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Killer Joe@Teatro Vascello.

15 aprile 2010

Sull’onda del successo di Romanzo Criminale, al Teatro Vascello in questo periodo sta andando in scena Killer Joe.
Due dei 5 personaggi sono infatti nel cast della serie tv italiana più bella che abbia visto (…vabbene, dopo Boris): Francesco Montanari e Alessandro Marverti, il Libanese e Gigio, fratello minore del Freddo.

Il dramma originale, scritto da Tracy Letts, è ambientato in un trailer nei sobborghi di periferia di una grande città americana, Dallas.
Questo adattamento vede invece l’ambientazione spostata nella periferia romana, in una squallida bettola giallorossa che ospita una famiglia “allargata”, annaspante nella miseria e nella pochezza di mezzi, sia materiali che intellettuali.

Bravissimo il protagonista Alessandro Marverti, che interpreta Cristian, ventiquattrenne “incappato” nella spaccio mentre cercava un’occasione di redenzione.
Per pagare debiti di droga cede alla tentazione di far uccidere la madre per riscuoterne l’assicurazione, intestata a Dorotea, sorella minore di Cristian.
Dorotea, magistralmente interpretata da Patrizia Ciabatta, è una ragazza di vent’anni traumatizzata da un tentativo di omicidio da parte della madre mentre era nella culla: ecco perchè non si fa tanti problemi quando Cristian e il padre decidono di assoldare Killer Joe (Francesco Montanari) per eseguire l’omicidio.

Ovviamente non andrà tutto liscio: come “caparra” per compiere l’omicidio, Killer Joe pretende Dorotea: da qui l’inquietante commissario di polizia dalla doppia vita si infila a forza nella vita quotidiana della famiglia.

Il testo americano originale è stato tradotto in un romanaccio de borgata, colorito e verace, che rende il tutto così vicino e verosimile alla realtà quotidiana della capitale che viene anche da chiedersi se potranno portarlo in giro per l’Italia, lo spettacolo.

Il dramma e le sofferenze di tutti e 5 i personaggi sono ancora più pesanti grazie ai tanti momenti comici, ingenerati dal dialetto romanesco e dalla velocità e l’arguzia popolare delle battute, che svelano la piccolezza e la vigliaccheria dei deboli di fronte all’autorità costituita, il Killer/commissario di polizia, che incarna quanto di più brutto e meschino esista oggi in Italia.

E il messaggio finale non è propriamente di speranza; il che rende lo spettacolo ancora più bello, più vero.

Una pecca? Giocare eccessivamente sui personaggi di Romazo Criminale. Che Montanari usi sempre ‘sta stecca para pe’ tutti è un po’ ruffiano.

[Silently]

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Le Luci Della Centrale Elettrica @ Palladium.

10 aprile 2010

Protagonisti: Io, Laura, Vasco Brondi e il suo trio d’archi (Stefano Pilia, Rodrigo D’Erasmo, Guglielmo Ridolfo Gagliano), e due Ventenni Sciacquette Rompicoglioni sedute dietro a noi.

Il concerto inizia quasi puntuale con un pezzo che, come scopriremo a fine concerto, era una cover dei CCCP che non siamo riuscite ad identificare  [UPDATE: La cover dei CCCP era BBB].

Degni di nota i commenti delle due VSR: “MA QUANTO SEI BONO!” “ODDIO CHE FIGO!”, condito da urletti vari che non sto qui ad onomatopeizzare per voi.

Le canzoni si susseguono (Piromani, Sere Feriali), intervallate da lunghi monologhi ‘cantati’, gli strani intermezzi brondesi che lo fanno sembrare così ex-tossico poeta maledetto e strappano lunghi sospiri e gridolini alle nostre VSR.

Ok, sto facendo la fighetta intellettualoide adulta, ma i suoi intermezzi semi-improvvisati piacciono molto anche a me: sembrano così spontanei, così sinceri ed onesti che non ho nessunissima voglia di farmeli smontare da una profonda razionalità fuoriluogo: me li bevo e basta, senza chiedermi da dove vengano.

In tutto questo, pochissimo spazio per gli applausi: le canzoni e i monologhi fanno parte di un continuum unico, una piccola magia che raramente ti dà il tempo di pensare.

C’è invece spazio per dei piccoli assoli degli archi: il primo è del contrabbasso (Stefano Pilia). Poca roba, un paio di minuti di svarioni, note strascicate e poi pizzicate e poi stonate, totalmente inserite nel continuum di cui sopra, un po’ ipnotico, un po’ tecnico: bello.

Da evidenziare il seguente dialogo intecorso mentre questo tizio ci stravolgeva le budella:

Silently: Secondo te se glielo chiedo mi sposa?

Laura: Io ti faccio volentieri da testimone!

VSR: Che merdata questo…

E si continua con Stagnola, Fare i camerieri, e l’assolo di violino di Rodrigo niente male, anche se devo dire che ad un certo punto ho temuto che avrebbe attaccato con Sonica, con tutti quegli stridii acuti e quello sbattere il violino a terra per fargli uscire note a caso.

Le VSR hanno taciuto. Evidentemente Rodrigo è più bello di Stefano.

Quando siamo arrivati al momento top di Per combattere l’acne, Laura ha dciso che era finalmente giunta l’ora di moralizzare le due VSR, e nonostante gli inziali commenti “Oh, allora tutti zitti che siamo in chiesa”, l’intervento è stato praticamente risolutivo e credo che tutte le persone nel giro di un centinaio di metri attorno a noi ti saranno per sempre grate. Grazie Laura. L’ultimo applauso era per te.

C’è stato un momento in cui si è visto benissimo però che Vasco Brondi ha bisogno del pubblico, il teatro non è proprio il suo habitat natuarale.

Ha suonato una canzone-monologo che aveva già suonato al Circolo un paio di mesi fa; ad un certo punto lui ripete questo ritornello molto orecchiabile “E se gli alberghi/appena costruiti/ti coprono i tramonti/tu non preoccuparti/tu non preoccuparti”.

Al concerto del Circolo ha alzato un coro che neanche ve lo sto a raccontare; ieri a teatro invece, nessuno osava proferire fiato, il che è ammirevole da una parte (al concerto al Circolo non sentivo un cazzo, se non un centinaio di persone che cantavano a squarciagola ogni singola sillaba di ogni singola canzone), ma d’altro canto Vasco sembrava un quattordicenne sperduto che canta da solo di fronte a delle persone che lo ammiravano come da una vetrina, giudicandolo.

Me compresa, ovviamente.

Al rientro dall’obbligatorio break di una decina di minuti, il ragazzo pareva essersi sciolto un po’, ha chiacchierato, bevuto del vino, e alzato dei gridolini isterici delle nostre VSR sfilandosi la giacca. “ODDIO SI SPOOOOGLIAAAA” (Incredibile).

Ha riaperto con Lacrimogeni ed un monologo di almeno dieci minuti che ho personalmente apprezzato, ma forse era effettivamente un po’ lunghino.

Poi l’assolo di viola che, signori, merita veramente una menzione speciale: saranno stati appena due minuti, ma oh, che due minuti melodici alternativi! ClapClapClap Mr. Gagliano.

Ci hanno salutati con una cover, nientepopodimeno che La domenica delle salme di De Andrè.

Certo che non è facile accostarsi a De Andrè, nonostante ormai tutti si sentano in diritto di farlo.

Ma la versione era così stravolta, così brondiana, e anche un pochino battiato-style, che io e Laura l’abbiamo apprezzata davvero.

Seconda uscita; finalmente spazio per gli applausi.

Ma le luci non si riaccendono; Laura nota subito che si sono portati via tutti gli strumenti.

Infatti 5 minuti dopo, i 4 rientrano in platea e ci regalano Produzioni Seriali di Cieli Stellati totalmente acustica, senza microfoni, senza amplificatori, creando un momento magico in cui sembrava che nessuno osasse nemmeno respirare.

C’è stato anche il momento-animatore quando Rodrigo ha sbagliato un attacco ed è stato simpaticamente insultato da Vasco: a quel punto è scattato il megapplauso Non-Importa-Siete-Bravissimi-Vi-Perdoniamo.

Vasco, comunque, io ti devo fare un appunto: lo so che è il tuo punto di forza, e devo dire che FA effetto la voce roca da fumatore bevitore che fa i bagordi tutta la notte, però caro, se continui a cantare così, le tue corde vocali si consumeranno in un altro paio d’anni.

E io ci rimarrò male.

Perchè non ho ancora capito se ci sei o se ci fai, ma per ora non ho intenzione di chiedermelo, perchè le tue canzoni, le tue parole e le tue attitudini mi rispediscono dritto indietro di 4 o 5 anni ai miei primi anni di Università a Bologna, a correre verso l’ospedale Maggiore, a dare da bere a tutti i cani di piazza verdi, o a passare le ore a pettinare le vene di qualcuno, a leggere Vian e Tondelli.

E poi magari diventerò grande e mi darai solo fastidio, boh.

EPILOGO:

Le due VSR comunque non dovevano essere così tanto stupide come pensavo, perchè se la sono filata ancor prima che riaccendessero le luci e che io e Laura potessimo guardarle in faccia.

E riconoscerle per strada.

P.S.: Caro E., Laura ti ringrazia tanto, e dice che le è dispiaciuto molto che tu non sia potuto venire e le abbia dato il tuo biglietto. Ma non ti preoccupare: il concerto non è stato un granché.

[Silently]

La Tenera Nonnina.

16 febbraio 2010

La Tenera Nonnina
Dramma in 3 atti.

Atto Primo
(Tavolo della cucina)
Protagonisti: IO (Silently) & La Mia Progenitrice (altrimenti detta Tenera Nonnina).

Tenera Nonnina: Oh ma te il fidanzato proprio no, eh?

 

Atto Secondo
(Cena di famiglia)
Protagonisti: Silently, Tenera Nonnina, Sorella di Silently, Fidanzato della Sorella di Silently, Cugino di Silently, Fidanzata del Cugino di Silently, Parenti e Amici.

Il fidanzato di mia sorella tenta disperatamente con suppliche ed umiliazioni varie di non farsi disegnare dei baffi con un pennarello indelebile da una compiaciuta arpia che non ha nemmeno bisogno di usare la voce per perpetrare il suo diabolico ed inutile piano. Le bastano gli occhi per annientare la volontà del povero malcapitato.
Nel frattempo la fidanzata di mio cugino alza una polemica sterile di dimensioni bibliche sull’annosa questione se la sua sfigatissima controparte abbia o no ingurgitato un pezzo di cotoletta in più rispetto al resto della tavolata. Sottofondo: zia, madre e amica di famiglia e che lo difendono strenuamente.
Lui invece zitto, impotente sotto la pioggia di insulti e diffamazioni della sua megera personale.

Silently: Ecco nonna, lo vedi da sola perchè non ho il “fidanzato”.

 

Atto Terzo
(Cucina)
Protagonisti: Silently, Tenera Nonnina.

Silently: La settimana prossima vado a trovare Moglie a Bologna, mi manca molto!
Tenera Nonnina: …ma non è che per caso sei diventata lesbica?

Fine.

 
[Silently]