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Scuole paritarie, una storia triste.

21 ottobre 2010

Non è mica una storia nuova, eh?
Però come al solito quando capita agli amici ti fa sempre rodere il culo un pizzico di più del solito.

La Giuglia in questione abita dai pizzi di Lanciano, amena&ridente cittadina dell’Abruzzo.
Si è laureata a Bologna, alla triennale con una tesi in linguistica (inglese e russo, mica abruzzese) e poi alla specialistica con una tesi che comparava Pasolini e McLuhan, una roba che io ho ascoltato la discussione e, insomma, il 110 e lode non ha sorpreso nessuno.
Poi è tornata a casa, e ha cominciato a mandare curriculum a tutto il mondo.

Un bel giorno la chiama una scuola paritaria di Lanciano, un istituto tecnico; le vogliono proporre un lavoro (Finalmente!, abbiam sospirato tutti in coro) e le fissano un appuntamento.
Ecco com’è andata:

“Il ‘colloquio’ si è svolto con la preside che, in presenza di due insegnanti di quella scuola, mi ha testualmente detto che la loro “filosofia” è quella di non pagare nessuno, e che io avrei dovuto insegnare in 5 classi per un totale di 18 ore settimanali. Poi niente di libri di testo perché “sa come sono ‘sti ragazzi, non è che puoi pretendere chissà cosa; poi ti organizzi tu, ti scarichi i programmi, cerchi libri e a loro distribuisci delle fotocopie”. La sola cosa che “non mi avrebbe tolto nessuno” erano i famigerati 12 punti.”

Quindi: 18 ore a settimana, titolare di una cattedra in una sezione (manco supplenza, TITOLARE), niente libri di testo, niente stipendio, MA! Attenzione!
MA!
12 punti per la graduatoria degli insegnanti!
Oh che meraviglia!
Gioia, gaudio&tripudio!
G. era veramente entusiasta, già pensava alle grasse mangiate che si sarebbe fatta con 12 punti in un anno!
E noi tutti con lei, olltughedernau!
Già me la vedo alla cassa del supermercato “EHI! Ma quali soldi? Io ho i PUNTI!”

La parte più triste di tutta la storia?
Prima di rifiutare ridendo ha dovuto ascoltare persone che le dicevano frasi tipo:
“eh ma 12 punti…”,
“beh almeno fai esperienza e lo scrivi sul cv”,
“eh ma se vuoi insegnare devi essere disposta anche a questo”,
oppure la mia preferita:
“Guarda che c’è gente che PAGA per quei punti…”
Cioè: ci sono persone che PAGANO le scuole paritarie affinché dichiarino che queste persone hanno effettivamente insegnato in quella scuola, anche se non ci sono mai neanche entrate in tutta la loro vita.
Il tutto per 12 punti.

Se vengono da me glieli faccio mettere io 12 punti.

P.S. Ne ha parlato anche anche la prof. Giovanna Cosenza nel suo blog, Disambiguando.

[Silently]

Come sopravvivere ad un dottorato di ricerca (una guida semiseria) parte 2 di ???

20 ottobre 2010

Come tirare avanti.

Spesso si critica al sistema universitario l’assenza di meritocrazia. Non è vero. E’ solo che il concetto di merito è alterato: la capacità di gestire i rapporti con gli strutturati nei dipartimenti, l’aspetto politico diciamo, è importante quanto la produttività scientifica.
In altre parole anche se scrivete dieci articoli, ma siete degli stronzi o peggio ancora degli imbranati o peggio peggio ancora avete fatto incazzare il vostro professore, siete accademicamente morti. Stecchiti. Sepolti in una stanzetta polverosa. E senza neanche un pc da cui leggere ConversazioniMetropolitane.

Invece bisogna essere attivi e diplomatici: andare a tutte le conferenze, parlare con tutti, smazzarsi gli ospiti dei vostri professori a pranzo, lavorare, leggere molte pubblicazioni relative al vostro lavoro, lavorare, chiedere udienze settimanali al relatore, anche per non dire niente, lavorare, dire sempre la verità. Lavorare.

Mostrarsi sempre motivati e affidabili. Sempre. Sempre. Sempre.

Il perché di questa impellenza risiede in un’analisi dei professori dal punto di vista etologico ed economico.
I professori sono creature pavide ed opportuniste, atteggiamento rinforzato dalla ridicola esiguità dei loro fondi. Quando investono soldi, tempo ed influenza sui loro studenti, si sentono molto magnanimi: ma una qualsiasi fibrillazione può spaventarli.
La loro stima oscilla come in una dinamica di mercato: dando segno di non essere un investimento solido, farete crollare la vostra quotazione. E cosa fanno gli investitori con le azioni che crollano? Se ne disfano.

Ecco. Anche nella disperazione più nera, sempre motivati.