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Alla ricerca di un po’ di solidarietà femminile: quando l’estrogeno incontra la musica.

14 gennaio 2011

Ci sono dei momenti in cui una donna deve affrontare una grande verità: per quanto un musicista possa essere bravo, bisogna sempre considerare anche degli aspetti più ‘laterali’ del suo essere musicista, e cioè:
Quando Egli si esibisce, in performance live o in video, quanto ispira pensieri impuri che farebbero rabbrividire ed arrossare le guance anche alla tua amica più scafata e libertina?
Sto pensando a quelle genti che ricavano fascino dalla musica in sè; gente che magari, incontrata per strada, non vi farebbe neanche sbattere le palpebre ma che poi, una volta sul palco, imbracciato lo strumento, vi trasforma da Maria Teresa a Cicciolina in 5 secondi netti.

E’ giunta l’ora, miei giuovini amici, di confessare l’inconfessabile.

Con ordine, e per categorie:

Batterie: Luca Ferrari, senza se e senza ma.
Brian Viglione non vale, lui è BASM (BelloAncheSenzaMusica).

Chitarre: Jonny Greenwood vince a mani basse su Stef Burns (quando una confessa, confessa) e sul sempre grandissimo John Frusciante.
Nonstante l’età è il passato in pantaloncini corti, non posso assolutamente non menzionare Nuno Bettencourt. Glielo devo, guarda come si sta a mantenè bene.

Tasti: Matthew Bellamy. Che è sexy anche con chitarre, microfoni, tamburelli, kazoo. Però col pianoforte, ecco, non me lo fate spiegare.
Fuori gara anche Robert Downey Jr: BASM.

Bassi: ok, questa è una confessione vera e propria, leviamoci il dente. A me mi fa sangue Faso.
Ecco, l’ho detto.

Archi: ebbene sì, ho un esponente sexy anche negli archi. E non può essere altri che Rodrigo D’erasmo.
Non è Dario Ciffo perchè Dario per me è BASM. Ma capisco se volete dissentire. Stupide.

Voci: Thom Yorke.
Quasi a pari merito Trent Reznor, soprattutto in questa canzone, che credo sia stata appositamente scritta per lo sconvolgimento neuronale di chiunque, uomini donne e forse anche qualche animaletto.

Terzo posto, meritatissimo, a John DeLeo.

Tanti i BASM: primo tra tutti, Brandon Boyd, nonchè Jared Leto, facilefacile. (Inutile che vi stupite: questo post è scritto appositamente per mostrare il mio lato umanizzato e scevro da pretese intellettualistiche. E poi io Jared Leto lo lovvo dal 2000).
Da menzionare una new entry di cui sto ancora studiando le potenzialità, ma che promette bene: Jimmy Gnecco (grazie, Fran), e Tom Smith.

I grandi esclusi, e perchè:
Lorenzo Monguzzi, Ben Harper, Eddie Vedder: perchè non mi ispirano propriamente sesso.
Direi più matrimonio, casa sul mare, rughe. Anche tanti bambini, volendo.
Robert Plant: perchè trent’anni fa sarebbe stato il primo, unico e solo.
George: perchè non c’è più. Paul, invece, non vale perchè era BASM.
Jeff Buckley: perchè stento a malapena a nominarlo.
Jeff Buckley è come un pensiero, un’idea, fermatemi prima che vi attacchi un mostro sull’etereità della mia ammirazione angelica per Jeff Buckley.

I grandi sopravvalutati: Jim Morrison e Kurt Cobain.

Infine, il lesbo-angolo: Amanda Palmer, Tori Amos, Bjork, Melissa Auf Der Maar.

Janis no. Janis è tipo mamma.

Forza, donne, è il momento di venire allo scoperto nei commenti.
(in senso motorio).
Non siate timide.

[Silently]

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Radiohead VS Emi.

19 Mag 2010

Chissà se conoscete la storiella dei Radiohead e della Emi?

E’ una storiella vecchia, che si tramanda da generazioni e generazioni, più precisamente dal lontano autunno 2007.

Allora ve la racconto un po’ anche io, magari non l’avete sentita.

C’era una volta una band di musicisti molto bravi, che venivano da Oxford.
Si erano incontrati e messi insieme sotto il nome di ‘On a Friday’ nel 1986 (io non avevo 4 anni. Per dire).
Nel 1991 questi si fanno un mucchio di concerti in giro per l’Inghilterra, e sono talmente bravi che un sacco di case discografiche se li contendono.
Alla fine la spunta proprio la Emi, con un contratto per 6 album.

Tralascio di raccontarvi del primo cd, Pablo Honey, e degli altri 5 capolavori pubblicati sotto questa etichetta (a cui va il merito per il nome, Radiohead, preso da una canzone dei Talkin Heads), e passo subito a raccontarvi il fatto vero e proprio.

I Radiohead pubblicano ‘sti 6 album con la Emi, come da contratto, perchè loro sono dei veri signori; fanno fare un sacco di soldi alla Emi che continua comunque a detenere i diritti di tutte le loro canzoni fino a Hail To The Thief (2003).

Finito il sesto album, (Hail To The Thief, appunto) i 5 geni si alzano dal seggiolone Emi e, sorridendo, escono dalla porta facendo ciaociao con la manina aperta.

A questo punto è facile che la Emi abbia leggermente rosicato, no?
Dal 1991 quando ha raccolto questi 5 sfattoni dalla strada e gli ha insegnato tuto quello che sapevano, li avranno sicuramente coccolati e trattati col rispetto che meritava la loro arte, no?
No?
Ma sto divagando, torniamo alla storiella.

Nel 2003 quindi i Radiohead si staccano dalla Emi, e passano 4 anni un po’ così, ognuno si fa i cazzi suoi, Thom Yorke pubblica un album solista (The Eraser), e anche gli altri insomma non è che stanno proprio con le mani in mano, compongono per colonne sonore, suonano a concerti di beneficenza, le solite cose insomma.
Lo spavento dei fans fu tanto; già le dichiarazioni di stanchezza dopo i tour e l’album nel 2003 facevano presagire un po’ di maretta anche tra di loro; poi le tante uscite soliste confermavano i timori di una imminente separazione.

Invece pare che questi tizi, quando dicevano che erano stanchi e che non si sopportavano più perchè stavano troppo tempo insieme, intendevano che erano stanchi e che non si sopportavano più perchè stavano troppo tempo insieme.
Infatti dopo una pausa di 3 anni, smaltita stanchezza e tensioni, si rimettono a lavorare su un nuovo disco, In Rainbows.
Decidono di autoprodursi e di rendere l’album scaricabile dal loro sito, al prezzo di – attenzione al genio – …offerta libera.
Cioè, anche aggratis, se ti reggeva.

Ma la parte della storia che ci interessa non è questa: quello che vi volevo raccontare, è che cosa ha combinato la Emi quando ha capito che i Radiohead non erano finiti, anzi.

Io mi immagino la Emi come una signora un po’ attempata, tutta siliconata e vestita elegante, che per 4 anni è stata seduta imbronciata col labbruccio sporgente a braccia conserte a meditare su come fargliela pagare ai Radiohead e alla loro ingratitudine.
Mi immagino come, appena abbia sentito la notizia del nuovo album che stavano per pubblicare da soli, si sia illuminata in volto: “Guarda mo’ che je combino a ‘sti 5 impuniti!!!”

Ed è così che è stato partorito, nel Giugno 2008, il Greatest Hits dei Radiohead.
Tanto per farvi capire la commercialità dell’operazione, vi dico solo che ne sono uscite 3 versioni: cd, cd doppio e 4 vinili. W l’arte.
Questa Greatest Hits include tutti brani (secondo me scelti a caso, e inseriti ancora più a caso in ordine randomico senza senso) composti fino al 2003, fino a Hail To The Thief; insomma tutti brani contenuti in quei sei album di cui la Emi detiene ancora i diritti.

I Radiohead hanno detto qualcosa tipo: ‘Maccheè ‘sta robbba? Noi non siamo d’accordo, è una bieca operazione commerciale. Ciao.’

La Emi, invece, si frega ancora le mani soddisfatta: è riuscita a sfruttare al meglio la pubblicità e la risonanza che si stava dando al nuovo album autoprodotto dei Radiohead per pubblicizzare (praticamente aggratis) anche il Gretaest Hits che invece, ovviamente, non comprende nè brani inediti, nè brani dall’ultimo cd.
Meglio di così non gli poteva andare.

O forse sì: forse la Emi poteva tenere le sue vampiresche mani un po’ meno addosso ai Radiohead, lasciargli più spazio e libertà artistica e trattarli meglio, e magari -magari- loro sarebbero stati contenti di rimanere con un’etichetta così importante.

Ma anche no, eh?

P.S. Se non conoscete bene i Radiohead, vi prego di non comprare il Greatest Hits.
Piuttosto andate su iTunes e comprate i singoli brani. Vi prego. Se lo meritano.
E se siete troppo pigri o non sapete proprio da dove cominciare, prometto un post dedicato esclusivamente ad una playlist: ‘Radiohead for beginners’.

[Silently]