempio hindù e uno taoista, e non di rado qualcuno che passa a pregare in uno e poi, per non sbagliare, porta dei fiori o accende un incenso anche nell’altro.

Sinceramente non conosco la storia della Malesia, suppongo che vi siano stati (o vi siano ancora) scontri di matrice etnica, ma girando per le strade mi sembra proprio che ognuno si faccia i fatti suoi. Sembra che ogni etnia abbia una sua propria comunità molto ben definita, ma al tempo stesso perfettamente integrata con le culture adiacenti. E’ molto bello da vedere.

Circa metà della popolazione è di religione islamica, ma non ci sono divieti e non ho avuto mai la sensazione di essere “giudicata” per un pantaloncino o una canottiera. Più della metà delle donne porta i capelli coperti, ma in generale non ho percepito quell’aria di disuguaglianza che ci si potrebbe aspettare in un paese a prevalenza islamica, anzi: molti “manager”, che fossero di bancarelle, di alberghi o di negozi alla moda, erano donne col velo.

In generale, i malesi mi sono sembrate persone molto timide. A volte, avvicinandomi per chiedere informazioni, ho avuto l’impressione che avrei ricevuto una risposta brusca: invece pare che un sorriso li “rassicuri” immediatamente, diventano subito molto disponibili e veramente molto gentili.

Inoltre, mi pare di aver capito che i cinesi abbiano un sottile ed innato senso dell’umorismo: sono sicura di aver sentito un sacerdote fare delle battute mentre celebrava un matrimonio in un tempio cinese (non perché ho improvvisamente e miracolosamente imparato il cinese, ma perché gli astanti ridacchiavano insieme a lui).

Fatto invece sgradevole che ci è successo svariate volte, è di vederci piombare degli uomini a saltare completamente le file, per i controlli all’aeroporto, alle casse, a prendere i biglietti della metro etc. E’ molto seccante, e non sono vaghi come possiamo essere noi occidentali cafoni: semplicemente arrivano e fanno quello che devono fare, punto. Inutile dire che oltre a fare delle facce scazzate e lamentarci a voce alta in italiano per non farci capire, non abbiamo fatto un granché per farci rispettare. Siamo pur sempre a casa altrui, perché rischiare?

Un’altra cosa che mi ha parecchio colpito è quanto presto lavorano i ragazzini. Non nei negozi, nei centri commerciali o nei ristoranti, ma nei banchetti di strada o nelle bancarelle ci sono tantissimi ragazzi (12,13 anni) che già lavorano mentre i grandi li guardano e li istruiscono (o comandano… non saprei dire).

Come vi ben dicevo poche righe fa, il mix di culture ed etnie fa sì che l’inglese sia parlato praticamente da tutti e praticamente ovunque.

L’inglese… inglese SECONDO LORO! Parlandolo tutti i giorni da decenni, suppongo che abbiano sviluppato una sorta di dialetto che non è facilmente comprensibile come INGLESE. Diciamo che ci vuole MOLTA fantasia, a volte.

Tra l’altro, loro capivano molto meglio me, che parlo un inglese mediamente corretto ma con una pronuncia ridicola, che la mia amica che ha studiato e vissuto in America. Per dire di che tipo di “inglese” stiamo parlando.

Amichi cari, quando e se troverò del tempo prima che il pesce rosso nel mio cervello si dimentichi tutto, mi piacerebbe molto anche raccontarvi qualcosa più in dettaglio delle città e dei luoghi che ho visitato. Ce la posso fare?

Incrociamo i ditini.

P.S. Siccome oltre ad essere un’ottima scrittrice, un’attenta critica ed una raffinata cultrice musicale faccio PURE le fotine (oh ma che volete de più? Che ve devo venì a spiccià casa?), potete trovare qualche contributo fotografico qui su flickr. Non mi ringraziate, è un piacere.

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Malesia – un po’ di pratica, Parte I

26 gennaio 2014

KL - Contrasti

Perché Malesia? Perché non Messico, Thailandia, Australia? Andare al caldo vabbè, ma novembre-febbraio è anche stagione delle piogge in Malesia, vuol dire beccarsi un bello sgrullone al giorno, come minimo, e poco sole. E tanto tanto caldo. Il caldo quello appiccicoso che non ti fa respirare mai bene, che ti incolla i vestiti addosso col sudore.

E allora? Perché Malesia?

Ma per l’unico e solo motivo che spinge sempre e costantemente ogni nostra piccola decisione, il motore vero ed unico della nostra vita: i soldi. Perché il volo costava praticamente la metà di qualsiasi altra meta; ma d’altronde lo sapevamo, le due settimane a cavallo tra Natale e l’Epifania non potevano certo essere economiche, in nessun paese e in nessun caso, ma con un po’ di adattamento ad orari e voli, siamo riuscite a spendere sotto ai mille euri a/r. Non male, per essere le vacanze di Natale!
E l’itinerario? Mbè per questo periodo dell’anno non è stato difficilissimo scegliere, visto che sulla parte isolana e sulla costa peninsulare orientale avrebbe piovuto costantemente per tutto il tempo. Allora scegliamo la parte occidentale. Ora, incastrare le tappe, i viaggi e i voli interni e decidere quanti giorni dedicare a cosa è stata la parte davvero difficile, e infatti qui abbiamo fatto forse un paio di errori di valutazione, ma considerando come stavamo scegliendo, non potevamo fare di molto meglio.

Il viaggio comincia da Fiumicino, ovviamente. Volendo risparmiare, abbiamo deciso di fare 2 scali e non solo 1, quindi dopo un’oretta di volo ci ritroviamo ancora al freddo e al gelo, a Belgrado, dove per fortuna aspettiamo meno di un’ora prima di imbarcarci sul volo di 5 ore e passa per Abu Dhabi. I voli non sono lunghi, ma cominciamo a macinare fuso orario, quindi nel momento in cui atterriamo a Kuala Lumpur, è ormai il pomeriggio del 2° giorno da quando siamo partite.

Ma parliamo di robetta pratica.

Il Fuso Orario

Il fuso è pesante, a Kuala Lumpur siamo 7 ore in avanti rispetto all’Italia; anche se ciò, all’andata, non mi ha sconvolta più di tanto. L’unico problemino è stato svegliarsi completamente alle 3 del mattino, come se fosse già giorno, per le prime due notti. Ma sarà l’adrenalina, la curiosità, la felicità di essere dall’altra parte del mondo, che non ho sentito effetti diretti, tipo stanchezza estrema o disorientamento; a parte le prime due notti quasi in bianco, stavo benissimo.
Il vero problema è stato il rientro in Italia.
E’ stato un vero dramma, ho avuto costantemente sonno per una settimana. Appena messo piede dentro casa, ho dormito quasi ininterrottamente per 14 ore di fila, e mi sono alzata solo per andare a lavoro, ma per 8-9 giorni non riuscivo praticamente a tenere gli occhi aperti e mi addormentavo alle nove di sera.
Tenetene conto se fate lavori pesanti o molto pensanti.

Taxi

Vi ritroverete spesso e volentieri ad utilizzare il vastissimo servizio taxi della Malaysia, perché fondamentalmente fa talmente tanto caldo che a volte anche solo camminare un paio di chilometri vi farà entrare nel panico; ma, soprattutto, perché costano pochissimo.
L’unico problema reale che incontrerete sono i tassisti.
Che non è proprio un problema trascurabile, soprattutto a Kuala Lumpur.
La maggior parte dei tassisti di KL non conosce la città, e NON ha un navigatore, soprattutto i tassisti delle macchine rosse e bianche o rosse e blu, che sono i taxi economici. Inoltre, dimenticatevi di fargli accendere il tassametro: è quasi sempre impossibile, e preparatevi invece a contrattare. Ricordatevi che vi chiederanno il doppio di quanto paghereste col tassametro; se vi sembrano insistenti o strafottenti, lasciate perdere, tanto ce n’è una quantità abnorme in giro e fermarne o trovarne uno è più facile che trovare un tovagliolo in un ristorante.
Che è quasi impossibile, per la cronaca.
Inoltre, PRIMA di salire in macchina, assicuratevi che conoscano il posto o almeno la strada dove volete andare, e aspettatevi che il 50% delle volte non conoscano neanche le maggiori strade del centro. Ho avuto l’impressione che alcuni conoscessero solo ed esclusivamente l’aeroporto. Il problema è che quando salite, se non sanno dove andare, cominceranno a fermarsi ad ogni incrocio chiedendo indicazioni ai passanti, oppure telefoneranno all’hotel per farsi dirigere da un povero receptionista che probabilmente neanche li capirà, e voi perderete tantissimo tempo.
La buona notizia è che hanno tutti l’aria condizionata.
La cattiva, è che la tengono a palla per farvi prendere un coccolone con l’escursione termica.
Più affidabili e in generale più precisi sono i taxi blu, che però costano il doppio. Anche se il doppio di 2 euro è sempre una cifra abbastanza ridicola.
Tenete conto che per un tragitto di un’ora sull’isola di Langkawi, dove le tariffe taxi sono più alte, su un taxi blu con l’autista più vecchio e più lento dell’universo (media 35 km/h), da tassametro abbiamo pagato una cosa come 12 euro; quindi se siete molto stanchi o semplicemente volete provare il brivido dei taxi economici (e far girare l’economia locale), salite tranquillamente senza preoccuparvi troppo del portafogli e godetevi un po’ di guida spericolata, ma attenti al traffico: a Kuala Lumpur gli ingorghi sono frequentissimi in tutte le zone, e spesso potreste risparmiare parecchio tempo a piedi o con la metropolitana.

Cibo

I malesiani mangiano a qualsiasi ora del giorno e della notte. Probabilmente considerano un’offesa personale gravissima i nostri 3 pasti al giorno. Ho sentito due signore che si sono incontrate dentro ad un centro commerciale, salutarsi con un “Che hai mangiato a pranzo?”.
A tutto questo aggiungeteci che la Malesia è popolata da 3 diverse comunità molto vaste: oltre ai malesi stessi, ci sono cinesi e indiani, e come potete intuire ciò triplica la già vasta scelta culinaria del paese.
Probabilmente il cibo più buono è quello di strada, dei carretti-cucina che buttano due tavoli e 4 sedie sul marciapiedi e vi fanno accomodare senza troppi complimenti in mezzo a bancarelle, canali di scolo e automobili parcheggiate. Certo, di notte c’è la possibilità di incontrare scarafaggi grossi come la mia mano, ma a dire la verità questa cosa mi è successa una sola volta, a KL, e non proprio ad ora di cena ma verso le 23 e passa. Il coraggioso cameriere-bambino lo ha scacciato prontamente con uno sgabello.
In generale i banchetti per strada non hanno un aspetto molto rassicurante, possono sembrare sporchissimi e creare il panico anche nel meno igienista: ma non vi dovete preoccupare. I malesi tengono talmente tanto al cibo, che ne hanno cura sempre e comunque. Ho visto mangiare i proprietari e i “cuochi” delle bancarelle di strada sempre prendendo da ció che viene servito anche ai clienti. Inoltre, la sera bancarelle e carretti vengono abbondantemente e accuratamente lavati (anche se a dir la verità, non mi ricordo di aver visto mai tanto sapone quanto forse sarebbe necessario….).
Se vi sentite avventurosi e volete calarvi davvero nella fauna locale, provate a mangiare colle mani come fanno gli indiani. Se vi vergognate un po’, andate ad un ristorante indiano (a KL è pieno), e vi vergognerete di mangiare colle bacchette!
Ricordatevi però di lavarvi le mani prima del pasto ai lavandini che spesso si trovano in sala; di usare una mano sola, e di usare sempre le posate per prendere il cibo da un piatto condiviso con altri. Vi assicuro che mangiare il riso con la mano in pubblico è un’esperienza che diverte parecchio.
Il cibo in Malesia è sempre molto condito, e per “condito” intendo strapieno di aglio, cipolla, curcuma ma soprattutto piccantissimo. L’unico modo per contrastare il piccante è riso al vapore, ordinatene una porzione doppia!
Invece per contrastare l’aglio, molto spesso presente in quantità davvero imbarazzanti nel riso fritto di contorno dei piatti, è fenomenale la salsetta rossa agrodolce (non piccante) o, in valida alternativa, il ketchup: renderanno qualsiasi roba agliosamente immangiabile perlomeno ingurgitabile. A volte, anche molto buona! La soia invece fa l’effetto contrario ed esalta l’aglio,
In generale il cibo delle bancarelle costa delle cifre ridicole; un piatto completo con carne o pesce più riso e verdure puó costare 6-8 Ringgit, neanche 2 euro. Anche i ristorantini senza eccessive pretese vi faranno spendere 5-6 euro a testa per pasti completi (ma COMPLETI davvero!).
L’unico problema abbastanza serio che ho dovuto affrontare per tutto il viaggio è stata la colazione. Trovare un caffè è un’impresa disperata, e un dolcetto per la colazione quasi impossibile. Un caffè americano o un cappuccino (cioè un caffellatte con della presunta schiumetta sopra) possono costarvi più di un pranzo. Loro bevono il caffè Kopi, che ho trovato molto buono, e il White Coffee, che invece non mi ha entusiasmata e sa molto di orzo.
Comunque, alle brutte, in giro ci sono abbastanza Starbucks da far fare colazione a chiunque sulla faccia della terra.
Quando girate per bancarelle e mercatini, non fatevi sfuggire la frutta!
Comprate e assaggiate TUTTO. Certo è difficile scegliere della frutta che non conoscete, ma quasi tutti i commercianti vi daranno una mano a scegliere la frutta migliore se glielo chiedete. Per nessuna ragione al mondo dovete perdervi i mangostin, i pomeli e i manghi verdi (quelli gialli non mi hanno particolarmente entusiasmata). Ah, e non rinunciate neanche alla noce di cocco da bere: se siete fortunati ve ne daranno una matura al punto giusto che si può anche scavare con un cucchiaino o con la cannuccia stessa, una volta finiti i 2 litri di latte di cocco all’interno.
Con mio profondo rammarico, devo ammettere di non aver assaggiato il durian. Ne riconoscerete l’odore pungente (che a me sembra di gas) dappertutto, ma attenti a comprarlo: in molti alberghi e luoghi pubblici non si può portare a causa dell’odore, che per molta gente è addirittura nauseabondo.

Ho ancora un sacco di consigli pratici per voi, amichi viaggiatori! Con tanta pazienza (e un’altra influenza, forse) riuscirò a finirli, e magari a dettagliarvi qualche posto imperdibile che ho visitato.

P.S.: La foto non è un granchè, ma mi piaceva farvi vedere il contrasto costante che potete trovare in praticamente tutte le città della Malesia. Avrei potuto pubblicarvi foto della mondezza ai piedi dei grattacieli dorati, ma alla fine ho preferito questa di una casa tipica malesiana sullo sfondo di grattacieli sbrilluccicanti.