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E andiamo a vedere… (Le Luci Della Centrale Elettrica @ New Age, Treviso 21/01/11)

25 gennaio 2011

Se c’è un musicista che può spaccare il pubblico sulla qualità dei suoi live, è questo qui:

Ha riempito un locale, ma metà della gente con cui ho parlato dice che non gli è piaciuto. Chi non sopporta i testi, chi dice che è stonato (beh, su questo è indifendibile), chi l’ha trovato troppo pretenzioso, chi banale…
Cosa dico io? Boh, a me è piaciuto…
Sarà che avevo già letto qui che i suoi live possono lasciare delusi anche i fan più accaniti. Sarà che, non essendo un fan sfegatato, parto avvantaggiato: non può cadere troppo chi non è su un piedistallo. Sarà che non ho dovuto pagare il biglietto (mi piace vincere facile)…

Io ci speravo in un concerto quasi unplugged, chitarra scordata, voce e il violino di Rodrigo D’Erasmo (Afterhours). Invece cosa mi trovo… * rullo di tamburi * un percussionista! E in alcuni pezzi batteva, eh! Suoni che riempivano, volumi troppo alti. Ora, non so che dimensione voglia dare Vasco Brondi ai suoi live, ma secondo me non ha capito perché al pubblico piace la sua musica. Come dice anche Silently, credo sia quel suono di chitarra sporco, quel cantare un po’ incerto, come uno che strimpella le sue corde a notte fonda in Piazza Santo Stefano, con un paio di amici e una bottiglia di vino scarso, pronto a prendersi gli insulti da chi vuole solo dormire e non pensare. Brondi incarna tutti quei sedicenni che suonano nelle loro stanzette. Succede poi che un Vasco su mille riesca a sfondare: allora diventa il rappresentante di tutti quelli con velleità artistiche ma poca tecnica, con pacchi di canzoni in un cassetto (e il sottoscritto è fra questi). E’ per questo che piace, perché non è una rockstar genio e sregolatezza, è un ragazzo che strimpella.

Mi posiziono un po’ lontano, in alto per vedere meglio il palco: sotto il pubblico è assorto, silenzioso. Di rado mi è capitato di sentire un tale silenzio prima di un concerto: avevano davvero voglia di ascoltarlo!
Le percussioni mi spiazzano di brutto, però spara “Cara Catastrofe”, “Piromani” e “Quando Tornerai dall’Estero”  fatte (quasi) come le volevo io: emozionate e emozionanti. Il pubblico è fermo, non si muove. Ascolta e ogni tanto canta in coro pezzi di canzoni.

Perle ai pirla: una irriconoscibile cover di “Trafitto” dei CCCP. Dai, anche noi tifiamo rivolta, ma questa volta hai pisciato un po’ fuori dal vaso, per usare una fine metafora: così brutta che l’ho riconosciuta solo dal testo! Batteria pestatissima; melodia sparita nel nulla; finale con casino di violino; recitato, non salmodiato… ma soprattutto: HAI DOVUTO LEGGERE IL TESTO! Plaudo anyway il coraggio di reinterpretare la storica band emiliana, che nessuno ha (ri)conosciuto, visti i pochi, incerti applausi.
E stendo un velo pietoso sul riarrangiamento di “Lacrimogeni”, una delle mie preferite, irrimediabilmente storpiata.
Il concerto prosegue, si risolleva man mano che ci avviciniamo al finale, ma allo stesso tempo  sembra stia andando tutto in vacca, anche la mia attenzione. E non è per colpa delle birre.
Si congedano con “Per combattere l’Acne”. Il pubblico diventa l’esercito del Sert, cantando in coro ogni parola. E pure io, nonostante non sia una delle mie preferite, provo per empatia la sensazione di stare ascoltando un capolavoro. E poi chi non vorrebbe fare dei rave sull’Enterprise?

Un ovvio bis di tre canzoni, “Le ragazze kamikaze” come finale. Ormai lo scazzo aveva preso il sopravvento: tutto prende una piega punk, con suoni irriconoscibili, Vasco che urla, sbraita sbattendosene altamente dell’intonazione, trascinando il microfono in giro e infine buttandolo a terra.
E quando pensavo fosse tutto finito… il buon Brondi esce di nuovo e ci regala un altro paio di accordi di “Stagnola”, così scazzati e unplugged, con la voce roca e la passione di chi vorrebbe solo bersi una birra e fumarsi una sigaretta in pace. Probabilmente è questo il momento che più si è avvicinato a quello che mi aspettavo io dal suo concerto.


Diciamo che, per ammazzare il tempo, ci siamo sconvolti.

[grazie ad Alessandra Donadel per i video e Paolo Gazzola per (una) foto]

[Deniz De Gray]

Le Luci Della Centrale Elettrica @ Auditorium, Roma 29/11/2010.

30 novembre 2010

Sala Petrassi pienissima, io e Sumire agli antipodi della sala e Giuglia in piccionaia.
I vigili del fuoco danno il permesso per vendere una ventina di biglietti in più, posti in piedi (cioè stravaccati sugli scalini).

La scenografia è scarna ma efficace, questo palazzo con le luci colorate che si accendono e si spengono abbuffo durante tutto il concerto. Carino.
Figo quando la luce stampa l’ombra di Vasco sul palazzo, molto bello (come aveva già anticipato la mia spia)

Si comincia alle 21,20 con
-Una Guerra Fredda-,
Rodrigo suona il basso fino a metà canzone. Sul palco, oltre a Vasco e Rodrigo, ci sono Enrico Gabrielli dietro ad una tastiera, e tale Lorenzo Corti ad una chitarra elettrica.
-Fuochi Artificiali
-Quando Tornerai dall’estero
Finora, disco nuovo. Vasco è più stonato del solito; ma non quello stonato che ce piace tanto, un po’ noncurante un po’ sticazzi: è proprio distratto, non ce la fa.
E Rodrigo appresso, delle stecche paurose, e nun me venite a dì che il suono sporco esprime la precarietà e la ruvidità della poetica brondiana, perchè questo è il 4° concerto suo che vedo, e quando so’ stecche, so’ stecche, non ci sono santi.
-I Nostri Corpi Celesti
Mi tocca anche la pietosa scena degli applausi quando si leva il maglioncino. Dyo, come te capisco, povero ragazzetto, se suoni scoglionato.
-Piromani
-L’Amore Ai Tempi Dei Licenziamenti Dei Metalmeccanici
-Cara Catastrofe
Qui c’ha infilato una cover che solo dopo sono riuscita a trovare (grazie gugol), è una canzone di De Gregori e si chiama
-Bene
-La Lotta Armata Al Bar-: sia Vasco che Rodrigo, più stonati del solito.

-Anidride Carbonica-: con finale iperdistorto, il violino straziava le orecchie e lì ci siamo accorti tutti che i volumi li ha settati mia zia sorda. Per non parlare dell’attacco, 2 minuti sviolinando che Vasco non riusciva ad entrare sul pezzo.
-Le Petroliere-, con versi di Lacrimogeni e ‘portami a bere la luna riflessa nelle pozzanghere’ infilati in coda.
-Fare i Camerieri-, che non si capisce perchè la canzone più brutta di Canzoni Da Spiaggia Deturpata la deve fare sempre (per la gioia di Giuglia che la odia)

-Per Combattere L’Acne-, con reading finale:

-Per Respingerti In Mare-, con finale distorto se possibile ancora più fastidioso del primo, con Rodrigo sdraiato a terra stuprando il violino. No.
Break
-Oceano Di Gomma-: non so come gli è venuto in mente, ma devo ammettere che io ho particolarmente apprezzato la cover degli Afterhours. M’ha fatto tornare ggggiovane. E ci ha appiccicato la poesia di Ferrè da cui ha preso il titolo del cd.

Vi devo preparare alla tristezza di questi pochi secondi di video in cui qualcuno urla ‘Ti Amo’.

*There There*, Vasco.

-Le Ragazze Kamikaze-.

Fine. Ore 23.00 circa.

Che dire? Ci son rimasta male. Il palco era diviso in due, da una parte del muro ci stavano Brondi e D’Erasmo con una certa chimica, dall’altra i due fuori luogo. Io nelle canzoni delle Luci non voglio sentire la tastiera, cazzo ci infili l’organo sotto a Per Combattere L’Acne?

E’ sembrato un concerto tirato su in due giorni, con prove scarse e due musicisti che magari ti piacciono tanto ma con te non c’entrano un cazzo.
E le stecche, dyocristo, le stecche.
Va bene ruvidezza, ma noncuranza no.

Io di acustica non capisco niente, ma si sentiva veramente di merda. Voce poco e male, spiccava solo Rodrigo, sia col basso che –soprattutto- col violino.
Vasco (o chi per lui) si deve rendere conto che la gente va a vedere lui.
Non c’è bisogno di riempire i vuoti. Io adoro i vuoti nelle sue canzoni, invece qui pare stiamo riempiendo tutto, non c’è spazio per pensare nè soprattutto per ascoltare, è tutto affastellato ma a me dell’organo e della chitarra elettrica non me ne frega niente, io voglio sentire te, la tua chitarra scordata e la tua voce dimmerda. Che mi ci metti il violino distorto, figo. Che ci metti un’altra chitarra elettrica, non sono molto d’accordo. Che mi ci metti la tastiera e i fiati, stigrancazzi.
Ma se poi il tutto serve a nascondere te, no.
Non ci siamo capiti.
Se volevo ascoltare del noise italian style mi andavo a sentire i Marlene o i Verdena.
Se vengo a sentire te, voglio sentire te.
Questo è stato un bel concerto, perchè gli archi non ti aggredivano, ti accompagnavano, non ti nascondevano ma ti esaltavano, ti (e ci) cullavano.

[Silently]

Per ora noi lo chiameremo Secondo Album.

25 novembre 2010

Le Luci Della Centrale Elettrica: ‘Per ora noi la chiameremo felicità’

Primo ascolto:
cheppalle, uguale identico, niente epifanie, niente evoluzioni, niente sorprese. Stavolta non me lo compro.
Anche se l’ultima traccia aveva qualcosa – per tutti voi che entrate qui cercando la frase ‘e se gli alberghi appena costruiti ti coprono i tramonti, tu non preoccuparti’: si chiama ‘Le Ragazze Kamikaze’, eccola qua.

Lo riascolto, và. Glielo devo.

Secondo ascolto: certo le prime due (‘Cara Catastrofe’ e ‘Quando Tornerai Dall’Estero‘) meritano abbastanza, anche se potrebbero essere messe in coda a Canzoni da Spiaggia Deturpata.

Terzo, quarto, quinto ascolto: Sai che manca? Quella cosa che gli fischiano le esse e le ti e le ci che mi si piantavano nel cervello come se l’avessi avuto vicino a me cantando e sputacchiando.
Non lo so, dava intimità quella cosa lì, che la voce era supersatura, e io non ci capisco un cazzo di ingegneria del suono e non so come la facevano quella cosa ma a me mi faceva proprio venire i brividi. Invece qui non ce l’hanno fatta, peccato.

Tutti gli altri ascolti: non è l’album del secolo come lo è stato Canzoni Da Spiaggia Deturpata.
E’ il solito Vasco, mi piace che non mi abbia rifilato dei ritornelli pop, e il disco è bello, ma non è quella mattonata nello stomaco che mi aveva rifilato l’altra volta.
Sempre una mattonata, ma ormai ero preparata. Immagino che chi si approccia alle Luci per la prima volta con questo album riceverà la stessa impressione che avrebbe ricevuto con l’altro, niente di più, niente di meno.
Ci sono delle frasi che non mi convincono, metafore che stonano, ma forse c’erano anche nell’altro ma io ero troppo in modalità *LOVVO* per accorgermene.

Ci ho una curiosità su ‘Quando tornerai dall’estero’, chissà se ci sta un verso che richiama Requiem For A Dream o sono solo io.
Una volta che lo incontro glielo chiedo.


[Silently]

avremo gli occhi lucidi come le mercedes

14 novembre 2010

Impossibilitata a partecipare al primo concerto del mio Vasco preferito, ho mandato una delle mie spie a fare quello che si suppone facciano le spie: spiare la prima data del nuovo tour VascoBrondiano, che si è tenuta al teatro comunale di Ferrara l’altroieri sera (11 Novembre).

Vasco Brondi sta portando in giro per l’Italia il tour promozionale del nuovo cd, ‘Per ora noi la chiameremo felicità’, uscito il 9 9mbre.

Si porta appresso i soliti noti, Enrico Gabrielli (organo e fiati), Lorenzo Corti (chitarra), Rodrigo D’Erasmo (violino), la sua Orchestra Distorta.

Ecco cosa mi riporta la mia anonima spia:

“…come promesso ti scrivo le mie impressioni sul concerto di ieri.

Punto primo: il teatro di Ferrara è una figata, troppo bello: lo stabile dell’800 ha fatto da cornice meravigliosa alla scenografia di Vasco che era fondamentalmente fatta da un palazzo grigio con finestre colorate da neon (hai presente il grattacielo di Ferrara vicino alla stazione? Ecco, quello), sul quale era proiettata in lungo la sua ombra, effetto scenico molto apprezzato.

Punto Due: ha fatto sia canzoni vecchie che canzoni del nuovo cd, ogni tanto intervallate dalla lettura di poesie (credo). Per quanto riguarda le nuove canzoni, sembrano le stesse di quelle del primo cd, quasi nulla di nuovo infatti mi aspettavo qualche forma di evoluzione ma quasi niente (peccato). Ovviamente parla di città, di qualche tipa che deve tornare dall’estero e di altre cose che sinceramente al primo ascolto non ho capito bene :-D

Punto Tre: nessuno schiamazzo di ragazzine impazzite, invece l’età del pubblico andava dai 17 ai 50. C’è stato anche un fuori programma: un tipo ubriaco ha iniziato a ballare sulla canzone “Cara Catastrofe“, e fin li tutto bene.

Poi si è avvicinato al palco per provare a salirci su ma è stato placcato per diversi minuti da 4 o 5 persone. Vasco in tutto questo non ha detto niente (uomo di grande spessore), l’unico a parlare è stato il violinista (Rodrigo D’Erasmo) che ha detto “balla pure basta che non sali!!”.

Il tipo l’ho rivisto a fine concerto, quando hanno accesso le luci, che vomitava nel teatro in un cestino. Non so se apprezzare o meno, su questo sono indeciso.

Il pubblico ha accolto molto calorosamente Vasco e a fine concerto vedevo in giro facce molto soddisfatte. Tutto sommato è stato un bel concerto che ha regalato diversi momenti di brividi (a me personalmente).

Ci dovevi essere!

P.S. Ovviamente queste sono le impressioni di uno che conosce Vasco molto superficialmente, magari tu ci vedrai molto e molto altro ancora.”

E oggi su Repubblica Radio Tv c’è una cosa che dicono è un’intervista a Vasco ma in realtà è un’apologia di XL.

Tra l’altro mi sembra di vedere la Silently che faceva gli esami all’università, nervosetta si tocca il naso e l’angolo della bocca, usa la captatio benevolentiae mentre pensa ma questo che cazzo sta a dì Fabbbri Fibbbra ce sarai te e però si tirano fuori paroloni per fare buona impressione. Sempre col coraggio di dire ‘si però secondo me non è così’.

Non è una bella intervista, dietro a tutto l’autocompiacimento del signor Valtorta per il suo giornale non c’è vero interesse per l’artista.

[Silently]

Per rimanere in tema, oggi (un altro video delle Luci)

9 novembre 2010

Lo potete guardare sentire annusare qui, casomai oggi non foste già abbastanza depressi.

 

[Silently]

Nessuna novità, per ora (il nuovo video delle Luci Della Centrale Elettrica)

19 ottobre 2010

Testo già sentito nei concerti di quest’anno, me lo ricordo bene perchè avevo appena letto Camere Separate di Tondelli e avevo pensato AH! Tondelli! Figo!

Il solito Brondi, direi, niente di nuovo, un po’ meno Canali, un po’ più Rodrigo D’Erasmo forse.

Alla fine, l’ho trovato confortante.
Pensa se ci metteva un ritornello in 4/4.

Si prevede un ennesimo ritorno di cupezza adolescenziale con questo disco, già lo so.
Che forse non lo sapete ma esce il 9 novembre e si chiama ‘Per ora noi la chiameremo felicità’, liberamente ispirato ad un verso di una poesia di Leo Ferrè.
L’11 forse riesco ad andare a Ferrara a vedere il primo concerto, poi vi fo sapere.

[Silently]

Wikipedia (ancora???) vs Le Luci Della Centrale Elettrica

14 luglio 2010

Che poi uno vede ‘ste cose e dice MACCHEADDAVERO?????

Ora io qui non volevo scatenare una guerra santa contro Wikipedia, alla fine questo blog era diventato lo spazio in cui tutti potevano esprimere la propria opinione (e l’han fatto senza remore), e la situazione si era risolta abbastanza bene.
Dico ABBASTANZA, perche la voce Meemi ancora non esiste e io la trovo una vera e propria cazzata.

Il punto di oggi è la proposta di cancellazione della voce ‘Le Luci Della Centrale Elettrica‘, e anche della relativa voce ‘Vasco Brondi’.

Ora, questo sarà il 4° post almeno in cui parlo di Vasco Brondi, perchè mi piace, ho letto il libro, ho ascoltato il cd un miliardo di volte, mi sembra di ascoltare il mio migliore amico che cerca di riprendersi da un brutto periodo, non so se mi spiego, uno della mia età che mi parla di cose che so, e che capisco.

Ma non è un mio amico, non lo conosco, non ci guadagno a difenderlo, a parte l’ovvietà che se diventa famoso lo vedrò più spesso in giro.

(In realtà penso che mi abbia servito degli spritz in un baretto di Ferrara ma non sono sicura, ancora non era famoso.)

Il suo primo album l’ha prodotto Giorgio Canali, mica mio cugino.
Ha vinto il Premio Tenco, mica il Cucchiaio d’argento alle gare regionali di cucina.
Fa concerti in cui se non arrivi presto, non trovi il biglietto.
Fa concerti a teatro, e suona con Rodrigo d’Erasmo, che probabilmente voi non sapete chi è, ma le persone che masticano un po’ di musica alternativa italiana si.
Nei festival di musica italiana come questo, suona DOPO i Tre Allegri Ragazzi Morti, che sono 15 anni che vanno in giro concertando.
Ha scritto un libro, che se vai in Feltrinelli lo trovi anche in bella mostra, non è che ti devi sbattere nelle minilibrerie e fartelo ordinare e pregare forte che arrivi.

Quindi, cari amici amministratori di Wikipedia, la mia domanda è: ma voi in che cazzo di mondo vivete?

Qual’è il criterio con cui scegliete l’enciclopedicità di una voce?
Cioè, il primo amministratore ignorante che non conosce la voce che sta leggendo ha il diritto di proporne la cancellazione?
Se io fossi amministratrice di Wikipedia, potrei quindi proporre la cancellazione di ogni coglione che ha vinto X-Factor?
Oh, vorrei citarvi i nomi ma in realtà, non li conosco, Quindi via, propongo la cancellazione.

Devo dedurre che la musica che passa in tv (Cristoddio perdonami per aver scritto questa frase) sia migliore, o comunque più ‘enciclopedica’, di quella dei circuiti alternativi, delle etichette indipendenti, della gente che suona per davvero?

Non lo so, io continuo ad usare Wikipedia ogni tanto, però devo ammettere che ho il vago sospetto che forse – FORSE – il sistema di gestione della popolarità e dell’enciclopedicità delle voci non sia poi così collaudato e ben funzionate, se chiunque può svegliarsi e dire ‘io questo nun lo conosco, che famo lo cancellamo?’

[Silently]

La Tempesta – Ferrara Sotto Le Stelle 2010

11 luglio 2010

Saranno 10 anni che organizzano concertoni in Piazza Castello e ancora succedono delle cose che EEEHH?????

Per questo raduno di band italiane sono stati approntati due palchi, così quando un gruppo finiva l’altro era pronto a partire con la musica.

Figo, eh?

Col cazzo! L’altro palco era all’interno del cortiletto della piazza del castello, capienza massima: 900 persone.

La piazza invece aveva capienza 4900, che poi non si capisce se era 4000 + i 900 del cortile o se sono stati dati numeri a caso (a questo punto lo sospetto fortemente).

Facciamoci due conti: se gli Zen Circus smettono di suonare alle 20.10 e il gruppo dopo, che sta nella piazza, attacca istantaneamente dopo, io come CAZZO posso UMANAMENTE arrivare a vederlo, se 900 persone tute insieme devono passare attraverso una unica minuscola uscita rischiando tra l’altro la vita e svariate dita dei piedi?
Imbecilli.
Risultato: dei gruppi che c’erano ne ho visti la metà.

Seconda cosa: ma è normale che alle 21.30 il chioschetto non abbia più cibo, e il bar di fronte non abbia più acqua a mezzanotte?

Sorvoliamo.

Entriamo alle 18, e a malapena riusciamo ad entrare nel cortiletto da 900 posti quando stanno finendo di suonare i Cosmetic, che non ho capito se erano carini o no perchè il suono faceva talmente schifo che potevano essere anche i Pink Floyd, nessuno l’avrebbe capito. C’erano fiumi di distorsioni che si rincorrvano rimbalzando tra le pareti del cortiletto.

Finiti i Cosmetic, nella piazza ci saranno stati i Uochi Tochi che OVVIAMENTE non siamo riusciti a vedere, esattamente come i Sick Tamburo (non che mi sia strappata i capelli per la perdita, comunque).

Rimasti nel cortiletto, ci siamo ascoltati i Pan Del Diavolo, di cui vi mostrerò un’immagine acquisita attraverso mezzi potentissimi, come potete ben vedere dalla qualità dello scatto:

Ecco, Il Pan Del Diavolo: loro sono stati la scoperta del giorno! Due cartole con la faccia da schiaffi (e con un tale Umberto Giardini alla batteria, che dopo un paio di ore si sarebbe esibito col suo nome da battaglia, Moltheni), con queste due chitarre acustiche e questi ritmi e questi ciuffi così Elvis, insomma a me mi ci son piaciuti un bel po’, bravibravibravi.

Anche gli Zen Circus, bravi, dal vivo. Sono gli album che non mi dicono niente.

Per vedere poi Moltheni ho perso Giorgio Canali e i Rossofuoco, di cui però ho una diapositiva scattata con i potenti mezzi di cui sopra:

Bella, eh?

Lo so che non si vede un cazzo ma fidatevi, il vecchio al centro che sembra Godano biondo in realtà è Canali, e alla sua sinistra ci sta il mio migliore amico Rodrigo D’erasmo al violino, ma non vi posso dire nient’altro perchè io ero in piazza ad ascoltare Umberto.

Ah no, una cosa ve la posso dire: anche Canali stava facendo la fila per entrare nel cortiletto, che doveva suonare.

Non mi voglio dilungare sui Tre Allegri Ragazzi Morti, nè sul Teatro Degli Orrori (non mi piacciono entrambi, anche se i TARM almeno mi divertono), quindi passo al mio sempre più depresso Vasco Brondi, che non si è sprecato moltissimo: ha aperto con BBB dei CCCP (indossando la maschera dei TARM), ha proseguito con Per Combattere L’Acne e Piromani, poi è salito sul palco Emidio Clementi che ci ha letto un brano dal libro di Brondi con la sua solita ed inconfondibile voce ipnotica che sembrava un po’ adattata allo stile brondiano per l’occasione.

Le Luci Della Centrale Elettrica, ieri sera composti da Rodrigo e da Stefano Pilla oltre che al Vasco, hanno finito con la cover della Domenica Delle Salme di De Andrè, che debbo ammettere mi piace sempre di più.
Peccato il poco entusiasmo, il poco tempo, e il fatto che la metà delle canzoni fossero cover.
Cazzo Vasco un cd hai fatto, almeno faccelo sentì!

Concludo facendo i complimenti al tizio che girava con la maglietta del tour di Eros Ramazzotti.
Genio.

[Silently]

Le Luci Della Centrale Elettrica @ Palladium.

10 aprile 2010

Protagonisti: Io, Laura, Vasco Brondi e il suo trio d’archi (Stefano Pilia, Rodrigo D’Erasmo, Guglielmo Ridolfo Gagliano), e due Ventenni Sciacquette Rompicoglioni sedute dietro a noi.

Il concerto inizia quasi puntuale con un pezzo che, come scopriremo a fine concerto, era una cover dei CCCP che non siamo riuscite ad identificare  [UPDATE: La cover dei CCCP era BBB].

Degni di nota i commenti delle due VSR: “MA QUANTO SEI BONO!” “ODDIO CHE FIGO!”, condito da urletti vari che non sto qui ad onomatopeizzare per voi.

Le canzoni si susseguono (Piromani, Sere Feriali), intervallate da lunghi monologhi ‘cantati’, gli strani intermezzi brondesi che lo fanno sembrare così ex-tossico poeta maledetto e strappano lunghi sospiri e gridolini alle nostre VSR.

Ok, sto facendo la fighetta intellettualoide adulta, ma i suoi intermezzi semi-improvvisati piacciono molto anche a me: sembrano così spontanei, così sinceri ed onesti che non ho nessunissima voglia di farmeli smontare da una profonda razionalità fuoriluogo: me li bevo e basta, senza chiedermi da dove vengano.

In tutto questo, pochissimo spazio per gli applausi: le canzoni e i monologhi fanno parte di un continuum unico, una piccola magia che raramente ti dà il tempo di pensare.

C’è invece spazio per dei piccoli assoli degli archi: il primo è del contrabbasso (Stefano Pilia). Poca roba, un paio di minuti di svarioni, note strascicate e poi pizzicate e poi stonate, totalmente inserite nel continuum di cui sopra, un po’ ipnotico, un po’ tecnico: bello.

Da evidenziare il seguente dialogo intecorso mentre questo tizio ci stravolgeva le budella:

Silently: Secondo te se glielo chiedo mi sposa?

Laura: Io ti faccio volentieri da testimone!

VSR: Che merdata questo…

E si continua con Stagnola, Fare i camerieri, e l’assolo di violino di Rodrigo niente male, anche se devo dire che ad un certo punto ho temuto che avrebbe attaccato con Sonica, con tutti quegli stridii acuti e quello sbattere il violino a terra per fargli uscire note a caso.

Le VSR hanno taciuto. Evidentemente Rodrigo è più bello di Stefano.

Quando siamo arrivati al momento top di Per combattere l’acne, Laura ha dciso che era finalmente giunta l’ora di moralizzare le due VSR, e nonostante gli inziali commenti “Oh, allora tutti zitti che siamo in chiesa”, l’intervento è stato praticamente risolutivo e credo che tutte le persone nel giro di un centinaio di metri attorno a noi ti saranno per sempre grate. Grazie Laura. L’ultimo applauso era per te.

C’è stato un momento in cui si è visto benissimo però che Vasco Brondi ha bisogno del pubblico, il teatro non è proprio il suo habitat natuarale.

Ha suonato una canzone-monologo che aveva già suonato al Circolo un paio di mesi fa; ad un certo punto lui ripete questo ritornello molto orecchiabile “E se gli alberghi/appena costruiti/ti coprono i tramonti/tu non preoccuparti/tu non preoccuparti”.

Al concerto del Circolo ha alzato un coro che neanche ve lo sto a raccontare; ieri a teatro invece, nessuno osava proferire fiato, il che è ammirevole da una parte (al concerto al Circolo non sentivo un cazzo, se non un centinaio di persone che cantavano a squarciagola ogni singola sillaba di ogni singola canzone), ma d’altro canto Vasco sembrava un quattordicenne sperduto che canta da solo di fronte a delle persone che lo ammiravano come da una vetrina, giudicandolo.

Me compresa, ovviamente.

Al rientro dall’obbligatorio break di una decina di minuti, il ragazzo pareva essersi sciolto un po’, ha chiacchierato, bevuto del vino, e alzato dei gridolini isterici delle nostre VSR sfilandosi la giacca. “ODDIO SI SPOOOOGLIAAAA” (Incredibile).

Ha riaperto con Lacrimogeni ed un monologo di almeno dieci minuti che ho personalmente apprezzato, ma forse era effettivamente un po’ lunghino.

Poi l’assolo di viola che, signori, merita veramente una menzione speciale: saranno stati appena due minuti, ma oh, che due minuti melodici alternativi! ClapClapClap Mr. Gagliano.

Ci hanno salutati con una cover, nientepopodimeno che La domenica delle salme di De Andrè.

Certo che non è facile accostarsi a De Andrè, nonostante ormai tutti si sentano in diritto di farlo.

Ma la versione era così stravolta, così brondiana, e anche un pochino battiato-style, che io e Laura l’abbiamo apprezzata davvero.

Seconda uscita; finalmente spazio per gli applausi.

Ma le luci non si riaccendono; Laura nota subito che si sono portati via tutti gli strumenti.

Infatti 5 minuti dopo, i 4 rientrano in platea e ci regalano Produzioni Seriali di Cieli Stellati totalmente acustica, senza microfoni, senza amplificatori, creando un momento magico in cui sembrava che nessuno osasse nemmeno respirare.

C’è stato anche il momento-animatore quando Rodrigo ha sbagliato un attacco ed è stato simpaticamente insultato da Vasco: a quel punto è scattato il megapplauso Non-Importa-Siete-Bravissimi-Vi-Perdoniamo.

Vasco, comunque, io ti devo fare un appunto: lo so che è il tuo punto di forza, e devo dire che FA effetto la voce roca da fumatore bevitore che fa i bagordi tutta la notte, però caro, se continui a cantare così, le tue corde vocali si consumeranno in un altro paio d’anni.

E io ci rimarrò male.

Perchè non ho ancora capito se ci sei o se ci fai, ma per ora non ho intenzione di chiedermelo, perchè le tue canzoni, le tue parole e le tue attitudini mi rispediscono dritto indietro di 4 o 5 anni ai miei primi anni di Università a Bologna, a correre verso l’ospedale Maggiore, a dare da bere a tutti i cani di piazza verdi, o a passare le ore a pettinare le vene di qualcuno, a leggere Vian e Tondelli.

E poi magari diventerò grande e mi darai solo fastidio, boh.

EPILOGO:

Le due VSR comunque non dovevano essere così tanto stupide come pensavo, perchè se la sono filata ancor prima che riaccendessero le luci e che io e Laura potessimo guardarle in faccia.

E riconoscerle per strada.

P.S.: Caro E., Laura ti ringrazia tanto, e dice che le è dispiaciuto molto che tu non sia potuto venire e le abbia dato il tuo biglietto. Ma non ti preoccupare: il concerto non è stato un granché.

[Silently]

L’insostenibile pesantezza di un nome.

21 dicembre 2009

Silently: – Figo sto cd. Come hai detto che si chiamano questi?

Giuglia: –  Le Luci Della Centrale Elettrica. Ma è uno solo. One Man Band.

Silently: – Ammazza che presuntuoso, tutto sto nome per uno solo. Non dico nome e cognome, ma almeno si poteva far chiamare per nome, no?

Giuglia: –  …si chiama Vasco Brondi.

Silently: – …

Giuglia: – …

Silently: – Ah.

[Silently]