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The Wall – Roger Waters @ Stadio Olimpico, Roma, 29/07/2013

29 luglio 2013

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E’ passato quasi un anno esatto dalla mia ultima recensione musicale (ma per fortuna non dal mio ultimo concerto), e anche se la vita è cattiva con me e mi fa invecchiare e lavorare troppo, io non mi dimentico di voi.
Lo SO che non potete vivere un altro giorno senza sapere che cosa ho fatto ieri sera.

EBBENE, ieri sera sono andata all’Olimpico a vedere Roger Waters, e non per merito mio, bensì di due amichici che mi hanno regalato il biglietto a Natale 2012.

Cosa mi aspettavo da questo concerto?

Mi aspettavo un 70enne mediamente ben tenuto, con un gruppo di validissimi turnisti, che seduto su una seggiolina con un basso/chitarra in mano, avrebbe ripercorso i gloriosi viali del suo passato, forse facendomi TENERAMENTE commuovere in alcuni punti; magari, quando la voce gli avrebbe tremato, io avrei pensato: OH! Povero nonno!
Che coraggio, che audacia, alla sua età!

Che cosa ho visto invece?
Non ne ho idea, sono ancora stordita dal concerto più spettacolare che io abbia mai visto nella mia (breve) vita.
E dove per SPETTACOLARE intendo che ho assistito ad uno show vero e proprio, una pièce teatrale, un musical, un numero da circo di 2 ore e 20, capitanato sapientemente da un 70enne che sta MEJO DE ME che c’ho 30 anni!
E la commozione c’è stata, OH se c’è stata… Migliaia di occhi lucidi all’attacco di Another Brick In The Wall, altrettanti per Hey You, forse di più per Comfortably Numb, cori da stadio per Run Like Hell…

Un dramma, uno spettacolo, un evento.

Il muro è ENORME, leggo in giro che parliamo di 150 metri di mattoni bianchi, su cui una cinquantina di proiettori sputano immagini a qualità altissima.
Aerei che si schiantano sul muro, maiali giganti che volano, Teacher Martellone di 20 metri insultato dal coro dei bimbi di Another Brick In The Wall, fuochi d’artificio, foto di gente morta in guerra, video strappalacrime di soldati che riabbracciano i figli, bambini che muoiono di fame e memorial di vittime di guerra e razzismo e terrorismo e chi più ne ha più ne metta.

Roger Waters si fa anche capire in italiano; lo spettacolo è probabilmente adattato ad ogni paese (“Mother should I trust the government?” Risposta scritta sul muro: “COL CAZZO”).

Ora, la vera domanda è: perchè ha suscitato così tanta commozione, così tanta emozione su un pubblico così vasto ed eterogeneo?

Degli altri sticazzi, ma per quello che mi riguarda, lo show in se stesso ha fatto tanto. Il tutto va oltre la musica; musica conosciuta, sentita e risentita e risentita di nuovo in epoche per me anche mezzo lontane. Tra l’altro, The Wall non è neanche uno di quei dischi che ho idolatrato durante la mia adolescenza (nonostante ne abbia sempre riconosciuto la perfezione, e lo abbia ascoltato migliaia di volte); il concerto in sè, musicalmente, non ha avuto nessun picco di rilievo: c’è poco da cambiare in un disco perfetto, d’altronde.

Quindi? Quindi niente; quindi lo spettacolo, quindi quella simbologia che da 40 anni aleggia come marchio dei Pink Floyd, come simbolo di qualcosa di musicalmente e culturalmente inarrivabile, si concretizza davanti ai tuoi occhi e nella maniera più spettacolare che vi possa venire in mente.
Quindi l’elicottero in quadrifonia su tutto lo stadio, il faretto che fruga nella folla prima dell’attacco di Another Brick In The Wall, gli impressionanti filmati degli aerei da guerra che scaricano sulla città le simbologie di totalitarismo e consumismo durante Goodbye Blue Sky, in contrapposizione con il muro chiuso dietro cui esce magicamente Hey You, e la semplice intimità di una chitarra acustica e di Comfortably Numb, tutto ti fa rimanere sull’orlo delle lacrime e con la pelle d’oca fissa per 2 ore, e tutto ti fa commuovere.

Ma non commuovere teneramente, come pensavo che sarebbe successo prima che cominciasse il concerto: ti com-MUOVE, ti sdraia lo stomaco, ti agita l’intestino, ti prende alla gola, ti lascia colla bocca aperta, ti fa dimenticare di respirare.

Se proprio ci devo trovare un difetto per forza, direi che le immagini dei bambini morti di fame e in generale le storie strappalacrime sui bimbi sofferenti forse si potevano evitare; ovviamente siamo tutti d’accordo con la denuncia pacifista del buon Roger, ma usare le foto dei bambini mi da sempre un pochino fastidio.

Comunque, all in all…. Si dai, mi è mezzo piaciuto :D

Quanto ho pagato il biglietto: 52 (Regalo!)
Quanto avrei pagato: anche 80.

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Giuovin Donzelle in crisi.

8 aprile 2011

Qualche settimana fa è successo qualcosa ad un distributore di benzina di Viale Marconi.
Risultato: metropolitane incasinate per due giorni.
La vostra ignara & disinformata Giuovin Donzella, come ogni mattina, si apprestava a tentare di raggiungere il proprio ufficio quando, improvvisamente, viene privata della possibilità di accedere alla Metro B, alla stazione di Magliana.
Viene gentilmente invitata ad uscire fuori dalla stazione e a prendere una delle ‘navette sostitutive’ predisposte all’uopo.

Ecco la situazione nel piazzale della stazione Magliana alle 8.00 di mattina:

A questo punto la vostra Giuovin Donzella, esterrefatta ed incredula, in disparte consulta Gugol Maps, Atac.it e quant’altro per ricercare percorsi alternativi, assistendo abbastanza divertita alle faide in atto nel piazzale, finalizzate all’ingresso nelle ‘navette sostitutive’, nonché ai litigi e agli insulti diretti ai vigili e ai poliziotti presenti in stazione a fare non si sa bene cosa.
Mentre si appresta a queste operazioni lontana dalla folla, una delle suddette ‘navette sostitutive’, completamente vuota, si ferma esattamente di fronte a lei.
Consideratolo un segno divino, la vostra Giuovin Donzella vi sale.
Purtroppo anche altre 568 persone vedono la navetta semivuota e accorrono in massa istantaneamente, sbucati come dal nulla, trasformandola istantaneamente da ‘autobus’ a ‘carro bestiame’.
Evvabbè.
Tanto si tratta del tragitto Magliana-Piramide, quanto ci potrà volere?

50 minuti.

50 minuti spiaccicata tra quelle che sembravano centinaia e centinaia di corpi umani che ti respirano addosso e sembra sempre che ti stanno toccacciando dappertutto (lo SO che non è vero) che ti respirano addosso che ti guardano dentro alle orecchie che ti annusano che ti appoggiano addosso pezzi dei loro disgustosi corpi.
Risultato? Crisi isterica.
La vostra Giuovin Donzella ad un certo punto comincia a piangere.
Pensavate che avrei sfoderato un machete e ucciso tutti, conducente compreso?
E invece no, ho alzato la testa al tettuccio dell’autobus e ho cominciato a tirare su col naso e poi degli enormi goccioloni hanno cominciato a cadere (sui cappotti degli altri, presumo) da dietro agli occhiali da sole.
Non potevo neanche tirare fuori un fazzoletto, asciugarle prima che cadessero, niente di niente.
Ferma lì, con addosso duemila persone, lacrimoni e difficoltà respiratorie e neanche una mano libera per cambiare canzone.

Comunque volevo ringraziare tutte le 568 persone presenti sull’autobus per non avermi minimamente calcolato nella mia crisi isterica.
No davvero, a parte la polemica sterile sull’indifferenza generale, grazie per esservi fatti i cazzi vostri.
Sarebbe stato terribilmente imbarazzante.

 

[Silently]

Giuglia e i pizzettari de Roma.

2 dicembre 2010

Un giorno di pioggia a Roma (strano che non stiano tutti sotto alle pezze con un buon libro), la nostra giuovin donzella girovagava per le vie della Capitale.

Ad un certo punto, sente uno scombussolamento interno che non riesce a spiegare: la sua pancia invia segnali ambigui, come un senso di vuoto incolmabile, come se l’intero universo cercasse di comunicarle qualcosa.
Sarà che anche La Donzella Di Ghiaccio sia capace di sentimenti veri, quelli che ti prendono il diaframma e te lo sconvolgono tutto?
E’ possibile che alla fine l’amore sia riuscito a scalfire il cuore di pietra della Nostra?

No, era fame.

Risolto l’annoso enigma, Giuglia decide di concedersi un raro momento di riposo dalle sue innumerevoli fatiche turistiche e gli sport estremi che sta praticando (il più in voga a Roma in questi giorni: lo Slalom Tra Le Gocce Di Pioggia), e si infila in una pizzeria a taglio per rinfrancare anima&corpo.
Viene servita da una gentile signorina romana, dal colorito e folkloristico accento proprio degli autoctoni.
La nostra eroina prende posto, consumando l’ambito pasto.

Mentre espleta le necessarie operazioni (mordere, staccare, masticare, ingoiare, loop), fa il suo ingresso nel locale in questione un’amena famigliola composta da mamma papà e nano circa treenne.
Il capofamiglia prende virilmente in mano la situazione, chiede alla gentile pizzettara una sleppa di pizza bianca, da dividere in 3.

Si ma 2 pezzi più grandi e uno più piccolo, eh?
Ecco, sì. No, i due pezzi grandi devono essere uguali, l’altro più piccolo, è per il bambino.
No ancora un po’ più grande.
Eh e l’altro uguale, il terzo più piccolo.
No così troppo grande.
Facciamo 5 cm da destra e il resto…

La pizzettara, probabilmente presa da scoramento, alza la testa, guarda in faccia Il Capofamiglia, alza il coltello e soavemente pronuncia siffatte parole:

‘CaRcola sto a chiamà er chirurgo.’

[Silently]

Il Pan Del Diavolo@Init, 5/11/2010

6 novembre 2010

Ieri sera a Roma, più precisamente al Tendastrisce, c’era il Prog Exhibiton di cui un sacco di gente mi parlava da un sacco di tempo che ci si doveva andare che era un sacco figo: un eventone progressive italiano, imperdibile.

Ecco perchè sono andata all’Init a vedermi i Pan Del Diavolo.

Ok sono ufficialmente diventata la fan n° 1 dell’esplosivo e sudato duo Gianuca Bartolo / Alessandro Alosi (sul mio cd autografato c’è scritto Alessandro: un’ottima risposta alla domanda che mi ero già posta qui).

Siamo ancora in pochi a strillare e ballare sotto al palco, ma se esistesse una Giustizia Divina i pomposi Giovanni Allevi cheiddiolifulmini sarebbero surclassati dalla musica, dalla passione, dalla sincerità, dagli sputi, dagli umori corporei, dai ciuffi e dalle corde rotte del Pan Del Diavolo che sarà pure avvelenato ma cazzo! come ti salta il cuore in gola!

Il cd è bello, vero. Più rifinito, qualche effettino in più, magari clapping oltre alla cassa, ogni tanto una più definita chitarra. Ma nonostante dal vivo siano DAVVERO solo due chitarre acustiche (Simone dice che la 12 corde di Gianluca è una Takamine nonostante lo scotch nero, e una di quelle di Alessandro una Cort) ed una grancassa, è tutto così spicciolo, così pieno di energia, così primordiale e brutale. Io non li avrei fatti smettere mai di suonare e pestare e rompere ed urlare. Non si risparmiano in niente, soprattutto Alessandro. Gianluca sembra il fratellino minore che manda avanti l’altro perche si vergogna. Anche se forse  l’altro si vergogna ancora di più, ma cerca di nasconderlo dietro a finta baldanza e strafottenza; tanto non ci ha creduto nessuno. A stento hai guardato il pubblico. C’è da dire che era anche la prima data live da un po’ d tempo. Siete tenerissimi *love*

Fine modalità *lovvo*.

Non ho scritto la scaletta perchè non avevo una penna, e poi tanto lo sapevo che sarei stata troppo impegnata a saltellare per scrivere, comunque più o meno il tutto è cominciato con Il Centauro ed è continuato con tutti pezzi sia del loro primo (ed unico) EP, sia del cd che stanno promuovendo, Sono All’Osso (tranne Scarpette a Punta).

Prima della pausa mi ricordo Farà Cadere Lei perchè nel giro di 5 minuti Alessandro ha rotto la seconda corda.

Dopo la pausa è rientrato da solo per suonare Africa (con una camicia asciutta); e poi Gianluca l’ha raggiunto per concludere in bellezza con la canzone che preferisco da un paio di mesi, Università.

Ah e finalmente sono riuscita a capire come chiamavano Lux Interior in Blu Laguna sotto al bip.

No, chiaro che non ve lo dico, uno: perchè è una bestemmia, due: perchè li dovete andare a vedere per forza. (… dai va bene, ve lo dico)

E vi dovete anche prendere il cd. Sborsateli, ‘sti 12 euri, che al banchetto ci stanno loro e poi ve li autografano pure. Cioè Alessandro fa tutto, Gianluca fa sempre il fratellino minore vergognoso che si nasconde dietro (invece è simpaticissimo).

Vorrei citare il buon Collega 12(sì, lui) che ha rinunciato al Prog Exhibition ed è venuto a sostenere questi ggggGGggiovani d’oggi:

‘Questo è VERO metal colle chitarre acustiche!’

 

[Silently]

AAA cercasi accompagnatori per concerti.

17 settembre 2010

C’è la vaga possibilità che prossimamente io metta le mani su un tesserino per richiedere accrediti stampa & imbucare impunemente a qualche concertino; non è che muoia dalla voglia di vederli tutti, ma qualcuno dovrà pur sacrificarsi per la causa.

C’è possibilità per me di indicare un fotografo che mi accompagni (a-ah), quindi se avete una macchinetta fotografica scrausa (ma probabilmente anche se non l’avete) e vi piange il cuore ad inviare una povera donzella come me da sola, alla mercè di bruti in camicetta bianca e fricchettoni dell’ultima ora, fatevi pure avanti.

Questi sono i miei rosei progetti; se avete qualche altra proposta, sentiamola.
Tanto posso recensire qualsiasi cosa.

Beethoven , 23-set, Roma, Auditorium
Danilo Rea, 28-set, Roma, Auditorium
Grinderman, 07-ott, Roma, Atlantico
U2, 08-ott, Roma, Olimpico
PFM, 05-nov, Roma, Tendastrisce
Sting, 10-nov, Roma, Auditorium
LeLuciDellaCentraleElettrica, 11-nov, Ferrara, Teatro Comunale
Joe Satriani, 14-nov, Roma, Atlantico
Lady Gaga, 04-dic, Assago, MediolanumForum

[Silently]

Roma Loves Your Dog.

22 luglio 2010

Che fighe le locandine del Comune di Roma contro l’abbandono degli animali d’estate. 

Aaaaaaaaah allora posso portare Janis al mare con me!
Qua dice ‘Quest’estate, portalo con te!’ Evvai!
Con tutto questo dispiego di mezzi per la sensibilizzazione da parte del Comune, vuol dire che FINALMENTE ci saranno delle spiagge su TUTTO il territorio laziale che mi permetteranno di portarmi appresso la Cagnolina Del Demonio (cioè Janis), invece di lasciarla a casa.
O di rimanere a casa io per non lasciarla sola, che poi mi sento in colpa e non mi diverto più tanto, al mare.

Allora vado a controllare ‘ste spiagge.
Questo sito elenca le spiagge in italia dove è permesso l’ingresso ai cani.

Latina…mmmh un po’ lontana, vediamo che c’è in provincia di Roma.

Una spiaggia.
A Fregene.

Una.

Su un totale di 27 in tutta Italia.

C’è da pagare una tessera annuale di 10 euri.
Più 4 o 5 euri al giorno per far entrare il cane.
Più l’ombrellone, almeno (non vorrai far incocciare il cane lasciandolo sotto al sole a mezzogiorno?).

Allora caro Comune di Roma, quando dici:  ‘Quest’estate, portalo con te’, intendi dire ‘Caro Romano, quando te ne andrai affanculo in Puglia, o in Sardegna, o in Grecia a farti le tue vacanze, il tuo botolo nun ce lo lascià qui, PORTATELO VIA DA ROMA!’

[Silently]

La Natura secondo De Chirico? Secondo me, meglio Mimmo Jodice.

10 maggio 2010

Il 25 aprile, invece di andarcene per prati come tutti i gGgiovani della nostra età, abbiam preferito auscultare la nostra profonda ed innata natura intellettuale e siamo andati a vedere la mostra su De Chirico a Palazzo delle Esposizioni.

Non mi è piaciuta.

1: Tutta questa Natura nei quadri di De Chirico io non l’ho vista.
E non mi si può prendere per il culo parlandomi di “negazione della Natura”.
Allora poteva essere anche titolata ‘De Chirico e le trottole del Paleolitico’: l’assenza di trottole preistoriche nell’arte pittorica dell’autore sta a dimostrare la negazione del senso del paleolitico blablablabla.
Ennò.

2: A me gli spiegoni appesi alle pareti del museo mi fanno venire voglia di prendere a capocciate le cornici.
E’ chiaro che se me la imbastisci sul “Lo straniamento del senso del reale è voluto ed ottenuto attraverso l’immissione dell’oogetto tangibile in un contesto completamente destrutturato”, a me l’unica cosa che mi si destruttura è la voglia di leggere le didascalie.
E anche di guardare il quadro.

3: Mi sembra quantomeno fantascientifico che il Palazzo delle Esposizioni non partecipi alla Settimana della Cultura promossa dal Ministero dei Beni Culturali.

Se ci volete andare per forza, evitate come la peste di leggere le didascalie ed avvicinatevi ai quadri con uno sguardo puro ed ingenuotto; alcuni in effetti sono un po’ spaesanti se guardati con innocenza e senza malizia.

Molto bella invece la mostra di Mimmo Jodice, al piano superiore del Palazzo.

La mostra celebra i 50 anni di attività dell’autore e la maggior parte delle foto sono stampate a mano da lui.
Forse l’ho apprezzata tanto perchè c’era tanta onestà, dentro. E tanto mare. E tutta quella Natura promessa dal piano di sotto.

Le foto sono in ordine temporale; io vi consiglio di guardarle al contrario, partendo dall’ultima sala, quella che ospita le foto più recenti.

Le foto sono tutte in bianco e nero, il che per lo più dimostra (grazie Alice) che avere una macchina fotografica superfiga da 1200 euri non vuol dire essere fotografi.
E che il Fotosciop -almeno a Jodice- non serve per fare una bella foto.

[Silently]

Cartolina per Alemanno: bacioni da Istanbul.

21 aprile 2010

Università di Istanbul
Caro Gianni,

io credevo che voi SuperSindaci ogni tanto vi scambiaste le figurine, invece mi sa che no: allora ci penso io a tradurre dal turco alcuni consigli dal Sindaco di Istanbul.

Istanbul fa 12 milioni di abitanti, lo sapevi?
Ogni giorno per andare a fare la turista uscivo dal mio albergo e passavo per delle stradine lastricate da sanpietrini.
Una sera mi avvio verso l’albergo, e c’erano degli operai (era domenica) che stavano togliendo i sanpietrini.
La mattina dopo, stavano togliendo i sanpietrini.
La sera, i sanpietrini erano al loro posto, la strada rifatta come il mio letto d’albergo.

Come da noi, eh Gianni? 2 giorni per rifare una strada.

Ma non finisce qui, senti, senti.

A Istanbul, c’è un tram, il 38, che si macina parecchi chilometri attraversando tutta la città.
Martedì verso ora di pranzo aspettavo delle persone alla fermata (di cui ti parlerò tra poco. Della fermata, non delle persone).
Le ho aspettate una decina di minuti, ma non perchè il tram fosse in ritardo: sai quanti 38 sono passati in quei 10 minuti alla fermata?
Sei. 6 tram, Gianni, in 10 minuti. Fatteli, du’ conti.

E poi ti voglio parlare delle fermate del tram.
Sono protette da tornelli e da vetrate che vengono pulite tutti i giorni, c’è un addetto ad ogni fermata che aiuta i turisti e dà informazioni, e alle banchine si accede tramite gettoni.
GETTONI, Gianni! Non carta! Gettoni di plastica rossa, che vengono RIUTILIZZATI!

Era troppo difficile da pensare?

Tanti cari saluti da Istanbul.

P.S. La cartolina mostra il cortile dell’università di Istanbul. Ti piace?

A me sì.

 

[Silently]

Le Luci Della Centrale Elettrica @ Palladium.

10 aprile 2010

Protagonisti: Io, Laura, Vasco Brondi e il suo trio d’archi (Stefano Pilia, Rodrigo D’Erasmo, Guglielmo Ridolfo Gagliano), e due Ventenni Sciacquette Rompicoglioni sedute dietro a noi.

Il concerto inizia quasi puntuale con un pezzo che, come scopriremo a fine concerto, era una cover dei CCCP che non siamo riuscite ad identificare  [UPDATE: La cover dei CCCP era BBB].

Degni di nota i commenti delle due VSR: “MA QUANTO SEI BONO!” “ODDIO CHE FIGO!”, condito da urletti vari che non sto qui ad onomatopeizzare per voi.

Le canzoni si susseguono (Piromani, Sere Feriali), intervallate da lunghi monologhi ‘cantati’, gli strani intermezzi brondesi che lo fanno sembrare così ex-tossico poeta maledetto e strappano lunghi sospiri e gridolini alle nostre VSR.

Ok, sto facendo la fighetta intellettualoide adulta, ma i suoi intermezzi semi-improvvisati piacciono molto anche a me: sembrano così spontanei, così sinceri ed onesti che non ho nessunissima voglia di farmeli smontare da una profonda razionalità fuoriluogo: me li bevo e basta, senza chiedermi da dove vengano.

In tutto questo, pochissimo spazio per gli applausi: le canzoni e i monologhi fanno parte di un continuum unico, una piccola magia che raramente ti dà il tempo di pensare.

C’è invece spazio per dei piccoli assoli degli archi: il primo è del contrabbasso (Stefano Pilia). Poca roba, un paio di minuti di svarioni, note strascicate e poi pizzicate e poi stonate, totalmente inserite nel continuum di cui sopra, un po’ ipnotico, un po’ tecnico: bello.

Da evidenziare il seguente dialogo intecorso mentre questo tizio ci stravolgeva le budella:

Silently: Secondo te se glielo chiedo mi sposa?

Laura: Io ti faccio volentieri da testimone!

VSR: Che merdata questo…

E si continua con Stagnola, Fare i camerieri, e l’assolo di violino di Rodrigo niente male, anche se devo dire che ad un certo punto ho temuto che avrebbe attaccato con Sonica, con tutti quegli stridii acuti e quello sbattere il violino a terra per fargli uscire note a caso.

Le VSR hanno taciuto. Evidentemente Rodrigo è più bello di Stefano.

Quando siamo arrivati al momento top di Per combattere l’acne, Laura ha dciso che era finalmente giunta l’ora di moralizzare le due VSR, e nonostante gli inziali commenti “Oh, allora tutti zitti che siamo in chiesa”, l’intervento è stato praticamente risolutivo e credo che tutte le persone nel giro di un centinaio di metri attorno a noi ti saranno per sempre grate. Grazie Laura. L’ultimo applauso era per te.

C’è stato un momento in cui si è visto benissimo però che Vasco Brondi ha bisogno del pubblico, il teatro non è proprio il suo habitat natuarale.

Ha suonato una canzone-monologo che aveva già suonato al Circolo un paio di mesi fa; ad un certo punto lui ripete questo ritornello molto orecchiabile “E se gli alberghi/appena costruiti/ti coprono i tramonti/tu non preoccuparti/tu non preoccuparti”.

Al concerto del Circolo ha alzato un coro che neanche ve lo sto a raccontare; ieri a teatro invece, nessuno osava proferire fiato, il che è ammirevole da una parte (al concerto al Circolo non sentivo un cazzo, se non un centinaio di persone che cantavano a squarciagola ogni singola sillaba di ogni singola canzone), ma d’altro canto Vasco sembrava un quattordicenne sperduto che canta da solo di fronte a delle persone che lo ammiravano come da una vetrina, giudicandolo.

Me compresa, ovviamente.

Al rientro dall’obbligatorio break di una decina di minuti, il ragazzo pareva essersi sciolto un po’, ha chiacchierato, bevuto del vino, e alzato dei gridolini isterici delle nostre VSR sfilandosi la giacca. “ODDIO SI SPOOOOGLIAAAA” (Incredibile).

Ha riaperto con Lacrimogeni ed un monologo di almeno dieci minuti che ho personalmente apprezzato, ma forse era effettivamente un po’ lunghino.

Poi l’assolo di viola che, signori, merita veramente una menzione speciale: saranno stati appena due minuti, ma oh, che due minuti melodici alternativi! ClapClapClap Mr. Gagliano.

Ci hanno salutati con una cover, nientepopodimeno che La domenica delle salme di De Andrè.

Certo che non è facile accostarsi a De Andrè, nonostante ormai tutti si sentano in diritto di farlo.

Ma la versione era così stravolta, così brondiana, e anche un pochino battiato-style, che io e Laura l’abbiamo apprezzata davvero.

Seconda uscita; finalmente spazio per gli applausi.

Ma le luci non si riaccendono; Laura nota subito che si sono portati via tutti gli strumenti.

Infatti 5 minuti dopo, i 4 rientrano in platea e ci regalano Produzioni Seriali di Cieli Stellati totalmente acustica, senza microfoni, senza amplificatori, creando un momento magico in cui sembrava che nessuno osasse nemmeno respirare.

C’è stato anche il momento-animatore quando Rodrigo ha sbagliato un attacco ed è stato simpaticamente insultato da Vasco: a quel punto è scattato il megapplauso Non-Importa-Siete-Bravissimi-Vi-Perdoniamo.

Vasco, comunque, io ti devo fare un appunto: lo so che è il tuo punto di forza, e devo dire che FA effetto la voce roca da fumatore bevitore che fa i bagordi tutta la notte, però caro, se continui a cantare così, le tue corde vocali si consumeranno in un altro paio d’anni.

E io ci rimarrò male.

Perchè non ho ancora capito se ci sei o se ci fai, ma per ora non ho intenzione di chiedermelo, perchè le tue canzoni, le tue parole e le tue attitudini mi rispediscono dritto indietro di 4 o 5 anni ai miei primi anni di Università a Bologna, a correre verso l’ospedale Maggiore, a dare da bere a tutti i cani di piazza verdi, o a passare le ore a pettinare le vene di qualcuno, a leggere Vian e Tondelli.

E poi magari diventerò grande e mi darai solo fastidio, boh.

EPILOGO:

Le due VSR comunque non dovevano essere così tanto stupide come pensavo, perchè se la sono filata ancor prima che riaccendessero le luci e che io e Laura potessimo guardarle in faccia.

E riconoscerle per strada.

P.S.: Caro E., Laura ti ringrazia tanto, e dice che le è dispiaciuto molto che tu non sia potuto venire e le abbia dato il tuo biglietto. Ma non ti preoccupare: il concerto non è stato un granché.

[Silently]

Berlusconi ospite al TG24 di Sky.

8 aprile 2010

E’ una storia già vecchia ormai, ma parlandone in giro mi rendo conto che non tutti la conoscono; allora ve la racconto anche io.

Il 27 Marzo Berlusconi è atteso negli studi di Sky Tg24 per un’intervista.

I due palazzoni Sky sono formati da grandi vetrate attigue che coprono la quasi totalità delle pareti, per una superficie complessiva pari a quella del Lussemburgo.

E’ tutto pronto nel CieloPalazzo: una pattuglia dei Carabinieri appostata nel cortile interno, auto blu ad ogni angolo, agenti della Digos dentro ai palazzi a controllare dall’alto la situazione, berline nere appostate fuori dall’ingresso.

Ma nella calma tesa prima del Grande Sbarco, un evento destinato a sconvolgere le future sorti dell’umanità irrompe con scalpore palesandosi sulle vetrate del palazzo.

Due terroristi travestiti da grafici di Fox, nel loro laboratorio segreto perfettamente mimetizzato nell’open space del loro ufficio, mettono a segno il loro sconvolgente e diabolico piano: stampano una scritta su un foglio A4.

Per i deboli di cuore, le persone troppo sensibili e le donne incinte io consiglio di interrompere qui la lettura dell’articolo a causa della crudezza delle parole che sto per riportare.

Per tutti gli altri, questa è la frase incriminata:
“Odiare i mascalzoni è cosa nobile”.

Questa orripilante sentenza, lasciata ai posteri dal noto terrorista latino Quintiliano e riproposta in televisione pochi giorni prima dal comunista Luttazzi, è stata quindi indebitamente affissa sulla superficie dello Stato Indipendente Delle Vetrate Giganti.

Ma non vi preoccupate, cari amici: la storia ha un bellissimo lieto fine, potete continuare a leggere senza tremori.

La catastrofe è stata sventata appena appena in tempo dalle forze armate congiunte alla sorveglianza interna di Sky.

Gli agenti della Digos già presenti nell’edificio sono prontamente scattati ad eseguire il loro duro lavoro: con un gesto epico ed eroico hanno strappato il foglietto dalla vetrata, liberando così l’umanità da questo mortale pericolo, e poi si sono dedicati ai due terroristi.

Immediatamente requisiti i pc e la stampante che aveva OSATO riprodurre quella terribile ed irripetibile provocazione, hanno provveduto ad accompagnare i due terroristi-grafici alla macchina per scortarli in Questura. Ma, come tutti ben sappiamo, il terrorismo è un ordigno ben congenato di stampo mafioso, e purtroppo il lieto fine è stato rovinato dall’intervento dei perfidi legali Sky che hanno impedito l’arresto dei due terroristi, che sono ancora INCREDIBILMENTE vivi, nonchè liberi di continuare ad esprimere le loro offensive opinioni e spargere il seme del male e della discordia in giro per il Mondo.

Per fortuna il resto è filato tutto liscio: scortato da 5 motociclette della polizia, 3 berline nere e un furgone, Berlusconi è arrivato sano e salvo negli studi di Sky, ha rilasciato la propria intervista, e ha abbandonato l’edificio in tutta sicurezza, visto che una delle arterie principali della Capitale è stata completamente bloccata per far sì che Lui riuscisse ad andarsene senza incappare nel traffico delle 3 del pomeriggio.

Che, lo sappiamo tutti, il traffico di Roma è quasi peggio di un attentato terroristico.

Altri resoconti di stampo comunista li potete trovare qui e qui.

[Silently]