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Le mie morti: il capitolo conclusivo che non ho scritto

31 marzo 2015

Benvenuti, miei giuovini amici, alla nuova ed ultima puntata degli allegri post mortuari.

Vi ricordate? Giusto per allietare le vostre giornate, avevo già deposto un paio di articoletti a dir poco allegrotti, uno qui e l’altro qui, e ve ne avevo promesso un terzo.

Quest’ultimo riguarda (o meglio, avrebbe dovuto riguardare, se lo avessi scritto) la scomparsa di mio nonno materno, Aldo, anche detto Bianco dai suoi adorati e simpaticissimi nipoti.

Ebbene, ormai è più di un mese che provo in tutti i modi a scriverlo. Butto giù una bozza, la cancello, la riscrivo, la rileggo e non va mai bene.

Perché non ci riesco?
Non mi esce incisivo come lo voglio. Mi viene da raccontarvi la sua vita, o almeno la parte di vita che si è incrociata con la mia, ma allora mi servirebbe un libro!
Quasi 30 anni di presenza costante, che non posso e non voglio sminuire in un singolo post.

Dopo un paio di settimane ho smesso di tentare, mi sono concessa una piccola pausa di riflessione.
Che ha funzionato.

Adesso ho capito perché non posso scrivere una trilogia di post sulle morti significative della mia vita.
Luciano e Valerio sono stati importanti nella mia vita, proprio nel momento della loro scomparsa.
Hanno agito da destabilizzatori in alcuni momenti molto particolari, aveva senso descrivere la loro influenza, in quest’ottica.
Le loro scomparse sono state degli spintoni sul tragitto della mia vita, che mi hanno fatto deviare pesantemente dalla linea retta che seguivo, imperturbabile ed immobile.

Nonno Aldo, invece, lui non c’entra niente con questa serie di post. L’ho concepita male dall’inizio, la mia idea, non ho approfondito abbastanza, non ho scavato a sufficienza per capire che lui non c’entrava con loro.
Ad influire pesantemente sul mio cammino personale, sulla mia esistenza, sul mio carattere, non è stato l’avvenimento o le circostanze della sua morte, ma la sua intera vita, corsa sempre e costantemente parallela alla mia.

Nessuno scossone, nessuna spallata, solo qualche aggiustamento, discreto e quasi invisibile, qua e là.

Contenti? Un post presammale in meno in giro per l’internet!

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Nel Tevere.

24 dicembre 2009

Le tue ceneri le abbiamo sparse nel tuo Tevere, quello che ti ricordavi tu, vicino all’isola Tiberina, quella parte di Roma che conserva ancora un po’ di parvenza della tua Roma.

Quella Roma di Trilussa con cui giocavate a carte, quella Roma che l’unica macchina nel quartiere ce l’aveva tuo suocero, e c’ha salvato la famiglia dalla deportazione del ghetto grazie ad una soffiata, perché il mio bisnonno era “‘n fio de na mignotta” amico di tutti.

Quella Roma in cui quando nasceva un maschietto in famiglia, gli uomini andavano in giro per tutta la città urlando che era nato “er più ber pisello de Roma” e a farsi un bicchiere di vino in ogni tavernetta che incontravano.
Quella Roma che vi ha guardati storto per anni, quando tu partigiano ateo gran bestemmiatore hai sposato un’ebrea.
Quella Roma che era palazzi e gente e tram e strade e sanpietrini, e non tante lineette gialle su un navigatore satellitare.
Quella Roma lì, che vedevo nelle tue mani e che mi manca anche se non l’ho mai vista, mi manca di riflesso, di ricordo.

Anche io vorrei essere sparsa nell’acqua, ma nel mare, ovviamente. Oceano sarebbe meglio.

Ma comunque non a Roma, che non m’appartiene più e che per me se n’è andata con te.

[Silently]