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Un caffè con Vinicio Marchioni e Daniela Virgilio (Il Freddo e Patrizia di Romanzo Criminale, per i burini)

16 dicembre 2010

Cioè non era un caffè vero, erano una 60ina di persone invitate a fare due chiacchiere e qualche domandina ai due attori, visto che stasera Sky manda in onda le ultime due puntate di Romanzo Criminale 2.
L’atmosfera era molto rilassata, c’era poca gente, tutti fanssss e nessun giornalista, si è fatta una chiacchierata tranquilla insomma.
(A parte Collega2 che era ancora ubriaco dalle 4 sambuche che ci siamo sparati a pranzo e voleva alzare la polemica sterile sulle differenze tra il libro e la serie, ma questa è un’altra storia).

L’incontro doveva essere solo con Marchioni ma poi è arrivata anche la Virgilio ASSORPRESA e io ero contenta, cioè Romanzo è fighissimo ma insomma la popolazione maschile è quantomeno sovrarappresentata.

Insomma la prima persona che ha preso la parola a chiesto a Vinicio quante sigarette s’era fumato per girare la serie.
Mi pare che la risposta ESATTA sia stata “Na Cifra”.
Qualcuno gli ha chiesto chi era il suo personaggio preferito del film o del libro, prima che gli fosse data la parte, e manco a dillo era il Freddo, evvabbè ce po’ sta.
Un’altra domanda più intelligente verteva sulla difficoltà di interpretare quel personaggio, e Vinicio ha spiegato che, a parte quelle ‘materiali’ dell’impugnare armi e menare le mani, per una persona tranquilla come lui, la difficoltà maggiore è stata interpretare un personaggio sfuggente come il Freddo, che nel romanzo di De Cataldo è descritto come uno che sta sempre con un piede sulla porta ma non esce, il misterioso che non si capisce mai cosa sta pensando.
Un altro ha chiesto se Vinicio avesse mai incontrato Maurizio Abbatino (Crispino, che nella trasposizione di De Cataldo è diventato poi Freddo) e risposta testuale è stata “Grazie a Dio no”.
Vinicio ha ascoltato diverse registrazioni delle confessioni e degli interrogatori e dice che c’è rimasto parecchio male. Non solo per la zeppola, eh?
Poi una signora ha voluto dare sfoggio a tutta la sua conoscenza del mondo del cinema chiedendogli se secondo lui la fiction stia rubando risorse al cinema d’autore che è sempre più scarso.
Vinicio ha detto sì, ma poi è partito per la tangente e si è messo a dire che la gente non uscirà mai più di casa grazie alla fiction etc etc.
Quando gli è stato chiesto se avesse paura di rimanere intrappolato nel personaggio del Freddo, Vinicio ha spiegato che per evitare questa cosa ha rifiutato le duemila proposte che gli sono arrivate da Distretto di Polizia, Squadra Omicidi, squadra dellimortaccinostra (cit).
E tutto qui. Se non ti vuoi far intrappolare basta dire di no. Dice lui.
Dice anche che ormai gli attori sono diventati un gruppo di amici, che Francesco Montanari lo chiama 4 volte al giorno per raccontargli i cazzi suoi, e (più interessante) che tutte quelle belle macchine anni ’80 sono metà vere e metà aggiunte in post-produzione, soprattutto nella scena a Piazza Del Popolo, e anche quando si vedono le vie intere; di solito hanno suato macchine vere nelle vicinanze dell’inquadratura, e macchine inserite al pc in postproduzione per quelle più lontane.

E poi blablabla ma vi dirò di Daniela.
Daniela se la incontravo per strada MAI la riconoscevo. Carinissima, minuta, gentile, timida ma non troppo, il contrario del personaggio, insomma, come ha ribadito più e più volte.
Con lei la chiacchiera è stata più colloquiale, ora poi mi ero rotta le palle di scrivere e ho solo ascoltato quindi non ricordo le domande precise.
Vi posso dire che per lei era il primo ruolo importante, che ha studiato sia teatro che alla scuola di cinema, e che sia lei che Vinicio trovano difficilissime le scene di sesso, ‘duepalle’ secondo Vinicio (Ferretti insegna).
E che la scena della perquisizione è stata inserita a sorpresa nel copione per la gioia della povera Daniela, che ha anche raccontato un aneddoto riguardo alla ‘patonza anni ’80’ (cit.): il triangolone nazionale non è della Daniela, ma era un toupet appositamente applicato da una truccatrice.
Quando si dice realismo storico e attenzione ai dettagli.

 

[Silently]

Killer Joe@Teatro Vascello.

15 aprile 2010

Sull’onda del successo di Romanzo Criminale, al Teatro Vascello in questo periodo sta andando in scena Killer Joe.
Due dei 5 personaggi sono infatti nel cast della serie tv italiana più bella che abbia visto (…vabbene, dopo Boris): Francesco Montanari e Alessandro Marverti, il Libanese e Gigio, fratello minore del Freddo.

Il dramma originale, scritto da Tracy Letts, è ambientato in un trailer nei sobborghi di periferia di una grande città americana, Dallas.
Questo adattamento vede invece l’ambientazione spostata nella periferia romana, in una squallida bettola giallorossa che ospita una famiglia “allargata”, annaspante nella miseria e nella pochezza di mezzi, sia materiali che intellettuali.

Bravissimo il protagonista Alessandro Marverti, che interpreta Cristian, ventiquattrenne “incappato” nella spaccio mentre cercava un’occasione di redenzione.
Per pagare debiti di droga cede alla tentazione di far uccidere la madre per riscuoterne l’assicurazione, intestata a Dorotea, sorella minore di Cristian.
Dorotea, magistralmente interpretata da Patrizia Ciabatta, è una ragazza di vent’anni traumatizzata da un tentativo di omicidio da parte della madre mentre era nella culla: ecco perchè non si fa tanti problemi quando Cristian e il padre decidono di assoldare Killer Joe (Francesco Montanari) per eseguire l’omicidio.

Ovviamente non andrà tutto liscio: come “caparra” per compiere l’omicidio, Killer Joe pretende Dorotea: da qui l’inquietante commissario di polizia dalla doppia vita si infila a forza nella vita quotidiana della famiglia.

Il testo americano originale è stato tradotto in un romanaccio de borgata, colorito e verace, che rende il tutto così vicino e verosimile alla realtà quotidiana della capitale che viene anche da chiedersi se potranno portarlo in giro per l’Italia, lo spettacolo.

Il dramma e le sofferenze di tutti e 5 i personaggi sono ancora più pesanti grazie ai tanti momenti comici, ingenerati dal dialetto romanesco e dalla velocità e l’arguzia popolare delle battute, che svelano la piccolezza e la vigliaccheria dei deboli di fronte all’autorità costituita, il Killer/commissario di polizia, che incarna quanto di più brutto e meschino esista oggi in Italia.

E il messaggio finale non è propriamente di speranza; il che rende lo spettacolo ancora più bello, più vero.

Una pecca? Giocare eccessivamente sui personaggi di Romazo Criminale. Che Montanari usi sempre ‘sta stecca para pe’ tutti è un po’ ruffiano.

[Silently]